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martedì 14 settembre 2010

La parabola discendente dei padri separati – Femminismo a Sud

 

 

http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:hpiW2CuubjtU1M:http://4trading.files.wordpress.com/2008/02/image-thumb166.png?w=537&h=274&t=1Accendo la tv, vado su rai tre e vedo un noto presentatore tv (che comincia con i parlare di amor paterno e finisce per parlare di patti prematrimoniali, mantenimento che non vuole dare alla ex moglie e dunque in definitiva di vil denaro) e un avvocato matrimonialista (falsabusista) parlare a sostegno del progetto di legge che obbligherebbe i giudici ad attribuire l’affido condiviso anche in situazioni di violenza e introduce una malattia inventata che è fatta per salvare i carnefici, padri violenti, e criminalizzare o patologizzare le vittime.

Apro un quotidiano e vedo un calciatore pronunciare quasi le stesse parole. Un copione che sembra essere stato scritto per loro. Apro un settimanale e leggo una lettera di un presentatore tv in cui scrive le stesse cose dopo aver detto che “ha taciuto per cinque anni”. Inverosimile.

Potremmo portarvi fior di rassegne stampa in cui lo stesso presentatore si è speso assieme alla lobby dei padri separati, a battesimo dei residence pagati con i vostri soldi, soldi pubblici, per garantire un comodo bivani agli uomini, separati, associati alla lobby, già stipendiati, ma che dichiarano uno stato di indigenza perchè avrebbero difficoltà a farcela con l’affitto. Come milioni di altri individui che in quei residence però non metterano mai piede.

Privilegiati mantenuti con i soldi pubblici mentre le donne sono e restano povere, obbligate a tornare nelle famiglie di provenienza, e mentre tante persone, uomini, donne, stranieri, hanno problemi ben più gravi e vengono sgomberati e cacciati via dalle amministrazioni pubbliche.

E’ lo stesso presentatore tv che ha ricevuto forse la solidarietà concreta di tanti colleghi di una rete rai, quella di stampo leghista, che ha dedicato intere fasce pomeridiane a parlare male delle ex mogli e a santificare gli ex mariti.

Ma la stagione mediatica consta anche di un cantante di rango, e poi di tanti altri giornalisti e personaggi che sembrano aver sottoscritto tutti quanti lo stesso patto, come fosse una specie di piano di rinascita del padre padrone.

Ve ne abbiamo già parlato così come vi abbiamo già detto che la lobby in questione si muove proprio come qualunque altra lobby. Visibilità pubblica includendo i vip e bastonate metaforiche (mica tanto) alle donne, alle femministe e a tutti gli uomini, e in italia se ne sono espressi tanti, che trovano il loro progetto di legge parecchio discutibile.

Ci capita di leggere commenti di loro simpatizzanti i quali ci tengono a sottolineare quanto e come siano non temibili i nostri interventi. Infatti ci chiediamo come mai, potendo contare su una tale potenza di fuoco mediatica, con tutti i media a disposizione per dire parole a raffica, ci sia qualcuno che sembra avere l’interesse a intimidirci, zittirci, censurarci, clonare le pagine facebook delle donne che la pensano come noi e clonare i siti di tutte le femministe per oscurarle.

Come mai se quello che diciamo non è importante ne hanno così tanta paura? Come mai c’è chi passa intere giornate a fare revisionismo delle voci di wikipedia per riscrivere la storia con le stesse parole usate nelle campagne di propaganda dei padri separati? Come mai c’è chi fa di tutto per nascondere i numeri della violenza maschile contro le donne? Come mai c’è chi intende eliminare dal dibattito politico ogni voce critica che metta in luce tutte le contraddizioni e le mistificazioni di questa campagna?

L’altra domanda che ci facciamo frequentemente è: quanto costa tutta la faccenda? Per esempio: chi paga per i corsi della mediazione familiare? Perchè i centri di mediazione familiare nelle proposte della lobby dovrebbero sostituire i centri antiviolenza e i consultori? Chi paga per i corsi di formazione sulla Pas? Quanto costano? Chi incassa? Qual è il circuito di denaro che ruota attorno al mercato delle separazioni e dell’affido dei minori? Come mai le amministrazioni di destra finanziano progetti a favore della lobby? Perchè la lobby dovrebbe pesare sulla spesa pubblica? Ma soprattutto: la gente, tutto questo, lo sa?

Come mai è ripartito adesso il bombardamento mediatico, come già lo scorso anno, a fronte di un progetto di legge in discussione al senato [1] [2] sponsorizzato dalla lobby e supportato da tutte le componenti più a destra del parlamento?

Noi non siamo in parlamento ma seguiremo l’iter istituzionale e vi diremo per filo e per segno chi voterà cosa e chi invece no, perchè è essenziale che sappiate chi sta progettando l’inferno per voi.

Sappiamo per certo però che quella dei padri separati è una parabola discendente, altrimenti non capiamo tutta la violenza virtuale, il nervosismo, le pressioni di strani personaggi, certamente assai appassionati della materia, che in rete non fanno altro che istigare odio contro le donne e gli uomini che non condividono quel percorso. E’ infatti una parabola discendente negli Stati Uniti, dove la lobby è nata nel 1985, in Canada, in tutta Europa e l’Italia è come fosse un ultimo rantolo prima della fine di un disorientamento culturale, un revisionismo delle politiche di genere, che ha prodotto conseguenze disastrose dappertutto e dappertutto ha subito un arresto.

La lobby è stata radiografata, dappertutto le informazioni circolano, in molte lingue, e noi le leggiamo tutte o quasi, il vittimismo del padre padrone non funziona più e se anche il parlamento, ovvero questo parlamento dal quale ci si può aspettare tutto il peggio possibile, dovesse approvare una legge mettendo in mano agli ex mariti una ulteriore arma di ricatto e di violenza contro le ex mogli e i bambini, sappiamo che in termini culturali hanno perso, schiacciati a destra, tra omofobi e maschilisti della peggior specie, tra i lamentosi falsabusisti e i razzisti della lega, tra i reazionari piddiellini che volevano depenalizzare la violenza sui minori e i radicali del pd che a partire dal tempo in cui il loro leader offrì legittimazione e candidature a personaggi sporchi di mafia sembrano aver scambiato il garantismo con l’impunità, tra leghisti che vogliono fare a pezzi la legge 194 e teorici che hanno le idee piuttosto confuse sulla pedofilia.

Se volevano farla passare come una operazione di progresso, ebbene, non ci sono riusciti. Proprio non ci sono riusciti.

Da Cybergrrlz : La parabola discendente dei padri separati – Femminismo a Sud

Parola di Jacopo Fo: lo stupratore è frigido! Gli piace la passera inanimata e non conosce l’estasi dei sentimenti!

 

Lo stupratore è frigido! Gli piace la passera inanimata e non conosce l’estasi dei sentimenti!

Frigidità maschile, eiaculazione senza orgasmo (adenia)

In questi giorni ho ascoltato e letto numerosi dibattiti sullo stupro.
Ho trovato giustissimi i discorsi delle persone impegnate in questa battaglia ma mi chiedo se stiamo realmente scardinando l'ideologia della violenza.
La nostra iniziativa è efficace?
Mi chiedo se non sia ora che in Italia si faccia tesoro delle esperienze delle femministe di altri paesi che da tempo hanno deciso di attaccare senza tregua non solo la violenza sessuale ma le sue profonde radici culturali. Il problema è che in Italia la violenza dei condizionamenti del cattolicesimo autoritario è particolarmente forte.
Siamo ancora dominati dai TABU' SESSUALI!
(E qui potremmo a lungo disquisire sul rapporto tra disinformazione sessuale, record di stupri, record di corruzione, classifiche sulla mancanza di libertà nei media e l'esistenza stessa di Berlusconi, l'Anomalia Vivente...)
La prima questione sulla quale pochissimo si è parlato in Italia è il rapporto nodale tra violenza sessuale e piacere.
L'idea dominante nella cultura patriarcale (italica) della faida vede lo stupro come un atto di dominio vincente.
Il maschio è riuscito a godere di una donna contro la sua volontà, umiliandola.
Questa convinzione è un elemento che aumenta la sofferenza delle donne violentate.
Ma le cose stanno così?
No, ci dicono testi ormai quasi antichi come "La rivoluzione sessuale" di William Reich. Il maschio succube dalla cultura patriarcale del dominio NON E' IN GRADO DI SPERIMENTARE UN ORGASMO. Questo è un punto essenziale sul quale lavorano da decenni femministe e terapeute anglosassoni e scandinave.
Le esperienze nei percorsi di riabilitazione dei detenuti per stupro dimostrano che queste persone soffrono di una disastrosa schizofrenia. Sono maschi assolutamente frigidi, nel senso che hanno l'eiaculazione ma a questa non corrisponde nessun piacere orgasmico. L'unico piacere che provano è di tipo mentale. Una sorta di piacere chimico provocato dalle scariche di sostanze rilasciate dal corpo e simili all'eroina. Queste scariche sono innestate dallo shock emotivo provocato dalla pratica della violenza in sé e uguali a quelle che sperimentano i soldati sui campi di battaglia o i criminali durante una rapina. Ma questo tipo di piacere non ha nulla a che vedere con l'estasi dell'orgasmo sessuale.
Il violentatore è un uomo totalmente frigido dal punto di vista sessuale, il suo godimento è solo quello superficiale di una reazione chimica meccanica legata allo stress della violenza. Diciamolo!!! Innanzi tutto perché libera le vittime degli stupri da un surplus di umiliazione dato dall'idea di essere state tavolo imbandito di un banchetto di godimento.
Si tratta di una questione sottile ma essenziale. Per le mie vicissitudini ho avuto molti contatti con donne violentate. Il primo passo, terribile ma necessario, è quello di affrontare l'immagine del dolore.
Portare alla coscienza la ridda di voci interiori che gridano nella mente della vittima. Al dolore naturale per la violenza subita si unisce il carico imposto alla donna dall'ideologia patriarcale:

1) Il senso di colpa: se ti hanno violentata è perché non sei pura. Non hai resistito abbastanza alla violenza perché sei zozza dentro e te la sei cercata.
2) Non conti niente! Sei una nullità. Basta prenderti e usarti per avere godimento da te. Non puoi niente, neppure impedire che ti si goda. E visto che sei stata goduta hai collaborato allo stupro. Il tuo dolore non è nulla, un uomo che ti violenta non lo sente neppure.

Capire la struttura del dolore di una vittima di violenza sessuale vuol dire penetrare nell'orrore di queste due idee perverse.
Capire quella parte del dolore che non deriva dalla sola brutalità degli atti subiti ma dal contesto nel quale la violenza viene vissuta: non è facile comprendere l'impossibilità per gli stupratori di sperimentare l'orgasmo quale esperienza antitetica a uno stato psicologico di stress e impossibile in una situazione di assenza di empatia. Ma questa comprensione è un passaggio essenziale per ridurre il dolore psicologico che la violenza lascia alla donna per tutta la vita. Comprendere che il piacere sessuale vero e completo è un'esperienza che richiede la condivisione della tempesta emozionale scatenata dal tripudio dei sentimenti vuol dire dare alla sessualità una valenza sacra e quindi poter reimmaginare una vita sessuale nonostante l'esperienza dell'espropriazione (a questo concetto sono dedicati i capitoli 14 e seguenti de
La rivoluzione Pigra .
Sul concetto specifico della frigidità maschile vedi qui.
Ancora sulla frigidità maschile.
Sul rapporto tra violenza sessuale e frigidità vedi qui).
Ma l'assunzione dell'idea della frigidità maschile come problema centrale della sessualità fallocrate (ne soffre circa la metà dei maschi) è essenziale anche se vogliamo ottenere quella rivoluzione culturale che è il solo mezzo per contrastare veramente il reiterarsi delle violenze sessuali.
In ogni intervista, in ogni articolo su questo tema, dovremmo battere essenzialmente su questo: lo stupratore è un poveretto che non gode!
Un disabile emotivo. La sessualità dei film porno è patetica: fare sesso così non è piacevole.
Gode veramente chi si lascia andare alla magia della condivisione, del feeling! Non sono le posizioni del kamasutra ciò che rende più piacevole il sesso ma la capacità di intesa, di emozione.
Questo dovrebbe essere il nostro ariete per ottenere l'ascolto di milioni di maschi che vivono credendo che i rapporti orali di Moana Pozzi, praticati alla velocità di uno smerigliatore, siano il massimo che un maschio possa desiderare.
Sono venti anni che tengo corsi di educazione sessuale a gruppi di studenti.
E quando riesci a far uscire allo scoperto qualche ragazzo che vive nel mito della sessualità dei supercazzi superduri ti accorgi che è prigioniero in una fortezza ideologica inespugnabile.
Tutti i bei discorsi sul rispetto, sulla giustizia, sui bei sentimenti gli rimbalzano, colpiti dalla potente mazza mentale di un'ideologia facile e potente: "Ti-metto-il-cazzo-in-bocca-godi-troia."
L'unica leva efficiente è dirgli: "Tesorino, ma veramente credi che le attrici porno sappiano fare dei bei pompini?" (Ovviamente non lo dico con queste parole perché mi arresterebbero, ma il discorso che cerco di comunicare loro con un elegante giro di parole e di doppi sensi è proprio questo.)
Se vuoi entrare dentro il suo castello ideologico devi capire che un ragazzo di 15 anni non è un fallocrate per vocazione. E' un disperato che si aggrappa all'unica cosa che gli viene offerta che non sia la castità. Intimamente, la sua parte istintiva, la scintilla di luce che lo anima, cerca spontaneamente un'intimità sessuale felice e condivisa ma gli mancano le parole per immaginarla. DIAMOGLIELE! Iniziando dal concetto base: nella sessualità della violenza non c'è nessun piacere!!!!!!!!!!!
Il secondo punto essenziale della lotta alla violenza sessuale è l'INFORMAZIONE SESSUALE.
E' nell'ignoranza che nascono i mostri!
La battaglia per l'informazione sessuale è stata centrale nel femminismo mondiale.
Ma questo non è successo in Italia, culturalmente bloccata dal moralismo cattocomunista.
Questioni come l'uso dei muscoli pelvici durante il rapporto sessuale sono state essenziali per il femminismo d'oltralpe (
Muscoli vaginali. Vedi qui).
Io ebbi il privilegio di essere linciato, ancora a metà degli anni '80, per avere scritto in modo didattico e dettagliato su Tango, supplemento satirico dell'Unità, come allenare la muscolatura del pavimento pelvico e usarla nell'amplesso.
Sul rapporto tra educazione sessuale e violenza ho scritto nel mio blog
sul bullismo giovanile ma qui vorrei affrontare la specifica questione dell'informazione sui movimenti del pubococcigeo. Infatti non si tratta solo di una questione riguardante il benessere fisiologico e la capacità orgasmica della donna.
L'uso della muscolatura vaginale durante l'amplesso rovescia i ruoli sessuali in quanto il maschio diventa passivo rispetto alla capacità della donna.
Il pene non ha muscoli!!!
E solo se la donna succhia il pene con la vagina durante l'orgasmo il maschio raggiunge un vero orgasmo profondo (
attivando il Punto L).
Grazie all'informazione sui movimenti vaginali si fa quindi saltare il concetto di maschio che penetra. Il maschio viene preso, la femmina lo risucchia.
E QUESTO E' IL VERO GODIMENTO!
La naturale fisiologia di un rapporto sessuale praticato da una donna che usa pienamente la potenza della sua muscolatura fa sì che ESSA diventi l'elemento più attivo!!!
Può sembrare una questione di lana caprina ma è invece basilare nella lotta allo stupro: solo in un rapporto sessuale con una donna sessualmente attiva il maschio ottiene la sollecitazione del Punto L e quindi raggiunge un orgasmo profondo. QUINDI un vero maschio cerca donne che si muovano dentro se vuole godere veramente.
Per le popolazioni matriarcali lo stupro è concettualmente incomprensibile proprio perché un maschio normale non ha nessun interesse penetrare una VAGINA MORTA.
E questo concetto (una vagina viva ti dà piacere, una vagina morta no!) va a rafforzare la nostra campagna di informazione che mira a scardinare tutta la costruzione malata dello sciovinismo maschile denunciando la frigidità dello stupratore.
SESSO TANTRICO DOLCE
Ovviamente anche una generale informazione sessuale dovrebbe far parte di questo sforzo. E questa informazione dovrebbe non solo dare notizie sull'anatomia sessuale ma anche su forme di sessualità diverse, come il
Sesso Tantrico Dolce, una forma di sessualità nella quale si cerca una specie di estasi di coccole. Andrebbe insegnata a scuola proprio perché introduce in una visione del rapporto sessuale come un momento di celebrazione della sacralità della vita e della magia delle emozioni. Stare fermi, sessualmente compenetrati (una penetrazione senza che il maschio debba avere un'erezione!) ad ascoltarsi e a godere delle minuscole sensazioni che l'amore dischiude. Far conoscere una visione del sesso che non riconosce cittadinanza alla violenza e che ricerca la profonda soddisfazione delle sensazioni e dell'anima.
L'idea del Tantra Dolce è potente perché contiene l'idea della penetrazione morbida. Il concetto stesso di penetrazione senza necessità di erezione fa saltare l'archetipo maschile della virilità. Una donna che ti dice: "non mi interessa se è duro o no" è un attentato vivente alle idee fasciste sul sesso.
Per concludere, spero che il movimento mosso dall'orrore della violenza sessuale scelga di utilizzare queste due essenziali leve di comunicazione per iniziare una fase di lotta che ottenga finalmente risultati sensibili.
Dobbiamo non solo portare questi discorsi in tutti i luoghi possibili ma anche pretendere che la Rai realizzi trasmissioni sulla frigidità del maschio, sulle meravigliose possibilità della muscolatura sessuale femminile e sulla sacralità dell'estasi delle emozioni.
Smettiamola con questa opposizione molle alla macchina mentale dello stupro.
L'ideologia patriarcale è una tigre di carta. Pisciamoci sopra.

Lo stupratore è frigido! Gli piace la passera inanimata e non conosce l’estasi dei sentimenti! | Jacopo Fo: buone notizie - vignette

  • Da Jacopo Fo il 29/11/2006 - 08:38

Violenza domestica: le donne amano chi fa del male

 violenza_domestica I dati che giungono da tutte le direzioni continuano a smentire le pretestuose ossessioni antifemministe e falsabusiste che dipingerebbero le donne come una massa di rabbiose isteriche dall’abitudine alla bugia ed alla vendetta. Tesi letale perché, se le istanze delle organizzazioni falsabusiste venissero accolte, la condizione della donna cadrebbe drammaticamente ai livelli del più estremista dei Paesi di fede islamica, anche in occidente. Nulla di più errato, quindi. Le donne sono, da millenni, malate nella propria autostima e predisposte alla sindrome di Stoccolma a causa di pressioni culturali mondiali.

Eccone un’altra prova:

Violenza domestica: le donne amano chi fa del male

I risultati di una ricerca condotta dal St. Michael Hospital di Toronto: la maggioranza continua a considerare il proprio partner una persona affidabile, paziente e premurosa.

È risaputo che molte donne non abbandonano relazioni con partner che abusano di loro psicologicamente, fisicamente e sessualmente. Ma come è possibile? Per scoprirlo dovremmo chiederlo a loro. Le donne che vivono queste relazioni.

UNA RICERCA – È quello che hanno fatto i ricercatori del St. Michael Hospital di Toronto e della Adelphy University di Garden City (NY), che hanno intervistato una ad una 611 donne di età media intorno ai 35 anni, di basso reddito e residenti in zone urbane. Le interviste hanno avuto una durata di circa un’ora e mezza ciascuna e sono avvenute in luoghi concordati con le stesse donne perché si sentissero a loro agio.  Quello che è venuto fuori è una realtà a dir poco sconcertante. Il 43% delle donne intervistate ha dichiarato di aver subito violenze domestiche nell’arco dell’ultimo anno. Quelle psicologiche e croniche sono più frequenti di quelle fisiche e sessuali.

RISULTATI SCONCERTANTI - Quello che è importante è che più della metà di queste donne (54%) continua a considerare il proprio uomo una persona affidabile, sia finanziariamente che emotivamente, e circa una su cinque (21%) li considera pazienti e premurosi. È questo il motivo per cui non interrompono la relazione.  Solo il 2,3% ritiene i propri compagni estremamente oppressivi e l’1,2% riporta che il proprio partner si produce in gravi comportamenti generalmente violenti.  Non sono presi in considerazione dalla ricerca importanti fattori che contribuiscono alla formazione di una visione distorta del proprio partner e della propria relazione da parte delle donne in questione e che rimandano alle strategie applicate dagli uomini per isolare le proprie compagne e renderle dipendenti da loro.

TIPOLOGIE SPECIFICHE – Ma lo scopo dello studio era quello di riuscire a scoprire se le informazioni di donne che non hanno fatto richiesta per trattamenti o consultori per relazioni problematiche possano essere una risorsa per arrivare a individuare specifiche tipologie di aggressori.  Sulla base delle interviste i ricercatori hanno diviso gli uomini protagonisti di queste violenze in tre gruppi. Gli uomini “pericolosamente molesti” (18%) che sono i più pericolosi sia per i familiari sia per il resto della comunità; gli uomini “decisi e oppressivi” (38%) che mostrano livelli moderati di violenza e alcuni tratti positivi come l’affidabilità; gli uomini “affidabili e molestatori” (44%) che sono meno oppressivi e violenti.

UN ALTRO LIVELLO DI SPIEGAZIONE – La dottoressa O’Campo, direttrice del centro di ricerca del St. Michael Hospital, afferma che “spesso la gente immagina il molestatore come una persona violenta per un giorno e carina per gli altri cinque” e che lo studio effettuato, focalizzandosi sugli autori delle violenze e non solo sulle vittime, ci restituisce invece “un altro livello di spiegazione del motivo per cui le donne restano nella relazione”.  “L’importanza di ascoltare la voce delle donne non potrà mai essere sottolineata abbastanza e necessità ulteriori esplorazioni” dice la dottoressa O’Campoquesto è solo un potenziale passo verso una migliore conoscenza di come trovare ulteriori modi per garantire la sicurezza delle donne”.

17 Aprile 2010, ore 9.20

Di Lorenzo Arena (Demopazzia) Violenza domestica: le donne amano chi fa del male

Da Giornalettismo.com

29 Giugno 2010, Francia: approvata la legge contro la violenza sulle donne

 

femme-anonyme-violences-conjugales-solitude-femme-battue-temoignage-4078255gkxwp_1902 Il Parlamento licenzia in via definitiva il provvedimento bipartisan che crea uno status di protezione a favore delle donne coinvolte in episodi di maltrattamenti tra le mura di casa. E’ polemica sui termini del provvedimento.

L’iter legislativo è finito: l‘Assemblée Nationale ha promulgato il disegno di legge bipartisan sulle violenze domestiche. Ora in Francia le donne molestate potranno giovarsi di una “ordinanza di protezione” d’urgenza emanata dal giudice; mediante questo provvedimento si potrà organizzare l’espulsione del molestatore dal nucleo familiare, o la riallocazione della donna se essa preferisse trasferirsi. In ogni caso, “il fatto di molestare ripetutamente il proprio coniuge mediante aggressioni ripetute”, comporterà illecito penale punibile con 5 anni di prigione e 75000 euro di ammenda.

BIPARTISAN – Una legge bipartisan promossa dall’UMP, il partito di maggioranza, e dal PS, i socialisti all’opposizione. Per il ministro della Famiglia Nadine Morano questo è “un giorno storico, perchè il parlamento ha messo da parte le lotte partigiane davanti all’urgenza della violenza alle donne”. Le misure adottate includono inoltre l’inizio della sperimentazione sul bracciale elettronico antiviolenza alle donne, e l’istituzione di una giornata nazionale di sensibilizzazione sul tema. La Francia affronta così l’emergenza violenze domestiche, con 156 donne morte nel solo 2008 e il 20% degli omicidi totali d’oltralpe commessi fra le mura domestiche.

QUESTIONE DI GENERE – La legge si riferisce ad ogni tipo di unione ammessa in Francia, dal matrimonio ai PACS. Il parlamento ha però cambiato l’intestazione del testo, modificandolo in “proposta di legge relativa alle violenze fatte specificatamente contro le donne, alle violenze nel seno delle coppie e all’incidenza di queste ultime sui bambini”, in questo modo ricomprendendo nelle fattispecie punite anche l’ipotesi di violenza contro gli uomini. E a qualcuno la cosa non è piaciuta: “non è stata rispettata la nostra intenzione di farne una battaglia di genere”, ha detto Danielle Bousquet, coautrice socialista della legge, “poichè in nove casi su dieci è la donna a subire violenze, all’interno della coppia”.

Di Redazione: Francia: approvata la legge contro la violenza sulle donne

Da Giornalettismo.com

Una delle tante Sakineh: Azar Bagheri

In Iran le donne vanno a morte con metodi atroci grazie alle false denunce dei loro mariti.

 

L’Iran non si ferma: 18enne condannata a morte per adulterio

Non tragga in inganno la sospensione della condanna per Sakineh Ashtiani Mohammadi. Le donne adultere continuano ad essere punite con la lapidazione

Ieri la notizia della sospensione della condanna alla lapidazione inflitta a Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana accusata di adulterio, salvata dall’esecuzione prevista quattro giorni fa grazie anche all’impegno dellaahmadinejad LIran non si ferma: 18enne condannata a morte per adulteriocomunità internazionale. Non è l’unico drammatico caso da risolvere.

COSTRETTA A SPOSARSI – La diciottenne Azar Bagheri aveva solo 14 anni quando fu costretta a sposarsi con un uomo più anziano. Oggi si prepara alla sua fine per un adulterio che sarebbe stato compiuto durante il matrimonio, e anche lei condannata alla morte per lapidazione. La condanna non poteva essere eseguita fin quando non avrebbe raggiunto la maggiore età, i 18 anni. Così per gli ultimi quattro anni, la signora Bagheri è stata costretta a deperire nel braccio della morte, mentre i giudici aspettavano che raggiungesse la fatidica soglia anagrafica, superata la quale in sarebbe potuta essere uccisa. Secondo quanto racconta l’attivista per i diritti umani iraniani Mina Ahadi, la sig.ra Bagheri è stata denunciata dal marito, che l’avrebbe accusato di aver commesso adulterio con due uomini.

ANCHE FALSE LAPIDAZIONI – La sig.ra Ahadi ha detto che la ragazza è stato perfino beffeggiata: sottoposta a due false lapidazioni. In due occasioni sarebbe stata portata fuori dalla sua cella e sepolti fino alle spalle nel cortile del carcere di Tabriz, nel nord-ovest dell’Iran, preparata ad essere bersagliata a morte con le pietre. Incoraggiati da una campagna internazionale contro la pena di morte in Iran per le donne colpevoli di adulterio, dli avvocati della Bagheri stanno ora pensando di chiedere al giudice di ridurre la sua condanna a 99 frustate. Si spera, insomma, nella misericordia del tribunale. Qualcosa nell’aria, infatti, sembra cambiato soprattutto dopo la condanna generalizzata della pena di lapidazione di un’altra donna, della 43enne Sakineh Ashtiani Mohammadi, in seguito alla quale gli iraniani la settimana scorsa hanno fatto marcia indietro.

GLI ATTIVISTI SPERANO – Gli attivisti hanno comunque intenzione di non cantare vittoria e di non abbassare la guardia:  avvertono che la sig.ra Ashtiani potrebbe ancora essere uccisa con altri mezzi, non necessariamente attraverso la lapidazione. Amnesty International, ad esempio, ha notato che tre iraniani condannati a morte per lapidazione lo scorso anno sono stati impiccati. ”Una semplice modifica del metodo di esecuzione non risolverebbe la ingiustizia“, ha detto il vice direttore di Amnesty per il Medio Oriente, Hassiba Hadj Sahraoui. La sig.ra Ashtiani era stata condannata nel 2006 per avere una “relazione illecita” con due uomini, per la quale ha già ricevuto una fustigazione pubblica di 99 frustate. Era stata condannata per adulterio anche se in quel momento vedova.

MORTE ATROCE – Secondo il codice penale iraniano, l’adulterio è il solo crimine punibile con la lapidazione come un reato “contro la legge divina”. La pena di morte può essere imposto anche per omicidio, stupro, rapina a mano armata e traffico di droga, ma i trasgressori sono di solito impiccati. La lapidazione serve a provocare una morte lenta e dolorosa. Afferma il codice penale dell’Iran: “La dimensione della pietra… Non deve essere troppo grande per uccidere il condannato da uno o due tiri, e non devono essere troppo piccole per essere definita una pietra“.

Donato De Sena, pubblicato il 15 luglio 2010 alle 19:50 dallo stesso autore

Da Giornalettismo.com:  L’Iran non si ferma: 18enne condannata a morte per adulterio

Teresa Lewis: anche negli Usa donne condannate a morte

Il Washington Post intervista la responsabile dell’omicidio del marito e del figliastro: “Ho paura di morire, sono pentita”.

Teresa%20Lewis Teresa Lewis: anche negli Usa donne condannate a mortePer alcuni Teresa Lewis è una mente fredda e manipolatrice, che ha cospirato per far uccidere il marito e il figliastro per incassare i soldi dell’assicurazione e mettersi con un altro uomo. Altri la vedono come una semplice – anche infantile – donna con la capacità mentale di una 13enne, coinvolta in un terribile crimine da un amante intrigante.

NEL BRACCIO DELLA MORTE – Oggi la Lewis, in un carcere di blocchi di calcestruzzo, è l’unica donna nel braccio della morte. Passa il tempo cantando canzoni del Vangelo, si vanta di suo nipote neonato e passa i giorni in isolamento virtuale, tra la lettura di una Bibbia consumata e la visione di reality show. Ancora per poco: se né la Corte Suprema, né il governatore Robert F. McDonnell interverranno, la Lewis diventerà la prima donna giustiziato in Virginia in quasi 100 anni e la dodicesima a livello nazionale da quando la pena capitale è stata ripristinata nel 1976. Entrambi gli uomini che hanno collaborato agli omicidi in cui lei è implicata, hanno ricevuto la comunicazione con la data della loro esecuzione. La sua è prevista per il 23 settembre. “Non ho premuto il grilletto, ma ho fatto lo stesso qualcosa di sbagliato: non ho impedito la morte di due persone a cui volevo bene”, dice al Washington Post. “Sono spaventata a morte, io voglio vivere”.

LA PAROLA ALLA DIFESA – Chi la difende, ricorda che la Lewis non ha organizzato i piani che hanno portato alla morte del marito e del figliastro: lei ha semplicemente eseguito gli ordini dell’amante. “E’ una persona di fede, è stata tirata in ballo in un gioco più grande di lei”, dicono. Da quando è arrivata in carcere sette anni fa, la Lewis ha vissuto nell’unità di segregazione perché lo Stato non ha un braccio della morte per le donne. Non è autorizzata a partecipare alle funzioni della chiesa o andare al cantiere di ricreazione e passa la maggior parte del suo tempo da sola. Si sdraia sul pavimento della sua cella e grida sotto la porta per parlare con altri prigionieri. Il suo cappellano di lunga data ha detto che quando le cose si fanno tese o turbolenti, Lewis canta e si calma le altre detenute.

pena di morte Teresa Lewis: anche negli Usa donne condannate a morteEPPURE SI MOSSE - I detrattori ricordano che la Lewis si è disinteressata di quanto stava accadendo, quando ha fatto entrare i due aggressori per uccidere il marito e il figliastro, ex militare. Ha lasciato una porta aperta, se n’è andata mentre i due facevano il lavoro sporco, ha aspettato mezz’ora prima di chiamare il 911. La polizza di assicurazione sulla morte del marito valeva 250mila dollari, e aveva pianificato di dividerli con l’amante Matthew Shallenberger. La Lewis, dice l’accusa, ha anche spinto la figlia sedicenne a fare sesso con il 19enne Rodney Fuller, che ha aiutato Matthew nel portare a termine il compito. Su consiglio del suo avvocato, lei non ha contestato le ricostruzioni dell’accusa, dicendo semplicemente di aver vissuto un grande conflitto interiore: “C’era Gesù che mi diceva di non farla, e Satana che mi diceva il contrario. Quella notte la mia mente mi ripeteva che non avevo fatto nulla di male, non avendo premuto il grilletto”.

DONNE E PENA DI MORTE - E’ dal 1912 che non si giustizia nessuna donna in Virginia. Dal 1900, 50 donne sono state giustiziate negli Stati Uniti, secondo i dati ufficiali. A partire dal primo gennaio, vi erano 61 donne condannate a morte – poco meno del 2 per cento della popolazione totale dei bracci della morte. Il governatore della Virginia ha già fatto sapere che la sua politica è annunciare la sospensione dell’esecuzione almeno 5 giorni prima della stessa, e ha già respinto due richieste di grazia durante il suo governo. L’avvocato della Lewis ricorda il passato della sua assistita, e spinge sul fatto che lei ha confessato tutto e vuotato il sacco, spiegando agli inquirenti come sono andate le cose senza tacere nulla e coprire nessuno, nemmeno sé stessa. Shallenberger ha ammesso di essere un gigolò e di stare cercando una preda come lei. Si è preso tutta la responsabilità nell’organizzazione del piano, che Teresa ha solo eseguito. Eppure il giudice non ha avuto pietà. Shallenberger ha un Q.I. di 113, la Lewis di solo 73.

IL REVERENDO – Il reverendo Lynn Litchfield ha incontrato Teresa Lewis il giorno che arrivò in manette al carcere. Da quel giorno, il cappellano si è regolarmente fermato dalla sua cella. Si inginocchiava fuori, e avrebbero parlato attraverso la fessura dove si passano i carrelli di cibo. “L’ho vista piangere. Ho visto la sua lotta attraverso i suoi incubi. Lei lotta con il perdono e il pentimento”, ha detto Litchfield. Lewis è diventato una fonte di forza per altre donne, pregando e cantando con loro. Dalla cella 108, Teresa Lewis trascorre le sue giornate scrivendo a amici di penna e pregando ad alta voce. Guarda “Ballando con le Stelle”, “America’s Got Talent” e “I Love Raymond”, ma evita drammi di polizia come “CSI“, perché le ricordano gli omicidi che ha commesso. “Io dico a Gesù ogni giorno: se continuano a lasciarmi vivere, quello che ho passato, il mio delitto, serviranno per portare la gente a Gesù,” ha detto. “Mi sento di poter insegnare loro molte cose i miei errori, perché Dio mi ha fatto vedere quello che ho fatto e che cosa avrei potuto fare.”

Di Giovanni Percolla, pubblicato il 14 settembre 2010 alle 12:24 dallo stesso autore

Da Giornalettismo: Teresa Lewis: anche negli Usa donne condannate a morte

I disastri dell’informazione orientata: la verità sulla mamma di Trento

allattamento Ci sarebbero le solite strumentalizzazioni all’attacco di consultori e servizi sociali dietro la lacunosa narrazione della vicenda della mamma di Trento a cui è stata tolta la figlia poco dopo il parto perché il Tribunale dei Minori la dichiarasse disponibile all’adozione due mesi dopo. La mamma non era solo povera e sola, abbandonata dal padre della bambina ma era anche cardiopatica, per cui l’orientamento all’aborto le era stato dato per tutelare la sua stessa vita.

Il Moige interviene parlando di “paure da superare”. Non sempre sono semplici paure. La tutela delle madri deve restare prioritaria rispetto alla tutela del feto.

 

 È povera, le consigliano di abortire

Repubblica — 02 settembre 2010   pagina 9   sezione: ROMA

«NON sarebbe il caso di pensare a un' interruzione di gravidanza?» Incinta, cardiopatica e senza un soldo, Teresa, trent' anni, sola, il compagno l' ha lasciata ed è tornato per sempre in Tunisia, si è sentita rispondere così in un consultorio della capitale. Teresa ci ha pensato su. Ed ora, ospite di una casa famiglia, accarezza il suo pancione di qualche mese, convinta più che mai come quel consiglio fosse sbagliato. Una storia accadutaa fine luglio e denunciata ieri dal Moige, l' associazione Movimento italiano dei genitori. Una storia di cattiva gestione che ha trascinato con se perplessità e sdegno. «I consultori vanno rivisti - dice Antonio Assimita direttore generale del Moige - Devono ridiventare centro di accoglienza e di aiuto per le donne che si trovano in difficoltà, sostenendole concretamente a superare paure con l' aiuto anche delle associazioni di volontariato». Per l' assessore all' Ambiente Fabio De Lillo «E' necessario, attivare una "rete sociale" di accoglienza alla maternità sull' esempio della Regione Lombardia». Spiega De Lillo: «Lì hanno realizzato un sostegno economico alle madri per prevenire l' aborto. Salvare vite umane non è una battaglia ideologica ma un dovere delle istituzioni, per una piena attuazione dei principi della Costituzione». La ragazza, cheè ora seguita da specialisti vista la sua patologia cardiaca, ha raccontato di come al consultorio quel giorno di luglio, non le abbiano ventilato altre prospettive. Anche se il giorno dopo l' ha chiamata un assistente sociale offrendole la possibilità di una sistemazione per un paio di mesi. E l' invito «Risentiamoci dopo l' estate». - ALESSANDRA PAOLINI

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Bimba tolta alla mamma I giudici: "Non è per povertà"

Trento, dopo giorni di polemiche sul caso della neonata dichiarata adottabile, il presidente del Tribunale dei minori di Trento parla di "esigenza primaria di garantire la tutela della minore"

 

TRENTO, 13 settembre 2010 - Dopo giorni di polemiche sul caso della mamma di Trento a cui i giudici hanno tolto la figlia appena nata, oggi si fa viva con una nota di spiegazioni la presidente del Tribunale dei Minori  di Trento Bernardetta Santaniello.

"La dichiarazione di adottabilità della minore non trae in alcun modo origine dallo stato di povertà della madre: infatti eventuali difficoltà di natura economica del o dei genitori trovano soluzione o sostegno in altri interventi di carattere socio-assistenziale, che non mancano a livello provinciale - scrive il giudice - La decisione del Tribunale risulta giustificata da altre valutazioni, che attengono alla storia personale e familiare della madre e del padre, e soprattutto dall’esigenza primaria di garantire la tutela della minore sulla base della normativa vigente senza alcun condizionamento di natura ideologica: occorre ricordare che, nel caso di falliscano degli altri interventi di sostegno e persistano le difficoltà di carattere non temporaneo dei componenti della famiglia naturale, la Legge 184 del 1983 prevede l’adottabilità del minore come unica soluzione adeguata per assicurare allo stesso uno sviluppo psicofisico corretto".

"Il caso in specie - sottolinea Bernardetta Santaniello -  non è diverso da tanti altri trattati dal Tribunale di Trento e da altri Tribunali per i minorenni. E' preoccupante che si siano scatenate reazioni incontrollate, dettate da personali convinzioni ideologiche e sostanzialmente denigratorie del lavoro costante e tenace svolto dai vari protagonisti che, in ambito sociale e giudiziario, cercano sempre in prima battuta di salvaguardare il diritto di ogni bambino a crescere nella sua famiglia di origine".

Per il magistrato "sarebbe utile sapere quanti dei vari soggetti che sono intervenuti in questo dibattito abbiano avuto effettiva conoscenza di tutte le circostanze di fatto che negli anni hanno portato alla valutazione negativa in merito alla compatibilità dei tempi dell’ipotetico recupero delle capacità materne con quelle attuali di sana crescita della bambina ed abbiano letto le motivazioni della sentenza emessa".


Senza mezze parole, quindi
, la presidente del Tribunale attacca la stampa, evidenziando "il rischio concreto ed attuale che una cattiva informazione possa ingenerare in tutte le famiglie in difficoltà, meno attrezzate a valutare criticamente il senso delle notizie, una maggiore diffidenza rispetto ai numerosi e differenziati interventi di sostegno, tesi innanzitutto a salvaguardare il rapporto genitori/figli ed a trovare soluzione alle problematiche esistenti, per paura che il Servizio sociale ed il Tribunale possano portar via i bambini in modo immotivato ed irrazionale".

E il giudice conclude: "Come è comprensibile si tratta di un settore quanto mai delicato, in cui ogni vicenda merita la massima attenzione e la cui gestione presuppone la capacità di mantenere equilibrio e serenità di giudizio senza facili suggestioni emotive, per poter dare effettivamente voce e rilevanza ai bisogni dei minori".

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2010/09/13/383726-bimba_tolta_alla_mamma.shtml

 

Attacco studiato ai consultori: interessi economici? da Vita di donna community

Lazio: "I consultori non sono abortifici. Ed io non ci sto"

consultori 
Tre domande a "La Repubblica" di Giuseppina Adorno, presidente della Consulta dei consultori di Roma
di Monica Soldano
I consultori sono degli abortifici. Questo il messaggio, che risuona forte e chiaro, dai commenti virgolettati di Antonio Assimita, direttore generale del Moige, lanciati dalle pagine di la Repubblica, cronaca di Roma, il 2 settembre scorso. A dare l’allarme il racconto
“E’ povera, le consigliano di abortire”, a firma di Alessandra Paolini.
Così, Giuseppina Adorno, presidente della Consulta dei consultori di Roma, chiede nero su bianco a La Repubblica di precisare quei fatti, prima dei commenti. Almeno tre i punti poco chiari, su cui, in una lettera, con preghiera di pubblicazione, interroga la giornalista e chi ne è responsabile. Nell’attesa, Vita di Donna, l’ha incontrata, per saperne di più.
Quali sono gli elementi poco chiari di quel racconto, che ha poi suscitato commenti a raffica, anche da Fabio De Lillo, assessore all’Ambiente della Regione Lazio, oltre che da Assimita del Moige?
Innanzitutto, non è possibile denunciare un episodio grave come quello in questione senza dire in quale consultorio è avvenuto quanto segnalato, quale richiesta è stata fatta dall’interessata quando si è recata in consultorio e quale figura professionale abbia dato alla signora Teresa quell’unica indicazione: di abortire, perché povera.
Lei crede che sia stato un racconto un po' alterato per cominciare a preparare il terreno per altro?
Penso proprio di sì, non mi sembra casuale. Mi meraviglio che ci sia stata tanta approssimazione nel racconto, anche perché da altre fonti si è saputo che l’episodio citato era avvenuto in un Municipio e non in consultorio. Escludo che un operatore di consultorio possa esprimersi in quei termini, ma anche se fosse stato un singolo episodio, perché buttare fango a pioggia su tutti e senza neanche chiedersi che cosa siano i consultori e quali siano i veri problemi da discutere?
E quali sono?
L’agenda del dibattito pubblico è già fitta, a partire da martedì 14, quando con gli operatori, tra cui Lisa Canitano, la vostra presidente, ci incontreremo all’ospedale San Camillo di Roma. Nessuno vuole negare i problemi, ma qui si tratta di raccontare i fatti. Ricordo che i consultori non devono essere centri di accoglienza per donne in difficoltà, ma servizi per la salute sessuale e riproduttiva. Accoglienti, laici, rispettosi dei valori che la persona porta e dai quali si deve partire per instaurare una relazione d’aiuto.
E’ vero che martedì prossimo in commissione Politiche sociali, alla Regione Lazio, si inizierà a discutere della proposta della pidiellina Olimpia Tarzia per la riforma e la riqualificazione dei consultori?
Si, ma non si tratta di riqualificazione, bensì di cancellazione dei consultori pubblici – visto che si prevede l’abrogazione della legge 15/76, che istituisce i consultori nel Lazio - e di devoluzione di somme a favore di associazioni private che hanno obiettivi diversi da una struttura pubblica. Temiamo che stia per cominciare una battaglia ideologica sulla pelle delle donne.
Cosa pensate di fare?
Farlo sapere in giro, discutere con le persone. Ecco perché, anche con le associazioni della Casa Internazionale delle donne, abbiamo dato vita ad un movimento per la difesa dei consultori, nati proprio dalle lotte delle donne per la tutela della propria salute, e abbiamo scritto un appello su cui stiamo chiedendo le firme sul sito:
http://consultaconsultoriroma.blogspot.com/.
Chiederete un’ audizione?
Si, certo, ma non basta. Ci appelliamo a tutti coloro che vogliono conoscere e impegnarsi contro questa proposta, perché firmino l’appello in difesa dei consultori familiari pubblici e consultino il blog della Consulta, il sito della Casa Internazionale delle Donne e Vita di Donna, per aggiornarsi sugli appuntamenti delle prossime settimane e partecipare alle iniziative che stiamo organizzando.
Fonte: Vita Di Donna Community , Lazio: "I consultori non sono abortifici. Ed io non ci sto"