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giovedì 14 ottobre 2010

Come cresce magicamente una pagina-bufala (attenti agli imbrogli su Facebook!)

Qualcuno di voi si starà chiedendo come sia possibile che una pagina che si chiama come le nostre pagine autentiche, ovvero NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE ma che ospita quasi solo articoli che parlano di padri maltrattati, di donne violente, madri degeneri e assassine, femmine avide e crudeli che riducono gli uomini in miseria, i cui commentatori fissi sono carichi di odio verso le donne, proceda allegramente verso i quasi 220 mila iscritti.

La risposta è semplicissima, anche se laboriosa da spiegare, ma il concetto alla base è elementare: l’inganno.

Studiamo il macchinoso procedimento attraverso cui questo inganno si realizza:

Chiunque di voi può ricevere da un suo contatto ( quasi certamente fasullo, dopo vedremo quali) un invito ad aderire ad un gruppo come quello che trovate a questo indirizzo : http://www.facebook.com/group.php?gid=256145372479&v=info e che appare così dai risultati Google. Anche se tutto è, come sempre, pubblico, coprirò ugualmente per privacy i suoi iscritti visibili. Se le foto sono poco leggibili, cliccateci sopra.

gruppoNoaqualsiasiformadiviolenzaparticolare2ed

Chi non si iscriverebbe più che volentieri ad un gruppo che si dichiara contro qualsiasi forma di violenza? Osservate la lista delle sue amministratrici e la stupenda ragazza bionda cerchiata in foto.

Adesso accediamo al gruppo attraverso Facebook per veder ricomparire i cognomi dei membri.

gruppoNoaqualsiasiformadiviolenzaparticolare3eded  

L’adorabile biondina nella foto patinata e un po’ troppo professionale si chiama Sara Conti. Cosa succede se ci iscriviamo al gruppo in questione?Succede che ci arrivano messaggi come questo:

sara Contied

Questa splendida ragazza chiama tutti “amore”. Che espansiva, non trovate? Sostiene che gente “violenta ed in malafede” la stia attaccando, poverina. Come non aiutarla! Dopo ci dà anche un bacio!

E quale sarebbe la sua pagina? Ma questa! Vi aspettavate che ad amministrarla ci fosse una tale bellezza? Io no. A dire il vero io e molte altre persone sappiamo benissimo chi amministra quella pagina. Non è un mistero, se si hanno occhi attenti.

Ma osserviamo il profilo di Sara, tanto è aperto e qualcosa ci dice che non ci denuncerà mai perché creare false identità sul web con le quali prendere in giro la gente è contro la legge italiana :  http://www.giovani.it/computer/news/falso_nome_web_reato.php

saracontiprofiloed1 

Questa è la sua bacheca esposta (eh sì, non tutte le ciambelle riescono col buco) dalla quale si evince che la pupa fa solo amicizia ma non interagisce granché.

saracontibachecaed

Facciamo attenzione a città, stato civile e frasettina ammiccante/seducente. Noi siamo attente ma visto il numero di babbei che ti danno l’amicizia, cara Sara, non tutti sono attenti quanto noi.

Chissà quanti avranno pensato : “Oooh, che fortuna! Questa stupenda ragazza che mi ha chiamato “amore” è pure single!  E cerca persino una relazione! Un appuntamento! Quasi quasi ci provo. Chissà se ci sta! “. Temo che costoro rimarrebbero molto delusi.

Facciamo caso alle sue preferenze in fatto di musica (“bisogna fare l’amore, farlo per ore”???) e cinema. Notiamo Harry Ti Presento Sally, Pretty Woman, Nuovo Cinema Paradiso.

A quali altre pagine sarà iscritta? Ecco la lista.

saracontipagineed

Curiosamente Sara appare iscritta ad una gran quantità di pagine tutte sui padri separati e contro il femminismo. Quelle sottolineate in violetto sono alcune delle pagine rubate a donne, femministe o meno, ed uomini impegnati per i diritti delle donne. Le pagine sono state sottratte col metodo della clonazione: una nuova pagina identica viene creata; la pagina originale viene bombardata di segnalazioni fino a causarne la chiusura; resta in piedi la pagina-clone amministrata da chi ha ordito il complotto.

 

saracontipagine2ed

sara contipagine3ed

Le pagine clone di pagine femministe presentano contenuti invertiti ideologicamente, ovviamente a favore degli uomini e della PAS.

Adesso diamo un’occhiata ad un paio di pagine che non sembrano parlare sempre di poveri papà suicidi e di mitologiche nazifemministe. L’argomento cambia drasticamente. Vediamo, per esempio, Pane e Nutella e La Fiaba:

1) Pane e Nutella, immagine : (http://img844.imageshack.us/img844/2169/paneenutella14ottobre.jpg)

A quanto pare, la pagina va praticamente in automatico con l’uso di un feed burner collegato alle note della solita pagina NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE. Ci sono note su Sarah Scazzi che cercano di orientare l’opinione dei lettori verso la colpevolezza della cugina (ne abbiamo parlato nel post “A proposito di sciacalli…”), note in cui si parla di madri assassine, di pugnalatrici, di donne che portano le figlie a prostituirsi, di donne che cercano di vendersi le figlie per (si suppone) traffico d’organi, di donne che fanno sesso per ottenere favori, di donne che usano trucchi e strategie da manipolatrici per tirarsi fuori da situazioni sgradite, di uomini scagionati da accuse e di poveri paparini vestiti da mafiosi (certo che così conciati non fanno poi tanta pena, eh) che si lamentano di essere sfruttati.
Non troverete mai, su pagine come queste, alcuna menzione riguardo i più che numerosi processi per stupri reali, terminati con ingiuste assoluzioni per insufficienza di prove, in quanto in dette pagine non è contemplata la possibilità di empatizzare con donne abusate, violentate, picchiate o uccise.

Ora diamo un’occhiata a La Fiaba: http://www.facebook.com/group.php?gid=256145372479#!/lafiaba

2)La Fiaba, immagine:
 http://img801.imageshack.us/img801/6198/lafiaba14ottobre2010.jpg

Incredibilmente, questa pagina nasce come pagina davvero dedicata alle favole e poi muta. Progressivamente appaiono le prime note che parlano sempre di bigenitorialità (un termine che significa un’ovvietà perché tutti abbiamo due genitori. Un neologismo scelto apposta per ragioni di marketing, per essere incontestabile. Chi potrebbe, infatti, mai affermare di essere contrario alla bigenitorialità? Eppure viene usato per nascondere la campagna a favore dell’affido condiviso-bis e la campagna contro il femminismo, accusato di essere per la “monogenitorialità”. Ma quando mai è stato così?).

I posts sono vecchi, la pagina è un po’ abbandonata. Si vede che un minimo di pudore prima o poi  torna a tutti.

Ma più probabilmente, non volevano ritrovarsi coperti da commenti come questi :

fermareinfibulazioneed

dormireabbracciati2

E, infatti, anche nella pagina sulle favolette un paio di signorine sottolineano che non esistono solo i padri. Non tutti gli utenti di Facebook dormono.

Ad un certo punto si afferma che la loro pagina NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE sia tornata magicamente su facebook dopo un mitologico attacco hacker. Condotto da chi? Dalle femministe, ovviamente! Il mondo è pieno di femministe naziste che odiano i padri per principio e fanno le hacker, no? Ovviamente pochi lo sanno ma Facebook è schermatissimo contro gli hacker. Il massimo che si possa fare è usare qualche programmino per decrittare la password e violare profili privati ma è cosa per esperti. Cosa che infatti qualcuno, chissà chi, ha fatto proprio sui profili privati di alcune femministe, violandoli, arrivando a cancellarne le note sotto i loro occhi ed a deriderle. Che strano, vero?

E dire che quest’ultima perla dell’abuso virtuale condotto dai maschilisti l’ho scoperto navigando e rinvenendo questa nota .
Così come pervenutogli da “amica taggata nella nota”, ha scoperto quel che segue nello scritto. C’è da dire che certa gente è sempre al posto giusto al momento giusto e si ritrova sempre le amicizie giuste. E se quell’amica, invece, non fosse una persona reale ma solo un profilo fasullo usato come cavallo di troia?

Ora diamo un’occhiata ad un paio di pagine rubate alle femministe con il metodo della clonazione.

Per esempio:

confrontopagineassociazionedonneunitenelmondo

Sembra la vecchia pubblicità delle lenzuola uguali ma lavate con due detersivi differenti. Quale sarà la pagina lavata col detersivo dell’odio furibondo verso le donne? A sinistra abbiamo la pagina falsa e a destra la pagina vera.

Il clone contiene anche un articolo vagamente minaccioso che sembra voler sostenere che se non si darà al movimento dei padri separati ciò che chiede, avverranno guai grossi. Mi chiedo io, più grossi delle donne che stanno morendo, ormai, quasi ogni giorno per mano maschile? Che brutto tono ricattatorio!

Qui apriamo un inciso. I padri che questi “signori” rappresentano non sono tutti i padri separati ma solo un certo numero di associazioni strettesi attorno ad una sorta di collettore di associazioni, ovvero Adiantum. A questo movimento aderiscono ideologicamente con entusiasmo  anche simpatizzanti e membri dei siti ( e movimenti) maschilisti, in particolare quelli ispirati da Claudio Risè, ovvero i soliti Uomini 3000 e Maschi Selvatici, che sembrano essersi posti come obiettivo di una vera e propria chiamata alla guerra per il ritorno al patriarcato. Tutti sostengono il percorso del ddl 957 (a firma Lussana, Lega Nord), soprannominato “affido condiviso bis” che a parole, in teoria, sembrerebbe una situazione ideale, in pratica, invece, è un serbatoio di clausole per togliere a bambini e donne ogni tutela in caso di violenza, ogni tutela economica e subordinare i bambini al volere di padri e nonni paterni. è una legge che parte da un principio apparentemente sacrosanto ma, in realtà, fatta malissimo. Sta diventando il sogno di tutti i misogini che vivono su Internet sperando di distruggere il femminismo e di vendicarsi sulle ex mogli che li hanno abbandonati e spesso denunciati per lesioni e maltrattamento ma, quel che è peggio, il ddl 957 sta diventando il sogno di tutti i pedofili con prole, grazie all’introduzione della cosiddetta Sindrome di Alienazione Genitoriale, o PAS, di cui abbiamo parlato spesso anche qui, ovvero una falsa sindrome che serve a rendere inefficace qualsiasi denuncia per pedofilia e abusi, a far cadere tutte le colpe sulle madri (che sono gli unici soggetti considerati alienanti) alle quali i figli saranno strappati, ed a costringere questi ultimi a restare a contatto con padri-orchi.

Nella realtà, la maggioranza dei padri separati, quelli ai quali non verrebbe mai in mente di prendersela col femminismo, non chiede il condiviso perché il lavoro non consente loro di tenere a casa la prole a tempo pieno per 3 giorni a settimana, inoltre il condiviso non è un’invenzione inedita ma, anzi, esisteva già ed era la forma di affido alla quale facevano ricorso le coppie non conflittuali.

La scusa dei sostenitori di questa legge è che la conflittualità in ambito di divorzio verrebbe contenuta. Nella realtà dei fatti, dal 2006, anno in cui è stata approvata la legge 54 sullo stesso argomento, la conflittualità è drasticamente peggiorata ed è vorticosamente aumentato il numero dei minori sottratti alle famiglie e chiusi per anni in strutture private.

Contro il condiviso bis si stanno esprimendo Giuristi Democratici, tribunali minorili e tutte le associazioni antipedofilia alla spicciolata, una dopo l’altra. Insomma, ci dispiace per questi signori assetati del sangue delle ex mogli ma serve una legge che non accontenti una parte per scontentare l’altra.

Ora esaminiamo il clone di “Facebook favorisce il cyberbullismo contro le donne”, che troviamo a questo indirizzo http://www.facebook.com/pages/FACEBOOK-FAVORISCE-IL-CYBERBULLISMO-CONTRO-LE-DONNE/128875063802908, mentre l’originale è qui http://www.facebook.com/pages/FACEBOOK-FAVORISCE-IL-CYBERBULLISMO-CONTRO-LE-DONNE/124068320959609 .

La pagina originale era nata proprio per manifestare l’ingiustizia di esserci trovate sotto l’attacco di maschilisti clonatori dalle cui fila sono partiti attacchi da troll misogini, insulti pesantissimi anche inbox, minacce, foto di genitali maschili esibiti (che signori!), articoli a contenuto fortemente diffamatorio, eccetera eccetera.

facebookfavorisceilcyberbullismo3 

Per combinazione, esattamente come Pane e Nutella, anche quest’altra pagina fasulla è collegata tramite feed burner alle note della pagina di cui la nostra calda Sara Conti sostiene di essere l’amministratrice, quindi il contenuto è identico.

L’immagine di presentazione è stata, poi, cambiata rispetto all’originale rubato, sostituita con un simpaticissimo “Wanted, dead or alive”. Evidentemente, l’odio che queste persone hanno verso le femministe è davvero sconfinato al punto da volerci vive o morte.

Il clone, come dicevo, inizialmente aveva rubato anche l’immagine di presentazione all’originale e le amministratrici stesse furono costrette a sostituire l’avatar della loro pagina con un’altra foto, così come dovemmo fare noi per non essere confuse col nostro clone/impostore ( e il nostro clonatore insinuò che avessimo cambiato immagine per meglio nasconderci. La questione è che noi non abbiamo proprio alcun motivo per nasconderci, semmai per differenziarci!) e qui mi permetto di rubare alle sorelle amministratrici la loro elaborazione grafica :

cyberbullismoimmagine

A questo punto risulta semplicemente esilarante che in un loro sito maschilista (anch’esso dal nome rubato ad un preesistente blog femminista, ovvero comunicazionedigenere.wordpress.com) “qualcuno” abbia risposto alle accuse di clonazione con i soliti ragionamenti sofistici e le spericolate arrampicate sugli specchi, al fine di gettare fumo negli occhi di chi non sa le cose come le sappiamo noi che le abbiamo subìte.

Come sempre, rispettando a perfezione le regole del marketing, il succo dell’articolo è nel titolo forte e diffamatorio, atto a suscitare sdegno. Peccato che non siamo noi quelle che stuprano né l’informazione né i cadaveri di ragazzine. Abbiamo un bel po’ di prove del fatto che l’intento di copiare titoli di blog, siti, pagine e gruppi facebook aperti da femministe sia del tutto strumentale allo scopo di dirottare i lettori su pagine cariche di contenuto mistificatorio e di istigazione all’odio verso le donne che non restano con i mariti anche quando quelli le maltrattano.

Nell’elenco di pagine alle quali è iscritta la stupenda Sara Conti c’è anche, infatti, una pagina che invita le donne a non andare a denunciare i mariti maltrattanti: http://www.facebook.com/profile.php?id=100001553329210#!/educare.no.denunciare

noieduchiamonondenunciamo

Un appello di colossale irresponsabilità. Queste persone negano la violenza quotidiana sulle donne, invocano la chiusura dei centri antiviolenza, chiedono alle donne di non denunciare. Si assumeranno loro le responsabilità di altri delitti o il loro scopo recondito è proprio quello di fare in modo che sempre più donne debbano subire fino a restare uccise dagli ex partner?

Esageratamente patetica l’idea di usare Topo Gigio come ad insinuare che le donne denuncino uomini innocui ed angelici come pupazzetti dell’infanzia. Anche questo è un tentativo di applicazione di un metodo di propaganda nazista. Attraverso l’immagine del simpatico topino si vuole destare la tenerezza e lo sdegno di chi legge e si vuole comunicare un senso di profonda ingiustizia, nonché l’idea che le femministe siano più crudeli di Crudelia Demon.

Poi ci sono le ennesime pagine create apposta per raggranellare il maggior numero di segnalatori possibili atti a causare la chiusura delle nostre versioni originali, a dispetto del fatto che la cosa vada completamente contro la policy di Facebook e che in queste pagine si facciano affermazioni fortemente offensive e diffamatorie verso noi amministratori.

paginapersegnalarci2

paginafanaticamisandricaecc2

Tutte queste saranno da ritenersi prove di persecuzione, oltre che prove dei metodi scorretti e fuorilegge attuati dai fanatici antifemministi.

Adesso torniamo a Sara Conti. Ho scoperto qualcosa in più su di lei.
Sara Conti non è stata sempre così, sapete? Ha cambiato look e lo ha fatto in modo davvero radicale! C’è chi cambia colore dei capelli e lei ha cambiato l’intera testa! Sara  Conti prima era così.

saracontiprima2ed

 La frasettina ammiccante del profilo, la città,… tutto uguale tranne l’incrementatissimo numero dei contatti ottenuto col cambio di…testa.
L’istantanea appena sopra risale ad uno dei tanti giorni in cui questi falsi profili femminili ( a seguito di altri profili fasulli maschili) sono venuti ad importunarci. In questo caso giunse prima un certo Simone Sparalesti
che, al termine del suo attacco da stalker, aggiunse dati autobiografici importanti, consentendoci di identificare la sua reale identità con maggiore certezza (è assai improbabile, infatti, che due signori abbiano entrambi figli maschi da madri giapponesi e che li chiamino nello stesso modo), e poi questa Sara Conti. In realtà entrambi erano la stessa persona che in altre occasioni ha ammesso di saltare da un profilo fasullo all’altro. Altra combinazione: per magia, nello stesso momento, sulla grande pagina No Alla Violenza Sulle Donne compaiono links copiati dalla nostra bacheca, quasi come se l’amministratore fosse presente in quel momento anche sul nostro spazio. simone sparalesti

Quindi dove eravamo? Alla sostituzione in campo dopo ore di commenti postato allo scopo di disturbarci: esce Simone Sparalesti, entra Sara Conti che non sa che io colleziono devotamente profili falsi creati da maschilisti.

La strategia che prova ad adottare Sara è quella di sembrare una normalissima estranea che interviene per mettere in cattiva luce noi amministratrici della pagina, facendo finta di essere una qualsiasi utente che passava dalle nostre parti, che ha letto il dibattito con Simone Sparalesti, che ritiene che quest’ultimo avesse ragione e che ci accusa nella speranza di ispirare qualche altro utente a venirle dietro nel suo attacco. Le ha risposto egregiamente il nostro caro amico Dante Di Nanni, il quale poi ha pagato la sua difesa nei nostro confronti venendo a sua volta clonato da questi “signori”.

saracontidantedinanni

Vabbè, poi la signorina Sara Conti è stata da noi bannata  per poi ritrovarla con un aspetto completamente diverso ad amministrare gruppi e pagine antifemministe . E non è l’unico fake maschilista che nei mesi ha cambiato foto falsa e/o nome e cognome!

Potete seguire le evoluzioni dell’identità di Sara Conti  al suo id utente finché non verrà sacrificata alla nascita di una nuova donna completamente virtuale:

http://www.facebook.com/profile.php?id=100001553329210

Ancora un caso. Osserviamo questo gruppo, molto più esplicitamente schierato dell’altro: http://www.facebook.com/group.php?gid=74065114205

gruppogenitoriseparatiinlottacontroilnazifemminismo1ed

Qui ho oscurato un solo amministratore, ovvero l’unico nome di persona reale tra la sfilza di amministratori fakes.

Notare il loro motto, che sembrerebbe riassumere il metodo della loro “guerra”, ovvero,  martellando le menti attraverso centinaia di pagine facebook, decine di siti ed altro, propinando sempre la balla del nazifemminismo misandrico e contrario ai padri, si dovrebbe raggiungere il risultato per cui la gente comincerà a pensare che tutti questi concetti assurdi siano la realtà.

Se ci si iscrive, si vedranno arrivare messaggi di questo tipo:Luciatipollijariscrizioneed

Siamo alle solite, eh! Povera Lucia, come ti capisco! In effetti siete le solite false aiutanti di chi ha costruito un enorme castello di menzogne. Ma  di cosa ti lamenti, mia cara, sei una sventolona, una modella per bikini e ti preoccupi di pagine facebookiane?

Purtroppo senza la gnocca non si vende più nulla, neppure una vagonata di disinformazione atta a rendere la gente ignorante e superstiziosa ed a scatenare una caccia alle streghe contro le femministe, che poi non sono che donne. Non è che accoltellare una femminista sia premiato dalla legge. Non c’è periodo di caccia alla femminista legalizzato, sapete? Il femminismo, nel mondo reale, è ancora un fenomeno pieno di meriti e nobiltà che certamente suona scomodo a chi odia le donne e spera di sfuggire a qualche carico penale.

Volete sapere, quindi, come abbia fatto una pagina così politicamente scorretta ed incoerente a raggiungere un simile numero di utenti?

Con l’uso di profili falsi (sono decine e decine, abbiamo una lista quasi completa), gruppi falsi, tecniche di marketing di infimo livello. Intanto i nostri profili veri, le nostre pagine vere, i nostri gruppi, vengono chiusi. È un paragone impari tra le forze messe in campo: da una parte ci sono dei professionisti del marketing con mezzi informatici non indifferenti; dall’altra ci sono persone normalissime con molto meno tempo da passare dietro lo schermo di un pc.

Anche Lucia, quindi, è una vecchia conoscenza. Anche lei ha cambiato radicalmente look. Prima si allenava a tennis ed era biondina, ora si rotola sulla sabbia come una cotoletta impanata ed è una brunetta.

Per il resto, nessuna differenza. Rompeva le scatole prima per fare iscrivere gente e lo fa adesso.

LuciaTipollijarvecchia  

Amministra anche quest’altro gruppo volto a prendere per i fondelli in primis il genere maschile facendogli credere che al mondo ci siano modelle seminude che non vedono l’ora di coccolarli e difenderli da branchi di nazifemministe.

gliuominisiamanogruppo

Notate nulla in comune tra i due gruppi appena postati? Tipo un paio di false amministratrici? Ce ne sono altri di gruppi così, sapete? Ci leggo una sola nuova amministratrice. Tale Paola Zippoli che sostiene di risiedere a Posillipo, Campania. Peccato che Posillipo non sia una città ma un quartiere!

paolaZippoli2ed 

Queste “signorine” sono tutte imparentate alla Beatrice Lo Grasso di cui abbiamo parlato qui, ci sa…

Notiamo anche, con notevole gusto (perché noi abbiamo sense of humor) nuove pagine antifemministe ancora più deliranti. Una che si lancia spericolatamente nella delineazione di una contiguità storica del tutto inventata tra neofemminismo e correnti neonaziste ( spargono ignoranza come faceva e fa il nostro premier, contando sul fatto che tanto la maggioranza della popolazione ha un grado culturale e critico basso e quindi può bersi anche delle colossali boiate come quella che femminismo e nazismo siano collegati. Insomma, queste pagine esprimono profondo disprezzo per l’intelligenza altrui) e una che auspica carcere duro per le femministe.

Fateci sapere quando il femminismo sarà un reato pari alla mafia, che ancora resta una delle più celebrate emanazioni dirette del maschilismo.

E adesso chiediamoci come mai una pagina che distrugge le donne (tranne che quando sanno d’essere sotto osservazione e si sforzano di mimetizzarsi per un po’ e di fingere un minimo di militanza antiviolenza) si chiami proprio  NO ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE?

Ce lo spiega quel gran poeta di Eros Intuaidumeda:

Erosdonnettestupidenonsiiscriverebbero

Uno che in una pagina contro la violenza sulle donne ci sta davvero benissimo.

erosextroia 

erostirarecollomogli

uccidetelemogli2eded

Quindi quella pagina si chiama No Alla Violenza Sulle Donne perché altrimenti le donnette stupide non si iscriverebbero.

E devono essere davvero stupide le persone che restano in una pagina per le donne in cui le donne stesse vengono apostrofate come “microcefale mestruate dimmerda”, vengono definite inferiori, dipinte come sfruttatrici dei mariti, torturatrici di bambini, eccetera. Quasi mai si parla di violenza sulle donne sulla bacheca di questa pagina e di tutte le altre pagine ad essa collegate. Al contrario, il quadro è invertito e le donne vengono presentate come esseri orribili che  persino quando vengono uccise o violentate hanno la colpa di avere istigato la violenza su se stesse.
Quasi nulla dei commenti più feroci scritti da “maschi” viene cancellato dagli amministratori. I violenti non sono mai bannati. Ad essere bannate sono donne che protestano, anche con educazione, e gli uomini col cervello ancora funzionante che questi simpaticoni definiscono “eunuchi”, bannati ed insultati anche loro . A prendere il posto delle persone censurate ci sono decine di fakes manovrati dalla stessa mano. Fakes che si fingono donne e uomini. Persino fakes che si fingono femministe allo scopo di far dire alle femministe ciò che, in realtà, esse non pensano e non dicono ma che esiste solo nei racconti dispregiativi dei neomaschilisti. è una realtà virtuale con un microcosmo completamente capovolto in cui si diverte notte e dì un monomaniacale “master of puppets” dalle decine di identità.

Tutto questo concorre a fare dell’Italia il Paese più maschilista d’Europa, in cui muoiono mediamente 130 donne l’anno e tutte per mano maschile.

Grazie almeno per le risate.

Per saperne di più, leggi nelle categorie “negazionismo”, “misogini in azione” ,“maschilisti in rete”, “padri separati”, “Facebook” e “PAS”.

mercoledì 13 ottobre 2010

In terra friulana sempre più donne prendono coraggio e si rivolgono ai centri antiviolenza su LAVORO e SALUTE news

Questo post è di qualche mese fa ma è attuale quanto allora, purtroppo. Lo condivido per cogliere l’occasione di invitare le donne a non aspettare, a non concedere seconde occasioni, a non aspettarsi che la polizia corra  a salvarle quando il rischio si fa maggiore, perché potrebbe arrivare troppo tardi. Se lui ti picchia non è amore. Se lui ti impedisce di respirare, di avere la tua autonomia, il tuo denaro, i tuoi spazi e i suoi attacchi d’ira sono esagerati ed immotivati, se ti ha picchiato e si è scusato non farti intenerire. Chi picchia una volta può più facilmente farlo ancora e la violenza è un crescendo. Non provare vergogna, non restare per orgoglio, lascia perdere cosa penserà la gente, cosa penseranno le amiche. I pregiudizi sono nella nostra testa. Chi ti vuole bene capirà perfettamente ed appoggerà la tua scelta.

Un uomo non è violento. Non è vero che è così che devono andare le cose, non è vero che lo meriti. Non è vero che non vali nulla, è lui ad essere spaventato da te, a temere di non essere nulla rispetto alle tue qualità. Non è vero che non ci sono speranze, che non c’è un futuro. Dietro l’angolo di può aspettare qualsiasi meravigliosa sorpresa se tu solo decidi di continuare a camminare. Allora non dimenticare che ci sono questi centri.

Abbiamo lottato per decenni per averli. Hanno salvato tante vite e tante ne salveranno ancora.

 

In terra friulana sempre più donne prendono coraggio e si rivolgono ai centri antiviolenza

Post n°3262 pubblicato il 14 Aprile 2010 da cile54

Foto di cile54

Quando la violenza sulle donne è in casa

Donne in Friuli Venezia Giulia, quando la violenza è di casa. Botte e percosse, ma anche violenza psicologica con frasi del tipo “Non sei capace di fare niente”. O ancora economica, nel senso che le vittime, pur avendo un’entrata economica, non ne hanno il controllo, perché è solo il marito che gestisce la finanza familiare. Violenza sessuale, che non comprende solo lo stupro, ma anche un atto sessuale subìto. In Friuli Venezia Giulia sono sempre più visibili le donne che hanno deciso di uscire allo scoperto rivolgendosi nei cinque centri antiviolenza presenti sul territorio.

I dati più recenti a disposizione, relativi al 2008, tracciano un quadro allarmante. Perché non si tratta della violenza subìta in strada da uno sconosciuto, ma di quella cui le donne sono quotidianamente sottoposte all’interno delle mura domestiche. Da parte del coniuge, nella maggior parte dei casi. Coppie apparentemente “normali”, dove entrambi i coniugi sono italiani, lavoratori e con un buon livello di istruzione. Ma dietro alla facciata di perbenismo, quella che si consuma in casa è una violenza perpetrata di continuo e naturalmente spesso ci vanno di mezzo pure i figli.

Difficile fare una proporzione con la popolazione femminile residente, perché il fenomeno è emergente. Nel senso che per le 730 donne che nel 2008 hanno contattato uno dei cinque centri antiviolenza presenti in regione, potrebbero essercene altrettante che ancora non sono riuscite a compiere il primo passo verso la propria emancipazione.

A parlare di un fenomeno difficile da fotografare nella sua interezza è Fiorella Balestrucci, responsabile dell’area sociale del Sistema informativo sociosanitario che opera presso la Direzione centrale salute integrazione sociosanitaria e politiche sociali della Regione. I dati disponibili però parlano già chiaro. Sono il prodotto di statistiche incrociate, che mettono insieme le segnalazioni raccolte dalle operatrici delle cinque associazioni che gestiscono rispettivamente il centro antiviolenza di Udine (Io tu noi voi donne insieme), di Trieste (Goap – Gruppo operatrici antiviolenza e progetti), di Pordenone (Voce donna), di Gorizia (Sos rosa) e di Ronchi dei Legionari, sempre in provincia di Gorizia (Da donna a donna).

Dalla fine degli anni Novanta le cinque associazioni si occupano di offrire alle donne vittime di violenza un luogo di tutela e un percorso di uscita dalla situazione di pericolo. Ma è solo dal 2007 che il Sistema informativo sociosanitario della Regione ha cominciato a elaborare i dati forniti dai centri. Ne emerge un quadro drammatico. Dei 730 contatti registrati nel 2008, sono 546 (il 75%) le donne che si sono recate fisicamente in uno dei centri, mentre le altre si sono limitate a telefonare. Il 35,5% si è rivolto al centro di Udine, cui seguono quello di Trieste col 27,1%, di Ronchi dei Legionari con il 16,8%, di Pordenone con il 15,4%.

Nel 57,6% dei casi la loro età è compresa tra 25 e 44 anni. Significativa (il 29,8%) è anche la quota di donne dai 45 ai 64 anni. Le donne con figli sono il 70%. In più della metà dei casi sono donne italiane (53,2%) e nel 10% dei casi donne dei Paesi dell’Europa dell’Est. Le rimanenti provengono da vari stati dell’Africa, del Sud America e da alcuni stati del Nord Europa. Nella maggior parte dei casi sono donne coniugate (43,6%) e la tipologia di nucleo familiare prevalente è quella della coppia con figli (40,8%). Il titolo di studio nella maggior parte dei casi è il diploma (40,7%).

Le donne che hanno concluso solo il primo ciclo della scuola inferiore di primo grado sono il 23,3% mentre quelle che hanno conseguito la laurea sono il 12 %. Il 60% delle donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza lavora, mentre le disoccupate sono il 18% e le casalinghe il 9,8%.

L’occupazione prevalente è di tipo impiegatizio o operaio; abbastanza numerose sono anche le donne impegnate nell’assistenza alla persona e nell’insegnamento. Nella maggior parte dei casi l’autore della violenza è il coniuge (43,4%).

L’ex coniuge o convivente è autore della violenza nel 25% dei casi, mentre il convivente nel 13% e il fidanzato nel 2,8%. Al padre si deve attribuire il 2,9% delle violenze e al figlio il 2,9%. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone occupate (72,8%). Limitato è il numero dei disoccupati (11,2%) e dei pensionati (11%).

Come spiega Laura Cerone, psicologa e psicoterapeuta responsabile del centro antiviolenza di Udine, la violenza subìta dalle donne è caratterizzata dalla compresenza di più forme di violenza. Nella maggior parte dei casi presentano forme di violenza psicologica (37%), seguite da forme di violenza fisica (29,6%), di violenza economica (22,9%) e, da ultimo, di violenza sessuale (10,5%).

Le conseguenze sono molteplici: la paura è quasi sempre presente, gli ematomi (45,4%), la disperazione (44%), la difficoltà di gestire i figli (32,2%), le ansie e fobie (27,5%), l’isolamento sociale e familiare (26,6%), la depressione (26%) e i disturbi del sonno e dell’alimentazione (18,7%).

Elena Placitelli

Terra a Nordest

In terra fruiliana sempre più donne prendono coraggio e si rivolgono ai centri antiviolenza su LAVOROeSALUTE news

martedì 12 ottobre 2010

"Donne Assassinate" di Ruben de Luca (intervista all’autore,seconda parte) – III

Di seguito alla presentazione del libro, uscito  a Gennaio 2009, riporto volentieri l’intervista in due parti all’autore, ad opera di Arianna Ascione. Vi troveremo le risposte alle domande che sono nate più o meno nella testa di tutti, soprattutto in occasione degli ultimi e più cruenti fatti di cronaca e del costante peggioramento del fenomeno. Capiremo perché alcuni casi destano attenzione più di altri e quali molle psicologiche spingono alcuni uomini ad esercitare violenza sulle donne fino alle estreme conseguenze.

"Donne Assassinate": l'analisi del femminicidio secondo Ruben de Luca. Seconda parte dell'intervista

Pubblicato da Arianna Ascione, Blogosfere staff alle 08:00 in Libri

stalkingdonne.jpgContinua la nostra intervista a Ruben de Luca sul suo libro, "Donne Assassinate"

Escludendo i delitti commessi da serial killer o sconosciuti, c'è qualche segno distintivo della potenziale pericolosità di compagni o fidanzati?

"Eccome se ci sono i segnali di pericolo! Ci sono praticamente sempre, non è che un fidanzato, un compagno o un marito si alzi la mattina e decida di uccidere all’improvviso. Il triste problema è che, spesso, la donna si rifiuta di vedere questi segnali oppure, ancora peggio, li vede ma non dà loro la giusta importanza perché cerca, in qualche modo, di giustificare il compagno, di difenderlo, in sostanza di “preservare l’immagine positiva di lui” che le permette di mandare avanti il rapporto. Le donne investono sempre tantissima energia in una storia, se si innamorano, ed essere costrette, a un certo punto, a confrontarsi con la possibilità di aver sbagliato tutto e di non esser state in grado di valutare correttamente la personalità del proprio compagno può essere una realtà dalla quale si cerca di sfuggire in ogni modo, anche a costo di negare la realtà. Nessuna donna dovrebbe accettare un rapporto in cui è sempre il compagno a dettare le regole. Uno dei segnali da “allarme rosso”, ad esempio, è se l’uomo cerca progressivamente di isolare la compagna dal mondo esterno, da tutto ciò che non è lui, quindi le impedisce di vedere gli amici, di avere attività di vario genere che la portino a trascorrere del tempo senza di lui, persino di vedere i genitori. L’uomo manipolatore e lo psicopatico tentano con tutti i mezzi di costruire un rapporto “fusionale” con la donna e non perché siano realmente innamorati di lei, ma solo perché vogliono mantenerla sotto controllo per tutta la giornata. Il problema è che, all’inizio della relazione, l’uomo si presenta mostrando un lato gentile e premuroso, da perfetto “principe azzurro” che conquista la donna e, solo quando è assolutamente sicuro che lei è perdutamente innamorata di lui, inizia a far trapelare il suo lato controllante. Ma le prime richieste sono sempre portate avanti con dei modi ambigui, per cui la donna non è in grado di riconoscere subito la minaccia. Ad esempio, se la donna dice: “Domani sera vado a cena con le mie amiche”, il manipolatore non sbotta in maniera apertamente aggressiva dicendo frasi del tipo: “No, tu non esci di casa”, ma usa espressioni molto più subdole per far nascere nella compagna un senso di colpa, tipo: “Ah, proprio domani sera. Stavo organizzando una cenetta romantica a lume di candela solo noi due. Amore, ti prego, stavo pensando a questa cosa da tanti giorni, non puoi rimandare il tuo impegno?”. Le frasi possono variare ovviamente, ma il senso è sempre lo stesso: far insorgere un senso di colpa recitando la parte dell’uomo devoto che vive in funzione di lei ed è pieno di pensieri carini. “Proprio” quella sera, lui ha organizzato un momento di intimità per entrambi, quindi lei si sentirebbe in difetto a rovinarglielo... Naturalmente, andando avanti il rapporto, quando l’uomo si sente sempre più sicuro di avere il controllo della situazione, l’aggressività diventa più manifesta e cresce esponenzialmente. Un segnale che bisognerebbe sempre prendere molto sul serio è quando aggressività e violenza aumentano nel tempo: prima l’uomo usa velate minacce contro la compagna, poi le minacce si fanno più evidenti, poi iniziano a volare i primi schiaffi ai quali fa seguito un’immediata richiesta di perdono perché “amore scusami, sono stressato, ho problemi al lavoro, sta male mia madre, ecc., ma non lo farò più, te lo giuro, non so cosa mi è preso, stammi vicino, ti prego”. E la violenza diventa più frequente e i momenti in cui tutto fila liscio, invece, diventano sempre più rari. L’uomo che non sa accettare dei “no”  e che non rispetta gli spazi di autonomia della donna è un uomo potenzialmente pericoloso e, soprattutto, se un uomo alza le mani una volta sulla propria compagna, sarà in grado di farlo anche altre volte e non va assolutamente perdonato, né giustificato.
Tutti gli altri segnali di pericolo sono elencati e spiegati diffusamente nel capitolo 7 del mio libro, capitolo che consiglio vivamente a tutte le donne di leggere con estrema attenzione"

Negli ultimi anni abbiamo assistito a omicidi commessi anche da giovanissimi (come a Niscemi, ma ricordo anche la Piovanelli), cosa scatta nella mente di un ragazzino fino a portarlo a un omicidio del genere?

"L'omicidio di Lorena Cultraro a Niscemi è uno dei casi che più mi ha sconvolto per la brutalità e la gratuità del gesto. Spesso, i ragazzini esercitano la violenza in branco, così si rafforzano e spalleggiano a vicenda. Spesso, si tratta di azioni commesse per “noia”, che è davvero una motivazione allucinante, magari perché non si sa come passare il tempo, oppure come rito di passaggio “per sentirsi uomini”. E poi un elemento ricorrente è la mancata valutazione delle conseguenze concrete delle proprie azioni dovuta all’immaturità mentale tipica dei giovani e al fatto che la maggior parte di essi vivono gran parte del loro tempo in un mondo virtuale piuttosto che in quello reale, magari imbottiti di videogiochi nei quali le persone vengono uccise e, dopo qualche istante, sono di nuovo in azione. Quando si verifica un caso del genere, la cosa che trovo più irritante è l’atteggiamento di certi genitori che tendono a giustificare in qualche modo le azioni del figlio, magari usando la famosa frase che mi fa venire l’orticaria ogni volta che la sento: “è solo un ragazzo, non si rendeva conto di quello che faceva”. Chissenefrega che è “solo” un ragazzo, questo tentativo costante di deresponsabilizzazione è la cosa più dannosa. Facci caso, ogni volta che avviene un grave fatto criminale si sente sempre il solito ritornello: “non si rendeva conto, era sotto l’influsso dell’alcol o della droga”, ecc. Ma semmai queste sono aggravanti, non attenuanti perché l’hai scelto di ubriacarti o di drogarti, per cui adesso è giusto che paghi. In sostanza, credo che tanto il ragazzino quanto il criminale adulto debbano scontare per intero una condanna, anche per una forma di rispetto nei confronti delle vittime e dei loro parenti che, troppo spesso, sono presi in giro da un sistema giudiziario che tutela molto di più i criminali delle vittime. E i genitori dovrebbero ricominciare a fare i genitori, a dare regole e limiti ai propri figli e smetterla di cercare a tutti i costi di “fare gli amici” per mettersi sullo stesso piano, perché così i ragazzi crescono pensando di potersi permettere qualsiasi cosa senza dover pagare pegno"

Ci sono invece ancora molti casi irrisolti di femminicidio, che tipo di interesse si scatena nel pubblico tanto da trasformare un caso come Garlasco (o come quello di via Poma anni fa) in una specie di show in cui tutti sembrano trasformarsi in "piccoli detective"?
"Questo succede perché siamo tutti un po’ voyeur e ci piace troppo ficcare il naso nelle vite degli altri. Aggiungi quel pizzico di morbosità per cui molte persone hanno delle piccole, squallide e noiose vite nelle quali la noia regna sovrana e l’unico modo per provare un po’ di eccitazione è assistere da spettatori a un fatto di sangue e il gioco è fatto. E i mezzi d’informazione non fanno altro che alimentare quotidianamente questa morbosità con trasmissioni che praticamente campano su alcuni casi di cronaca nera e li ripropongono fino allo sfinimento in ogni singola sfaccettatura. E mettiamoci dentro anche i miei colleghi “criminologi”, anzi quelli che Aldo Grasso, il famoso critico televisivo, ha definito “criminologi da salotto”, che vanno nelle suddette trasmissioni televisive a dire una serie di banalità senza confini, frasi vuote prive di significato spacciandosi per esperti quando poi di criminologia ne sanno ben poco. Tutti questi “figuri” non fanno altro che alimentare l’ossessione per il morboso e la ritualizzano in una carnevalata costante che entra nelle case di ognuno di noi. E poi di alcuni casi veramente non se ne può più.

Invito te e tutti gli utenti del blog a fare un piccolo test: andate in una libreria e sfogliate tutti i libri dedicati a omicidi di donne avvenuti in Italia, immancabilmente troverete uno spazio dedicato al delitto di via Poma o a quello dell’Olgiata, senza che in realtà ci sia poi nulla di nuovo da dire. Molti autori fanno “copia e incolla” sempre delle solite solfe, sempre i soliti resoconti cambiando solo un po’ le parole. Nell’introduzione del mio libro, infatti, spiego che ho inserito anch’io questi due casi su esplicita richiesta dell’Editore. Se fosse stato per me, non li avrei trattati non avendo nulla di nuovo da dire. Ma i casi irrisolti attirano in maniera morbosa molto più di quelli dove l’assassino ha un nome certo, infatti gli omicidi di Jack lo Squartatore sono assurti a notorietà mondiale proprio grazie all’inafferrabilità del criminale. Il dubbio alimenta le supposizioni, ognuno può dire la sua in un proliferare senza controllo di “chiacchiere da bar” e illudersi di sentirsi importante per qualche momento. Ogni volta che tengo una lezione da qualche parte, mi sento chiedere se Alberto Stasi è colpevole oppure no, chi ha ucciso Meredith a Perugia, e quando c’era il processo alla Franzoni tutti mi chiedevano se pensavo che fosse colpevole o innocente e così via. E a me verrebbe da chiedere a mia volta: ma che ve ne importa se tizio è colpevole oppure no? Ma davvero non avete niente di meglio da fare nella vostra vita? Ma il circo deve continuare e poi, altrimenti, i “criminologi da salotto” non potrebbero più appoggiare i loro deretani sulle comode poltrone degli studi televisivi e sarebbero costretti a stare piegati sulla scrivania a studiare e documentarsi seriamente. Lo spettacolo deve andare avanti..."

"Donne Assassinate": l'analisi del femminicidio secondo Ruben de Luca. Seconda parte dell'intervista - Blogosfere Cultura

“Donne Assassinate” di Ruben De Luca (intervista all’autore, prima parte) – II

Di seguito alla presentazione del libro, uscito  a Gennaio 2009, riporto volentieri l’intervista in due parti all’autore, ad opera di Arianna Ascione. Vi troveremo le risposte alle domande che sono nate più o meno nella testa di tutti, soprattutto in occasione degli ultimi e più cruenti fatti di cronaca e del costante peggioramento del fenomeno. Capiremo perché alcuni casi destano attenzione più di altri e quali molle psicologiche spingono alcuni uomini ad esercitare violenza sulle donne fino alle estreme conseguenze.

"Donne Assassinate": l'analisi del femminicidio secondo Ruben de Luca. Prima parte dell'intervista

Pubblicato da Arianna Ascione, Blogosfere staff alle 08:00 in Libri

donne-assassinate-de-luca.jpgUn libro agghiacciante. La cronistoria di alcune delle più efferate violenze compiute contro le donne. E' di questo che parla Ruben de Luca nel suo libro, "Donne Assassinate" edito da Newton Compton.

Secondo te, tra quelli di cui parli nel libro, qual è il caso che ha sconvolto più di tutti e ha fatto parlare (nel passato e nella cronaca recente)?

"Dal punto di vista dell'opinione pubblica, sono diversi i casi sconvolgenti, forse quello che ha catturato più di tutti l'immaginario collettivo è stato il delitto di Simonetta Cesaroni a via Poma, un caso su cui è stato detto davvero tutto e il contrario di tutto. Se vuoi sapere quelli che hanno più sconvolto me mentre scrivevo il libro, ti rispondo subito. Il caso di Angelo Izzo, il "mostro del Circeo", trovo che sia uno dei più allucinanti in assoluto, per l'efferatezza dei crimini e per la dabbenaggine degli psicologi che lo hanno rimesso in circolazione. Vedi, Izzo ha compiuto un crimine identico a quello del Circeo, avvenuto nel 1975, dopo aver trascorso trent’anni in carcere. Gli psicologi che lo hanno esaminato si sono lasciati abbindolare dalle sue belle parole di pentimento e di “acquisita consapevolezza dei suoi errori” e hanno voluto dargli “un’altra possibilità”, occasione che Izzo ha afferrato al volo per uccidere ancora. Purtroppo, molti psicologi e psichiatri sono affetti loro stessi da un delirio di onnipotenza per cui ritengono di poter curare qualsiasi patologia. Bisognerebbe rendersi conto che non tutti i criminali sono curabili e che, per certi soggetti, semplicemente non c’è niente da fare: l’unica soluzione è rinchiuderli da qualche parte e buttare la chiave. E invece, purtroppo, spesso i diritti dei criminali hanno più valore di quelli delle vittime. A questo proposito, mi sconvolgono anche tutti i casi di omicidio di fidanzate preceduti da una massiccia attività di stalking, perché si sarebbe potuto fare qualcosa per impedirli e invece si è rimasti a guardare mentre si materializzava la tragedia. Penso a Luca Delfino lasciato sulle strade a perseguitare Maria Antonietta Multari, finché non l’ha uccisa, mentre era fortemente indiziato per l’omicidio di Luciana Biggi, e penso anche a Deborah Rizzato che aveva registrato le telefonate minacciose del suo “fidanzato”, Emiliano Santangelo, e le aveva fatte ascoltare alle Forze dell’Ordine, e nessuno ha fatto niente. E Deborah Rizzato è stata uccisa"

Nel libro parli di moltissimi delitti maturati in ambito familiare. Come mai subito dopo l'enfasi del momento l'opinione pubblica sembra dimenticarsene? Cosa si può fare per spingere l'opinione pubblica a "combattere" la guerra contro la violenza sulle donne (belle parole dell'8 marzo escluse)?

"L'opinione pubblica ha bisogno sempre di nuovo sangue e nuove emozioni. Ci stiamo abituando a un’informazione “da fast food”, per cui riceviamo la notizia, la metabolizziamo in fretta, per quanto sconvolgente possa essere, e la digeriamo così siamo pronti per la prossima notizia dell’orrore. La violenza sulle donne, sotto tutte le forme possibili e immaginabili, è qualcosa di terribilmente comune fin dalle epoche più remote, per cui non traumatizza gli spettatori più di tanto. La donna è la vittima per eccellenza e, purtroppo, esistono ancora moltissimi uomini dalla mentalità gretta e arcaica che ritengono che, quello che avviene all’interno di un nucleo familiare, siano “affari privati” nei quali non ci si deve intromettere. La nuova legge sullo stalking fornisce finalmente uno strumento concreto per intervenire, ma prima deve cambiare la mentalità delle persone. Finché esisterà un giudice come quello che ha concesso le attenuanti al rumeno che ha stuprato e ucciso Francesca Reggiani a Roma, credo che la situazione sia veramente triste: secondo le sue aberranti motivazioni in un certo senso è stata colpa della vittima se è stata uccisa, perché si è ribellata troppo e non si è lasciata rapinare e violentare, così il suo aggressore ha dovuto impiegare una quantità di forza superiore a quella necessaria e così “ci è scappato” l’omicidio. Ma non si vergogna questo giudice? Perché nessuno si indigna per questa sentenza allucinante? Mi dispiace di essere pessimista, ma, in realtà, credo di essere solo realista: non credo che le cose cambieranno mai più di tanto. Questo è un mondo pensato e fatto a misura dei maschi e la maggior parte di essi continua a pensare che le donne siano degli oggetti, delle “proprietà”. Anche quelli che fingono di essere evoluti, spesso in un angolino del loro cervello continuano a desiderare di esercitare una qualche forma di controllo sulle donne che li circondano. Fortunatamente, la maggior parte di essi non arriva a stuprare e uccidere, ma il DNA dell’uomo cavernicolo è rimasto nei nostri geni ed è questa la tesi principale del mio libro. D’altra parte, praticamente tutti i mali e i crimini del pianeta li provochiamo noi maschi: violenze, omicidi, guerre, genocidi, brutalità di ogni tipo. Qualcosa vorrà pur dire, no?"

"Donne Assassinate": l'analisi del femminicidio secondo Ruben de Luca. Prima parte dell'intervista - Blogosfere Cultura

“Donne Assassinate” di Ruben De Luca - I

 Sono davvero solo femministe o le mitologiche ed inesistenti “nazifemministe” ad occuparsi del fenomeno mondiale del femminicidio o femicidio o ginocidio, come sostengono i movimenti neomaschilisti partiti al feroce attacco dei diritti delle donne? Ovviamente, la risposta è: no.

Il femminicidio è un termine coniato in Messico per definire la carneficina delle donne a Ciudad Juarez ed è stato presto adottato in tutto il mondo per simboleggiare la sempiterna strage alla quale le donne sono sottoposte. Più dettagliatamente, è definito da Barbara Spinelli di Giuristi Democratici come il termine che indica la violenza fisica, psicologica, economica, istituzionale, rivolta contro la donna «in quanto donna».

E davvero occuparsi del fenomeno della violenza sulle donne è una scusa per macchiarsi di “male bashing”, ovvero la definizione coniata dai lagnosi neomaschilisti per definire la diffamazione dell’intero genere maschile? Ovviamente, no! Il solo concetto di diffamazione dell’intero genere maschile è di per sé ridicolo. Usarlo come spauracchio per impedire alla società di occuparsi del fenomeno gravissimo della violenza maschile sulle donne è un’altra forma di violenza. Chi cerca di impedire che si parli del quotidiano assassinio, dei quotidiani stupri, della quotidiana violenza sulle donne, esercita un’altra forma di violenza utilizzando i mezzi della propaganda, della censura, del boicottaggio, del ricatto, del piagnisteo ridicolo, della mistificazione, della sparizione o alterazione dei dati ed, infine, dell’istigazione alla persecuzione e all’odio verso le donne che non si piegano. Chi cerca di insabbiare vilmente o negare il fenomeno è complice di chi esercita la violenza direttamente e, di certo, condivide la stessa visione della realtà pur scegliendo di esercitare la millenaria repressione delle donne in un modo più sottile ma ugualmente dannoso e letale. A maggior ragione è violento chi indice una “caccia alle streghe”, l’ennesima caccia alle streghe che sia stata esercitata sulle donne nella storia dell’umanità. è violento e sa bene che le conseguenze della sua fomentazione possono essere estreme ed arrivare anche a causare atti di violenza diretta.

Purtroppo per i complici e conniventi, come dicevo, il femminicidio è un fenomeno universalmente riconosciuto del quale si occupano anche esperti di sesso maschile. A volte sono esperti di fama mondiale come Ruben De Luca, il quale, forte della sua appartenenza al genere maschile, si sente di certo più libero nel parlare di una guerra “del genere maschile contro l’altra metà del cielo”. Cosa non facile per noi donne, che ci sentiamo in difficoltà quando dobbiamo trattare in maniera del tutto generica questo crimine perché sappiamo che anche in molti degli animi maschili convinti di essere paritaristi e democratici, soprattutto in chi, vivendo in Italia, in un modo o in un altro non ha potuto fare a meno di assorbire il maschilismo nazionale, si desterà un pizzico di onta e di reazione stizzita alla generalizzazione che, chiariamo, è solo dovuta ad una definizione ma non è volta ad incolpare i singoli, uno ad uno.

Non sarebbe male  sganciarsi dal “corporativismo” che lavora in background nella psiche maschile ed affrontare una serissima autoanalisi volta al raggiungimento generale della consapevolezza dello stato delle cose, ovvero il punto imprescindibile dal quale partire per far cessare lo spargimento di sangue.

Quindi non è certo un “nazifemminista”, Ruben De Luca e può permettersi di esporre con crudezza la natura del fenomeno senza rischiare di essere additato e di subire, quindi, tentativi di ridurlo alla resa ed alla condiscendenza (tentativi che sulle donne fanno sempre presa, come spiegherà in seguito egli stesso).

Donne Assassinate di Ruben De Luca

Il noto criminologo ci rivela nel suo ultimo saggio come e perché si uccidono le donne in Italia

Donne Assassinate di Ruben De Luca Esce in questi giorni, edito dalla Newton & Compton, il saggio Donne Assassinate - Dall’omicidio seriale allo stupro di gruppo, storia e fenomenologia della guerra condotta dal genere maschile contro "l’altra metà del cielo" del criminologo Ruben De Luca.
Il libro ci rivela come il fenomeno della violenza sulle donne sia in continua crescita, sfociando sempre più spesso in omicidio. Accanto al termine “omicidio” si stanno perciò sempre più accostando quelli di “femminicidio” o “ginocidio” per indicare l’assassinio di una donna da parte di un uomo quando essa viene uccisa proprio perché appartenente al genere femminile. Non vittima causale, dunque, ma “scelta” in virtù del suo essere donna.
Vittime di feroci predatori, perversi serial killer o, in moltissimi casi, dei loro stessi mariti o fidanzati, le donne sono da sempre oggetto di una spietata carneficina. Il silenzio, la paura, il terrore, la fragilità hanno fatto di loro le schiave e le martiri di una delle guerre più ingiuste e meno combattute dell’umanità. Da Marco Mariolini, "il cacciatore di anoressiche", a Angelo Izzo, "il mostro del Circeo", da Gianfranco Stevanin "il mostro di Terrazzo" a Guido Zingerle, la "Belva del Brennero", l’analisi di Ruben De Luca si addentra nelle menti criminali degli uomini che odiano, violentano e uccidono le donne, affrontando i nodi più spinosi di storie troppo spesso rimaste drammaticamente irrisolte. Alla ricerca di un barlume di verità e di senso, Donne assassinate affronta anche i casi lasciati in sospeso dalla giustizia per scoprire, attraverso le tragiche vicende di ragazze come Simonetta Cesaroni o, più recentemente, Chiara Poggi, un’altra agghiacciante realtà: l’impunità dell’assassino. Ecco, allora, “la decapitata di Castelgandolfo”, “il delitto dell’Olgiata”, “l’omicidio dell’Università Cattolica”: racconti di morte che l’autore indaga utilizzando, insieme agli strumenti della ricerca storica, le risorse della moderna criminologia. (dalla quarta di copertina)
Sul sito della casa editrice è possibile scaricare un
lungo estratto.
L'Autore: Ruben De Luca, Psicologo Criminologo, Direttore del GORISC (Gruppo Osservatorio di Ricerca, Intervento e Studio sul Crimine), Università di Roma “La Sapienza”. Autore di circa 100 pubblicazioni di criminologia, è considerato uno dei massimi esperti europei di omicidio seriale. Nel 2001, ha creato ESKIDAB, la Banca Dati Europea dei Serial Killer, un archivio costantemente aggiornato che contiene le schede personali di tutti gli assassini seriali identificati e attivi sul territorio europeo. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo sempre per la Newton & Compton Serial killer con Vincenzo Maria Mastronardi e Sette Sataniche con Mastronardi e Moreno Fiori, di cui è prevista a breve la prossima edizione. Per la Magi Edizioni ha pubblicato Omicida e artista: le due facce del serial killer.
Donne assassinate
Ruben De Luca
Newton & Compton 2009
Collana Controcorrente
Pag. 464 - 12,90€
Donne Assassinate di Ruben De Luca
Notizia pubblicata il 02/02/2009
Da: Biancamaria Massaro
Fonte: LaTelaNera.com

Quindi, non ci sono più scusanti. Come sostiene anche Ruben De Luca “Vittime di feroci predatori, perversi serial killer o, in moltissimi casi, dei loro stessi mariti o fidanzati, le donne sono da sempre oggetto di una spietata carneficina. Il silenzio, la paura, il terrore, la fragilità hanno fatto di loro le schiave e le martiri di una delle guerre più ingiuste e meno combattute dell’umanità.” è in atto una guerra da parte di uomini che odiano le donne contro donne di tutti i tipi, di tutte le età e razze, di tutte le religioni, nazionalità ed ideologie. Una guerra che sparge quasi esclusivamente sangue femminile ed alla quale le donne rispondono solo con il grido del richiamo al diritto alla libertà.

lunedì 11 ottobre 2010

Sfruttatrici mantenute?Disinformazione misogina! Alè!

 

Pinocchio1-0ec0e Ah, è solo un mese che l’amministratore della falsa pagina NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE ci ammorba con questa notizia? Pensavo di più. Siccome l’avrò vista passare decine di volte (come pure la notizia della morte per crepacuore del povero Maurizio, deceduto il 7 Aprile 2010 è riportata continuamente sulle stesse pagine accompagnata dall’incipit “Oggi è volato in cielo” come se il pover’uomo fosse destinato a finire i suoi giorni ogni giorno da quel dì) mi deve aver fatto lo stesso effetto di mezz’ora di sala d’attesa dal dentista.

Per fortuna “Anna” cita la fonte dell’articolo ma si scorda di riportarne anche la parte finale. Ogni volta che apro uno dei pezzi scritti su questi siti-clone misogini trovo sempre che hanno tagliato o cucito qualcosa. A volte sono percentuali, diminuite o aumentate a seconda delle necessità, a volte sono statistiche tagliate ad arte. Insomma, c’è un problema di scarsa confidenza tra i misogini e la verità.

Il pezzo dice questo:

Mantenimento di 250€ a vita per 7 giorni di matrimonio. Alè!

Written by Anna on 12 settembre 2010

Si è sposata, è rimasta con il marito per una sola settimana senza mai occuparsi della gestione familiare né concedendosi mai al neo-coniuge. Poi se n’è andata e ha chiesto gli alimenti. E’ successo a Bologna, dove una fresca sposina non ha retto la vita coniugale e se l’è data a gambe, ottenendo, a dispetto della brevità e del mancato “consumo” del rapporto, un assegno di 250 euro mensili. Ad attribuirglielo in via definitiva (ma anche in misura inferiore a quanto richiesto) la Corte di Cassazione, che ha confermato la bontà di una sentenza della Corte d’appello del capoluogo emiliano, poiché lontano dal marito le signora in questione non riusciva a mantenere lo stesso tenore di vita goduto durante le (fulminee) nozze.

In Italia solo il 3.5% delle mogli paga assegni di mantenimento: chissà come mai le femministe non si battono contro queste sentenze sessiste…

La notizia è tratta da http://donna.libero.it/lifestyle/mantenere-ex-divorzio-mantienimento-soldi-moglie-marito-ne1665.phtml

  L’originale dice, invece:

L'ex lo mantiene lei

 Mentre a Bologna una moglie incassa gli alimenti per un matrimonio non consumato di una settimana, si moltiplicano i casi in cui l'assegno di mantenimento lo deve girare lei a lui. Miracolo della parità dei diritti. Ma le donne pagano senza fiatare

Si è sposata, è rimasta con il marito per una sola settimana senza mai occuparsi della gestione familiare né concedendosi mai al neo-coniuge. Poi se n'è andata e ha chiesto gli alimenti. E' successo a Bologna, dove una fresca sposina non ha retto la vita coniugale e se l'è data a gambe, ottenendo, a dispetto della brevità  e del mancato "consumo" del rapporto, un assegno di 250 euro mensili. Ad attribuirglielo in via definitiva (ma anche in misura inferiore a quanto richiesto) la Corte di Cassazione, che ha confermato la bontà di una sentenza della Corte d'appello del capoluogo emiliano, poiché lontano dal marito le signora in questione non riusciva a mantenere lo stesso tenore di vita goduto durante le (fulminee) nozze.

Il caso felsineo ha già scatenato polemiche e discussioni tra matrimonialisti e gente comune. Ma rischia di essere superato dai fatti o ribaltato nelle parti (con il marito al posto della moglie), visto che gli ultimi dati rivelano una netta crescita dei casi in cui è la donna a dover versare l'assegno di mantenimento all'ex compagno. La rivoluzione ha ancora piccoli numeri ma il trend è in crescita: secondo l'Associazione Matrimonialisti Italiani, rispetto al 2% del 2005, le sentenze favorevoli ai "mariti indigenti" sono salite al 3,5% sia nel 2007 sia nel 2008.
Sarà per l'ancora scarsa incidenza del fenomeno, per il fatto che casi simili coinvolgono
donne manager o professioniste estremamente benestanti  o per maggior buonsenso femminile, ma, come racconta l'avvocato Annamaria Bernardini de Pace al Corriere , «le donne, quando ci sono i requisiti, non creano nessun ostacolo, sono leali: versano quel che c'è da versare. Sono rispettose dei diritti dell'ex marito e anche dell'opportunità di aiutarlo. Finora con le mie clienti non c'è mai stata nessuna discussione». Ecco allora la proprietaria di quattro alberghi in Costiera Amalfitana che passa all'ex diecimila euro al mese senza fiatare o l'imprenditrice che lascia una delle sue aziende al marito scaricato. Che in 4 casi su 10 è più giovane dell'ex moglie.
«In linea di principio - rivela sempre al
quotidiano milanese Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell'AMI -, valido sia per l'uomo sia per la donna, viene accordato l'assegno di mantenimento quando il reddito di uno dei due è quattro volte superiore a quello dell'altro, e sempre, invece, nel caso in cui quest'ultimo ne sia privo». E se fino a qualche anno fa gli uomini finivano per non azzardare richieste di alimenti per vergogna od orgoglio, ormai le remore sembrano essere sparite. Ma l'inversione delle parti ha portato un grande vantaggio: «Le donne lo fanno (pagare, ndr) con minor conflitto perché hanno una maggiore capacità di distacco — dice la psicoterapeuta Gianna Schelotto —. Gli uomini sono riluttanti per vendetta, non per avarizia. Il dolore, però, è uguale per tutti».

Libero News

Ripetiamo: in linea di principio si accorda il mantenimento quando il reddito di uno dei due è quattro volte superiore a quello dell’altro e sempre, invece, nel caso in cui quest’ultimo ne sia privo. Quindi se lui guadagna 1700 euro e lei 1500 niente assegno coniugale ma solo il mantenimento dei pupi perché non volete solo l’affidamento condiviso forzato, vero? Vorrete pure pagare quello che vi spetta, spero? Perché, sapete, la casistica riporta che moltissimi ex mariti, al momento della quantificazione del mantenimento della figliolanza diventano immediatamente nullatenenti. Quindi, se c’è una categoria che distrugge il PIL italiano, fa aumentare il deficit e vive alle spese della popolazione quella è la categoria dei papà separati finto-indigenti. E molti arrivano persino a far perdere le proprie tracce pur di non essere costretti a pagare e di questi tempi i figli costano!

Ehi, io le tasse le pago tutte e le pago care, non mi mantiene nessun ex marito e quindi sono io a stare mantenendo ex mariti altrui!

Quindi non sono le donne a far finire gli ex papà alla Caritas. I versamenti di cui si lamentano non sono per la ex moglie ma per i figli così come la casa non va alla ex moglie perché è bella e simpatica agli occhi del magistrato o perché è femminista. La casa va alla prole per il principio per cui non si vuole allontanare i figli da dove sono cresciuti. Invece, con il condiviso bis, i pupi saranno senza fissa dimora, oscillanti tra casa della mamma e casa del papà.

Ma è colpa del femminismo se solo il 3,5% delle donne paga gli alimenti al marito? è davvero come afferma “Anna”? La legge è femminista? La donna vince a prescindere?

Ovviamente no! “Le condizioni per il sorgere del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione sono la non titolarità di adeguati redditi propri, ossia di redditi che consentano al richiedente di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, e la sussistenza di una disparità economica tra le parti ( sentenze di Cass. 1998 n. 3490; 1997 n. 7630; 1997 n. 5762; 1996 n. 5916; 1995 n. 4720; 1995 n. 2223; 1990 n. 11523; 1990 n. 6774).

Si parla di “coniuge”. Da nessuna parte è scritto che il mantenimento vada alle donne a prescindere grazie a leggi femministe.

è colpa delle femministe se le donne che si laureano sono il 58% ma solo l’11,9% accede a ruoli manageriali, il 49,2% delle donne è disoccupata e in tutta Europa le donne guadagnano il 17,4% in meno degli uomini?

No, se siamo svantaggiate nell’occupazione la colpa è degli uomini che non vogliono cedere una parte del loro potere. Ora, mentre quello della fortunella bolognese (che prevedo non canterà vittoria a lungo) è solo un caso isolato di una sentenza bislacca, la verità è tutt’altra, ovvero, le donne non sono tutelate come lavoratrici e troppo spesso lasciano il lavoro per restare a casa a fare le mamme e le cameriere, quindi una buona percentuale ha reddito zero e gli ex maritini sono troppo spesso additati come coloro che si lamentano ma non pagano gli alimenti, arrivando a sparire dalle vite dei figli pur di non passare un solo euro alle ex mogli, a differenza delle ex mogli che quando c’è da pagare non battono ciglio.

Basta anche dare un’occhiata ai commenti alla suddetta pagina misogina…

10ottobre2ed

La signora sopra sbugiarda tristemente le favole sugli ex papà e crede che il condiviso bis possa obbligare gli uomini a fare i padri e a non sparire perché il suo ex si è, appunto, dileguato…

10ottobredonnetestimonianomaritinonpagano

E sono tutti commenti della sola giornata appena terminata, ovvero domenica 10 Ottobre 2010, ed ho visionato solo 3 o 4 links . Non ho scorso l’intera pagina!

Non male per un mondo immaginario di padri sfruttati da donne avide ed approfittatrici che non si sa perché potrebbero mai essere femministe, visto che le femministe sono completamente per l’indipendenza anche economica della donna.

Ah, io oggi mi chiamo Maurizio!

Written by Maurizio ;-)