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martedì 14 settembre 2010

Da Sud De-Genere, ricerca sul femminicidio

 

Ricerca sul femminicidio 2009.

settembre 14, 2010

di suddegenere

Notizia di ieri è che, a Capistrano (VV) , un uomo è stato sorpreso dai carabinieri mentre stava aggredendo la moglie con un corpo contundente, dopo averla picchiata con pugni e schiaffi, e dopo aver tentato di aggredire anche loro.L’uomo è stato arrestato con l’accusa resistenza, oltraggio a pubblico ufficiale e porto di oggetti atti ad offendere (e violenze domestiche, no?!).( fonte )

Pare che il trend “estivo” non sia affatto in declino…

E’ stata messa a disposizione online dalla Casa delle Donne, la ricerca sul femminicidio 2009:

FEMICIDI NEL 2009: UN’INDAGINE SULLA STAMPA ITALIANA: ricerca di Sonia Giari, Cristina Karadole, Chiara Pasinetti, Cinzia Verucci, in collaborazione con Anna Pramstrahler, marzo 2010. Qualche informazione:

“”Anche quest’anno un gruppo di volontarie della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna ha effettuato una raccolta di dati sulle uccisioni di donne, registrate dalla stampa nel corso dell’anno precedente.

…Oggetto della ricerca effettuata sono le morti delle donne che avvengono a seguito non già di una qualunque causa di morte, ma tutte quelle che hanno trovato origine in una violenza perpetrata dagli uomini, e che pertanto sono ascrivibili alla relazione di potere tra i generi,che resta ancor oggi fattore che ordina la società.

….L’esigenza di rappresentare il fenomeno della violenza contro le donne nella sua forma estrema, deriva dalla convinzione che essa abbia a che fare con le nuove forme di violenza patriarcale.

…Questo lavoro nasce dall’esigenza di far emergere una violenza di genere che non si arresta, e ciononostante rimane molto spesso occultata dal dibattito pubblico, relegata a questione attinente la sfera privata, di cui ancora restano in larga parte oscuri i numeri e a fronte della quale manca un lavoro serio e coordinato di contrasto da parte delle istituzioni che, nonostante non manchino iniziative a livello territoriale, scontano tuttora le difficoltà derivanti dalla mancata programmazione di un piano nazionale d’azione.

…Negli ultimi decenni, dalle statistiche emerge che in Europa, ed anche in Italia, è in diminuzione il numero degli omicidi, con riferimento alle vittime di sesso maschile e della violenza non sessuata.

Al contrario aumentano i femicidi, e rimane costante il dato sulla diffusione della violenza contro le donne.

….In Italia  le ricerche sui femicidi non sono condotte con alcuna regolarità, né sono promosse, come auspicheremmo, dalle istituzioni.

…In Europa, pur nelle specificità dell’evoluzione storica e sociale nazionali, il fenomeno del femicidio raggiunge proporzioni allarmanti e sintomatiche del rapporto tra i generi e, dato il quadro che ne emerge, appare ulteriormente sorprendente che un fenomeno come il femicidio sia ad oggi ancora largamente oscuro e scarsamente studiato.””

Proprio dall’”Europa”, pero’, arriva un segnale positivo.

il Parlamento Europeo, nell’aprile di quest’anno, ha invitato la Commissione ad istituire entro i prissimi cinque anni un Anno europeo della lotta alla violenza contro le donne, con una dichiarazione scritta, firmata da 365 deputati e considerata, visto il numero di firme, dello “stesso impatto di una risoluzione”. fonte

Nel testo si legge che:

“…..la violenza contro le donne rappresenta un notevole ostacolo per la parità fra donne e uomini e che essa è una delle più diffuse violazioni dei diritti umani, senza limiti geografici, economici, culturali o sociali,

…. costituisce un problema critico nell’Unione, dove tra il 20 e il 25%delle donne subisce violenze fisiche durante la vita adulta e più del 10% è vittima di violenze sessuali,

e specifica che :

..l’espressione “violenza contro le donne” indica ogni atto di violenza fondato sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le semplici minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata,

Finchè morte non vi separi…..

(il video The Cut,fa parte di una campagna di Women’s Aid)

Ricerca sul femminicidio 2009. « Sud De-Genere

Non è vero che le donne non sanno giocare ai videogames!

Le donne che informano sulla violenza sulle donne vanno “terrorizzate” ed “incriminate” una ad una

Continuano a tener fede ai loro propositi gli psicomisogini che si svegliano al mattino con l’ossessione di perseguitare le “streghe” e vanno a dormire all’alba con la stessa ossessione.
Non deludono mai, non sorprendono se non per la faccia tosta incredibile con la quale scrivono tranquillamente ogni esaltazione della violenza venga loro in mente su una pagina che si chiama in tutt’altro modo che “ Evviva gli uomini maschi che squartano le nazifemministe.
 
E l’amministratore della pagina sostiene di cancellare le frasi pesanti di Eros, il cavaliere “tuttunamacchia”. Eh ma si sa, tra ciò che sostiene e ciò che pensa e fa passano universi siderali…
 
Solidarietà alle sorelle di Bollettino di Guerra – Femminismo a Sud

Bollettino di guerra è un blog che fa un lavoro meraviglioso di raccolta di quei dati che lo Stato non raccoglie e non divulga come dovrebbe. E’ un lavoro di ricerca, documentazione e analisi utile per capire qual è il livello della violenza maschile contro donne e bambini e quali sono i metodi, la comunicazione che viene usata per rappresentarla, le giustificazioni culturali e gli alibi sociali che legittimano un fenomeno che consta di cifre paurose.

I maschilisti e negazionisti non hanno mai sopportato che i dati della violenza maschile contro donne e bambini fossero resi visibili, così qualche mese fa il blog è stato clonato ad opera di quell@ che hanno clonat@ svariati altri siti femministi per usare i cloni per diffamare le donne, le femministe, noi.

Lo spazio fake fb gestito dai maschilisti negazionisti dopo aver diffuso con gioia notizie sulla clonazione del blog, dopo aver cercato dunque di censurarlo, mentre tante compagne e sorelle veicolano tenacemente i suoi contenuti, sollecita anche commenti ” a caldo”.

Come quello del solito Eros comesichiama, pronto al commento machista, che dopo aver giurato e minacciato violenza contro tutte le donne possibili e immaginabili ora ci fa sapere che di quel blog ne ha individuate “tre” e scusate se, dopo aver letto quello che costui dice, riteniamo questa una precisa intimidazione.

Esprimiamo dunque massima solidarietà nei confronti delle compagne di Bollettino di Guerra per l’attenzione subita e per le intimidazioni “velate”.

In quanto a te, Eros cometichiami, così animato da sentimenti di odio profondo che ti fanno addirittura tenere il conto di quante sono le femministe che reputi nemiche (hai anche qualcuno che fa telefonate in giro al posto tuo per sapere dove abitano?), sappi che per quanto tu possa averne individuate “tre” ce ne sono molte di più, di femministe e di femministi, che certamente non se ne resteranno in silenzio.

Se volete conoscere le puntate precedenti di questo “bizzarro” personaggio, falso account dietro il quale si cela un maschilista X, potete leggere l’Eros pensiero, sintetizzato su: “Voce del verbo accoppare“. Ve ne serviamo un assaggio:

Solidarietà alle sorelle di Bollettino di Guerra – Femminismo a Sud

Padri separati, la favola contemporanea in cui le donne sono sempre cattive| Femminismo A Sud

Bisogna davvero complimentarsi con i padri separati che in quanto a lobby si muove in tutto e per tutto come scientology. Non è una istanza del cittadino singolo.    Ma no. E’ la singola necessità che fornisce alibi a tre quarti dell’umanità maschile che vuole una legittimazione sociale per dare addosso alla propria ex moglie.

E’ una religione (alla quale noi preferiamo senza dubbio il Dudummanesimo) e come tale se ne parli in modo critico diventi una eretica e c’è chi ti vorrebbe mandare al rogo.

Che ne sappiamo noi dei padri separati, direte voi. Ne sappiamo tanto. A partire dagli articoli totalmente schierati nei quali le donne vengono dipinte tutte come streghe e i poveri padri tutti come santi. A partire dai testimonial, della prima o dell’ultim’ora, che vengono reclutati tra personaggi del mondo dello spettacolo e televisivo.

Non possono competere certo con la campagna internazionale, quella negli stati uniti, in cui possono vantare il supporto di un misogino, dichiaratamente violento, attore di Hollywood.

D’altronde la campagna parte da lì ed è da lì che viene forte l’opposizione politica, culturale e istituzionale a quelli che fanno finta di essere tanti “kramer contro kramer” poichè le leggi che hanno prodotto, come quelle prodotte in italia o che sono in discussione al senato in questo momento, hanno favorito abusi contro donne e bambini, hanno occultato mille casi di violenza domestica e hanno costruito un clima vittimista attorno a questi padri, tutti santi e tutti eroi, tutti coinvolti in separazioni NON consensuali, e un clima di crescente criminalizzazione per tutte le madri separate che sono completamente sole, povere in canna, senza reddito o lavoro, senza la possibilità di replicare perchè vittime, VERE, della “terapia della minaccia” e di violenza domestica per procura.

Ed è così che la chiamano in america, quella violenza che continua attraverso procedimenti giudiziari nei quali si continua a diffamare l’ex moglie, la si mortifica e infine la si bolla come pazza perfino quando vuole difendere il figlio o se stessa da situazioni di violenza.

Ma si, leggeteli questi siti romantici dei padri separati, rifatevi gli occhi nel leggere quanto odio viene descritto contro le donne, in quanti modi vengono chiamate le ex mogli, quanti e quali provvedimenti immaginano per potersi vendicare su di loro, senza che vi sia mai un contraddittorio, le parole di quell’ex tartassata da decine di avvocati tutti schierati e tutti sottoscrittori di quel “patto per il padre” che sono pronti a darle guerra e a farle spendere ogni centesimo fino a quando lei si arrenderà.

Leggete bene e con molta attenzione i loro progetti, la diffusione di dati falsi a proposito della violenza contro le donne, il loro simpatico scambio di idee con falsabusisti che negano episodi di pedofilia, la loro criminalizzazione costante contro le donne che lottano contro la violenza maschile sulle donne e sui bambini.

Leggete attentamente qual è il mondo che stanno preparando per voi e per le vostre figlie. Perchè noi potremmo davvero non interessarcene dato che siamo grandi e vaccinate e per età o scelte personali non rientriamo nella media di donne che possono essere vittime del sistema che stanno organizzando contro le donne e i bambini. Però non si può tacere di fronte a questo scempio e non dovreste farlo neanche voi che avete figlie e siete forse più giovani o siete genitori di piccole grandi ragazze che un giorno, speriamo di no, si troveranno ad avere questi problemi. Davvero non si può tacere di fronte a personaggi che descrivono le madri come fossero arpie quando invece tutte quelle che abbiamo conosciuto, di cui abbiamo ascoltato le storie, hanno mille problemi a causa della separazione, problemi di stalking, finanche quello televisivo, con gli ex mariti che dai talk show sputano infamie su di loro senza che nessuno permetta a queste donne di difendersi. Hanno problemi economici perchè questi ex mariti le ripudiano come fossero monnezza e tentano di prendere tutto, figli compresi. Perchè cos’è che può fare più male ad una donna  se non il fatto di vedersi tolte le creature?

Non parliamo certo dei casi in cui i bambini amano il loro padre ma di quelli, numerosissimi, in cui i figli non hanno alcuna voglia di stare con quei padri perchè quei padri hanno picchiato la madre o hanno abusato di loro.

Generalizzare, servendosi di facce famose su quotidiani che sfruttano l’occasione per fare passare un messaggio fasullo, senza contraddittorio, senza approfondimenti, senza diritto di replica per le ex mogli, senza una indagine seria e reale, tranne riportare i dati falsi che vengono pronunciati e permettere l’utilizzo di pagine di giornali a tiratura nazionale o spazi in televisioni nazionali per fare un processo mediatico all’ex moglie senza che sia presente l’ex moglie, è una pratica costante.

Aspettiamo dunque di essere smentite e aspettiamo da questi giornalisti una ricerca attenta che interroghi la controparte perchè la prossima volta che un ex marito avrà fatto stalking o peggio, ucciso una ex moglie non si dica poi che si è trattato di un caso “isolato”.

Per esempio: lo sanno i giornalisti di questi pseudo giornaletti che poi fanno raccolta di firme a difesa del corpo delle donne” che i padri separati vogliono lo smantellamento della rete di servizi sociali utili a difendere le donne da situazioni di violenza? Lo sanno che vogliono chiudere i centri antiviolenza? E che vogliono chiudere i consultori? Che li vogliono privatizzare per rimpiazzarli con strutture “obiettive”, private e gestite da loro? Lo sanno che hanno sottoscritto un manifesto per il padre in cui estendono l’obbligo di affido finanche all’embrione di modo che la donna non possa essere libera di decidere se portare avanti una gravidanza oppure no? Lo sanno che esistono migliaia di padri separati che usano i figli per vendetta contro le ex mogli? Lo sanno che esistono padri separati che sembra abbiano gusto a definire i loro figli malati di una malattia inventata da un tale che scriveva che la pedofilia è un fatto “naturale”? Sanno forse il perchè i padri separati ce l’hanno tanto con le donne dell’Idv Toscana che hanno “osato” sottolineare come i bambini non debbano essere MAI affidati a genitori violenti? Sanno del linciaggio mediatico cui sono sottoposte alcune donne [1] [2] che lottano in difesa di donne e bambini, noi comprese, ad opera di soggetti che sono appassionati della causa dei padri separati? Sanno del fatto che ogni volta che una donna separata, con figli, viene uccisa dall’ex marito, ci sono personaggi impegnati, singolarmente o in gruppo, nella propaganda mediatica a favore dei padri separati che usano parole di giustificazione di quel delitto, parole di comprensione per l’assassino e di circostanza sempre riferite al fatto che se la donna non fosse stata tutto ciò che i padri separati le attribuiscono forse sarebbe ancora viva? Hanno letto le proposte di legge che stanno portando avanti? No? Allora dovrebbero stare zitti, tutti quanti, perchè in certe cose, soprattutto quando di mezzo c’è la revisione regressiva del diritto di famiglia, dove si rimette in discussione la stessa vita dei bambini e la libertà delle donne di poter scegliere se divorziare o no, altrimenti sarà punita, perfino a restare in prossimità dell’ex marito che così avrà modo di molestarla con più facilità, bisogna avere rispetto.

L’avevamo detto, si, che repubblica era un giornale sessista che usava le battaglie a difesa del corpo delle donne per raccattare firme, audience e consenso? Ora sapete anche voi da che parte sta.

Padri separati, la favola contemporanea in cui le donne sono sempre cattive – Femminismo a Sud

Una data per gli uomini che vogliono reinventarsi fuori dagli stereotipi machisti e sessisti

 

Incontro nazionale di Maschile Plurale Torino, 9–10 ottobre 2010– Quell’oscuro oggetto del desiderio

domenica 12 settembre 2010 alle 04:49 - scritto da: gilda

In quel momento ho capito che io ero una per­sona con tutti i miei diritti.

Lei no.

E non sono tor­nato mai più.

INCONTRO NAZIONALE di Maschile Plurale

Torino, 9–10 otto­bre 2010

QUELL’OSCURO OGGETTO DEL DESIDERIO

Immag­i­nario ses­suale maschile e domanda di prostituzione

Con questo incon­tro cer­chi­amo di focal­iz­zare il rap­porto tra immag­i­nario ses­suale maschile, pros­ti­tuzione e tratta nell’Italia di oggi, come un tas­sello impor­tante della nos­tra rif­les­sione sul mondo maschile. La pros­ti­tuzione, pre­sen­tata come un fenom­eno derivante dall’esterno che inquina la vita delle nos­tre città, ali­menta politiche secu­ri­tarie e di repres­sione di donne e uomini immi­grati. Noi invece cre­di­amo riguardi la nos­tra soci­età, che ne gen­era la domanda.

Per questo met­ti­amo a con­fronto i seguenti due aspetti, che si pos­sono illu­minare l’un l’altro.

1 — C’è una domanda maschile di pros­ti­tuzione – fem­minile, trans­es­suale, maschile -, che oggi in Italia coin­volge alcuni mil­ioni di cli­enti (pur nell’incertezza dei dati)

2 — Per andare al fondo di questa domanda, bisogna inter­rog­are l’immaginario ses­suale maschile, le sue/nostre rap­p­re­sen­tazioni qui e adesso:

- Pos­si­amo illu­minare una zona gri­gia di con­ti­gu­ità tra un “nor­male” immag­i­nario ses­suale di dominio maschile (for­tu­nata­mente non l’unico) e la “nor­male” domanda di pros­ti­tuzione? C’è un ter­reno comune tra chi è cliente e chi non lo è, in questo immag­i­nario della ses­su­al­ità maschile come forma di dominio?

Par­liamo di una cul­tura di dominio del mas­chio eteroses­suale bianco occi­den­tale: sulle donne, sui bam­bini nelle forme come la ped­ofilia o il tur­ismo ses­suale, sugli altri uomini “non con­formi” al mod­ello dom­i­nante come gli omoses­su­ali, sulle per­sone trans­es­su­ali, sulle per­sone immi­grate in Occidente.

Questa cul­tura maschile, che coltiva immag­ini e desideri coer­enti al mer­cato della pros­ti­tuzione e della tratta, ci sem­bra la più dif­fusa in Italia.

Al di là del suo occul­ta­mento e rimozione dal dis­corso pub­blico (se non fosse per gli ultimi scan­dali sul tema “sesso e potere”), cre­di­amo impor­tante fare emerg­ere questi desideri.

- D’altra parte, pos­si­amo riconoscere una diversa cul­tura della ses­su­al­ità maschile, che coesiste e con­fligge in noi con la mas­col­in­ità dominante?

Ci inter­essa rilan­ciare altre pos­si­bil­ità del nos­tro essere maschi. Sono immag­ini ed espe­rienze di relazioni libere e non vio­lente tra uomini e donne, di riconosci­mento e di rispetto degli ori­en­ta­menti affet­tivi e ses­su­ali di ogni persona.

Senza giu­di­care né vol­ere reprimere chi si pros­ti­tu­isce, poni­amo invece agli uomini questa idea della domanda di pros­ti­tuzione come un impov­er­i­mento delle relazioni ses­su­ali, ridotte al con­sumo, alla medi­azione del denaro e all’indifferenza.

Per noi uomini, dunque, l’immaginario ses­suale maschile diventa un ter­reno di ricerca, di con­flitto, di inter­rogazione reciproca.

Anche nel dibat­tito pub­blico su pros­ti­tuzione e tratta, questa rif­les­sione sulla cul­tura ital­iana della ses­su­al­ità maschile, a par­tire da sé stessi, è il punto di vista che vor­remmo portare.

Sap­pi­amo che varie associazioni/organizzazioni lavo­rano a fianco delle donne e delle per­sone trans­es­su­ali pros­ti­tute, spesso sotto tratta, e tra queste tante straniere. Emerge ulti­ma­mente anche il fenom­eno della pros­ti­tuzione maschile (per esem­pio nel caso Balducci).

Gli approcci di accom­pa­g­na­mento di queste per­sone, in regime di pros­ti­tuzione o di tratta, ten­dono a garan­tire loro alcuni diritti. Il ter­reno di lavoro diventa quindi:

- la richi­esta di una migliore tutela giuridica e di servizi

- la ges­tione di prog­etti specifici

- la col­lab­o­razione o meno con le istituzioni.

L’approccio di Maschile Plu­rale è invece dal lato degli uomini, deriva da un lungo per­corso di scambi e di rif­les­sione sul maschile in Italia, a par­tire da sé.

D’altra parte, teni­amo il filo delle relazioni anche con il var­ie­gato mondo delle donne e ci inter­essa il loro dibat­tito in corso sulla pros­ti­tuzione. Di questo dibat­tito, evi­tando le con­trap­po­sizioni interne che non aiu­tano a svilup­pare un con­fronto, vor­remmo cogliere gli ele­menti pos­i­tivi per quanto ci riguarda come uomini.

Dunque il nos­tro con­trib­uto può essere quello di par­lare “da uomo a uomo”, nel dis­corso pub­blico, per favorire:

- un salto di coscienza polit­ica, riguardo la cul­tura ital­iana della ses­su­al­ità maschile

- una dis­cus­sione degli inter­venti in atto, nei casi speci­fici della pros­ti­tuzione e della tratta

Infine, spe­ri­amo che lo scam­bio tra tutti i soggetti inter­es­sati sia di rec­i­proco arric­chi­mento e, di seguito, che pos­si­amo col­lab­o­rare ad alcune inizia­tive condivise.

Per esem­pio, una nos­tra ipotesi è quella di rilan­ciare un con­vegno nazionale su questi temi nel 2011.

Soggetti, luogo e calendario

L’associazione nazionale Maschile Plu­rale, che pro­muove l’incontro, invita le asso­ci­azioni e orga­niz­zazioni che si occu­pano di pros­ti­tuzione e tratta a con­frontarsi su questo tema. L’incontro si terrà presso Idea Sol­i­dale, corso Novara 64, Torino, con il seguente calendario:

- Sabato 9 otto­bre (ore 9 – 13; ore 15,00 — 19,00): incon­tro interno di Maschile Plurale

- Domenica 10 otto­bre (ore 9 – 13): incon­tro con le asso­ci­azioni e orga­niz­zazioni invitate

 

Se lei non fosse minac­ciata e par­lasse, cosa mi  direbbe?

le vignette sono di Diana Raznovich e fanno parte di una cam­pagna del Min­is­te­rio de igual­dad del gov­erno spag­nolo con­tro lo sfrut­ta­mento sessuale

Da Donnole in relazione

A che gioco sta giocando Repubblica? Da che parte sta sui consultori laziali?

adorno_consultori  “E’ povera, le consigliano di abortire” di Alessandra Paolini, i chiarimenti chiesti dalla Consulta dei Consultori di Roma

Questa è la richiesta di chiarimenti indirizzata da Giuseppina Adorno, presidente della Consulta dei Consultori di Roma, al quotidiano la Repubblica. Lettera rimasta senza risposta. La Repubblica ha pubblicato, a firma di Alessandra Paolini, il 2 settembre, un articolo dal titolo “E’ povera, le consigliano di abortire”
Alla c.a. del dottor Giuseppe Cerasa
Capo della Redazione Cronaca di Roma
La Repubblica

Gentile Dottor Cerasa,
Le scrivo in merito all’articolo “E’ povera, le consigliano di abortire” a firma di Alessandra Paolini, pubblicato dal Suo giornale nelle pagine di cronaca di ieri, 2 settembre 2010.
Il “caso” presentato e i relativi commenti virgolettati del DG del Moige, Antonio Assimita, e dell’assessore all’Ambiente della Regione Lazio, Fabio De Lillo, richiedono qualche precisazione su una serie di questioni.
Innanzi tutto, non è possibile denunciare un episodio grave come quello in questione senza dare delle informazioni complete, senza dire cioè
• In quale consultorio è avvenuto quanto segnalato
• Quale richiesta è stata fatta dall’interessata quando si è recata in consultorio
• Quale figura professionale ha dato alla sig.ra Teresa quell’unica indicazione: abortire
Io escludo nella maniera più assoluta che qualsiasi professionista che lavora in consultorio possa aver detto quello che viene riportato da Alessandra Paolini su Repubblica e che il Moige ha denunciato.
Sono operatori qualificati quelli che nei consultori lavorano con le donne e con le coppie che si trovano ad affrontare le problematiche connesse alla gravidanza.
Come prevede la legge 194/78, gli operatori consultoriali sono impegnati a sostenere la donna e la coppia nel prendere la decisione in merito alla prosecuzione o all’interruzione della gravidanza rimuovendo, laddove è possibile, le cause che si oppongono all’accettazione della gravidanza, e cercando nella rete delle relazioni familiari e in quella dei servizi sociali e sanitari del territorio, le risorse e le condizioni che lo consentano. Dopo di che, la decisione definitiva è della donna.
Se però dovesse rispondere al vero quanto denunciato, bisogna che sia dato un nome a chi si è comportato così e dare a quella persona la possibilità di replicare e difendersi.
Non è corretto gettare fango “a pioggia” sui consultori, che dedicano tutti i loro sforzi ad informare e sostenere le donne, le coppie, gli adolescenti per una maggiore consapevolezza rispetto alla propria salute e alla responsabilità che ognuno di loro è tenuto ad avere verso se stesso e verso gli altri. Questo è quanto la normativa vigente richiede a chi opera nei consultori familiari.
Invito il DG del Moige a prenderne visione ( legge 405/75; legge R. Lazio15/76; legge 194/78 ) in modo da evitare in futuro di chiedere ai consultori di essere o di ridiventare quello che non sono mai stati e che il legislatore non ha mai pensato che dovessero essere.
I consultori non sono mai stati centri di accoglienza per donne in difficoltà, ma servizi per la promozione della salute sessuale e riproduttiva della donna, per la procreazione cosciente e responsabile, per il sostegno ai momenti di passaggio del ciclo vitale della donna e della famiglia.
Utenti del consultorio sono tutte le donne, le povere e quelle che povere non sono, le italiane e le straniere, le donne giovani e quelle più mature, sposate, conviventi, single; perché la gestione di sé, della propria sessualità, della maternità, è trasversale, riguarda tutte le donne.
Ricordo anche che le competenze assistenziali sono dei municipi e non dei consultori, che sono invece inseriti nel Servizio Sanitario Nazionale e devono occuparsi della salute psicofisica della donna, cosa che implica naturalmente uno stretto contatto con le strutture sociosanitarie pubbliche e del privato sociale, con le quali gli operatori quando occorre si interfacciano.
Rispetto a quanto dichiarato dall’assessore De Lillo, certamente la Regione Lazio può legiferare e investire le risorse pubbliche nella maniera che ritiene utile e prioritaria rispetto ai bisogni dei cittadini del Lazio, ma non mettiamo in discussione i consultori, servizi insostituibili nel loro ruolo di educazione alla salute degli adolescenti e degli adulti e che, in ogni caso, hanno reso possibile una diminuzione costante degli aborti.
Le chiedo di dare piena informazione sul caso ai lettori di Repubblica e di pubblicare anche questa protesta formale della Consulta dei Consultori Familiari di Roma che la sottoscritta rappresenta.
La saluto cordialmente
La Presidente
Giuseppina Adorno
Roma, 3 settembre 2010
Sede: Largo L.Loria n.3 – 00147 Roma - tel. 06 671072517
Mail:
consultaconsultoriroma@hotmail.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Mobile privato: 380 3273546

“E’ povera, le consigliano di abortire” di Alessandra Paolini, i chiarimenti chiesti dalla Consulta dei Consultori di Roma

Va in discussione la proposta di legge Tarzia per la chiusura dei consultori nel Lazio

è questo il prezzo da pagare con il Vaticano? O sono solo le pressioni di associazioni private care all’Opus Dei?

 Consultori del Lazio, la battaglia continua

di Caterina Visco | Pubblicato il 13 Settembre 2010 12: 04

Sta arrivando l’ora X per i consultori del Lazio. Da martedì 14 settembre, la proposta del Consigliere regionale Olimpia Tarzia (Vedi Galileo) sarà in discussione consultorialla IX Commissione Lavoro e Politiche Sociali: la Consulta dei consultori del Lazio ha chiesto un'audizione e così faranno altre associazioni interessate. Ancora molto attiva è la mobilitazione degli operatori del settore per difendere i consultori pubblici e il loro operato.
Martedì 14 settembre  nell'aula A della Direzione Sanitaria del S.Camillo – dalle ore 9:30 alle 13:30 - si terrà il convegno: "Gli operatori per i consultori familiari e la sanità pubblica".  Aprirà i lavori Giovanna Scassellati – Direttore UOC DH-DS Legge 194/78- AOSCF – illustrando l'appello degli operatori del San Camillo per i consultori familiari e la sanità pubblica. Tra gli altri interverranno anche Maura Cossutta-  Delegato per l'Ospedale culturalmente competente- AOSCF, Giovanni Ascone – Direttore Ufficio X/Direzione generale della prevenzione sanitaria -Ministero della Salute, Angela Spinelli – Direttore Reparto Salute della donna e dell'età evolutiva. Istituto Superiore di Sanità, Pina Adorno - Presidente Consulta dei Consultori, Marina Toschi –  AGITE Associazione  Ginecologi Territoriali,
Inoltre, nelle Asl si stanno organizzando conferenze di servizio sui consultori - la prima sarà venerdì 17 per la Asl RmC, in via dei Lincei n. 93, dalle ore 9:00 alle 14:00 - e a fine ottobre la Consulta dei Consultori del Lazio farà un convegno per presentare le attività e la metodologia di intervento dei consultori romani.
Infine, per chi volesse aderire on line all’appello contro l’approvazione della
proposta di legge Tarzia può farlo attraverso questo link.

Galileo - Giornale di Scienza | Consultori del Lazio, la battaglia continua

La PAS non è una malattia ma un ottimo e sperimentato metodo per il ricatto parentale e l’impunità dei pedofili

nopas2 Agli ottimi articoli del dottor Andrea Mazzeo, medico psichiatra, sulla PAS è solito rispondere un medico pediatra.

Volevamo, allora, ricordare la differenza tra le due branche degli studi medici.

Psichiatria:ramo della medicina che si occupa delle malattie mentali

Pediatria: settore della medicina che si occupa della fisiologia e delle patologie del bambino e dell'adolescente.

Quindi la pediatria si occupa di patologie che riguardano la fisiologia, ovvero il corpo del bambino, la sua crescita, il suo sviluppo fisico.

 

          Malattia o non malattia?

  Facendo seguito alle sollecitazioni ricevute, proseguo il discorso su malattia e non malattia, in psichiatria. Per mia comodità riprendo, integrandoli, alcuni miei precedenti scritti, sempre dalle lezioni alla Scuola Infermieri, per cui mi scuso con chi, già conoscendoli, leggerà cose note.

    Cosa si intende per malattia è abbastanza chiaro per tutti: è tale l'alterazione di un organo che determini anche un'alterazione nella sua funzione e, quindi, una sofferenza dell'organismo; la sofferenza dell'organismo può, o meno, provocare anche una sofferenza individuale. Ad es., un'alterazione del fegato (infezione, intossicazione) può causare un cattivo funzionamento dello stesso (aumento delle transaminasi), una sofferenza generale dell'organismo (itterizia, debolezza) ed una sofferenza dell'individuo (coliche, cattiva digestione); in alcuni disturbi mentali (es., stati di eccitamento) manca la sofferenza dell'individuo (tecnicamente diciamo che non vi è coscienza di malattia).

    L'aggettivo mentale significa attinente alla mente, che ha a che fare con la mente: già! Ma cos'è la mente? Non è certo un organo fisico, come il cuore, il fegato o altro; né la mente si identifica con il cervello, anche se l'esistenza del cervello è indispensabile perché esista la mente; è molto difficile dare una definizione precisa del termine "mente" senza ricorrere a giri di parole più o meno complessi.

    Quello che ci interessa, come psichiatri, della mente dei nostri pazienti, è il modo in cui essa si pone in relazione con gli altri, e quindi con noi nella situazione del rapporto medico-paziente; a questo punto valutiamo se questa attività mentale, che ha portato il paziente a consultarci, sia da considerare la conseguenza di una malattia oppure no.

    Attualmente, le classificazioni delle malattie mentali accettate a livello mondiale sono la Sezione Disturbi Mentali della Classificazione Internazionale della Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) e la classificazione della Associazione Psichiatrica Americana (A.P.A.).

    La sezione specifica della classificazione dell'O.M.S. (I.C.D. - International Classification of Disease), ha risentito nel passato, delle diverse ipotesi sulle cause delle malattie mentali, e dei diversi orientamenti dei vari ricercatori (orientamento psicodinamico, orientamento organicista, orientamento sociale, ecc.), per cui vi era scarso accordo fra gli psichiatri sulla classificazione dei disturbi psichici. Per ovviare a questi problemi l'A.P.A. costituì un gruppo di lavoro per mettere a punto un sistema classificativo "neutrale", che potesse essere condiviso dalla maggior parte degli psichiatri. Nacque così il D.S.M. (Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders), che è stato negli anni aggiornato e rivisto, giungendo alla IV edizione, che è quella cui si fa riferimento nel libro.

Ritengo di fondamentale importanza sottolineare un aspetto. Per tutti i disturbi mentali previsti dal DSM uno dei criteri diagnostici, in assenza del quale non si può fare diagnosi del disturbo, è la compromissione psico-sociale, espressa da difficoltà in una o più aree del funzionamento psico-sociale (scolastico, lavorativo, delle relazioni umane, delle attività di svago, ecc).  

    Prendiamo ad es. la prima categoria diagnostica, quella dei Disturbi dell'Apprendimento (visto che parliamo di disturbi dell'infanzia-adolescenza); sono tre, il Disturbo della Lettura, il Disturbo di Calcolo ed il Disturbo dell'Espressione scritta, oltre alla quarta categoria, per i disturbi dell'apprendimento che non rientrano nelle precedenti.

Per tutti e tre i disturbi criterio diagnostico fondamentale, in assenza del quale non si può fare la diagnosi, è "L'anomalia ... interferisce in modo significativo con l'apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità (rispettivamente di lettura, di calcolo e composizione di testi scritti)".   Se questa compromissione manca, non si può diagnosticare un bel nulla.

    Ma veniamo adesso al motivo di questa nota, e ciè alla PAS; chiaramente i sostenitori ad oltranza, della PAS non sentono ragioni, alla stregua dei fanatici religiosi, dei fondamentalisti, ed è per questo che li ho definiti "talebani della PAS". Solo il fanatismo fa sì che si chiudano entrambi gli occhi davanti alle evidenze scientifiche, rifutandole.

    Il discorso è rivolto a chi ha voglia di ragionare.

   Gardner nell'elencare i sintomi della presunta PAS non si è preoccupato di prevedere, oltre ai cosiddetti "sintomi", anche la compromissione psico-sociale. Ma i concetti di Gardner sono ormai desueti; vediamo cosa scrivono gli epigoni dell'età moderna, e cioè Bernet e coll, nella loro piccola bibbia sulla PAS. Intanto si sono aggiornati, non parlano più di Sindrome ma di Disturbo di Alienazione Parentale (PAD - Parental Alienation Disorder); e le due cose non sono intercambiabili.

    Come criteri diagnostici ne propongono 6, da A ad F; il criterio E prevede: "The disturbance causes clinically significant distress or impairment in social, academic (occupational), or other important areas of functioning". In questo si sono adeguati alle metodologia del DSM.

    Non precisano però che per la diagnosi di PAD devono essere soddisfatti tutti e 6 i criteri diagnostici, e che in assenza di uno solo di essi non si può fare diagnosi del disturbo.

    Qui da noi, nella tipica superficialità italica, basta il solo rifiuto del bambino verso un genitore a far costruire il castello in aria da parte dei cosiddetti esperti, senza necessità di approfondire ulteriormente. E come difendono il loro "lavoro" i cosiddetti esperti; una volta costruito, il concetto di PAS diviene per il malcapitato bambino e per il cosiddertto genitore alienante, un cappio al collo, un nodo scorsoio di quelli che più ti agiti più ti si stringe intorno al collo, sinol a soffocarti; ogni tentativo di sfuggire alla diagnosi viene interpretato, secondo la logica perversa di Gardner, come ulteriore sintomo, e quindi segno di aggravamento della PAS. Poco importa che il piccolo "ammalato di PAS" sia in realtà un bambino perfettamente normale, che frequenta la scuola con profitto, ha una vita sociale normale per un bambino della sua età, ha buone relazioni con coetanei ed adulti, il cui unico "sintomo" sarebbe il rifiuto verso un genitore.

    Ma, pur volendo confidare nella buona fede di Bernet e coll, stiamo vedendo sul web con quanta superficialità se ne parli da parte di chiunque, senza alcun approfondimento clinico; e con quanta superficilità questi concetti controversi sono stati inseriti in due progetti di legge (il 957 ed il 2209) che andrebbero ad incidre profondamente nel Diritto di famiglia. E del resto non è che ci si possa aspettare capacità di approfondimento clinico da parte di chi non è a ciò allenato da una lunga pratica clinica; non parliamone poi quando questi concetti finiscono nelle mani di avvocati, i quali, nell'espletamento del loro dovere professionale verso il cliente da difendere possono arrivare anche a manipolare abilmente i concetti, capovolgendoli a loro vantaggio; e non sarebbero bravi avvocati se non facessero ciò.

    Quando perciò si arriva a leggere cose come questa: "L’allarme diffuso intorno al fenomeno pedofilia può fare sì che un genitore, preoccupato ad esempio da manifestazioni di disagio del proprio figlio (si tratta molto spesso di sintomi assai comuni e frequenti tra i bambini, quali l'enuresi notturna, la comparsa di incubi, oppositività al momento di andare a scuola, ecc…) o da segni e sintomi fisici fino ad allora mai manifestati (ma anche questi altrettanto frequenti, quali emorroidi, arrossamenti in zona genitale, lividi su cosce e natiche, ecc…) si faccia l'idea che ciò possa essere riconducibile ad un'azione esterna. Nella maggior parte dei casi, invece, l'indagine psicologica, se ben condotta, rivela che il disagio psicologico del minore ha a che vedere con un perturbamento dell'equilibrio familiare, quale un conflitto tra i suoi membri, una separazione tra i genitori o anche semplicemente la nascita di un fratellino. Allo stesso modo, i segni e i sintomi fisici possono trovare la loro spiegazione nella stipsi, nella scarsa igiene, nell'essersi toccati le parti intime con le mani sporche o nell'aver fatto dei giochi sulla sabbia".

Emorroidi frequenti in un bambino?

    Zone genitali che si arrossano da sole? Mica sono dei semafori!

    Stpisi che causa lividi su cosce e natiche?

    La scarsa igiene può causare lividi su cosce e natiche?

    Giocando sulla sabbia ci si provoca lividi su cosce e natiche?

Ed infine, ammesso che un ruzzolone possa causare qualche livido, forse sulle cosce ma mai sulle natiche, tali lividi starebbero sulla faccia esterna della coscia, in prossimità della sporgenza ossea del grande trocantere, certo non sulla faccia interna; o in prossimità delle ginocchia, che è più probabile (chi di noi non si è sbucciato le ginocchia giocando da piccoli).

    Se chi ha scritto quelle cose è in grado di dimostrarmi che emorroidi, stipsi ed arrossamenti nelle zone genitali sono frequenti nei bambini; se qualcuno è in grado di dimostrarmi come ci si possa procurare dei lividi sulla parte interna, o anteriore o posteriore della coscia, facendo un ruzzolone sulla sabbia o su un un terreno più compatto, prometto di restituire la mia laurea in Medicina.

    Questa è la manipolazione cui si prestano concetti come la PAS, o PAD. 

Siamo arrivati al punto in cui la Politica deve prendere una posizione ferma; non farlo, continuare a lavarsene le mani, significherebbe incoraggiare, e quindi condividere, quelli che scrivono le cose di cui sopra.

14 Settembre 2010

Dott. Andrea Mazzeo, medico psichiatra

http://www.facebook.com/note.php?note_id=439582847759&id=1576015105

La parabola discendente dei padri separati – Femminismo a Sud

 

 

http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:hpiW2CuubjtU1M:http://4trading.files.wordpress.com/2008/02/image-thumb166.png?w=537&h=274&t=1Accendo la tv, vado su rai tre e vedo un noto presentatore tv (che comincia con i parlare di amor paterno e finisce per parlare di patti prematrimoniali, mantenimento che non vuole dare alla ex moglie e dunque in definitiva di vil denaro) e un avvocato matrimonialista (falsabusista) parlare a sostegno del progetto di legge che obbligherebbe i giudici ad attribuire l’affido condiviso anche in situazioni di violenza e introduce una malattia inventata che è fatta per salvare i carnefici, padri violenti, e criminalizzare o patologizzare le vittime.

Apro un quotidiano e vedo un calciatore pronunciare quasi le stesse parole. Un copione che sembra essere stato scritto per loro. Apro un settimanale e leggo una lettera di un presentatore tv in cui scrive le stesse cose dopo aver detto che “ha taciuto per cinque anni”. Inverosimile.

Potremmo portarvi fior di rassegne stampa in cui lo stesso presentatore si è speso assieme alla lobby dei padri separati, a battesimo dei residence pagati con i vostri soldi, soldi pubblici, per garantire un comodo bivani agli uomini, separati, associati alla lobby, già stipendiati, ma che dichiarano uno stato di indigenza perchè avrebbero difficoltà a farcela con l’affitto. Come milioni di altri individui che in quei residence però non metterano mai piede.

Privilegiati mantenuti con i soldi pubblici mentre le donne sono e restano povere, obbligate a tornare nelle famiglie di provenienza, e mentre tante persone, uomini, donne, stranieri, hanno problemi ben più gravi e vengono sgomberati e cacciati via dalle amministrazioni pubbliche.

E’ lo stesso presentatore tv che ha ricevuto forse la solidarietà concreta di tanti colleghi di una rete rai, quella di stampo leghista, che ha dedicato intere fasce pomeridiane a parlare male delle ex mogli e a santificare gli ex mariti.

Ma la stagione mediatica consta anche di un cantante di rango, e poi di tanti altri giornalisti e personaggi che sembrano aver sottoscritto tutti quanti lo stesso patto, come fosse una specie di piano di rinascita del padre padrone.

Ve ne abbiamo già parlato così come vi abbiamo già detto che la lobby in questione si muove proprio come qualunque altra lobby. Visibilità pubblica includendo i vip e bastonate metaforiche (mica tanto) alle donne, alle femministe e a tutti gli uomini, e in italia se ne sono espressi tanti, che trovano il loro progetto di legge parecchio discutibile.

Ci capita di leggere commenti di loro simpatizzanti i quali ci tengono a sottolineare quanto e come siano non temibili i nostri interventi. Infatti ci chiediamo come mai, potendo contare su una tale potenza di fuoco mediatica, con tutti i media a disposizione per dire parole a raffica, ci sia qualcuno che sembra avere l’interesse a intimidirci, zittirci, censurarci, clonare le pagine facebook delle donne che la pensano come noi e clonare i siti di tutte le femministe per oscurarle.

Come mai se quello che diciamo non è importante ne hanno così tanta paura? Come mai c’è chi passa intere giornate a fare revisionismo delle voci di wikipedia per riscrivere la storia con le stesse parole usate nelle campagne di propaganda dei padri separati? Come mai c’è chi fa di tutto per nascondere i numeri della violenza maschile contro le donne? Come mai c’è chi intende eliminare dal dibattito politico ogni voce critica che metta in luce tutte le contraddizioni e le mistificazioni di questa campagna?

L’altra domanda che ci facciamo frequentemente è: quanto costa tutta la faccenda? Per esempio: chi paga per i corsi della mediazione familiare? Perchè i centri di mediazione familiare nelle proposte della lobby dovrebbero sostituire i centri antiviolenza e i consultori? Chi paga per i corsi di formazione sulla Pas? Quanto costano? Chi incassa? Qual è il circuito di denaro che ruota attorno al mercato delle separazioni e dell’affido dei minori? Come mai le amministrazioni di destra finanziano progetti a favore della lobby? Perchè la lobby dovrebbe pesare sulla spesa pubblica? Ma soprattutto: la gente, tutto questo, lo sa?

Come mai è ripartito adesso il bombardamento mediatico, come già lo scorso anno, a fronte di un progetto di legge in discussione al senato [1] [2] sponsorizzato dalla lobby e supportato da tutte le componenti più a destra del parlamento?

Noi non siamo in parlamento ma seguiremo l’iter istituzionale e vi diremo per filo e per segno chi voterà cosa e chi invece no, perchè è essenziale che sappiate chi sta progettando l’inferno per voi.

Sappiamo per certo però che quella dei padri separati è una parabola discendente, altrimenti non capiamo tutta la violenza virtuale, il nervosismo, le pressioni di strani personaggi, certamente assai appassionati della materia, che in rete non fanno altro che istigare odio contro le donne e gli uomini che non condividono quel percorso. E’ infatti una parabola discendente negli Stati Uniti, dove la lobby è nata nel 1985, in Canada, in tutta Europa e l’Italia è come fosse un ultimo rantolo prima della fine di un disorientamento culturale, un revisionismo delle politiche di genere, che ha prodotto conseguenze disastrose dappertutto e dappertutto ha subito un arresto.

La lobby è stata radiografata, dappertutto le informazioni circolano, in molte lingue, e noi le leggiamo tutte o quasi, il vittimismo del padre padrone non funziona più e se anche il parlamento, ovvero questo parlamento dal quale ci si può aspettare tutto il peggio possibile, dovesse approvare una legge mettendo in mano agli ex mariti una ulteriore arma di ricatto e di violenza contro le ex mogli e i bambini, sappiamo che in termini culturali hanno perso, schiacciati a destra, tra omofobi e maschilisti della peggior specie, tra i lamentosi falsabusisti e i razzisti della lega, tra i reazionari piddiellini che volevano depenalizzare la violenza sui minori e i radicali del pd che a partire dal tempo in cui il loro leader offrì legittimazione e candidature a personaggi sporchi di mafia sembrano aver scambiato il garantismo con l’impunità, tra leghisti che vogliono fare a pezzi la legge 194 e teorici che hanno le idee piuttosto confuse sulla pedofilia.

Se volevano farla passare come una operazione di progresso, ebbene, non ci sono riusciti. Proprio non ci sono riusciti.

Da Cybergrrlz : La parabola discendente dei padri separati – Femminismo a Sud

Parola di Jacopo Fo: lo stupratore è frigido! Gli piace la passera inanimata e non conosce l’estasi dei sentimenti!

 

Lo stupratore è frigido! Gli piace la passera inanimata e non conosce l’estasi dei sentimenti!

Frigidità maschile, eiaculazione senza orgasmo (adenia)

In questi giorni ho ascoltato e letto numerosi dibattiti sullo stupro.
Ho trovato giustissimi i discorsi delle persone impegnate in questa battaglia ma mi chiedo se stiamo realmente scardinando l'ideologia della violenza.
La nostra iniziativa è efficace?
Mi chiedo se non sia ora che in Italia si faccia tesoro delle esperienze delle femministe di altri paesi che da tempo hanno deciso di attaccare senza tregua non solo la violenza sessuale ma le sue profonde radici culturali. Il problema è che in Italia la violenza dei condizionamenti del cattolicesimo autoritario è particolarmente forte.
Siamo ancora dominati dai TABU' SESSUALI!
(E qui potremmo a lungo disquisire sul rapporto tra disinformazione sessuale, record di stupri, record di corruzione, classifiche sulla mancanza di libertà nei media e l'esistenza stessa di Berlusconi, l'Anomalia Vivente...)
La prima questione sulla quale pochissimo si è parlato in Italia è il rapporto nodale tra violenza sessuale e piacere.
L'idea dominante nella cultura patriarcale (italica) della faida vede lo stupro come un atto di dominio vincente.
Il maschio è riuscito a godere di una donna contro la sua volontà, umiliandola.
Questa convinzione è un elemento che aumenta la sofferenza delle donne violentate.
Ma le cose stanno così?
No, ci dicono testi ormai quasi antichi come "La rivoluzione sessuale" di William Reich. Il maschio succube dalla cultura patriarcale del dominio NON E' IN GRADO DI SPERIMENTARE UN ORGASMO. Questo è un punto essenziale sul quale lavorano da decenni femministe e terapeute anglosassoni e scandinave.
Le esperienze nei percorsi di riabilitazione dei detenuti per stupro dimostrano che queste persone soffrono di una disastrosa schizofrenia. Sono maschi assolutamente frigidi, nel senso che hanno l'eiaculazione ma a questa non corrisponde nessun piacere orgasmico. L'unico piacere che provano è di tipo mentale. Una sorta di piacere chimico provocato dalle scariche di sostanze rilasciate dal corpo e simili all'eroina. Queste scariche sono innestate dallo shock emotivo provocato dalla pratica della violenza in sé e uguali a quelle che sperimentano i soldati sui campi di battaglia o i criminali durante una rapina. Ma questo tipo di piacere non ha nulla a che vedere con l'estasi dell'orgasmo sessuale.
Il violentatore è un uomo totalmente frigido dal punto di vista sessuale, il suo godimento è solo quello superficiale di una reazione chimica meccanica legata allo stress della violenza. Diciamolo!!! Innanzi tutto perché libera le vittime degli stupri da un surplus di umiliazione dato dall'idea di essere state tavolo imbandito di un banchetto di godimento.
Si tratta di una questione sottile ma essenziale. Per le mie vicissitudini ho avuto molti contatti con donne violentate. Il primo passo, terribile ma necessario, è quello di affrontare l'immagine del dolore.
Portare alla coscienza la ridda di voci interiori che gridano nella mente della vittima. Al dolore naturale per la violenza subita si unisce il carico imposto alla donna dall'ideologia patriarcale:

1) Il senso di colpa: se ti hanno violentata è perché non sei pura. Non hai resistito abbastanza alla violenza perché sei zozza dentro e te la sei cercata.
2) Non conti niente! Sei una nullità. Basta prenderti e usarti per avere godimento da te. Non puoi niente, neppure impedire che ti si goda. E visto che sei stata goduta hai collaborato allo stupro. Il tuo dolore non è nulla, un uomo che ti violenta non lo sente neppure.

Capire la struttura del dolore di una vittima di violenza sessuale vuol dire penetrare nell'orrore di queste due idee perverse.
Capire quella parte del dolore che non deriva dalla sola brutalità degli atti subiti ma dal contesto nel quale la violenza viene vissuta: non è facile comprendere l'impossibilità per gli stupratori di sperimentare l'orgasmo quale esperienza antitetica a uno stato psicologico di stress e impossibile in una situazione di assenza di empatia. Ma questa comprensione è un passaggio essenziale per ridurre il dolore psicologico che la violenza lascia alla donna per tutta la vita. Comprendere che il piacere sessuale vero e completo è un'esperienza che richiede la condivisione della tempesta emozionale scatenata dal tripudio dei sentimenti vuol dire dare alla sessualità una valenza sacra e quindi poter reimmaginare una vita sessuale nonostante l'esperienza dell'espropriazione (a questo concetto sono dedicati i capitoli 14 e seguenti de
La rivoluzione Pigra .
Sul concetto specifico della frigidità maschile vedi qui.
Ancora sulla frigidità maschile.
Sul rapporto tra violenza sessuale e frigidità vedi qui).
Ma l'assunzione dell'idea della frigidità maschile come problema centrale della sessualità fallocrate (ne soffre circa la metà dei maschi) è essenziale anche se vogliamo ottenere quella rivoluzione culturale che è il solo mezzo per contrastare veramente il reiterarsi delle violenze sessuali.
In ogni intervista, in ogni articolo su questo tema, dovremmo battere essenzialmente su questo: lo stupratore è un poveretto che non gode!
Un disabile emotivo. La sessualità dei film porno è patetica: fare sesso così non è piacevole.
Gode veramente chi si lascia andare alla magia della condivisione, del feeling! Non sono le posizioni del kamasutra ciò che rende più piacevole il sesso ma la capacità di intesa, di emozione.
Questo dovrebbe essere il nostro ariete per ottenere l'ascolto di milioni di maschi che vivono credendo che i rapporti orali di Moana Pozzi, praticati alla velocità di uno smerigliatore, siano il massimo che un maschio possa desiderare.
Sono venti anni che tengo corsi di educazione sessuale a gruppi di studenti.
E quando riesci a far uscire allo scoperto qualche ragazzo che vive nel mito della sessualità dei supercazzi superduri ti accorgi che è prigioniero in una fortezza ideologica inespugnabile.
Tutti i bei discorsi sul rispetto, sulla giustizia, sui bei sentimenti gli rimbalzano, colpiti dalla potente mazza mentale di un'ideologia facile e potente: "Ti-metto-il-cazzo-in-bocca-godi-troia."
L'unica leva efficiente è dirgli: "Tesorino, ma veramente credi che le attrici porno sappiano fare dei bei pompini?" (Ovviamente non lo dico con queste parole perché mi arresterebbero, ma il discorso che cerco di comunicare loro con un elegante giro di parole e di doppi sensi è proprio questo.)
Se vuoi entrare dentro il suo castello ideologico devi capire che un ragazzo di 15 anni non è un fallocrate per vocazione. E' un disperato che si aggrappa all'unica cosa che gli viene offerta che non sia la castità. Intimamente, la sua parte istintiva, la scintilla di luce che lo anima, cerca spontaneamente un'intimità sessuale felice e condivisa ma gli mancano le parole per immaginarla. DIAMOGLIELE! Iniziando dal concetto base: nella sessualità della violenza non c'è nessun piacere!!!!!!!!!!!
Il secondo punto essenziale della lotta alla violenza sessuale è l'INFORMAZIONE SESSUALE.
E' nell'ignoranza che nascono i mostri!
La battaglia per l'informazione sessuale è stata centrale nel femminismo mondiale.
Ma questo non è successo in Italia, culturalmente bloccata dal moralismo cattocomunista.
Questioni come l'uso dei muscoli pelvici durante il rapporto sessuale sono state essenziali per il femminismo d'oltralpe (
Muscoli vaginali. Vedi qui).
Io ebbi il privilegio di essere linciato, ancora a metà degli anni '80, per avere scritto in modo didattico e dettagliato su Tango, supplemento satirico dell'Unità, come allenare la muscolatura del pavimento pelvico e usarla nell'amplesso.
Sul rapporto tra educazione sessuale e violenza ho scritto nel mio blog
sul bullismo giovanile ma qui vorrei affrontare la specifica questione dell'informazione sui movimenti del pubococcigeo. Infatti non si tratta solo di una questione riguardante il benessere fisiologico e la capacità orgasmica della donna.
L'uso della muscolatura vaginale durante l'amplesso rovescia i ruoli sessuali in quanto il maschio diventa passivo rispetto alla capacità della donna.
Il pene non ha muscoli!!!
E solo se la donna succhia il pene con la vagina durante l'orgasmo il maschio raggiunge un vero orgasmo profondo (
attivando il Punto L).
Grazie all'informazione sui movimenti vaginali si fa quindi saltare il concetto di maschio che penetra. Il maschio viene preso, la femmina lo risucchia.
E QUESTO E' IL VERO GODIMENTO!
La naturale fisiologia di un rapporto sessuale praticato da una donna che usa pienamente la potenza della sua muscolatura fa sì che ESSA diventi l'elemento più attivo!!!
Può sembrare una questione di lana caprina ma è invece basilare nella lotta allo stupro: solo in un rapporto sessuale con una donna sessualmente attiva il maschio ottiene la sollecitazione del Punto L e quindi raggiunge un orgasmo profondo. QUINDI un vero maschio cerca donne che si muovano dentro se vuole godere veramente.
Per le popolazioni matriarcali lo stupro è concettualmente incomprensibile proprio perché un maschio normale non ha nessun interesse penetrare una VAGINA MORTA.
E questo concetto (una vagina viva ti dà piacere, una vagina morta no!) va a rafforzare la nostra campagna di informazione che mira a scardinare tutta la costruzione malata dello sciovinismo maschile denunciando la frigidità dello stupratore.
SESSO TANTRICO DOLCE
Ovviamente anche una generale informazione sessuale dovrebbe far parte di questo sforzo. E questa informazione dovrebbe non solo dare notizie sull'anatomia sessuale ma anche su forme di sessualità diverse, come il
Sesso Tantrico Dolce, una forma di sessualità nella quale si cerca una specie di estasi di coccole. Andrebbe insegnata a scuola proprio perché introduce in una visione del rapporto sessuale come un momento di celebrazione della sacralità della vita e della magia delle emozioni. Stare fermi, sessualmente compenetrati (una penetrazione senza che il maschio debba avere un'erezione!) ad ascoltarsi e a godere delle minuscole sensazioni che l'amore dischiude. Far conoscere una visione del sesso che non riconosce cittadinanza alla violenza e che ricerca la profonda soddisfazione delle sensazioni e dell'anima.
L'idea del Tantra Dolce è potente perché contiene l'idea della penetrazione morbida. Il concetto stesso di penetrazione senza necessità di erezione fa saltare l'archetipo maschile della virilità. Una donna che ti dice: "non mi interessa se è duro o no" è un attentato vivente alle idee fasciste sul sesso.
Per concludere, spero che il movimento mosso dall'orrore della violenza sessuale scelga di utilizzare queste due essenziali leve di comunicazione per iniziare una fase di lotta che ottenga finalmente risultati sensibili.
Dobbiamo non solo portare questi discorsi in tutti i luoghi possibili ma anche pretendere che la Rai realizzi trasmissioni sulla frigidità del maschio, sulle meravigliose possibilità della muscolatura sessuale femminile e sulla sacralità dell'estasi delle emozioni.
Smettiamola con questa opposizione molle alla macchina mentale dello stupro.
L'ideologia patriarcale è una tigre di carta. Pisciamoci sopra.

Lo stupratore è frigido! Gli piace la passera inanimata e non conosce l’estasi dei sentimenti! | Jacopo Fo: buone notizie - vignette

  • Da Jacopo Fo il 29/11/2006 - 08:38

Violenza domestica: le donne amano chi fa del male

 violenza_domestica I dati che giungono da tutte le direzioni continuano a smentire le pretestuose ossessioni antifemministe e falsabusiste che dipingerebbero le donne come una massa di rabbiose isteriche dall’abitudine alla bugia ed alla vendetta. Tesi letale perché, se le istanze delle organizzazioni falsabusiste venissero accolte, la condizione della donna cadrebbe drammaticamente ai livelli del più estremista dei Paesi di fede islamica, anche in occidente. Nulla di più errato, quindi. Le donne sono, da millenni, malate nella propria autostima e predisposte alla sindrome di Stoccolma a causa di pressioni culturali mondiali.

Eccone un’altra prova:

Violenza domestica: le donne amano chi fa del male

I risultati di una ricerca condotta dal St. Michael Hospital di Toronto: la maggioranza continua a considerare il proprio partner una persona affidabile, paziente e premurosa.

È risaputo che molte donne non abbandonano relazioni con partner che abusano di loro psicologicamente, fisicamente e sessualmente. Ma come è possibile? Per scoprirlo dovremmo chiederlo a loro. Le donne che vivono queste relazioni.

UNA RICERCA – È quello che hanno fatto i ricercatori del St. Michael Hospital di Toronto e della Adelphy University di Garden City (NY), che hanno intervistato una ad una 611 donne di età media intorno ai 35 anni, di basso reddito e residenti in zone urbane. Le interviste hanno avuto una durata di circa un’ora e mezza ciascuna e sono avvenute in luoghi concordati con le stesse donne perché si sentissero a loro agio.  Quello che è venuto fuori è una realtà a dir poco sconcertante. Il 43% delle donne intervistate ha dichiarato di aver subito violenze domestiche nell’arco dell’ultimo anno. Quelle psicologiche e croniche sono più frequenti di quelle fisiche e sessuali.

RISULTATI SCONCERTANTI - Quello che è importante è che più della metà di queste donne (54%) continua a considerare il proprio uomo una persona affidabile, sia finanziariamente che emotivamente, e circa una su cinque (21%) li considera pazienti e premurosi. È questo il motivo per cui non interrompono la relazione.  Solo il 2,3% ritiene i propri compagni estremamente oppressivi e l’1,2% riporta che il proprio partner si produce in gravi comportamenti generalmente violenti.  Non sono presi in considerazione dalla ricerca importanti fattori che contribuiscono alla formazione di una visione distorta del proprio partner e della propria relazione da parte delle donne in questione e che rimandano alle strategie applicate dagli uomini per isolare le proprie compagne e renderle dipendenti da loro.

TIPOLOGIE SPECIFICHE – Ma lo scopo dello studio era quello di riuscire a scoprire se le informazioni di donne che non hanno fatto richiesta per trattamenti o consultori per relazioni problematiche possano essere una risorsa per arrivare a individuare specifiche tipologie di aggressori.  Sulla base delle interviste i ricercatori hanno diviso gli uomini protagonisti di queste violenze in tre gruppi. Gli uomini “pericolosamente molesti” (18%) che sono i più pericolosi sia per i familiari sia per il resto della comunità; gli uomini “decisi e oppressivi” (38%) che mostrano livelli moderati di violenza e alcuni tratti positivi come l’affidabilità; gli uomini “affidabili e molestatori” (44%) che sono meno oppressivi e violenti.

UN ALTRO LIVELLO DI SPIEGAZIONE – La dottoressa O’Campo, direttrice del centro di ricerca del St. Michael Hospital, afferma che “spesso la gente immagina il molestatore come una persona violenta per un giorno e carina per gli altri cinque” e che lo studio effettuato, focalizzandosi sugli autori delle violenze e non solo sulle vittime, ci restituisce invece “un altro livello di spiegazione del motivo per cui le donne restano nella relazione”.  “L’importanza di ascoltare la voce delle donne non potrà mai essere sottolineata abbastanza e necessità ulteriori esplorazioni” dice la dottoressa O’Campoquesto è solo un potenziale passo verso una migliore conoscenza di come trovare ulteriori modi per garantire la sicurezza delle donne”.

17 Aprile 2010, ore 9.20

Di Lorenzo Arena (Demopazzia) Violenza domestica: le donne amano chi fa del male

Da Giornalettismo.com

29 Giugno 2010, Francia: approvata la legge contro la violenza sulle donne

 

femme-anonyme-violences-conjugales-solitude-femme-battue-temoignage-4078255gkxwp_1902 Il Parlamento licenzia in via definitiva il provvedimento bipartisan che crea uno status di protezione a favore delle donne coinvolte in episodi di maltrattamenti tra le mura di casa. E’ polemica sui termini del provvedimento.

L’iter legislativo è finito: l‘Assemblée Nationale ha promulgato il disegno di legge bipartisan sulle violenze domestiche. Ora in Francia le donne molestate potranno giovarsi di una “ordinanza di protezione” d’urgenza emanata dal giudice; mediante questo provvedimento si potrà organizzare l’espulsione del molestatore dal nucleo familiare, o la riallocazione della donna se essa preferisse trasferirsi. In ogni caso, “il fatto di molestare ripetutamente il proprio coniuge mediante aggressioni ripetute”, comporterà illecito penale punibile con 5 anni di prigione e 75000 euro di ammenda.

BIPARTISAN – Una legge bipartisan promossa dall’UMP, il partito di maggioranza, e dal PS, i socialisti all’opposizione. Per il ministro della Famiglia Nadine Morano questo è “un giorno storico, perchè il parlamento ha messo da parte le lotte partigiane davanti all’urgenza della violenza alle donne”. Le misure adottate includono inoltre l’inizio della sperimentazione sul bracciale elettronico antiviolenza alle donne, e l’istituzione di una giornata nazionale di sensibilizzazione sul tema. La Francia affronta così l’emergenza violenze domestiche, con 156 donne morte nel solo 2008 e il 20% degli omicidi totali d’oltralpe commessi fra le mura domestiche.

QUESTIONE DI GENERE – La legge si riferisce ad ogni tipo di unione ammessa in Francia, dal matrimonio ai PACS. Il parlamento ha però cambiato l’intestazione del testo, modificandolo in “proposta di legge relativa alle violenze fatte specificatamente contro le donne, alle violenze nel seno delle coppie e all’incidenza di queste ultime sui bambini”, in questo modo ricomprendendo nelle fattispecie punite anche l’ipotesi di violenza contro gli uomini. E a qualcuno la cosa non è piaciuta: “non è stata rispettata la nostra intenzione di farne una battaglia di genere”, ha detto Danielle Bousquet, coautrice socialista della legge, “poichè in nove casi su dieci è la donna a subire violenze, all’interno della coppia”.

Di Redazione: Francia: approvata la legge contro la violenza sulle donne

Da Giornalettismo.com

Una delle tante Sakineh: Azar Bagheri

In Iran le donne vanno a morte con metodi atroci grazie alle false denunce dei loro mariti.

 

L’Iran non si ferma: 18enne condannata a morte per adulterio

Non tragga in inganno la sospensione della condanna per Sakineh Ashtiani Mohammadi. Le donne adultere continuano ad essere punite con la lapidazione

Ieri la notizia della sospensione della condanna alla lapidazione inflitta a Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana accusata di adulterio, salvata dall’esecuzione prevista quattro giorni fa grazie anche all’impegno dellaahmadinejad LIran non si ferma: 18enne condannata a morte per adulteriocomunità internazionale. Non è l’unico drammatico caso da risolvere.

COSTRETTA A SPOSARSI – La diciottenne Azar Bagheri aveva solo 14 anni quando fu costretta a sposarsi con un uomo più anziano. Oggi si prepara alla sua fine per un adulterio che sarebbe stato compiuto durante il matrimonio, e anche lei condannata alla morte per lapidazione. La condanna non poteva essere eseguita fin quando non avrebbe raggiunto la maggiore età, i 18 anni. Così per gli ultimi quattro anni, la signora Bagheri è stata costretta a deperire nel braccio della morte, mentre i giudici aspettavano che raggiungesse la fatidica soglia anagrafica, superata la quale in sarebbe potuta essere uccisa. Secondo quanto racconta l’attivista per i diritti umani iraniani Mina Ahadi, la sig.ra Bagheri è stata denunciata dal marito, che l’avrebbe accusato di aver commesso adulterio con due uomini.

ANCHE FALSE LAPIDAZIONI – La sig.ra Ahadi ha detto che la ragazza è stato perfino beffeggiata: sottoposta a due false lapidazioni. In due occasioni sarebbe stata portata fuori dalla sua cella e sepolti fino alle spalle nel cortile del carcere di Tabriz, nel nord-ovest dell’Iran, preparata ad essere bersagliata a morte con le pietre. Incoraggiati da una campagna internazionale contro la pena di morte in Iran per le donne colpevoli di adulterio, dli avvocati della Bagheri stanno ora pensando di chiedere al giudice di ridurre la sua condanna a 99 frustate. Si spera, insomma, nella misericordia del tribunale. Qualcosa nell’aria, infatti, sembra cambiato soprattutto dopo la condanna generalizzata della pena di lapidazione di un’altra donna, della 43enne Sakineh Ashtiani Mohammadi, in seguito alla quale gli iraniani la settimana scorsa hanno fatto marcia indietro.

GLI ATTIVISTI SPERANO – Gli attivisti hanno comunque intenzione di non cantare vittoria e di non abbassare la guardia:  avvertono che la sig.ra Ashtiani potrebbe ancora essere uccisa con altri mezzi, non necessariamente attraverso la lapidazione. Amnesty International, ad esempio, ha notato che tre iraniani condannati a morte per lapidazione lo scorso anno sono stati impiccati. ”Una semplice modifica del metodo di esecuzione non risolverebbe la ingiustizia“, ha detto il vice direttore di Amnesty per il Medio Oriente, Hassiba Hadj Sahraoui. La sig.ra Ashtiani era stata condannata nel 2006 per avere una “relazione illecita” con due uomini, per la quale ha già ricevuto una fustigazione pubblica di 99 frustate. Era stata condannata per adulterio anche se in quel momento vedova.

MORTE ATROCE – Secondo il codice penale iraniano, l’adulterio è il solo crimine punibile con la lapidazione come un reato “contro la legge divina”. La pena di morte può essere imposto anche per omicidio, stupro, rapina a mano armata e traffico di droga, ma i trasgressori sono di solito impiccati. La lapidazione serve a provocare una morte lenta e dolorosa. Afferma il codice penale dell’Iran: “La dimensione della pietra… Non deve essere troppo grande per uccidere il condannato da uno o due tiri, e non devono essere troppo piccole per essere definita una pietra“.

Donato De Sena, pubblicato il 15 luglio 2010 alle 19:50 dallo stesso autore

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