Web Toolbar by Wibiya

lunedì 20 maggio 2013

#Ti saluto

tisaluto_grande-547x1024In Italia l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni.
Spesso abbiamo subito commenti misogini, dalle considerazioni sul nostro aspetto fisico allo scopo di intimidirci e di ricondurci alla condizione di oggetto, al violento rifiuto di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio.
In Italia l’insulto sessista è pratica comune perché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all’umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituato da tempo.
Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto.
A gennaio di quest’anno il calciatore Kevin Prince Boateng, fischiato e insultato da cori razzisti, ha lasciato il campo. E i suoi compagni hanno fatto altrettanto.
Mario Balotelli minaccia di fare la stessa cosa.
L’abbandono in massa del campo è un gesto forte. Significa: a queste regole del gioco, noi non ci stiamo. Senza rispetto, noi non ci stiamo.
L’abbandono in massa consapevole può diventare una forma di attivismo che toglie potere ai violenti, isolandoli.
Pensate se di fronte a una battuta sessista tutte le donne e gli uomini di buona volontà si alzassero abbandonando programmi, trasmissioni tv o semplici conversazioni.

lunedì 13 maggio 2013

Se muoio ammazzata, muoio da donna autodeterminata

Autodeterminazione. Cosa sarà mai?
Alla svelta, dalla Treccani on line, “autodeterminazione” in filosofia significa:

Atto con cui l’uomo si determina secondo la propria legge, in opposizione a ‘determinismo’, che assume la dipendenza del volere dell’uomo da cause non in suo potere. L’a. è l’espressione della libertà positiva dell’uomo e quindi della responsabilità e imputabilità di ogni suo volere e azione. Se tu sei la sola responsabile delle tue azioni e ti autodetermini, essere uccisa come può essere autodeterminazione?
Il suicidio è un atto di autodeterminazione. Incaricare qualcuno di ucciderti o praticarti un’eutanasia è autodeterminazione, anche se la legge non la riconosce come tale.
In effetti ho sempre polemizzato con l’obbligo di indossare le cinture di sicurezza o col diritto al suicidio: se voglio farmi male, è una scelta mia.
Ma ero una ragazzina. Poi mi hanno fatto capire che chi si fa male va a pesare sul bilancio del servizio sanitario pubblico e pure costringere altri a pagare perché tu vuoi fare il cazzone e buttarti dal balcone dell’albergo direttamente in piscina non è giusto né del tutto autodeterminante.
Pure ammazzarti e lasciare moglie e figli da soli è qualcosa di più dell’autodeterminazione.

Un assassinio è la somma, estrema sovradeterminazione.
Ci vuole veramente lo stretto indispensabile della logica per capire un concetto così banale
e per accorgersi di stare palesemente scrivendo una s..sciocchezza contraddittoria e priva di significato così, tanto per masturbarsi pubblicamente (masturbarsi, cito Woody Allen, è sesso con una persona che si ama e se ci si ama proprio esageratamente, al punto da credersi un fulcro, una droga, una sacerdotessa, ci si masturba pubblicamente per la gioia di comunicare urbi et orbi l’amor proprio smisurato).

Autodeterminazione a senso unico: i difetti sono vostri, io sono perfetta

Ma, dico io, come si fa a paragonare Carlo Giuliani alle donne uccise dai figli malati di mente?
Carlo Giuliani non è stato ucciso in quanto maschio. Al suo posto poteva esserci una donna, com'è già capitato a Giorgiana Masi.
Quando la vittima può essere indifferentemente uomo, donna, (e non intendo necessariamente eteorsessuali), minotauro, manticora o chimera, non è "femminicidio".
Il "femminicidio" non è un brand. Se qualcuno sta tentando di farcelo diventare, la colpa non è delle femministe (che non sono donniste, a proposito. Donnista è la Santanché. Se mi si dà della donnista lo si fa perché mi si vuole chiaramente e sfacciatamente insultare, sminuire, delegittimare, sovradeterminare. E io lo considero un insulto, anche perché so da dove viene e quanto disprezzo coli su chi appare tra i piedi sulla strada verso la fama).
Se adesso si arriva persino alla negazione del femminicidio solo per fare un dispetto puerile ad altre donne considerate "rivali" (la rivalità è tutta negli occhi delle malate di protagonismo che la vedono, quelle che la diffamazione subita da altre donne la chiamano "microfama", arrivando ad invidiarti persino quando il tuo nome è rubato e diffuso in rete accostato a gigantesche bugie e pestaggi virtuali con auguri di stupro di gruppo, e poi ti danno della diffamatrice senza uno straccio di base perché pensano che tanto tu non quereli e se lo fai sono già pronte a darti dell' "autoritaria"), vuol dire che il fondo è arrivato.
Femminicidio è la negazione sistematica della persona femminile attraverso violenza fisica, verbale, sociale. Femmicidio è l'assassinio fisico. In entrambi i casi connota una persecuzione, voluta o consequenziale, verso la donna (etero o lesbo o bisex o asessuata, neonata, bambina, ragazzina, adulta, anziana) in base ai ruoli che all'essere umano femminile sono stati imposti fin dalla notte dei tempi. Anche il ruolo di cura.
Da nessuna parte ho scritto o contato come femminicidio  il pazzo X che incontra la donna Y e la fa fuori in strada. Mi pare ovvio che il pazzo X non risponda delle proprie azioni e scelga la vittima a caso (tranne casi particolari perché non sono una sputasentenze. A me piace analizzare, ricevere e sono una possibilista).
Ho elencato madri uccise da figli con problemi psichiatrici perché quando un malato psichiatrico è abbandonato dallo Stato perché tanto c’è la mamma, cari miei e care mie, questo è pure un femminicidio annunciato.
In questo anno non ci sono stati pazzi X che abbiano ucciso donne Y.
Ci sono stati figli malati che hanno ucciso madri che facevano loro da infermiere obbligate.
Del resto la critica viene da chi ha dato per scontato che Vantaggiato avesse messo la bomba con il preciso scopo di fare vittime femminili, per non parlare dei casi di suicidi femminili fatti passare per femminicidi e corretti dopo l’invio di un mio messaggio.
Sì, perché evidentemente c’è chi sa scrivere ma non sa leggere.

martedì 12 marzo 2013

Hai mai visto un uomo che picchia una donna in pubblico?

Sono reduce della visione di questo video shockante, che consiglio solo alle persone in che si reputano in grado di reggere alla scena.
Si vede un uomo camminare avanti e indietro in una delle zone di riposo dei centri commerciali, poi fermarsi accanto ad una donna seduta su di una panchina, dirle qualcosa e subito partire in un assalto a schiaffi, calci, trascinamento per i capelli, colpi contro la testa. Poi una pausa, poi l’assalto ricomincia e la donna perde sangue dal naso o dalla bocca e sembra passiva, rassegnata.
Tutto avviene nella più totale indifferenza dei passanti, sotto una telecamera di sicurezza.
La didascalia riporta che il fatto è avvenuto in un centro commerciale di Jesenik, nella Repubblica Ceca. I motivi dell’assalto sono sconosciuti e l’aggressore è stato arrestato ed ora va incontro ad una condanna fino a 10 anni di prigione.  Il portavoce della polizia è rimasto inorridito dal grande numero di passanti che hanno assistito all’attacco ma non hanno chiamato la polizia (che invece è stata chiamata dagli addetti alle telecamere a circuito chiuso.

venerdì 8 marzo 2013

Felice 8 Marzo a tutte. Una raccolta di auguri da Facebook

Quello che segue è un rapido collage di una parte dei commenti a corredo dell’intervista ad una presunta prostituta autonoma. Intervista che un importante quotidiano ha tenuto in caldo due giorni in attesa dell’agognato 8 Marzo.
insulti prostituta 1

Ohibò, e prima si chiamavano “battone”, “mignotte”, “puttane”, “troie”, “zoccole”, com’è quest’improvvisa voglia di nobilitarle con il termine di “escort” o quel termine inglese, aspetta…com’era? Ah, si…”sex workers”. E chiamatele come meritano, no?
Poi stavano nell’ombra, si aggiravano furtive, mascherate, per non diffondere il contagio della loro putrida moralità.
Oggi le intervistano giornaliste senza vergogna, ché intervistare una prostituta dev’essere motivo di vergogna.

venerdì 29 giugno 2012

Vacca, spero ti stupri un branko! Ovvero, lo stupro mediatico di branco.

Solita pagina, solita storia. Un po' peggio del solito.
Un'utente che gira con il profilo caricatura del falso profilo Lorella Tollastro, di cui abbiamo già parlato qui e qui, copincolla un post dalla nostra pagina, con relativo commento della sottoscritta.
Quindi, non diciamoci stupidate, i commenti sono rivolti alla sottoscritta e l'amministratore
pone pure l'attenzione sulla firma vh. Vuole proprio che i commentatori (alcuni dei quali a me noti per far parte del solito gruppo) si scatenino contro la sottoscritta.
Che avrò fatto di tanto tremendo?
Ho osato scrivere che un vero padre mette gli interessi dei figli al primo posto, la vita dei figli al primo posto, non pretende di mettere la propria davanti a quella dei figli invocando per loro la diagnosi di una malattia psichiatrica inesistente, condannata dall'ambiente scientifico internazionale, dall'ONU e persino dal nostro governo.

image

lunedì 19 marzo 2012

Non sono io ad averti uccisa ma tu a cadermi sul coltello!

Bisogna capire il movente dei femminicidi, eh, perché se il magistrato scopre che un uomo ha ucciso per evitare il divorzio, lo premia con una medaglia e lo manda in crociera a spese della comunità.
Insomma, continua imperterrita la giustificazione del femminicidio sulla pagina che accampa scuse ridicole per non raccontare in giro a tutti come mai ha un titolo completamente discordante dal contenuto.
G1

Se non la dai sei una violenta! La percezione della violenza secondo alcuni.

Molto carinamente, nella Giornata Internazionale della Donna, lo scorso 8 Marzo, l’Adnkronos ci ha consegnato un regalo per onorare 101 anni di celebrazioni delle battaglie per la parità e per la liberazione della donna dal ruolo subalterno nel quale si trova da millenni: una ricerca della Gesef sui dati della violenza femminile contro gli uomini.






Per noi è una vignetta, per altri è una violenza.



Donne che odiano gli uomini: 50mila maschi maltrattati ogni anno

Una scena di 'Misery non deve morire' Una scena di 'Misery non deve morire'

ultimo aggiornamento: 08 marzo, ore 17:58

Roma, 8 mar. (Adnkronos) - Donne che odiano gli uomini. Una realtà spesso sconosciuta, quella dei maltrattamenti, psicologici, fisici e sessuali che ogni anno circa 50mila uomini italiani subiscono per mano di mogli o compagne, soprattutto in fase pre o post separazione e quando ci sono di mezzo i figli.
A stimare all'Adnkronos le cifre del fenomeno è Vincenzo Spavone, presidente dell'Associazione Genitori separati dai figli (Gesef). Un dato che fa ancora più 'effetto' in occasione della giornata della donna che si celebra oggi. Come risulta da un'indagine condotta dall'associazione, monitorando circa 27mila uomini-padri, separati o separandi che si sono rivolti allo sportello di ascolto Gesef, "il fenomeno della violenza sugli uomini è tutt'altro che marginale", anche se "gli episodi di lieve e media gravità - emerge dalla ricerca - non vengono percepiti dai soggetti come reato: pertanto non vengono mai denunciati, e solo raramente rivelati ad amici o familiari. Soprattutto perchè fra gli uomini prevale un sentimento di vergogna e umiliazione, nonché il dubbio di non essere creduti".