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giovedì 7 ottobre 2010

Sarah, perdonaci

 

sarah-scazzi-2-300x225 è avvenuto stavolta, è avvenuto lo stesso fenomeno poche altre volte. La maggioranza delle volte scorrono sotto il nostro naso sotto la forma di insignificanti trafiletti di cronaca. Poche righe stilate presto e male da un frettoloso cronista che sbaglia età, nomi, luoghi, modalità. Di rado avviene che siano così eclatanti da accendere i riflettori e allora, pian piano, i dettagli di perfezionano, si modificano, capisci che l’età era completamente diversa, i nomi erano confusi tra loro, le modalità imprecise e si iniziano a delineare i moventi. Poi i più sensibili di noi restano a chiedersi “Sarà andata proprio così? Come mai è successo?”, i più sconsolati e passivi ringhieranno tra i denti un “Basta con la violenza!”.

Invece, stavolta, l’abbiamo vissuta. L’abbiamo conosciuta, Sarah (aggiungo la “h” finale al suo nome perché era lei a volerlo così, per sentirlo meno provinciale), abbiamo spiato nel suo diario, nella sua vita, nella sua cameretta, nella sua famiglia, sappiamo che le piacevano gli animali, che il suo idolo era Avril Lavigne, sappiamo tantissimo di lei.

Ogni giorno rovistavamo nei quotidiani in cerca di notizie, nella speranza che non si fosse affidata incautamente, ingenuamente, a mani nemiche. Ci eravamo convinti che fosse troppo fiduciosa, che avesse troppa voglia di crescere. Temevamo chissà quale bruto nascosto nelle pieghe dei social network, pronto ad approfittare di ragazzine di provincia come lei.

A grandi linee, gli orrori su donne e bambini si assomigliano tutti. Altre volte cadaveri semisvestiti e semidecomposti nei boschi erano stati traditi dalla mano nota di un familiare. Altre volte abbiamo letto dei sogni spezzati, delle vite sottratte per i pochissimi minuti del possesso di un corpo. Sappiamo bene, ormai, cosa significa essere rapiti da un rapace umano che vuole solo togliersi lo sfizio di possedere un corpo. Un corpo. Nient’altro perché chi vuole possedere la tua mente cerca di farti innamorare e passa le ore a parlarti, a perlustrare i tuoi pensieri.

Cos’ha quest’orrore di diverso? Perché ci colpisce tanto? Perché Sarah è stata sottratta a tutti, perché ci eravamo affezionati, perché ci sembrava di vederla pettinarsi e ballare per la stanza, scherzare con gli amici, scrivere sul diario. Poi ci colpisce che quel visetto grazioso, grazioso ma normale, quella normalità assoluta da ragazzina della porta accanto, siano stati vilipesi, violati, calpestati all’inverosimile.

Io fantastico come davanti ad un percorso a bivi, come in Sliding Doors: se non avesse accettato di scendere in cantina, se si fosse girata ed avesse mollato un calcio allo zio per prendere il tempo per scappare, se avesse parlato alla mamma, magari avrebbe continuato ad andare al mare, ad uscire con gli amici adulti della cugina, a socializzare su Facebook, a studiare all’istituto alberghiero ed a sognare il giorno in cui sarebbe andata via da Avetrana per  iniziare la sua vera vita.

Nulla di tutto questo. Uccisa per la solita brama del possesso del corpo. Uccisa per essere usata in fretta, prima di diventare fredda e rigida. Gettata in una buca come un vecchio ramo secco, in ammollo nell’acqua per 42 giorni. Corpicino denudato, privato di ogni rispetto, di ogni dignità, di ogni mistero. Depredata ed offesa all’inverosimile. Calpestata dalle illazioni di articoli grondanti misoginia che la descrivevano come furba, pianificatrice senza cuore, leggera, un po’ facile. Calpestata da inutili idioti che si credono in qualche modo arcano intellettualmente superiori perché hanno aperto pagine su Facebook in cui hanno dipinto addosso a lei, vergine derubata di tutto, forse anche del primo bacio, dalle mani sozze di un contadino cinico ed spietato, un inverosimile personaggio da ninfomane. Calpestata da inutili idioti che covano un odio senza fine per il genere femminile al punto di infangare perversamente la memoria di quella che era poco più di una graziosa bambina bionda.

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Scusaci.

Non abbiamo saputo difenderti. Noi, che sappiamo da sempre che la famiglia non è il paradiso, che non è il luogo di ricovero da tutti i mali del mondo e che è sempre successo che sguardi, mani avide abbiano sfruttato piccoli giovani corpi per pochi minuti di incontrollata libidine, non abbiamo gridato forte abbastanza.

Non abbiamo preteso che l’ipocrisia cessasse, che si insegnasse ai bambini come difendersi. Non abbiamo lottato per chiedere la fine della turpitudine patriarcale che sottopone donne e bambini all’avidità di indegni “capifamiglia”. Non abbiamo fatto abbastanza. Contiamo le vittime e ci indigniamo ma non sappiamo volgere la nostra indignazione in battaglia. Ci culliamo nel poco che abbiamo, convinti che vada tutto bene. Non abbiamo puntato i piedi per terra per chiedere una seria tutela, vere leggi, la certezza della pena. Ci siamo soffermati su fatti relativi come il sessismo delle desinenze o lapidazioni mai neppure comminate, frutto di propaganda e armi di distrazione di massa mentre tu e tante altre al mondo morivate davvero nei modi e per i motivi più inaccettabili. E perdona i giornalisti sciacalli che hanno scritto pagine e pagine sulla tua presunta scarsa serietà o sulla freddezza della tua meravigliosa mamma. Hai una mamma che è sempre rimasta lucida e pratica, che non si è persa nella recitazione della disperata passiva, stereotipo misogino al quale vorrebbero relegare qualsiasi altra madre. Una madre così era una madre su cui contare nelle difficoltà e, infatti, lei pensava a come fare per ritrovarti, non se ne stava a piangere e nutrirsi di appelli illusori ed inutili a favore di telecamera. Escogitava strategie come un generale in guerra, come ogni vera donna dovrebbe essere. Forte. Dignitosa. Perdona gli idioti senz’anima, gusci vuoti che vagano insultando a vanvera per dare un senso alle proprie vite. Perdona i negazionisti falsabusologi maschilisti che hanno insinuato che tu fossi andata via di proposito e senza un briciolo di pena per il dolore che ti saresti lasciata dietro, che ogni responsabilità fosse tua e che dipingono il “padre di famiglia” come una figura perfetta, apollinea, infallibile e ingiustamente infangata. Perdona i religiosi che non hanno speso una sola parola per te, piccola donna. Perdona chi ha messo sulle tue spalle e sulle spalle di ogni donna una croce che portiamo da millenni e ci apprestiamo a trascinare per altri millenni per il solo fatto di suscitare desiderio sessuale che uomini involuti non sanno controllare. Perdonaci per non averti protetta, difesa, per non avere davvero cambiato le cose, Sarah.

Perché quando una mamma uccide un bambino è considerata malata e quando il bimbo è ucciso da un altro parente il caso è trattato diversamente? Risposte.

Il chiodo sul quale battono i maschilisti nella speranza di strappare i figli alle madri è sempre lo stesso, l’unico che hanno a disposizione: le madri infanticide.

I più faziosi e disonesti partono all’attacco del ruolo naturale della madre come a voler giudicare la natura colpevole di aver scelto il genere sbagliato al quale affidare un ruolo così delicato. I soggetti altamente misogini ignorano o fingono di ignorare che tutto nella donna è disposto all’accoglienza del feto ed all’accudimento della prole. Non solo le donne sono le uniche a possedere l’altamente complesso sistema che consente ad un feto di svilupparsi e di essere nutrito anche dopo la nascita ma esse sono anche dotate del corredo ormonale necessario alla protezione, alla difesa, alla cura, insomma tutto quel patrimonio che determina la nascita dell’istinto materno vero e proprio.

Mentre il concorso maschile alla procreazione è minimo, l’intero corpo femminile partecipa materialmente alla costruzione di una nuova vita. Attraverso il sangue materno passano le sostanze che servono a nutrire ed ossigenare il feto, le sostanze espulse dal feto stesso necessitano a loro volta del passaggio nell’organismo femminile. La compartecipazione è viscerale nel senso letterale del termine. Lo sconvolgimento ormonale che ne deriva è talmente forte che si necessita di tutta la salute psicofisica possibile per compiere il ruolo di puerpera e madre nel migliore dei modi.

Questo sconvolgimento ormonale è estraneo al mondo maschile, se ne può comprendere dall’esterno solo la portata teorica ed osservarne i risultati.

Purtroppo, una delle conseguenze delle tempeste ormonali nell’organismo femminile dovute ad attesa, parto, allattamento e stabilizzazione dell’istinto materno è la depressione post partum.

La depressione post partum, come vedremo, ha un’incidenza altissima e viene superata, nella stragrande maggioranza dei casi, in modo eccellente.

Purtroppo in alcuni casi in cui esistono predisposizioni genetiche allo squilibrio mentale che attendono una scintilla o una causa scatenante per rivelarsi in tutta la loro portata, la depressione post partum degenera in psicosi post partum.

La psicosi post partum è una vera e propria malattia psichiatrica riconosciuta ed inclusa nel DSM-IV, ovvero nella bibbia della psichiatria, nell’elenco delle malattie psichiatriche che rispondono a tutti i criteri di accertamento.

Soprattutto nella tipica età dell’insorgenza delle principali malattie mentali (ovvero l’età giovanile compresa tra i 17 ed i 25 anni) il rischio che una latente psicosi possa esplodere a causa delle tempeste ormonali scatenate dal parto e dalla maternità è altissimo.

Allo stesso modo, uno squilibrio ormonale nella maternità può indurre al peggioramento di nevrosi comportamentali e patologie della personalità in grado di scatenare reazioni mortali.

Non si tratta, purtroppo, di una condizione innaturale, anzi, fa parte di quel margine minimo d’errore, d’imperfezione, presente nella natura in quasi tutte le specie animali.

Mentre la natura ha predisposto la difesa dei cuccioli dai maschi estranei al branco, in alcune specie, che uccidono i piccoli di altri padri allo scopo di portare nuovamente le femmine in calore e guadagnare la via preferenziale alla riproduzione,  non esiste una vera e propria strategia di difesa del cucciolo da eventuali istinti omicidi della madre. La difesa è legata alla morfologia del neonato (le fattezze, i movimenti ed i vagiti che inducono alla tenerezza e richiamano la madre alla cura) e al legame ormonale ed olfattivo.

Se le madri fossero tutte pericolose o inadatte al ruolo, come i misogini opportunisti che incontriamo in questa particolare fase storica vorrebbero far credere, di certo la natura avrebbe escogitato metodi di difesa più efficaci o avrebbe consentito un differente sistema di procreazione.

Invece non è così.

Non è bello, soprattutto nella specie umana, che ha ricevuto in donazione anche l'autoconsapevolezza, l’intelletto e che ha creato società e sovrastrutture etiche fondamentali, non è giustificabile anche perché esistono strutture e specialisti ai quali rivolgersi ai primi sintomi di disturbo, ma succede. Succede anche in natura. Succede ai cani, ai gatti, ai lupi, alle scimmie e succede anche all’essere umano.

In più, nell’animale donna intervengono fattori sociali e psicologici come pressioni, aspettative, la paura di non essere all’altezza del ruolo, la difficoltà ad accettare la perdita dell’indipendenza, del lavoro, il senso di solitudine, la mancanza di aiuto materiale, la mancanza di sonno, la cattiva alimentazione, le preoccupazioni per l’estetica, il timore di perdere l’amore del compagno e via dicendo.

Nella stragrande maggioranza dei casi l’infanticidio è il preludio al suicidio della madre che ritiene arbitrariamente che i propri figli non saranno in grado di superare il dramma della sua della sua perdita, cova un morboso terrore del futuro e di un presente pieno di insidie e si convince che portare la sua prole con sé all’altro mondo sia l’unica via di fuga possibile (con ragionamento malato che scade nel vero e proprio paradosso).

Purtroppo, anche oggi abbiamo la segnalazione di un caso di psicosi post partum che ha portato una madre a strangolare il figlioletto di 3 anni ed a tentare il suicidio.

Nella speranza di poter prevenire casi come questo, è bene documentarsi e sapere a quali rischi andiamo incontro e in che modo possiamo limitare i sintomi e le conseguenze di tale sindrome.

è assolutamente auspicabile e necessaria una maggiore politica sociale del governo, una migliore assistenza alle neo-mamme, un pronto intervento ai primi sintomi di depressione.

Nelle nazioni europee evolute, ad esempio, i governi mettono a disposizione “tate statali” che si trasferiscono a casa delle neo-mamme per i primi mesi e danno loro una mano ad accudire i piccoli (accade in Francia) oppure dispongono il congedo parentale che consente anche al padre di essere a casa per i primi mesi di vita dei piccoli e di contribuire attivamente, dividendo il carico di responsabilità e stress (accade, ad esempio, in Svezia).

L’Italia, come al solito, non è ancora al passo con le iniziative delle altre nazioni occidentali e relega quasi tutto il peso dei primi anni di allevamento alla sola madre, con le conseguenze prevedibili del caso.

Infine, sostenere che gli infanticidi avvengano esclusivamente ad opera femminile è totalmente errato. Purtroppo anche i padri uccidono, per un ventaglio di motivazioni differenti da quelle materne. Capita più spesso che uccidano figli più grandicelli  e che commettano vere e proprie stragi familiari. Un esempio qui.

   LA DEPRESSIONE POST-PARTUM (da Benessere.com)

La depressione post-partum (dal latino “dopo il parto”) è una particolare forma di disturbo nervoso che colpisce alcune donne a partire dal 3° o 4° giorno seguente la gravidanza e che può avere una durata di diversi giorni, manifestandosi in qualche caso come depressione vera e propria, accompagnata da forme di psicosi.

Oltre il 70% delle madri, nei giorni immediatamente successivi al parto, manifestano sintomi leggeri di depressione, in una forma che il pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott ha denominato “baby blues”, con riferimento allo stato di malinconia (“blues”) che caratterizza il fenomeno. Si tratta quindi di una reazione piuttosto comune i cui sintomi includono delle crisi di pianto senza motivi apparenti, irritabilità, inquietudine e ansietà che tendono generalmente a scomparire nel giro di pochi giorni.
Ben più gravi e duraturi sono i sintomi della “depressione post-partum” che possono perdurare anche per un intero anno e che comprendono:

  • indolenza
  • affaticamento
  • esaurimento
  • disperazione
  • inappetenza
  • insonnia o sonno eccessivo
  • confusione
  • pianto inconsulto
  • disinteresse per il bambino
  • paura di far male al bambino o a se stessa
  • improvvisi cambiamenti di umore

La scienza medica non ha fornito ancora delle spiegazioni definitive riguardo alle cause del fenomeno, anche se alcuni studi imputano l’apparizione della “depressione post-partum” a cambiamenti ormonali nella donna, più in particolare nel calo del livello degli estrogeni e del progesterone, con un’alta statistica di casi tra donne che accusano forti fastidi nella fase premestruale. In realtà ci sono molti altri fattori che concorrono alla comparsa della “depressione post-partum”, perlopiù di origine psicologica legata agli eventi immediatamente successivi al parto, come il cambiamento di ruolo della donna in ambito sociale, il timore per le sue imminenti responsabilità, il proprio aspetto fisico. La sintomatologia della depressione post-partum si può manifestare in forma lieve e scomparire nel giro di pochi giorni, ma che se dovesse perdurare richiede l’intervento di uno specialista, maggiormente se nella sua patologia più grave, denominata “psicosi post-partum”.

Le tipologie di quella che comunemente, ma non correttamente, viene chiamata “depressione post-partum” sono quindi essenzialmente tre:

  1. Il baby blues
  2. La depressione post-partum
  3. La psicosi postpartum

Il babybluesChiamato anche blues post-partum, si manifesta attraverso frequenti e prolungate crisi di pianto, stati di tristezza e di ansia e, sebbene sia una condizione di disagio, tende a scomparire nell’arco di quindici giorni al massimo, non richiedendo particolari cure che non siano affidate al buonsenso, alla pazienza ed all’assistenza di coloro che circondano le donne che ne sono colpite. Si manifesta in un numero elevato di casi tra le neo-mamme, in una percentuale che supera il 70%.

La depressione post-partumI sintomi sono quelli su riportati, che si manifestano in forme mutevoli per durata e per frequenza ma di intensità maggiore che non quelli del “babyblues”. Il fenomeno è riscontrato in circa il 10% delle donne che hanno appena partorito, con un incremento del 30% se sono state colpite dalla stessa depressione, in occasione di un parto precedente. La percentuale sale sensibilmente in presenza di donne che hanno già manifestato in passato disturbi mentali di varia natura. La durata dei sintomi varia da qualche settimana ad un anno, con rischi di ricomparsa successiva e la cura consiste nella somministrazione di antidepressivi (con conseguente interruzione dell’allattamento) e con la psicoterapia, da proseguire anche oltre la scomparsa dei sintomi.

La psicosi post-partum È la forma più grave di depressione e richiede misure mediche tempestive. I sintomi comprendono stati di agitazione, confusione, pessimismo, disagio sociale, insonnia, paranoia, allucinazioni, tendenze suicide o omicide nei confronti del bambino. La casistica delle psicosi post-partum è di una neomamma ogni mille e in alcuni casi si rende necessario il ricovero in ospedale e una serie di cure adeguate alle forme di psicosi riscontrate.

Come prevenire la depressione post-partumPur essendoci delle cause naturali, legate alla fisiologia della donna, è possibile prevenire o quantomeno attenuare le manifestazioni della depressione post-partum agendo soprattutto a livello psicologico, sia da parte della madre che di chi le sta attorno.

Per quanto riguarda la madre può essere molto utile, ad esempio, limitare i visitatori nei giorni del rientro a casa dopo il parto, dormire nelle stesse ore in cui dorme il neonato, seguire una dieta adeguata che eviti eccessi e l’assunzione di eccitanti come alcool e caffè, chiedere aiuto quando se ne sente il bisogno, mantenere i contatti con amici e familiari, rafforzare il rapporto con il partner e soprattutto cercare di mantenere un atteggiamento realistico nei confronti di se stessi, del bambino e la piena consapevolezza di una situazione che avrà degli alti e dei bassi ma che esaurirà le sue manifestazioni negative nell’arco di pochi giorni. Da parte del partner o comunque dei familiari può essere utile offrire aiuto nei lavori domestici, nell’alleviare gli impegni della neomamma, nel mostrare disponibilità ad ascoltare e ad offrire sostegno, ma solo se questo non incontra resistenze.

Come curare la depressione post-partum Se necessario, se cioè i sintomi riscontrati sono di entità maggiore che non quelle di un semplice “baby blues”, la depressione post-partum può essere affrontata in ambito medico, in modo differente a seconda del tipo e della gravità dei sintomi. Le cure possono consistere nell’assunzione di ansiolitici e antidepressivi (sotto controllo medico e sospendendo l’eventuale allattamento), nella psicoterapia e nella partecipazione a terapie di gruppo con donne che manifestano la stessa sintomatologia.

Quando rivolgersi ad uno specialistaSe i sintomi sono di una entità allarmante o comunque persistono nella durata oltre due settimane, se si ha la sensazione di poter fare del male a se stesse o al proprio bambino e se i sintomi di ansietà, paura e panico si manifestano con grande frequenza nell’arco della giornata.

Depressione post-partum da Benessere.com

mercoledì 6 ottobre 2010

Il bullismo è un valore per i movimenti maschilisti

 

home_1_00 I deliranti programmi dei movimenti neomaschilisti come Uomini3000 e Maschi Selvatici sono linguisticamente interessanti per l’arte di presentare una boiata ai limiti della legalità infiocchettata da un linguaggio retorico. Tanto per cominciare, per poter vivere più a lungo e navigare sott’acqua senza immediatamente attirarsi gli strali dell’intera società hanno abolito la desinenza –isti e si spacciano per “movimenti maschili” mettendosi indebitamente sullo stesso piano di Maschile Plurale che, al contrario di Uomini 3000, è un vero movimento maschile che ha programmi e scopi del tutto opposti al maschilismo e del tutto affini al femminismo, ovvero l’integrazione realmente paritaria, la reinterpretazione dei ruoli, l’estirpazione degli atteggiamenti sessisti, machisti, retrivi, patriarcali ed anacronistici.

Io considero questo travestitismo maschilista niente di meno che un atto di subdola vigliaccheria, una delle loro tante mistificazioni a scopo bellico. Vanno capiti, sono talmente invasati che hanno lanciato una vera e propria chiamata alla guerra contro il femminismo e qualsiasi minimo diritto femminile mai ottenuto, anche senza alcun intervento del femminismo. Nascondere la loro reale identità serve loro ad insinuarsi nei mezzi di informazione e riscuotere le simpatie di qualche donna impietosita e perennemente in competizione con le altre donne per stracci di maschio. Se ammettessero apertamente di essere maschilisti, senza indorare la pillola, resterebbero anche agli occhi dei più tonti solo quattro gatti sfigati insicuri, pieni di rancore e nostalgici di un passato medievale in cui le donne erano serve e la competizione tra i sessi non era un pericoloso spettro che minacciava di carpire loro un minimo di potere.

Al limite dell’infiocchettamento linguistico dei concetti inseriti nei loro programmi, troviamo perifrasi così inspiegabili che, per fortuna, qualcuno ha sentito il bisogno di tradurle in un termine universalmente conosciuto. Per capirci meglio, è ciò che succede quando i disabili vengono rinominati “differentemente abili”, anche se in questo caso la necessità è quella di restituire ad una categoria la propria dignità ricordando che il corpo umano sa supplire meravigliosamente alla perdita di alcune sue funzioni con lo sviluppo collaterale di altre funzioni.

In questa specie di manifesto c’è l’interessantissima frase (uno dei picchi, forse il picco del delirio):

“Contro la criminalizzazione scolastica della vitalità maschile (bullismo) “Pulci_-_Il_Pulciaro_Vignetta_contro_il_bullismo_nelle_scuole

Meno male che si sono resi conto che nessuno avrebbe mai potuto capire che “la criminalizzazione scolastica della vitalità maschile” non è altro che la criminalizzazione del bullismo. Nessuno avrebbe potuto capire anche perché sarebbe sembrato troppo assurdo per essere vero. E invece…

Quindi il bullismo per loro non è altro che l’espressione della vitalità maschile in ambito scolastico. E io che pensavo che il bullismo fosse tipico di ragazzini problematici, espressione di difetti di comunicazione, di ritardo evolutivo, di alterazione dei valori, di malessere dovuto alla provenienza da famiglie disagiate. Possibile mai che picchiarsi, spintonare ragazzine, manomettere le auto dei professori, derubare compagni di classe con coltellini, insultare crudelmente chiunque sia vagamente “non conforme” sia una manifestazione di vitalità maschile? In effetti in altri punti si accenna a questa necessità di non frenare “il maschio” nelle sue espressioni di vitalità :

“Contro la domesticazione e la mansuetizzazione degli uomini.”

Eh già, sennò che maschi selvatici sarebbero.

A me queste espressioni rievocano immagini di trogloditi che si rotolano nel fango liberi di emettere i loro gas corporei con un certo orgoglio e di darsi la clava in testa a vicenda in allegria. Vorrei ricordare a questi signori che l’invenzione del galateo (mai sentito parlare di un certo Giovanni Della Casa?), dei cicisbei, delle camicie di merletto, dei modi raffinati, dei dandyes è del tutto MASCHILE, così come l’omosessualità è nata in tempi assolutamente non sospetti e fior di filosofi e letterati greci e latini insegnavano la pacatezza dei modi, la serietà, l’importanza dell’affermazione della mente sul corpo.

Il termine “civilizzazione” è stato inventato da uomini antichissimi, di certo non maschilisti.

Le donne, si sa, hanno avuto ben poco spazio nella storia, per cui se la prendessero con se stessi.

Il femminismo non c’entra una cippa con alcun vago concetto di “domesticazione e mansuetizzazione” a meno che il chiedere di non essere violentate, picchiate ed uccise come donne non sia un freno alla libera espressione maschile.

E, in effetti, temo di intravedere qui e là una sorta di richiamo al diritto di molestare donne nel nome della “restituzione agli uomini dell'innocenza e dell'onore” (niente di più semplice. Ancora oggi moltissimi uomini non sono condannati per le violenze sessuali o gli omicidi di cui si sono resi colpevoli) e nel nome della “difesa della selvaticità e degli istinti maschili”. Soprattutto quest’ultima frase mi preoccupa. Che significa? Che se un “maschio” sconosciuto ha l’istinto di palparmi il culo io devo lasciar fare? Non devo considerare molestia l’essere seguita ed apostrofata per strada in base alla taglia del mio reggiseno? Devo abbozzare un sorriso compiaciuto se vengo violentata perché tanto non è che libera espressione degli istinti maschili?

Allora, intanto, saranno contenti di leggere questa notizia. Un ragazzino, nella sua libera espressione di vitalità maschile ha ridotto un altro ragazzino al limite della vitalità, ovvero in ospedale in prognosi riservata. Ecco, ora speriamo che non lo criminalizzino, giusto? Proponiamo un premio come esempio di espressione di vitalità ed istinti maschili.

Ciò che davvero maggiormente mi irrita e mi rende questi signori degni di profonda compassione è il loro porsi a difesa di un genere maschile che essi non rappresentano se non in minima parte.

Un po’ dev’essere dovuto alla loro ignoranza della storia (non devono aver compiuto studi classici, altrimenti avrebbero scoperto in Seneca un nemico dei loro programmi) e molto alla loro arroganza e presunzione nel farsi interprete di mezza umanità che in gran parte non si rispecchia minimamente nei loro programmi.

I “nerds”, per esempio, i “secchioni della classe” non sono certo il frutto del femminismo! Eppure sono costantemente oggetto di dileggio o molestia da parte dei maschi in stretto contatto con la loro parte più selvaggia. Che a loro piaccia o meno, ci sono uomini dotati di sensibilità, passati alla storia per le abilità letterarie, per la poesia, per il loro struggimento nell’osservare il mondo seduti dietro ad una siepe o nell’idealizzare donne che potevano solo scorgere alla finestra, per la capacità di astrazione.

Che a loro piaccia o meno, chi ha davvero colpevolizzato la libera espressione degli istinti maschili nei secoli dei secoli è stata la religione e questo perché le donne erano viste come strumento del demonio, come coloro che avevano la colpa di suscitare istinti turpi nell’uomo con le loro forme, motivo per cui, per avvicinarsi a Dio, è stato inventato l’ascetismo e il celibato ecclesiastico poiché il solo pensiero del sesso era sporcizia e risposta al richiamo di Satana.

Insomma, nell’incoerenza e nella sconclusionatezza dei vostri programmi neomedievali, parlate per voi e riprendetevi la giusta definizione di “maschilisti” giacché sapete benissimo che moltissimi uomini disprezzano il maschilismo e certi richiami all’inciviltà.

Alla voce “maschilisti in rete” troverete altri post sull’argomento di scottante attualità.

domenica 3 ottobre 2010

Dal mio personale bollettino sui comportamenti sessisti| Valentina Tomasini

femme-noir Oggi, 14h, primo scazzo: cammino tranquillamente tra le bancarelle di un mercato, i commercianti stanno smontando e caricando gli articoli nei camioncini. A un tratto Tizio mi nota e comincia ad attirare la mia attenzione con frasi idiote del tipo "coma va", "hey", "bambina". Parte il calcolo delle possibilità che tutte le donne conoscono; che faccio rispondo? E se sì come? No perché lo sappiamo tutte che se rispondi educatamente il tizio non ti molla più. Se invece rispondi scazzata, (perché anche a noi donne capita di essere scazzate e di non avere voglia di farsi importunare), è probabile che tu ti faccia coprire di insulti; puttana, stronza, frigida ecc. Quindi inghiotto bile e procedo nella mia passeggiata.

Oggi, 19h, secondo scazzo: dopo tante indecisioni mi decido per andare a fare la spesa, cosa che non facevo da due settimane. Avevo davvero poca voglia di trascinare buste pesanti per 500 metri e 5 piani di scale da sola, ma pazienza il mio compagno non c'era e bisogna pur mangiare. Dunque vado al supermercato. Alla cassa comincio a disporre sul rullo gli articoli che avevo scelto. Arriva Caio che guarda il mio carrello e dice una cosa come "Mamma quanta roba, riempi il frigo eh??" con tono di scherno. Ecco riparte nella mia mente, allenata fin dall'adolescenza, lo stesso calcolo di cui sopra. Rispondo, non rispondo. Inghiotto bile come sopra, il viso contratto.

Ecco immagino che sembreranno stupidaggini, sciocchezze eccetera. E ci sarà pure colui o colei che si dirà che devo farmi una scopata e che sono una persona acida. Beh la mia vita sessuale non la svelerò certo su Facebook, a voi decidere se sono acida o meno.

Ma ogni volta che Tizio o Caio si dilettano a rimorchiare me o una qualsiasi poveretta che si trovi nei paraggi  mi ritrovo a chiedermi: come si permettono ? Qual è il senso profondo di questi atteggiamenti ? Perché mai una donna che cammina deve correre il rischio di farsi importunare a ogni angolo ? Perché il punto è che questo capita a qualsiasi donna in qualsiasi situazione; può essere vestita, in tuta da ginnastica, scollacciata, truccata, struccata, con scarpe da tennis o coi tacchi o, appunto, con le buste della spesa in mano. Tutte le donne. E, anche se non sembra, questi comportamenti rappresentano un fattore importante per valutare la preminenza di atti sessisti nella società. A un uomo Caio non avrebbe criticato il contenuto del carrello, un uomo non si sarebbe fatto importunare in piazza da Tizio.

Bisogna sapere che a volte quello che gli uomini definiscono "complimento" è semplicemente un commento inopportuno, e che non siamo "puttane" se non rispondiamo o non apprezziamo. Perché farsi chiamare “bambina” da uno sconosciuto non è "carino" o "simpatico", è una rottura di scatole, è ridurre una donna a un giocattolo, un balocco per l'uomo. I commenti non richiesti rappresentano invece una manifestazione dell'onnipresenza dell'uomo in tutti i nostri affari, un giudizio sulle nostre vite, perché quello che compro non dovrebbe interessare a nessuno e tantomeno suscitare reazioni, anche nel caso che comprassi un vibratore. Non vogliamo essere disturbate come è normale per qualsiasi persona che durante il giorno ha delle cose da sbrigare, dei problemi da risolvere, dei pensieri per la testa.

Nella vita delle donne, ogni volta che si esce da sole, si deve indossare quello che chiamo "l'espressione da battaglia" (bocca chiusa, sguardo dritto davanti a sé, impenetrabile) e cercare di ignorare le frasi, gli sguardi lascivi, i gesti indecenti e tutto il repertorio che il maschio ha inventato per sminuire la donna a oggetto sessuale per eccellenza.

Ovviamente qui non si parla di tutti gli uomini, solo di qualche soggetto in mezzo alla folla, soggetto che riesce però a rovinarti la giornata.

pubblicata da Valentina Tomasini il giorno sabato 2 ottobre 2010 alle ore 0.20

http://www.facebook.com/note.php?note_id=444448374059&ref=notif&notif_t=note_tag

giovedì 30 settembre 2010

Ultimo aggiornamento per le fiaccolate di venerdì 1 Ottobre a Portici e Bologna, per Teresa Buonocore

udi Credo di dover dire che questo è l'ultimo aggiornamento che faremo girare  prima della manifestazione. Le adesioni che continuano ad essere inviate saranno comunque registrate e lette nel corso della fiaccolata.
Il consenso e la partecipazione convinta di tante donne, associazioni, centri antiviolenza ed anche uomini, parla della commozione affettuosa suscitata dalla vicenda di Teresa Buonocore, e parla del cambiamento che in modo caparbio in tante stiamo perseguendo nel nostro paese: questo anche oggi, a poche ore dalla fiaccolata ci rende consapevoli di un risultato.
La mobilitazione è il risultato della coscienza diffusa che il femminicidio non è la somma di tante follie, imprevedibili e fatali, ma la conclusione dei gesti proprietari degli uomini sulle donne. Le mafie sono assai meno antiche di quei gesti assassini , ma li riproducono e li estendono, perché sono i gesti che mostrano la capacità di comando e sopraffazione.
I politici che rifiutano questa semplice verità, e che anzi coi loro atteggiamenti confermano l'irrisione e lo sfruttamento dei corpi e che offrono donne in pagamento e, ancora, che tolgono risorse alla rete di autoaiuto delle donne, sono irresponsabili e conniventi. Sono la rappresentazione piena di un sistema mortifero dove non a caso i collegamenti mafiosi sono tollerati e previsti: come le molestie , i ricatti sessuali, la rappresentazione spettacolare della sottomissione femminile.
E di questo si muore, e per questo si uccidono e si torturano anche bambine e bambini, proprietà di qualcuno nominato o autonominato padrino.
Le cittadine e i cittadini stanno già cambiando e come Teresa stanno pronunciando il loro NO:  ora deve cambiare lo Stato.
Ringraziamo tutte e tutti coloro che ci hanno incoraggiate, il Sindaco di Portici per l'affettuosa vicinanza al nostro impegno e per la sua fratellanza con la famiglia di Teresa.
Ringraziamo tutte e tutti quelli che hanno promesso di esserci e che ci saranno; un grazie speciale alle donne di Bologna che saranno nella loro piazza con le loro fiaccole ed un pensiero particolare al Centro Roberta Lanzino di Cosenza che rischia la chiusura "per mancanza di fondi"
Stefania Cantatore ( l'UDI di Napoli) ed Elena Coccia (avvocata di Teresa) per le organizzatrici della fiaccolata
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Aggiornamento delle adesioni

Udi di Napoli, Udi Di Portici, La Camera delle donne, Associazione Maddalena, Arcidonna, Donne Medico Arcilesbica, Istituto Campano per la Storia della Resistenza, Femminismo a Sud, UDI Monteverde (Roma), Consigliera di Parità della Provincia di Napoli, Donne in nero Napoli, Pina Orpello dell'ANPI, Dolores Madaro – Anpi, UIL Napoli, UIL Campania, UDI Catania, UDI Romana La Goccia, DonneSudonne, Rosa Oliva – Aspettare stanca, Cooperativa Eva, Centro Antiviolenza Eva, Centro Antiviolenza Aradia, Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, UDI "le orme"- Reggio Calabria, UDI Lentini. CEDAV Messina, Controviolenzadonne, MediterraneanMedia- Cosenza, CGIL Campania, CGIL Napoli, Associazione Sott’ e n’coppa, Sportello Antiviolenza Lilith, Associazione Salute donna, Centro La Magnolia, AFEM (association femmes Europe Meridionale), CISL Campania, CISL Napoli, Casa Internazionale delle Donne- Roma, Tina Femiano, Centro antiviolenza ERINNA- VT, Rosanna Leone, Associazione Ernesto Rossi, Viviana Esposito, UDI Cerchio del Lago (Brescia),Napolipuntoacapo, Unione donne Terzo millennio (Torino) , Cooperativa L’Orsa Maggiore, Fondazione Mediterraneo, Clorinda Boccia Burattino, Centro Donna Artemisia, Maria De Marco, Comitato “29 Agosto” (Acerra- NA), Maria Grazia Pagano, Ass. “voce donna” (Castrocaro- Forlì), Comunità per donne maltrattate “Karabà”- Coop.Dedalus, Annamaria Carloni, Commissione Pp Oo Provincia di Napoli, Caffè delle donne” Udi Trieste, Fuoricampo lesbian group (Bologna). Luisa Menniti, Valeria Valente, comitato Internazionale 8 Marzo, Maschile Plurale e Uomini in Cammino, Barbara Maffione, Patrizia Gubellini, Rete Lilliput-Nodo Napoli, Clitorixstrix (BO), Ars e Labor Campania, Luisa Iodice, Luisa Laurelli, Liberamente, Dream Team, Donne In Nero Bologna, Tavola delle donne sulla violenza di Bologna, Club delle donne di Siracusa, Comitato Piero Gobetti, Cellula Concioni, Uscita Libera, associazione Exit, Associazione Rosso democratico, Arcigay Antinoo, Giuristi democratici, Associazione culturale del Plebiscito, UARR, Associazione Orlando Bologna, Legambiente Napoli- Centro antico, Giovanna Consonni, Marcella Raiola, da Bologna : 'Altracittà, Armonie e “Quelle che non ci stanno”', Claudia Preto

Il Comune di Pesaro approva la delibera contro lo sfruttamento dell’immagine femminile nelle campagne pubblicitarie

Mentre a Fano il Comune  ha approvato la mozione della lista di ispirazione cattolica “Bene comune” che chiede l’ingresso nel Consultorio pubblico di personale di associazioni private, secondo la mozione introdotta dal presidente di una associazione di ispirazione cattolica vicina al Movimento per la vita, come possiamo leggere qui e qui su Femminismi.it , possiamo registrare a Pesaro un risultato positivo per l’immagine della donna che non trova oppositori perché, evidentemente, procede nella stessa direzione desiderata dalle associazioni cattoliche. Procede, quindi, anche nelle Marche lo smantellamento delle strutture laiche per la famiglia e per la tutela gratuita della salute della donna in favore delle associazioni cattoliche e della demonizzazione e criminalizzazione dell’aborto, nel quasi silenzio generale, e si incassa quello che io bollo senza remore come un “contentino”. Un contentino importante, senza dubbio, ma pur sempre un modo per dirottare l’attenzione da decreti e ddl che andranno a minare i diritti delle donne negli anni a venire.

Pubblicità lesiva per le donne, in Comune si approva la delibera

E' stato votato a maggioranza il documento che prevede una serie di azioni volte a sensibilizzare la comunità locale sul tema dell'impatto del marketing.

I lavoratori del Cantiere navale all'assemblea del Consiglio Comunale

I lavoratori del Cantiere navale all'assemblea del Consiglio Comunale

Pesaro, 28 settembre 2010 - Approvata ieri pomeriggio a maggioranza dal Consiglio comunale una delibera che prevede una serie di azioni volte a sensibilizzare la comunità locale sul tema dell’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini.

La delibera prende le mosse dalla risoluzione del Parlamento europeo del 3 settembre 2008, con la quale, a stragrande maggioranza, si è deciso di invitare gli stati membri ad elaborare e lanciare iniziative per arginare il fenomeno dell’utilizzo d’immagini e messaggi lesivi della dignità delle donne e degli uomini nella pubblicità.

L’Unione Donne Italiane (Udi) ha portato avanti un’iniziativa importante su tutto il territorio nazionale con raccolte di firme – anche a Pesaro ne sono state roccolte circa mille, ieri consegnate al sindaco – interpellando Comuni e Province affinché si facessero parte attiva, vigilando sulla presenza di messaggi sul proprio territorio che possano essere in contrasto o comportare discriminazioni, dirette o indirette, delle donne.

E’ noto ed evidente a tutti come la pubblicità non sia solo uno specchio sociale – spiega l’assessore alla Cultura Gloriana Gambini - ma sia esso stesso un mezzo potentissimo di produzione di cultura che alimenta stereotipi e luoghi comuni difficili poi da sconfiggere con azioni educative. I bambini e gli adolescenti, infatti, sono coloro che più facilmente assorbono questi messaggi distorti in cui l’immagine femminile viene utilizzata per promuovere di tutto, anche con messaggi allusivi e a sfondo sessuale”.

Nel documento, il Consiglio comunale invita inoltre a proseguire e a potenziare nelle scuole elementari e medie, politiche e programmi per trasmettere ai bambini e alle bambine il rispetto della dignità umana, la parità di genere, il riconoscimento e la valorizzazione delle differenze. “Vogliamo proporci di agire con una serie di azioni – continua l’assessore Gambini -, stiamo organizzando un incontro con le agenzie di grafica e comunicazione della città per verificare con loro le possibili azioni comuni, per valutare insieme il rispetto del codice di autodisciplina pubblicitaria e inoltre attivare in accordo con il Forum della associazioni femminili di Pesaro, una serie di percorsi didattici e informativi con giovani e adolescenti presso gli istituti scolastici”.

Il Resto Del Carlino - Pesaro - Pubblicità lesiva per le donne, in Comune si approva la delibera

Nasce a Matera lo sportello antiviolenza su donne e minori| Notiziario Italiano.it/ Basilicata

 

Politiche a sostegno della tutela delle donne

Politiche a sostegno della tutela delle donne

MATERA - Si legge in un comunicato stampa della Provincia di Matera che domani, mercoledì 29 settembre alle ore 9.30, presso la Sala giunta dell’Ente di via Ridola, la Provincia di Matera siglerà l’intesa con l’avvocato Concetta Rollo. Obiettivo: consulenza legale gratuita per le persone in condizioni disagiate vittime di violenza.
“In questi ultimi anni – ha evidenziato la consigliera provinciale di Parità, Tonia Giacoia – ho potuto constatare come il malessere, scaturito da violenze taciute, sia un fenomeno piuttosto ampio e, purtroppo, in pericoloso aumento. Le donne maltrattate non sono poche nel nostro territorio e, osteggiate in famiglia a denunciare le violenze, poche volte trovano la forza di chiedere aiuto. Un aiuto che costa caro, in termini affettivi ed economici. Capita infatti che chi trova il coraggio per denunciare non avendo le risorse per chiedere consigli legali rinunci. Con l’istituzione dello sportello informativo daremo a queste donne gli strumenti per uscire dal tunnel.”
Lo sportello sarà attivo in Provincia, presso l’ufficio della consigliera di Parità, nei giorni di martedì e giovedì dalle ore 14.00 alle ore 16.00.
“Il territorio provinciale esprime numerose e diverse richieste – ha sottolineato il presidente dell’Ente, Franco Stella – soprattutto nell’ambito del welfare. Per sviluppare politiche sociali incisive e rispondenti ai bisogni reali dei cittadini stiamo cercando di legare le attività da mettere in campo alle esigenze espresse. Tra le numerose istanze figurano in primo piano proprio quelle delle donne vittime di abusi, sul luogo di lavoro o in famiglia. Una piaga che intendiamo debellare dalla nostra provincia attraverso una “terapia d’urgenza” in cui la legalità e la disponibilità all’ascolto faranno da guida.”
(foto dalla rete)

28/09/10 19:04

Stefania Palumbo

Politiche a sostegno della tutela delle donne  NotiziarioItaliano.IT - Giornale On Line di Informazione Nazionale

martedì 28 settembre 2010

Buon compleanno, Ru-486!|Giornalettismo.com

 

Dieci anni dopo l’ approvazione da parte della FDA del mifepristone per gli aborti terapeutici, è un buon momento per fare bilanci su quello che la sua disponibilità ha cambiato.

E’ stata una strada lunga e lenta per il mifepristone, noto anche come RU-486. I primi risultati di successo con la pillola sono arrivati nel 1982; il primo utilizzo approvato in Francia risale al 1988, dopo una battaglia in cui è intervenuto anche il governo francese. “Non potevo pillola ru486 big Buon compleanno, Ru 486!permettere che il dibattito sull’aborto privasse le donne di un prodotto che rappresenta il progresso della medicina. Dal momento in cui è stata concessa l’approvazione governativa per il farmaco, la RU-486 è diventata proprietà morale delle donne, non solo  proprietà di una casa farmaceutica affermò il ministro della  Salute all’epoca.

MENO ABORTI CHIRURGICI - La copertina del Time è del 1993. La FDA ha approvato il mifepristone (conosciuto sul mercato col nome più accattivante di Mifeprex) nel 2000. Nel 2007, il 21 per cento degli aborti condotti negli Stati Uniti prima delle nove settimane erano chirurgici e il numero era in crescita. Il farmaco ha anche fatto sì che una maggiore percentuale di aborti avvengono prima, così come riporta un articolo di Jodi Jacobson:

L’aborto farmacologico è appropriato solo per le gravidanze indesiderate e insostenibili fino alle nove settimane. La disponibilità di farmaci abortivi ha fatto sì che una quota crescente di aborti avvengano prima, e una quota crescente di aborti precoci sono effettuati prima delle sei settimane e prima delle nove settimane.

LA TELEMEDICINA - Ma la speranza fondamentale che l’accesso al farmaco cresca per le donne povere o geograficamente svantaggiate, non è ancora stata realizzata, secondo lo studio dell’Istituto Guttmacher:

“Invece, quasi un decennio più tardi, troviamo che le donne nelle zone che già avevano accesso all’aborto hanno ora la possibilità di scegliere tra un farmaco o un aborto chirurgico. Ma per la maggior parte delle donne che non erano facilmente in grado di accedere al mifepristone, resta comunque difficile da ottenere.

La situazione potrebbe cambiare se più fornitori di servizi sanitari adottassero il programma di telemedicina che Planned Parenthood della Heartland sta pilotando in Iowa:

Le donne che cercano la pillola possono recarsi in una delle 16 cliniche, fare una ecografia, essere esaminate da un infermiere, quindi parlare con un medico da una connessione Internet sicura. Il medico ha le cartelle cliniche della donna e, se non vengono rilevate complicanze, può da remoto aprire un contenitore per fornire la pillola.

ESPERIENZA INDIVIDUALE - Circa 2.000 donne hanno già beneficiato del programma. Un altro vantaggio, è che si decentrano le operazioni, rendendo molto più difficile per gli attivisti anti- aborto, cercare di intimidire il paziente o il medico. Ma l’aborto medico non è per tutti, come l’amministratore delegato della Reproductive Health Technologies Project ha spiegato a USA Today: “L’aborto è un’esperienza davvero individuale“.

Le donne che privilegiano l’aborto attraverso il farmaco preferiscono “essere in grado di praticare un aborto nel comfort della propria casa e dintorni”. Ma “se sei una mamma con due bambini piccoli a casa e un fidanzato che non è così utile” si potrebbe preferire un aborto chirurgico.

Insomma, tanti risultati positivi, ma anche tanta strada ancora da percorrere per questo farmaco che ha rivoluzionato la vita delle donne e che incontra ancora tante, troppe resistenze.

di Teresa Scherillo (makia)   pubblicato il 28 settembre 2010 alle 19:37

Buon compleanno, Ru-486! giornalettismo.com