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martedì 12 ottobre 2010

"Donne Assassinate" di Ruben de Luca (intervista all’autore,seconda parte) – III

Di seguito alla presentazione del libro, uscito  a Gennaio 2009, riporto volentieri l’intervista in due parti all’autore, ad opera di Arianna Ascione. Vi troveremo le risposte alle domande che sono nate più o meno nella testa di tutti, soprattutto in occasione degli ultimi e più cruenti fatti di cronaca e del costante peggioramento del fenomeno. Capiremo perché alcuni casi destano attenzione più di altri e quali molle psicologiche spingono alcuni uomini ad esercitare violenza sulle donne fino alle estreme conseguenze.

"Donne Assassinate": l'analisi del femminicidio secondo Ruben de Luca. Seconda parte dell'intervista

Pubblicato da Arianna Ascione, Blogosfere staff alle 08:00 in Libri

stalkingdonne.jpgContinua la nostra intervista a Ruben de Luca sul suo libro, "Donne Assassinate"

Escludendo i delitti commessi da serial killer o sconosciuti, c'è qualche segno distintivo della potenziale pericolosità di compagni o fidanzati?

"Eccome se ci sono i segnali di pericolo! Ci sono praticamente sempre, non è che un fidanzato, un compagno o un marito si alzi la mattina e decida di uccidere all’improvviso. Il triste problema è che, spesso, la donna si rifiuta di vedere questi segnali oppure, ancora peggio, li vede ma non dà loro la giusta importanza perché cerca, in qualche modo, di giustificare il compagno, di difenderlo, in sostanza di “preservare l’immagine positiva di lui” che le permette di mandare avanti il rapporto. Le donne investono sempre tantissima energia in una storia, se si innamorano, ed essere costrette, a un certo punto, a confrontarsi con la possibilità di aver sbagliato tutto e di non esser state in grado di valutare correttamente la personalità del proprio compagno può essere una realtà dalla quale si cerca di sfuggire in ogni modo, anche a costo di negare la realtà. Nessuna donna dovrebbe accettare un rapporto in cui è sempre il compagno a dettare le regole. Uno dei segnali da “allarme rosso”, ad esempio, è se l’uomo cerca progressivamente di isolare la compagna dal mondo esterno, da tutto ciò che non è lui, quindi le impedisce di vedere gli amici, di avere attività di vario genere che la portino a trascorrere del tempo senza di lui, persino di vedere i genitori. L’uomo manipolatore e lo psicopatico tentano con tutti i mezzi di costruire un rapporto “fusionale” con la donna e non perché siano realmente innamorati di lei, ma solo perché vogliono mantenerla sotto controllo per tutta la giornata. Il problema è che, all’inizio della relazione, l’uomo si presenta mostrando un lato gentile e premuroso, da perfetto “principe azzurro” che conquista la donna e, solo quando è assolutamente sicuro che lei è perdutamente innamorata di lui, inizia a far trapelare il suo lato controllante. Ma le prime richieste sono sempre portate avanti con dei modi ambigui, per cui la donna non è in grado di riconoscere subito la minaccia. Ad esempio, se la donna dice: “Domani sera vado a cena con le mie amiche”, il manipolatore non sbotta in maniera apertamente aggressiva dicendo frasi del tipo: “No, tu non esci di casa”, ma usa espressioni molto più subdole per far nascere nella compagna un senso di colpa, tipo: “Ah, proprio domani sera. Stavo organizzando una cenetta romantica a lume di candela solo noi due. Amore, ti prego, stavo pensando a questa cosa da tanti giorni, non puoi rimandare il tuo impegno?”. Le frasi possono variare ovviamente, ma il senso è sempre lo stesso: far insorgere un senso di colpa recitando la parte dell’uomo devoto che vive in funzione di lei ed è pieno di pensieri carini. “Proprio” quella sera, lui ha organizzato un momento di intimità per entrambi, quindi lei si sentirebbe in difetto a rovinarglielo... Naturalmente, andando avanti il rapporto, quando l’uomo si sente sempre più sicuro di avere il controllo della situazione, l’aggressività diventa più manifesta e cresce esponenzialmente. Un segnale che bisognerebbe sempre prendere molto sul serio è quando aggressività e violenza aumentano nel tempo: prima l’uomo usa velate minacce contro la compagna, poi le minacce si fanno più evidenti, poi iniziano a volare i primi schiaffi ai quali fa seguito un’immediata richiesta di perdono perché “amore scusami, sono stressato, ho problemi al lavoro, sta male mia madre, ecc., ma non lo farò più, te lo giuro, non so cosa mi è preso, stammi vicino, ti prego”. E la violenza diventa più frequente e i momenti in cui tutto fila liscio, invece, diventano sempre più rari. L’uomo che non sa accettare dei “no”  e che non rispetta gli spazi di autonomia della donna è un uomo potenzialmente pericoloso e, soprattutto, se un uomo alza le mani una volta sulla propria compagna, sarà in grado di farlo anche altre volte e non va assolutamente perdonato, né giustificato.
Tutti gli altri segnali di pericolo sono elencati e spiegati diffusamente nel capitolo 7 del mio libro, capitolo che consiglio vivamente a tutte le donne di leggere con estrema attenzione"

Negli ultimi anni abbiamo assistito a omicidi commessi anche da giovanissimi (come a Niscemi, ma ricordo anche la Piovanelli), cosa scatta nella mente di un ragazzino fino a portarlo a un omicidio del genere?

"L'omicidio di Lorena Cultraro a Niscemi è uno dei casi che più mi ha sconvolto per la brutalità e la gratuità del gesto. Spesso, i ragazzini esercitano la violenza in branco, così si rafforzano e spalleggiano a vicenda. Spesso, si tratta di azioni commesse per “noia”, che è davvero una motivazione allucinante, magari perché non si sa come passare il tempo, oppure come rito di passaggio “per sentirsi uomini”. E poi un elemento ricorrente è la mancata valutazione delle conseguenze concrete delle proprie azioni dovuta all’immaturità mentale tipica dei giovani e al fatto che la maggior parte di essi vivono gran parte del loro tempo in un mondo virtuale piuttosto che in quello reale, magari imbottiti di videogiochi nei quali le persone vengono uccise e, dopo qualche istante, sono di nuovo in azione. Quando si verifica un caso del genere, la cosa che trovo più irritante è l’atteggiamento di certi genitori che tendono a giustificare in qualche modo le azioni del figlio, magari usando la famosa frase che mi fa venire l’orticaria ogni volta che la sento: “è solo un ragazzo, non si rendeva conto di quello che faceva”. Chissenefrega che è “solo” un ragazzo, questo tentativo costante di deresponsabilizzazione è la cosa più dannosa. Facci caso, ogni volta che avviene un grave fatto criminale si sente sempre il solito ritornello: “non si rendeva conto, era sotto l’influsso dell’alcol o della droga”, ecc. Ma semmai queste sono aggravanti, non attenuanti perché l’hai scelto di ubriacarti o di drogarti, per cui adesso è giusto che paghi. In sostanza, credo che tanto il ragazzino quanto il criminale adulto debbano scontare per intero una condanna, anche per una forma di rispetto nei confronti delle vittime e dei loro parenti che, troppo spesso, sono presi in giro da un sistema giudiziario che tutela molto di più i criminali delle vittime. E i genitori dovrebbero ricominciare a fare i genitori, a dare regole e limiti ai propri figli e smetterla di cercare a tutti i costi di “fare gli amici” per mettersi sullo stesso piano, perché così i ragazzi crescono pensando di potersi permettere qualsiasi cosa senza dover pagare pegno"

Ci sono invece ancora molti casi irrisolti di femminicidio, che tipo di interesse si scatena nel pubblico tanto da trasformare un caso come Garlasco (o come quello di via Poma anni fa) in una specie di show in cui tutti sembrano trasformarsi in "piccoli detective"?
"Questo succede perché siamo tutti un po’ voyeur e ci piace troppo ficcare il naso nelle vite degli altri. Aggiungi quel pizzico di morbosità per cui molte persone hanno delle piccole, squallide e noiose vite nelle quali la noia regna sovrana e l’unico modo per provare un po’ di eccitazione è assistere da spettatori a un fatto di sangue e il gioco è fatto. E i mezzi d’informazione non fanno altro che alimentare quotidianamente questa morbosità con trasmissioni che praticamente campano su alcuni casi di cronaca nera e li ripropongono fino allo sfinimento in ogni singola sfaccettatura. E mettiamoci dentro anche i miei colleghi “criminologi”, anzi quelli che Aldo Grasso, il famoso critico televisivo, ha definito “criminologi da salotto”, che vanno nelle suddette trasmissioni televisive a dire una serie di banalità senza confini, frasi vuote prive di significato spacciandosi per esperti quando poi di criminologia ne sanno ben poco. Tutti questi “figuri” non fanno altro che alimentare l’ossessione per il morboso e la ritualizzano in una carnevalata costante che entra nelle case di ognuno di noi. E poi di alcuni casi veramente non se ne può più.

Invito te e tutti gli utenti del blog a fare un piccolo test: andate in una libreria e sfogliate tutti i libri dedicati a omicidi di donne avvenuti in Italia, immancabilmente troverete uno spazio dedicato al delitto di via Poma o a quello dell’Olgiata, senza che in realtà ci sia poi nulla di nuovo da dire. Molti autori fanno “copia e incolla” sempre delle solite solfe, sempre i soliti resoconti cambiando solo un po’ le parole. Nell’introduzione del mio libro, infatti, spiego che ho inserito anch’io questi due casi su esplicita richiesta dell’Editore. Se fosse stato per me, non li avrei trattati non avendo nulla di nuovo da dire. Ma i casi irrisolti attirano in maniera morbosa molto più di quelli dove l’assassino ha un nome certo, infatti gli omicidi di Jack lo Squartatore sono assurti a notorietà mondiale proprio grazie all’inafferrabilità del criminale. Il dubbio alimenta le supposizioni, ognuno può dire la sua in un proliferare senza controllo di “chiacchiere da bar” e illudersi di sentirsi importante per qualche momento. Ogni volta che tengo una lezione da qualche parte, mi sento chiedere se Alberto Stasi è colpevole oppure no, chi ha ucciso Meredith a Perugia, e quando c’era il processo alla Franzoni tutti mi chiedevano se pensavo che fosse colpevole o innocente e così via. E a me verrebbe da chiedere a mia volta: ma che ve ne importa se tizio è colpevole oppure no? Ma davvero non avete niente di meglio da fare nella vostra vita? Ma il circo deve continuare e poi, altrimenti, i “criminologi da salotto” non potrebbero più appoggiare i loro deretani sulle comode poltrone degli studi televisivi e sarebbero costretti a stare piegati sulla scrivania a studiare e documentarsi seriamente. Lo spettacolo deve andare avanti..."

"Donne Assassinate": l'analisi del femminicidio secondo Ruben de Luca. Seconda parte dell'intervista - Blogosfere Cultura

“Donne Assassinate” di Ruben De Luca (intervista all’autore, prima parte) – II

Di seguito alla presentazione del libro, uscito  a Gennaio 2009, riporto volentieri l’intervista in due parti all’autore, ad opera di Arianna Ascione. Vi troveremo le risposte alle domande che sono nate più o meno nella testa di tutti, soprattutto in occasione degli ultimi e più cruenti fatti di cronaca e del costante peggioramento del fenomeno. Capiremo perché alcuni casi destano attenzione più di altri e quali molle psicologiche spingono alcuni uomini ad esercitare violenza sulle donne fino alle estreme conseguenze.

"Donne Assassinate": l'analisi del femminicidio secondo Ruben de Luca. Prima parte dell'intervista

Pubblicato da Arianna Ascione, Blogosfere staff alle 08:00 in Libri

donne-assassinate-de-luca.jpgUn libro agghiacciante. La cronistoria di alcune delle più efferate violenze compiute contro le donne. E' di questo che parla Ruben de Luca nel suo libro, "Donne Assassinate" edito da Newton Compton.

Secondo te, tra quelli di cui parli nel libro, qual è il caso che ha sconvolto più di tutti e ha fatto parlare (nel passato e nella cronaca recente)?

"Dal punto di vista dell'opinione pubblica, sono diversi i casi sconvolgenti, forse quello che ha catturato più di tutti l'immaginario collettivo è stato il delitto di Simonetta Cesaroni a via Poma, un caso su cui è stato detto davvero tutto e il contrario di tutto. Se vuoi sapere quelli che hanno più sconvolto me mentre scrivevo il libro, ti rispondo subito. Il caso di Angelo Izzo, il "mostro del Circeo", trovo che sia uno dei più allucinanti in assoluto, per l'efferatezza dei crimini e per la dabbenaggine degli psicologi che lo hanno rimesso in circolazione. Vedi, Izzo ha compiuto un crimine identico a quello del Circeo, avvenuto nel 1975, dopo aver trascorso trent’anni in carcere. Gli psicologi che lo hanno esaminato si sono lasciati abbindolare dalle sue belle parole di pentimento e di “acquisita consapevolezza dei suoi errori” e hanno voluto dargli “un’altra possibilità”, occasione che Izzo ha afferrato al volo per uccidere ancora. Purtroppo, molti psicologi e psichiatri sono affetti loro stessi da un delirio di onnipotenza per cui ritengono di poter curare qualsiasi patologia. Bisognerebbe rendersi conto che non tutti i criminali sono curabili e che, per certi soggetti, semplicemente non c’è niente da fare: l’unica soluzione è rinchiuderli da qualche parte e buttare la chiave. E invece, purtroppo, spesso i diritti dei criminali hanno più valore di quelli delle vittime. A questo proposito, mi sconvolgono anche tutti i casi di omicidio di fidanzate preceduti da una massiccia attività di stalking, perché si sarebbe potuto fare qualcosa per impedirli e invece si è rimasti a guardare mentre si materializzava la tragedia. Penso a Luca Delfino lasciato sulle strade a perseguitare Maria Antonietta Multari, finché non l’ha uccisa, mentre era fortemente indiziato per l’omicidio di Luciana Biggi, e penso anche a Deborah Rizzato che aveva registrato le telefonate minacciose del suo “fidanzato”, Emiliano Santangelo, e le aveva fatte ascoltare alle Forze dell’Ordine, e nessuno ha fatto niente. E Deborah Rizzato è stata uccisa"

Nel libro parli di moltissimi delitti maturati in ambito familiare. Come mai subito dopo l'enfasi del momento l'opinione pubblica sembra dimenticarsene? Cosa si può fare per spingere l'opinione pubblica a "combattere" la guerra contro la violenza sulle donne (belle parole dell'8 marzo escluse)?

"L'opinione pubblica ha bisogno sempre di nuovo sangue e nuove emozioni. Ci stiamo abituando a un’informazione “da fast food”, per cui riceviamo la notizia, la metabolizziamo in fretta, per quanto sconvolgente possa essere, e la digeriamo così siamo pronti per la prossima notizia dell’orrore. La violenza sulle donne, sotto tutte le forme possibili e immaginabili, è qualcosa di terribilmente comune fin dalle epoche più remote, per cui non traumatizza gli spettatori più di tanto. La donna è la vittima per eccellenza e, purtroppo, esistono ancora moltissimi uomini dalla mentalità gretta e arcaica che ritengono che, quello che avviene all’interno di un nucleo familiare, siano “affari privati” nei quali non ci si deve intromettere. La nuova legge sullo stalking fornisce finalmente uno strumento concreto per intervenire, ma prima deve cambiare la mentalità delle persone. Finché esisterà un giudice come quello che ha concesso le attenuanti al rumeno che ha stuprato e ucciso Francesca Reggiani a Roma, credo che la situazione sia veramente triste: secondo le sue aberranti motivazioni in un certo senso è stata colpa della vittima se è stata uccisa, perché si è ribellata troppo e non si è lasciata rapinare e violentare, così il suo aggressore ha dovuto impiegare una quantità di forza superiore a quella necessaria e così “ci è scappato” l’omicidio. Ma non si vergogna questo giudice? Perché nessuno si indigna per questa sentenza allucinante? Mi dispiace di essere pessimista, ma, in realtà, credo di essere solo realista: non credo che le cose cambieranno mai più di tanto. Questo è un mondo pensato e fatto a misura dei maschi e la maggior parte di essi continua a pensare che le donne siano degli oggetti, delle “proprietà”. Anche quelli che fingono di essere evoluti, spesso in un angolino del loro cervello continuano a desiderare di esercitare una qualche forma di controllo sulle donne che li circondano. Fortunatamente, la maggior parte di essi non arriva a stuprare e uccidere, ma il DNA dell’uomo cavernicolo è rimasto nei nostri geni ed è questa la tesi principale del mio libro. D’altra parte, praticamente tutti i mali e i crimini del pianeta li provochiamo noi maschi: violenze, omicidi, guerre, genocidi, brutalità di ogni tipo. Qualcosa vorrà pur dire, no?"

"Donne Assassinate": l'analisi del femminicidio secondo Ruben de Luca. Prima parte dell'intervista - Blogosfere Cultura

“Donne Assassinate” di Ruben De Luca - I

 Sono davvero solo femministe o le mitologiche ed inesistenti “nazifemministe” ad occuparsi del fenomeno mondiale del femminicidio o femicidio o ginocidio, come sostengono i movimenti neomaschilisti partiti al feroce attacco dei diritti delle donne? Ovviamente, la risposta è: no.

Il femminicidio è un termine coniato in Messico per definire la carneficina delle donne a Ciudad Juarez ed è stato presto adottato in tutto il mondo per simboleggiare la sempiterna strage alla quale le donne sono sottoposte. Più dettagliatamente, è definito da Barbara Spinelli di Giuristi Democratici come il termine che indica la violenza fisica, psicologica, economica, istituzionale, rivolta contro la donna «in quanto donna».

E davvero occuparsi del fenomeno della violenza sulle donne è una scusa per macchiarsi di “male bashing”, ovvero la definizione coniata dai lagnosi neomaschilisti per definire la diffamazione dell’intero genere maschile? Ovviamente, no! Il solo concetto di diffamazione dell’intero genere maschile è di per sé ridicolo. Usarlo come spauracchio per impedire alla società di occuparsi del fenomeno gravissimo della violenza maschile sulle donne è un’altra forma di violenza. Chi cerca di impedire che si parli del quotidiano assassinio, dei quotidiani stupri, della quotidiana violenza sulle donne, esercita un’altra forma di violenza utilizzando i mezzi della propaganda, della censura, del boicottaggio, del ricatto, del piagnisteo ridicolo, della mistificazione, della sparizione o alterazione dei dati ed, infine, dell’istigazione alla persecuzione e all’odio verso le donne che non si piegano. Chi cerca di insabbiare vilmente o negare il fenomeno è complice di chi esercita la violenza direttamente e, di certo, condivide la stessa visione della realtà pur scegliendo di esercitare la millenaria repressione delle donne in un modo più sottile ma ugualmente dannoso e letale. A maggior ragione è violento chi indice una “caccia alle streghe”, l’ennesima caccia alle streghe che sia stata esercitata sulle donne nella storia dell’umanità. è violento e sa bene che le conseguenze della sua fomentazione possono essere estreme ed arrivare anche a causare atti di violenza diretta.

Purtroppo per i complici e conniventi, come dicevo, il femminicidio è un fenomeno universalmente riconosciuto del quale si occupano anche esperti di sesso maschile. A volte sono esperti di fama mondiale come Ruben De Luca, il quale, forte della sua appartenenza al genere maschile, si sente di certo più libero nel parlare di una guerra “del genere maschile contro l’altra metà del cielo”. Cosa non facile per noi donne, che ci sentiamo in difficoltà quando dobbiamo trattare in maniera del tutto generica questo crimine perché sappiamo che anche in molti degli animi maschili convinti di essere paritaristi e democratici, soprattutto in chi, vivendo in Italia, in un modo o in un altro non ha potuto fare a meno di assorbire il maschilismo nazionale, si desterà un pizzico di onta e di reazione stizzita alla generalizzazione che, chiariamo, è solo dovuta ad una definizione ma non è volta ad incolpare i singoli, uno ad uno.

Non sarebbe male  sganciarsi dal “corporativismo” che lavora in background nella psiche maschile ed affrontare una serissima autoanalisi volta al raggiungimento generale della consapevolezza dello stato delle cose, ovvero il punto imprescindibile dal quale partire per far cessare lo spargimento di sangue.

Quindi non è certo un “nazifemminista”, Ruben De Luca e può permettersi di esporre con crudezza la natura del fenomeno senza rischiare di essere additato e di subire, quindi, tentativi di ridurlo alla resa ed alla condiscendenza (tentativi che sulle donne fanno sempre presa, come spiegherà in seguito egli stesso).

Donne Assassinate di Ruben De Luca

Il noto criminologo ci rivela nel suo ultimo saggio come e perché si uccidono le donne in Italia

Donne Assassinate di Ruben De Luca Esce in questi giorni, edito dalla Newton & Compton, il saggio Donne Assassinate - Dall’omicidio seriale allo stupro di gruppo, storia e fenomenologia della guerra condotta dal genere maschile contro "l’altra metà del cielo" del criminologo Ruben De Luca.
Il libro ci rivela come il fenomeno della violenza sulle donne sia in continua crescita, sfociando sempre più spesso in omicidio. Accanto al termine “omicidio” si stanno perciò sempre più accostando quelli di “femminicidio” o “ginocidio” per indicare l’assassinio di una donna da parte di un uomo quando essa viene uccisa proprio perché appartenente al genere femminile. Non vittima causale, dunque, ma “scelta” in virtù del suo essere donna.
Vittime di feroci predatori, perversi serial killer o, in moltissimi casi, dei loro stessi mariti o fidanzati, le donne sono da sempre oggetto di una spietata carneficina. Il silenzio, la paura, il terrore, la fragilità hanno fatto di loro le schiave e le martiri di una delle guerre più ingiuste e meno combattute dell’umanità. Da Marco Mariolini, "il cacciatore di anoressiche", a Angelo Izzo, "il mostro del Circeo", da Gianfranco Stevanin "il mostro di Terrazzo" a Guido Zingerle, la "Belva del Brennero", l’analisi di Ruben De Luca si addentra nelle menti criminali degli uomini che odiano, violentano e uccidono le donne, affrontando i nodi più spinosi di storie troppo spesso rimaste drammaticamente irrisolte. Alla ricerca di un barlume di verità e di senso, Donne assassinate affronta anche i casi lasciati in sospeso dalla giustizia per scoprire, attraverso le tragiche vicende di ragazze come Simonetta Cesaroni o, più recentemente, Chiara Poggi, un’altra agghiacciante realtà: l’impunità dell’assassino. Ecco, allora, “la decapitata di Castelgandolfo”, “il delitto dell’Olgiata”, “l’omicidio dell’Università Cattolica”: racconti di morte che l’autore indaga utilizzando, insieme agli strumenti della ricerca storica, le risorse della moderna criminologia. (dalla quarta di copertina)
Sul sito della casa editrice è possibile scaricare un
lungo estratto.
L'Autore: Ruben De Luca, Psicologo Criminologo, Direttore del GORISC (Gruppo Osservatorio di Ricerca, Intervento e Studio sul Crimine), Università di Roma “La Sapienza”. Autore di circa 100 pubblicazioni di criminologia, è considerato uno dei massimi esperti europei di omicidio seriale. Nel 2001, ha creato ESKIDAB, la Banca Dati Europea dei Serial Killer, un archivio costantemente aggiornato che contiene le schede personali di tutti gli assassini seriali identificati e attivi sul territorio europeo. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo sempre per la Newton & Compton Serial killer con Vincenzo Maria Mastronardi e Sette Sataniche con Mastronardi e Moreno Fiori, di cui è prevista a breve la prossima edizione. Per la Magi Edizioni ha pubblicato Omicida e artista: le due facce del serial killer.
Donne assassinate
Ruben De Luca
Newton & Compton 2009
Collana Controcorrente
Pag. 464 - 12,90€
Donne Assassinate di Ruben De Luca
Notizia pubblicata il 02/02/2009
Da: Biancamaria Massaro
Fonte: LaTelaNera.com

Quindi, non ci sono più scusanti. Come sostiene anche Ruben De Luca “Vittime di feroci predatori, perversi serial killer o, in moltissimi casi, dei loro stessi mariti o fidanzati, le donne sono da sempre oggetto di una spietata carneficina. Il silenzio, la paura, il terrore, la fragilità hanno fatto di loro le schiave e le martiri di una delle guerre più ingiuste e meno combattute dell’umanità.” è in atto una guerra da parte di uomini che odiano le donne contro donne di tutti i tipi, di tutte le età e razze, di tutte le religioni, nazionalità ed ideologie. Una guerra che sparge quasi esclusivamente sangue femminile ed alla quale le donne rispondono solo con il grido del richiamo al diritto alla libertà.

lunedì 11 ottobre 2010

Sfruttatrici mantenute?Disinformazione misogina! Alè!

 

Pinocchio1-0ec0e Ah, è solo un mese che l’amministratore della falsa pagina NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE ci ammorba con questa notizia? Pensavo di più. Siccome l’avrò vista passare decine di volte (come pure la notizia della morte per crepacuore del povero Maurizio, deceduto il 7 Aprile 2010 è riportata continuamente sulle stesse pagine accompagnata dall’incipit “Oggi è volato in cielo” come se il pover’uomo fosse destinato a finire i suoi giorni ogni giorno da quel dì) mi deve aver fatto lo stesso effetto di mezz’ora di sala d’attesa dal dentista.

Per fortuna “Anna” cita la fonte dell’articolo ma si scorda di riportarne anche la parte finale. Ogni volta che apro uno dei pezzi scritti su questi siti-clone misogini trovo sempre che hanno tagliato o cucito qualcosa. A volte sono percentuali, diminuite o aumentate a seconda delle necessità, a volte sono statistiche tagliate ad arte. Insomma, c’è un problema di scarsa confidenza tra i misogini e la verità.

Il pezzo dice questo:

Mantenimento di 250€ a vita per 7 giorni di matrimonio. Alè!

Written by Anna on 12 settembre 2010

Si è sposata, è rimasta con il marito per una sola settimana senza mai occuparsi della gestione familiare né concedendosi mai al neo-coniuge. Poi se n’è andata e ha chiesto gli alimenti. E’ successo a Bologna, dove una fresca sposina non ha retto la vita coniugale e se l’è data a gambe, ottenendo, a dispetto della brevità e del mancato “consumo” del rapporto, un assegno di 250 euro mensili. Ad attribuirglielo in via definitiva (ma anche in misura inferiore a quanto richiesto) la Corte di Cassazione, che ha confermato la bontà di una sentenza della Corte d’appello del capoluogo emiliano, poiché lontano dal marito le signora in questione non riusciva a mantenere lo stesso tenore di vita goduto durante le (fulminee) nozze.

In Italia solo il 3.5% delle mogli paga assegni di mantenimento: chissà come mai le femministe non si battono contro queste sentenze sessiste…

La notizia è tratta da http://donna.libero.it/lifestyle/mantenere-ex-divorzio-mantienimento-soldi-moglie-marito-ne1665.phtml

  L’originale dice, invece:

L'ex lo mantiene lei

 Mentre a Bologna una moglie incassa gli alimenti per un matrimonio non consumato di una settimana, si moltiplicano i casi in cui l'assegno di mantenimento lo deve girare lei a lui. Miracolo della parità dei diritti. Ma le donne pagano senza fiatare

Si è sposata, è rimasta con il marito per una sola settimana senza mai occuparsi della gestione familiare né concedendosi mai al neo-coniuge. Poi se n'è andata e ha chiesto gli alimenti. E' successo a Bologna, dove una fresca sposina non ha retto la vita coniugale e se l'è data a gambe, ottenendo, a dispetto della brevità  e del mancato "consumo" del rapporto, un assegno di 250 euro mensili. Ad attribuirglielo in via definitiva (ma anche in misura inferiore a quanto richiesto) la Corte di Cassazione, che ha confermato la bontà di una sentenza della Corte d'appello del capoluogo emiliano, poiché lontano dal marito le signora in questione non riusciva a mantenere lo stesso tenore di vita goduto durante le (fulminee) nozze.

Il caso felsineo ha già scatenato polemiche e discussioni tra matrimonialisti e gente comune. Ma rischia di essere superato dai fatti o ribaltato nelle parti (con il marito al posto della moglie), visto che gli ultimi dati rivelano una netta crescita dei casi in cui è la donna a dover versare l'assegno di mantenimento all'ex compagno. La rivoluzione ha ancora piccoli numeri ma il trend è in crescita: secondo l'Associazione Matrimonialisti Italiani, rispetto al 2% del 2005, le sentenze favorevoli ai "mariti indigenti" sono salite al 3,5% sia nel 2007 sia nel 2008.
Sarà per l'ancora scarsa incidenza del fenomeno, per il fatto che casi simili coinvolgono
donne manager o professioniste estremamente benestanti  o per maggior buonsenso femminile, ma, come racconta l'avvocato Annamaria Bernardini de Pace al Corriere , «le donne, quando ci sono i requisiti, non creano nessun ostacolo, sono leali: versano quel che c'è da versare. Sono rispettose dei diritti dell'ex marito e anche dell'opportunità di aiutarlo. Finora con le mie clienti non c'è mai stata nessuna discussione». Ecco allora la proprietaria di quattro alberghi in Costiera Amalfitana che passa all'ex diecimila euro al mese senza fiatare o l'imprenditrice che lascia una delle sue aziende al marito scaricato. Che in 4 casi su 10 è più giovane dell'ex moglie.
«In linea di principio - rivela sempre al
quotidiano milanese Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell'AMI -, valido sia per l'uomo sia per la donna, viene accordato l'assegno di mantenimento quando il reddito di uno dei due è quattro volte superiore a quello dell'altro, e sempre, invece, nel caso in cui quest'ultimo ne sia privo». E se fino a qualche anno fa gli uomini finivano per non azzardare richieste di alimenti per vergogna od orgoglio, ormai le remore sembrano essere sparite. Ma l'inversione delle parti ha portato un grande vantaggio: «Le donne lo fanno (pagare, ndr) con minor conflitto perché hanno una maggiore capacità di distacco — dice la psicoterapeuta Gianna Schelotto —. Gli uomini sono riluttanti per vendetta, non per avarizia. Il dolore, però, è uguale per tutti».

Libero News

Ripetiamo: in linea di principio si accorda il mantenimento quando il reddito di uno dei due è quattro volte superiore a quello dell’altro e sempre, invece, nel caso in cui quest’ultimo ne sia privo. Quindi se lui guadagna 1700 euro e lei 1500 niente assegno coniugale ma solo il mantenimento dei pupi perché non volete solo l’affidamento condiviso forzato, vero? Vorrete pure pagare quello che vi spetta, spero? Perché, sapete, la casistica riporta che moltissimi ex mariti, al momento della quantificazione del mantenimento della figliolanza diventano immediatamente nullatenenti. Quindi, se c’è una categoria che distrugge il PIL italiano, fa aumentare il deficit e vive alle spese della popolazione quella è la categoria dei papà separati finto-indigenti. E molti arrivano persino a far perdere le proprie tracce pur di non essere costretti a pagare e di questi tempi i figli costano!

Ehi, io le tasse le pago tutte e le pago care, non mi mantiene nessun ex marito e quindi sono io a stare mantenendo ex mariti altrui!

Quindi non sono le donne a far finire gli ex papà alla Caritas. I versamenti di cui si lamentano non sono per la ex moglie ma per i figli così come la casa non va alla ex moglie perché è bella e simpatica agli occhi del magistrato o perché è femminista. La casa va alla prole per il principio per cui non si vuole allontanare i figli da dove sono cresciuti. Invece, con il condiviso bis, i pupi saranno senza fissa dimora, oscillanti tra casa della mamma e casa del papà.

Ma è colpa del femminismo se solo il 3,5% delle donne paga gli alimenti al marito? è davvero come afferma “Anna”? La legge è femminista? La donna vince a prescindere?

Ovviamente no! “Le condizioni per il sorgere del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione sono la non titolarità di adeguati redditi propri, ossia di redditi che consentano al richiedente di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, e la sussistenza di una disparità economica tra le parti ( sentenze di Cass. 1998 n. 3490; 1997 n. 7630; 1997 n. 5762; 1996 n. 5916; 1995 n. 4720; 1995 n. 2223; 1990 n. 11523; 1990 n. 6774).

Si parla di “coniuge”. Da nessuna parte è scritto che il mantenimento vada alle donne a prescindere grazie a leggi femministe.

è colpa delle femministe se le donne che si laureano sono il 58% ma solo l’11,9% accede a ruoli manageriali, il 49,2% delle donne è disoccupata e in tutta Europa le donne guadagnano il 17,4% in meno degli uomini?

No, se siamo svantaggiate nell’occupazione la colpa è degli uomini che non vogliono cedere una parte del loro potere. Ora, mentre quello della fortunella bolognese (che prevedo non canterà vittoria a lungo) è solo un caso isolato di una sentenza bislacca, la verità è tutt’altra, ovvero, le donne non sono tutelate come lavoratrici e troppo spesso lasciano il lavoro per restare a casa a fare le mamme e le cameriere, quindi una buona percentuale ha reddito zero e gli ex maritini sono troppo spesso additati come coloro che si lamentano ma non pagano gli alimenti, arrivando a sparire dalle vite dei figli pur di non passare un solo euro alle ex mogli, a differenza delle ex mogli che quando c’è da pagare non battono ciglio.

Basta anche dare un’occhiata ai commenti alla suddetta pagina misogina…

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La signora sopra sbugiarda tristemente le favole sugli ex papà e crede che il condiviso bis possa obbligare gli uomini a fare i padri e a non sparire perché il suo ex si è, appunto, dileguato…

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E sono tutti commenti della sola giornata appena terminata, ovvero domenica 10 Ottobre 2010, ed ho visionato solo 3 o 4 links . Non ho scorso l’intera pagina!

Non male per un mondo immaginario di padri sfruttati da donne avide ed approfittatrici che non si sa perché potrebbero mai essere femministe, visto che le femministe sono completamente per l’indipendenza anche economica della donna.

Ah, io oggi mi chiamo Maurizio!

Written by Maurizio ;-)

domenica 10 ottobre 2010

Diagnosi a distanza e disinformazione a tappeto

 

 frauenhaarfarn Mi vorrei complimentare vivamente con l’ecletticità degli esperti che in questi mesi si sono spesi come opinionisti e diagnosti a proposito di argomenti come la Sindrome di Alienazione Parentale (la PAS o SAP) e la violenza femminile.

Abbiamo potuto osservare pediatri ed ingegneri impegnarsi energicamente a favore della introduzione della PAS,  ovvero una presunta sindrome psichiatrica, nel nostro ordinamento giuridico e certificare l’esistenza di questa sindrome, rigettata dall’intera comunità scientifica internazionale, bollata da psichiatri come “scienza spazzatura”, non compresa nel DSM-IV, non rispondente ai criteri di sindrome, inventata da un personaggio controverso, Richard A. Gardner, apologeta della pedofilia  che pubblicava da solo le proprie opere scientifiche senza farle sottoporre a revisione da altri esperti e che infine si tolse la vita auto-accoltellandosi alla gola.

Adesso possiamo osservarli anche negare la depressione e la psicosi post partum che, al contrario della PAS, è una patologia riconosciutissima, presente nel DSM-IV e dall’amplissima documentazione.

Non so di preciso chi sia l’autore di questo articolo (il direttore di redazione, se non è un omonimo, appare essere laureato in economia e commercio) ma vorrei complimentarmi vivamente con lui o lei per essere riuscito/a a diagnosticare la sanità mentale sulla madre infanticida nel savonese solo leggendo le agenzie giornalistiche. Una cosa che non sarebbe riuscita neppure ad uno psichiatra coi poteri di Superman.

Con grande assertività si afferma già nel titolo la sanità mentale di una donna che non solo avrebbe ucciso il figlioletto di 3 anni ma si sarebbe anche lanciata in auto da un dirupo a scopo suicidario.

Si sostiene che il termine latino possa già, di per sé, mettere in soggezione i lettori. è latino, va bene, ma mi pare chiarissimo anche per un bambino di 4 anni. “Depressione post partum” e “depressione dopo parto” sono espressioni quasi identiche e “post” appartiene al linguaggio comune, non certo esclusivamente al linguaggio aulico né al linguaggio tecnico dei primari di psichiatria.

Ad ogni modo non sembra essere dello stesso avviso l’esperto che ha in cura la donna, come riferisce lui stesso in questa intervista. Anche in questo articolo di accenna al fatto che la donna fosse già caduta in depressione dalla nascita del suo secondo figlio e c’è l’opinione di un altro esperto. Non è certo se fosse in cura antecedentemente al fatto, invece, ma data l’asserzione viene da sospettare che i familiari abbiano riferito di un comportamento assimilabile ad uno stato depressivo.

Io non sono una psichiatra ma mi fido certamente più dell’opinione di uno specialista che ha visitato la paziente che di una “redazione” che usa presentare i fatti non distinti dalle opinioni e nessuna informazione certa a supporto. Anzi, troppo spesso ho letto le opinioni prevaricare i fatti.

Poi qualcuno mi spiegherà perché quando un uomo uccide la figlioletta è una  “tragedia della disperazione” mentre se è una madre ad uccidere il figlioletto, pur avendo partorito da 20 giorni ed avendo tutt’altro equilibrio ormonale non è le è riconosciuta alcuna psicosi post partum e perché se un violento assassino fa una denuncia falsa (con smentite mediche a supporto) per maltrattamenti sulla figlia (salvo poi ucciderla lui stesso) è quasi un gesto estremo per salvaguardare la bimba da altri presunti maltrattamenti (giusto! Da morta non potrà più essere maltrattata. Che idea brillante!) e quando le denunce le fanno le madri si interviene con la PAS che definisce A PRESCINDERE le suddette come bugiarde e psicotiche ed i padri come innocenti ingiustamente accusati.

I negazionisti della violenza sulle donne, una costante mediatica

In questi blog abbiamo citato spesso i negazionisti della violenza sulle donne, ad esempio in questo pezzo li possiamo ammirare mentre tentano di orientare l’opinione pubblica sul caso di Sarah Scazzi in maniera da scagionare lo zio ed incolpare la cugina. Li potete cogliere sul fatto anche qui, qui, qui, qui, nella categoria “misogini in azione”. Se ne comincia a parlare spesso. Esistono da molto ma la loro azione è divenuta sistematica ed organizzata solo da tempi relativamente brevi.

In principio fu l’associazione Falsi Abusi, che sostiene che la maggioranza delle denunce per abuso sui bambini sarebbe falsa. Oggi Falsi Abusi fa parte ed è cofondatrice dell’associazione  per la tutela dei minori Adiantum. Poi i maschilisti dei cosiddetti “movimenti maschili” hanno stabilito che le femministe fossero colpevoli di infangare l’intero genere maschile con le loro campagne contro la violenza sulle donne, motivo per cui qualche fanatico un po’ troppo osservante dei dettami di tali movimenti, ha deciso di boicottare con ogni mezzo, lecito ed illecito, qualsiasi sito internet o pagina su Facebook che osi elencare fatti di cronaca commessi da uomini contro donne o bambini e di, piuttosto, utilizzare siti e pagine clonate dagli originali per le donne allo scopo di diffondervi il contenuto opposto, ovvero fatti di cronaca sulla violenza delle donne.

Chi conosce bene il fenomeno sono soprattutto le operatrici dei centri antiviolenza, che quotidianamente vedono arrivare facce devastate, corpi massacrati in cerca di salvezza e subiscono gli assalti di picchiatori convinti che battere le proprie donne sia un sacrosanto diritto maschile e che le denunce siano, perciò, ingiuste.

Ne fa uno splendido ritratto Raffaella Mauceri, presidente del centro antiviolenza Le Nereidi di Siracusa, nell’articolo che segue.

Violenza di genere
Uomini veri e uomini no

Diffidenti, offesi o lamentosi. Ecco gli uomini secondo la descrizione di chi li conosce bene

Raffaella Mauceri

Così come c’è chi nega l’olocausto nazista, allo stesso modo, nonostante sia di un’evidenza che spacca gli occhi, c’è chi nega il fenomeno della violenza maschile sulle donne: una sorta di contro-fenomeno dal quale si possono evincere alcune tipologie di uomini. Vediamo quali.
In testa, ovviamente, mettiamo i maltrattanti, che sono circa un 30% del totale della popolazione maschile. Costoro non soltanto negano l’innegabile (del quale sono proprio gli autori) ma al contempo, chissà perché, odiano le volontarie dei centri antiviolenza al punto che cercano di scoraggiarle con velati consigli e anche con esplicite minacce. Poi ci sono i lamentosi cioè quelli che ci chiedono piagnucolando di aprire centri antiviolenza anche per gli uomini. “Ma perché – rispondiamo noi – voi non siete capaci di aprirveli da soli? Se davvero pensate di averne bisogno, apriteli, chi ve lo impedisce?” Seguono i diffidenti, cioè quelli che ammettono l’esistenza di una violenza maschile sulle donne ma ci accusano di esagerare per mostrificare gli uomini. Ma chi esagera? I dati mica ce li inventiamo noi, arrivano dall’Onu che è un organismo internazionale e massicciamente maschile! Seguono gli offesi, quelli che ci ricordano che gli uomini sono violenti ma lo sono anche le donne! Ma che notizia! Certo che lo sono! e per l’esattezza (sempre secondo dati internazionali) le donne sono responsabili del 2-5% della violenza che si consuma in famiglia. Il che significa che non costituiscono un fenomeno allarmante e devastante come la violenza maschile sulle donne, bensì la classica eccezione che conferma la regola. Altrimenti fateci vedere tutti questi uomini che finiscono al pronto soccorso gonfiati a botte dalle donne. Fateci vedere quante donne (che lavorano) si vanno a spendere lo stipendio all’osteria o per comprare sesso o per comprasi la macchina potente, lasciando marito e figli a casa senza mangiare. E soprattutto fateci vedere tutti questi mariti scannati dalle mogli!
Giusto, ribattono gli offesi, ma le donne fanno agli uomini una violenza psicologica sottile che non si vede ma che fa molto male. Vero, verissimo, altrochè! La violenza psicologica che certi uomini fanno alle donne, invece, raramente è sottile, di solito è molto grossolana, nel senso che le annichiliscono con gli insulti quotidiani, le parolacce, la volgarità, la richiesta di rapporti sessuali degradanti, la pornografia, il dileggio e la svalutazione continua. In più, le stuprano. In più, le pestano a sangue. In più, le affamano. In più, le tengono segregate. In più, le ammazzano. E ogni tanto le fanno a pezzi e le buttano nei cassonetti come spazzatura.
Ribadiamo fino allo spasimo che NON stiamo parlando di tutti gli uomini, ma solo ed esclusivamente degli uomini violenti. Tanto è vero che, quasi a ripagarci della crudeltà mentale e materiale dei suddetti, c’è una quinta tipologia di uomini splendidi e meravigliosi: i collaboranti cioè quelli che ci stimano, ci aiutano e ci affidano le vittime della violenza “altrui”, la violenza dei congeneri dai quali hanno preso le distanze. Giacché questi uomini intelligenti e meravigliosi sanno e hanno sempre saputo che, come dice uno slogan dei centri antiviolenza: Un vero uomo non picchia!
* Presidente provinciale Centri antiviolenza ‘Le Nereidi’
(14 maggio 2008)

Uomini veri e uomini no | Noi Donne .org

A proposito di sciacalli…

Sulla solita pagina Facebook usata per spargere odio contro le donne TUTTE e, in particolar modo, contro le femministe, con l’utilizzo di articoli falsi, dati manipolati, notizie riportate in modo strumentale e profili falsi di uomini travestiti da donne nella speranza di dimostrare che ci siano numerosissime donne masochiste e stupide a pensarla come i peggiori maschilisti misogini, oggi c’è questa nota

http://www.facebook.com/noviolenzadonne#!/?sk=messages&tid=1440113886237

di cui vi invito a visionare i commenti.

C’è un reo confesso, ci sarebbero solo da valutare eventuali complicità. Per quale motivo, allora, si tenta di far passare la cugina di Sarah, ovvero Sabrina, per la vera artefice dell’assassinio?

Non basta lo sciacallaggio sul cadavere di Sarah, spacciata da alcuni di questi personaggi per amante consenziente dello zio…

Se non leggete bene, basta cliccare sulle foto.

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E questo Benito Giua è un assiduo frequentatore di tutte le pagine antifemministe create dalla stessa matrice. Queste sono copie cache, visto che il profilo è stato giustamente bannato da Facebook.

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Interessanti i suoi amici! Padri separati, Adiantum, Eros Intuaidumeda, costanti rinvenibili in tutti i profili che prima o poi vanno sulle pagine gestite da donne a scrivere volgarità immani e molto spesso ad insultare la memoria di donne uccise da uomini. Guardate la lista delle pagine a cui era iscritto, tutte dello stesso stampo…

Oggi abbiamo fondati motivi di ritenere che Benito Giua si sia di nuovo trasformato in Elisabetta Bertolotto, mutuando il nome della donna recentemente macchiatasi di infanticidio nei confronti del figlioletto di 3 anni nel savonese e malata di psicosi post partum, e con il suo solito “stile” è arrivato sulla nostra pagina per l’insozzamento quotidiano.

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è solo uno snap ma ha scritto ovunque (ho salvato la pagina) ed ha molestato in privato anche alcuni iscritti alla nostra pagina. Almeno tre.

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In particolare, la terza è un messaggio riferitomi in privato da un amico.

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Ora, vi invito a leggere alcuni commenti lasciati da questi personaggi alla succitata nota allo scopo di scagionare Michele Misseri in quanto uomo e di accusare Sabrina Misseri in quanto donna.

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Notate come colei che giustamente chiamiamo Elisabetto insinua che ad uccidere sia stata proprio la cugina di Sarah, sulla quale neppure gli inquirenti hanno tale sospetto. Peccato che i lettori della loro pagina rispondano molto di rado alle aspettative del gruppo che amministra e fa squadra allo scopo di influenzare chi li legge.

Il vero colpo basso lo affonda colui che linka un orrendo video già famoso su Youtube per le schifezze che afferma. Furbamente lui insinua che il video in questione ha 30 mila visualizzazioni, ergo dev’esserci qualcosa di vero?  

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Elisabetto arriva persino a sostenere che “lo sospettano tutti”. Tutti chi? Neppure i commentatori veri lo sospettano. Basta leggere. Poi il “geniale” Intuaidumeda, che ormai dovrebbe essere universalmente noto su Facebook ed oltre per la sua “eleganza” nei confronti delle donne, dice che è strano perché lui non avrebbe mai confessato e, visto che non lo avrebbe fatto lui che, evidentemente, è il metro universale di valutazione dei comportamenti umani…Poi addirittura la negazione dello stupro…

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Sopra poi arriva, indicata dalla freccia nera, una velata minaccia. Verso chi? Ci sembra di riconoscere lo stile di qualcuno che ripropone molto spesso l’atteggiamento sottilmente minaccioso. Anche noi ricorderemo i nomi. Tiè. Ma, purtroppo, il video da lui suggerito, non sembra avere il risultato sperato: segnato dalla freccia rossa c’è lo sdegno di una lettrice munita di cervello.

Ancora una volta i lettori dimostrano di essere molto meno stupidi di quanto il gruppo dei sobillatori spera.

Ecco sotto il profilo di Elisabetto, lasciato aperto perché non è tanto furbo e non sa neppure trollare…

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Sempre gli stessi amici, ovvero Adiantum, negazionisti della violenza sulle donne ed Eros Intuaidumeda. Sempre le stesse pagine più quelle alle quali si è iscritto per diffondere infamie su Sabrina e scagionare Michele Misseri.

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In particolare, in bacheca possiamo leggere che pare essere intervenuto su una delle pagine aperte da donne per le donne (una delle tante clonate ed infamate dalla stessa banda)…

Anche qui posta il video vomitevole che assolverebbe Michele Misseri e che sostiene che se solo Sarah avesse consentito allo zio di abusarla, sarebbe ancora viva…

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La bella notizia è che da pochi minuti lo schifoso video è stato rimosso per violazioni delle condizioni d’uso.

Ma chi è questo personaggio? è purtroppo noto a moltissime ragazze che da lui sono state insultate e minacciate in privato. è noto anche per la frequenza con cui invade le bacheche delle pagine e dei gruppi femministi, lasciandovi insulti irripetibili.

Nessuno conosce il suo vero nome, giacché pare usare numerose identità, ma è verosimile che possa essere responsabile anche di quanto raccontato in questa nota:

http://www.facebook.com/note.php?note_id=142061729157405

Allora, mi chiedo, questa povera bambina è stata usata ed infangata in tutti i modi possibili, perché?

I maschilisti negazionisti hanno insinuato che fosse scappata da sola, che fosse una poco di buono. Una volta scoperta la tragedia sono sorti gruppi in favore del suo aguzzino ed i soliti negazionisti riempiono la rete di video ed affermazioni vergognose su di lei e sulla sua famiglia.

Ora la sua morte è anche usata da alcuni membri del movimento dei padri separati allo scopo di dimostrare che le donne (non solo le femministe o le nazifemministe, come sostengono gli interessati senza sapere di starsi già macchiando di istigazione all’odio e di fomentare discriminazione ideologica) sono le vere violente, che Misseri sia solo una vittima.

Si è sparsa sui quotidiani la notizia della comparsa di un profilo chiamato Sarino Scazzi con la probabile foto del cadavere della povera ragazzina all’obitorio.

Ma cosa vi ha fatto questa ragazza che non aveva neppure ancora mai cominciato a vivere, mai dato un bacio ed è stata oltraggiata mostruosamente? Solo perché è nata donna, non basta la punizione inflittale con l’uccisione e lo stupro, ma va infangata ed usata per potere spacciare idee false, concetti strumentali allo scopo di scagionare tutti gli uomini violenti dalle accuse che pendono loro sul capo?

E mi dispiace per le donne iscritte alle vostre pagine e che tentano sempre di vedere in voi qualcosa di buono, cascando nella diffamazione del femminismo che operate quotidianamente.

Non c’è assoluzione per chi usa le proprie facoltà intellettive stupidamente o con intenti criminosi.

sabato 9 ottobre 2010

Un giorno senza di noi …donne – 8 Marzo 2011 « Popolo Rosa

Immaginate cosa significa un giorno senza la metà della società? Niente lavoro, niente acquisti, niente tv. Per l’8 Marzo 2011 non saremo consumatrici, non saremo precarie, lavoratrici da sfruttare, non saremo cameriere, non saremo baby sitter e badanti e neppure amanti. Prenotate baby sitter ed infermieri di sesso maschile, prendete una giornata di ferie, organizzate una giornata di ritrovo tra donne, magari per leggere ed approfondire, bere un thè senza, per favore, accendere l’apparecchio televisivo che è il primo a doverci rispetto, niente shopping, per carità. Pensate a tutti i settori in cui la donna non è che un corpo che attiri l’attenzione su un prodotto o la casalinga che deve comprare quel detersivo o la fashion victim che svaligia le profumerie e boicottateli! Che si preparino i pasti da soli, a partire dalla colazione! Che lavino piatti, stirino camicie, portino fuori cani, puliscano lettiere di gatti, accompagnino bambini a scuola, vadano a ritirare la biancheria in lavanderia, organizzino il lavoro in ufficio, eccetera, il tutto senza di noi.

Forse un giorno è addirittura pochino ma da qualche parte dovremo pur ripartire, no?

Iniziativa organizzata da donne, per le donne.

Il blog ufficiale targato Wordpress lo trovate qui.

Il gruppo Facebook è qui.

Aderite e fate aderire!

 Un giorno senza di noi …donne – 8 Marzo 2011

PER PRENDERCI IL FUTURO

UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DELLE DONNE PER RIPRENDERCI LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

UNA MANIFESTAZIONE PER DIRE BASTA ALLA FALSA PARITA’

PER LA PARITA’ EFFETTIVA DEI SALARI

PER UNA GIUSTA RAPPRESENTANZA DELLE DONNE IN POLITICA

PER LA DIFESA DEL CORPO DELLE DONNE

PER L’EFFETTIVA PARITA’ NEI LUOGHI DI POTERE ED AMMINISTRAZIONE

PER LA COPERTURA AL 100% DELLE DOMANDE NEGLI ASILI NIDO

PER LA DIFESA DEI CONSULTORI FAMILIARI

CONTRO OGNI FORMA DI VIOLENZA DOMESTICA E SESSUALE

CONTRO LA MERCIFICAZIONE E MORTIFICAZIONE DEL CORPO DELLE DONNE

Un giorno senza di noi …donne – 8 Marzo 2011 « Popolo Rosa