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mercoledì 6 ottobre 2010

Il bullismo è un valore per i movimenti maschilisti

 

home_1_00 I deliranti programmi dei movimenti neomaschilisti come Uomini3000 e Maschi Selvatici sono linguisticamente interessanti per l’arte di presentare una boiata ai limiti della legalità infiocchettata da un linguaggio retorico. Tanto per cominciare, per poter vivere più a lungo e navigare sott’acqua senza immediatamente attirarsi gli strali dell’intera società hanno abolito la desinenza –isti e si spacciano per “movimenti maschili” mettendosi indebitamente sullo stesso piano di Maschile Plurale che, al contrario di Uomini 3000, è un vero movimento maschile che ha programmi e scopi del tutto opposti al maschilismo e del tutto affini al femminismo, ovvero l’integrazione realmente paritaria, la reinterpretazione dei ruoli, l’estirpazione degli atteggiamenti sessisti, machisti, retrivi, patriarcali ed anacronistici.

Io considero questo travestitismo maschilista niente di meno che un atto di subdola vigliaccheria, una delle loro tante mistificazioni a scopo bellico. Vanno capiti, sono talmente invasati che hanno lanciato una vera e propria chiamata alla guerra contro il femminismo e qualsiasi minimo diritto femminile mai ottenuto, anche senza alcun intervento del femminismo. Nascondere la loro reale identità serve loro ad insinuarsi nei mezzi di informazione e riscuotere le simpatie di qualche donna impietosita e perennemente in competizione con le altre donne per stracci di maschio. Se ammettessero apertamente di essere maschilisti, senza indorare la pillola, resterebbero anche agli occhi dei più tonti solo quattro gatti sfigati insicuri, pieni di rancore e nostalgici di un passato medievale in cui le donne erano serve e la competizione tra i sessi non era un pericoloso spettro che minacciava di carpire loro un minimo di potere.

Al limite dell’infiocchettamento linguistico dei concetti inseriti nei loro programmi, troviamo perifrasi così inspiegabili che, per fortuna, qualcuno ha sentito il bisogno di tradurle in un termine universalmente conosciuto. Per capirci meglio, è ciò che succede quando i disabili vengono rinominati “differentemente abili”, anche se in questo caso la necessità è quella di restituire ad una categoria la propria dignità ricordando che il corpo umano sa supplire meravigliosamente alla perdita di alcune sue funzioni con lo sviluppo collaterale di altre funzioni.

In questa specie di manifesto c’è l’interessantissima frase (uno dei picchi, forse il picco del delirio):

“Contro la criminalizzazione scolastica della vitalità maschile (bullismo) “Pulci_-_Il_Pulciaro_Vignetta_contro_il_bullismo_nelle_scuole

Meno male che si sono resi conto che nessuno avrebbe mai potuto capire che “la criminalizzazione scolastica della vitalità maschile” non è altro che la criminalizzazione del bullismo. Nessuno avrebbe potuto capire anche perché sarebbe sembrato troppo assurdo per essere vero. E invece…

Quindi il bullismo per loro non è altro che l’espressione della vitalità maschile in ambito scolastico. E io che pensavo che il bullismo fosse tipico di ragazzini problematici, espressione di difetti di comunicazione, di ritardo evolutivo, di alterazione dei valori, di malessere dovuto alla provenienza da famiglie disagiate. Possibile mai che picchiarsi, spintonare ragazzine, manomettere le auto dei professori, derubare compagni di classe con coltellini, insultare crudelmente chiunque sia vagamente “non conforme” sia una manifestazione di vitalità maschile? In effetti in altri punti si accenna a questa necessità di non frenare “il maschio” nelle sue espressioni di vitalità :

“Contro la domesticazione e la mansuetizzazione degli uomini.”

Eh già, sennò che maschi selvatici sarebbero.

A me queste espressioni rievocano immagini di trogloditi che si rotolano nel fango liberi di emettere i loro gas corporei con un certo orgoglio e di darsi la clava in testa a vicenda in allegria. Vorrei ricordare a questi signori che l’invenzione del galateo (mai sentito parlare di un certo Giovanni Della Casa?), dei cicisbei, delle camicie di merletto, dei modi raffinati, dei dandyes è del tutto MASCHILE, così come l’omosessualità è nata in tempi assolutamente non sospetti e fior di filosofi e letterati greci e latini insegnavano la pacatezza dei modi, la serietà, l’importanza dell’affermazione della mente sul corpo.

Il termine “civilizzazione” è stato inventato da uomini antichissimi, di certo non maschilisti.

Le donne, si sa, hanno avuto ben poco spazio nella storia, per cui se la prendessero con se stessi.

Il femminismo non c’entra una cippa con alcun vago concetto di “domesticazione e mansuetizzazione” a meno che il chiedere di non essere violentate, picchiate ed uccise come donne non sia un freno alla libera espressione maschile.

E, in effetti, temo di intravedere qui e là una sorta di richiamo al diritto di molestare donne nel nome della “restituzione agli uomini dell'innocenza e dell'onore” (niente di più semplice. Ancora oggi moltissimi uomini non sono condannati per le violenze sessuali o gli omicidi di cui si sono resi colpevoli) e nel nome della “difesa della selvaticità e degli istinti maschili”. Soprattutto quest’ultima frase mi preoccupa. Che significa? Che se un “maschio” sconosciuto ha l’istinto di palparmi il culo io devo lasciar fare? Non devo considerare molestia l’essere seguita ed apostrofata per strada in base alla taglia del mio reggiseno? Devo abbozzare un sorriso compiaciuto se vengo violentata perché tanto non è che libera espressione degli istinti maschili?

Allora, intanto, saranno contenti di leggere questa notizia. Un ragazzino, nella sua libera espressione di vitalità maschile ha ridotto un altro ragazzino al limite della vitalità, ovvero in ospedale in prognosi riservata. Ecco, ora speriamo che non lo criminalizzino, giusto? Proponiamo un premio come esempio di espressione di vitalità ed istinti maschili.

Ciò che davvero maggiormente mi irrita e mi rende questi signori degni di profonda compassione è il loro porsi a difesa di un genere maschile che essi non rappresentano se non in minima parte.

Un po’ dev’essere dovuto alla loro ignoranza della storia (non devono aver compiuto studi classici, altrimenti avrebbero scoperto in Seneca un nemico dei loro programmi) e molto alla loro arroganza e presunzione nel farsi interprete di mezza umanità che in gran parte non si rispecchia minimamente nei loro programmi.

I “nerds”, per esempio, i “secchioni della classe” non sono certo il frutto del femminismo! Eppure sono costantemente oggetto di dileggio o molestia da parte dei maschi in stretto contatto con la loro parte più selvaggia. Che a loro piaccia o meno, ci sono uomini dotati di sensibilità, passati alla storia per le abilità letterarie, per la poesia, per il loro struggimento nell’osservare il mondo seduti dietro ad una siepe o nell’idealizzare donne che potevano solo scorgere alla finestra, per la capacità di astrazione.

Che a loro piaccia o meno, chi ha davvero colpevolizzato la libera espressione degli istinti maschili nei secoli dei secoli è stata la religione e questo perché le donne erano viste come strumento del demonio, come coloro che avevano la colpa di suscitare istinti turpi nell’uomo con le loro forme, motivo per cui, per avvicinarsi a Dio, è stato inventato l’ascetismo e il celibato ecclesiastico poiché il solo pensiero del sesso era sporcizia e risposta al richiamo di Satana.

Insomma, nell’incoerenza e nella sconclusionatezza dei vostri programmi neomedievali, parlate per voi e riprendetevi la giusta definizione di “maschilisti” giacché sapete benissimo che moltissimi uomini disprezzano il maschilismo e certi richiami all’inciviltà.

Alla voce “maschilisti in rete” troverete altri post sull’argomento di scottante attualità.

domenica 3 ottobre 2010

Dal mio personale bollettino sui comportamenti sessisti| Valentina Tomasini

femme-noir Oggi, 14h, primo scazzo: cammino tranquillamente tra le bancarelle di un mercato, i commercianti stanno smontando e caricando gli articoli nei camioncini. A un tratto Tizio mi nota e comincia ad attirare la mia attenzione con frasi idiote del tipo "coma va", "hey", "bambina". Parte il calcolo delle possibilità che tutte le donne conoscono; che faccio rispondo? E se sì come? No perché lo sappiamo tutte che se rispondi educatamente il tizio non ti molla più. Se invece rispondi scazzata, (perché anche a noi donne capita di essere scazzate e di non avere voglia di farsi importunare), è probabile che tu ti faccia coprire di insulti; puttana, stronza, frigida ecc. Quindi inghiotto bile e procedo nella mia passeggiata.

Oggi, 19h, secondo scazzo: dopo tante indecisioni mi decido per andare a fare la spesa, cosa che non facevo da due settimane. Avevo davvero poca voglia di trascinare buste pesanti per 500 metri e 5 piani di scale da sola, ma pazienza il mio compagno non c'era e bisogna pur mangiare. Dunque vado al supermercato. Alla cassa comincio a disporre sul rullo gli articoli che avevo scelto. Arriva Caio che guarda il mio carrello e dice una cosa come "Mamma quanta roba, riempi il frigo eh??" con tono di scherno. Ecco riparte nella mia mente, allenata fin dall'adolescenza, lo stesso calcolo di cui sopra. Rispondo, non rispondo. Inghiotto bile come sopra, il viso contratto.

Ecco immagino che sembreranno stupidaggini, sciocchezze eccetera. E ci sarà pure colui o colei che si dirà che devo farmi una scopata e che sono una persona acida. Beh la mia vita sessuale non la svelerò certo su Facebook, a voi decidere se sono acida o meno.

Ma ogni volta che Tizio o Caio si dilettano a rimorchiare me o una qualsiasi poveretta che si trovi nei paraggi  mi ritrovo a chiedermi: come si permettono ? Qual è il senso profondo di questi atteggiamenti ? Perché mai una donna che cammina deve correre il rischio di farsi importunare a ogni angolo ? Perché il punto è che questo capita a qualsiasi donna in qualsiasi situazione; può essere vestita, in tuta da ginnastica, scollacciata, truccata, struccata, con scarpe da tennis o coi tacchi o, appunto, con le buste della spesa in mano. Tutte le donne. E, anche se non sembra, questi comportamenti rappresentano un fattore importante per valutare la preminenza di atti sessisti nella società. A un uomo Caio non avrebbe criticato il contenuto del carrello, un uomo non si sarebbe fatto importunare in piazza da Tizio.

Bisogna sapere che a volte quello che gli uomini definiscono "complimento" è semplicemente un commento inopportuno, e che non siamo "puttane" se non rispondiamo o non apprezziamo. Perché farsi chiamare “bambina” da uno sconosciuto non è "carino" o "simpatico", è una rottura di scatole, è ridurre una donna a un giocattolo, un balocco per l'uomo. I commenti non richiesti rappresentano invece una manifestazione dell'onnipresenza dell'uomo in tutti i nostri affari, un giudizio sulle nostre vite, perché quello che compro non dovrebbe interessare a nessuno e tantomeno suscitare reazioni, anche nel caso che comprassi un vibratore. Non vogliamo essere disturbate come è normale per qualsiasi persona che durante il giorno ha delle cose da sbrigare, dei problemi da risolvere, dei pensieri per la testa.

Nella vita delle donne, ogni volta che si esce da sole, si deve indossare quello che chiamo "l'espressione da battaglia" (bocca chiusa, sguardo dritto davanti a sé, impenetrabile) e cercare di ignorare le frasi, gli sguardi lascivi, i gesti indecenti e tutto il repertorio che il maschio ha inventato per sminuire la donna a oggetto sessuale per eccellenza.

Ovviamente qui non si parla di tutti gli uomini, solo di qualche soggetto in mezzo alla folla, soggetto che riesce però a rovinarti la giornata.

pubblicata da Valentina Tomasini il giorno sabato 2 ottobre 2010 alle ore 0.20

http://www.facebook.com/note.php?note_id=444448374059&ref=notif&notif_t=note_tag

giovedì 30 settembre 2010

Ultimo aggiornamento per le fiaccolate di venerdì 1 Ottobre a Portici e Bologna, per Teresa Buonocore

udi Credo di dover dire che questo è l'ultimo aggiornamento che faremo girare  prima della manifestazione. Le adesioni che continuano ad essere inviate saranno comunque registrate e lette nel corso della fiaccolata.
Il consenso e la partecipazione convinta di tante donne, associazioni, centri antiviolenza ed anche uomini, parla della commozione affettuosa suscitata dalla vicenda di Teresa Buonocore, e parla del cambiamento che in modo caparbio in tante stiamo perseguendo nel nostro paese: questo anche oggi, a poche ore dalla fiaccolata ci rende consapevoli di un risultato.
La mobilitazione è il risultato della coscienza diffusa che il femminicidio non è la somma di tante follie, imprevedibili e fatali, ma la conclusione dei gesti proprietari degli uomini sulle donne. Le mafie sono assai meno antiche di quei gesti assassini , ma li riproducono e li estendono, perché sono i gesti che mostrano la capacità di comando e sopraffazione.
I politici che rifiutano questa semplice verità, e che anzi coi loro atteggiamenti confermano l'irrisione e lo sfruttamento dei corpi e che offrono donne in pagamento e, ancora, che tolgono risorse alla rete di autoaiuto delle donne, sono irresponsabili e conniventi. Sono la rappresentazione piena di un sistema mortifero dove non a caso i collegamenti mafiosi sono tollerati e previsti: come le molestie , i ricatti sessuali, la rappresentazione spettacolare della sottomissione femminile.
E di questo si muore, e per questo si uccidono e si torturano anche bambine e bambini, proprietà di qualcuno nominato o autonominato padrino.
Le cittadine e i cittadini stanno già cambiando e come Teresa stanno pronunciando il loro NO:  ora deve cambiare lo Stato.
Ringraziamo tutte e tutti coloro che ci hanno incoraggiate, il Sindaco di Portici per l'affettuosa vicinanza al nostro impegno e per la sua fratellanza con la famiglia di Teresa.
Ringraziamo tutte e tutti quelli che hanno promesso di esserci e che ci saranno; un grazie speciale alle donne di Bologna che saranno nella loro piazza con le loro fiaccole ed un pensiero particolare al Centro Roberta Lanzino di Cosenza che rischia la chiusura "per mancanza di fondi"
Stefania Cantatore ( l'UDI di Napoli) ed Elena Coccia (avvocata di Teresa) per le organizzatrici della fiaccolata
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Aggiornamento delle adesioni

Udi di Napoli, Udi Di Portici, La Camera delle donne, Associazione Maddalena, Arcidonna, Donne Medico Arcilesbica, Istituto Campano per la Storia della Resistenza, Femminismo a Sud, UDI Monteverde (Roma), Consigliera di Parità della Provincia di Napoli, Donne in nero Napoli, Pina Orpello dell'ANPI, Dolores Madaro – Anpi, UIL Napoli, UIL Campania, UDI Catania, UDI Romana La Goccia, DonneSudonne, Rosa Oliva – Aspettare stanca, Cooperativa Eva, Centro Antiviolenza Eva, Centro Antiviolenza Aradia, Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, UDI "le orme"- Reggio Calabria, UDI Lentini. CEDAV Messina, Controviolenzadonne, MediterraneanMedia- Cosenza, CGIL Campania, CGIL Napoli, Associazione Sott’ e n’coppa, Sportello Antiviolenza Lilith, Associazione Salute donna, Centro La Magnolia, AFEM (association femmes Europe Meridionale), CISL Campania, CISL Napoli, Casa Internazionale delle Donne- Roma, Tina Femiano, Centro antiviolenza ERINNA- VT, Rosanna Leone, Associazione Ernesto Rossi, Viviana Esposito, UDI Cerchio del Lago (Brescia),Napolipuntoacapo, Unione donne Terzo millennio (Torino) , Cooperativa L’Orsa Maggiore, Fondazione Mediterraneo, Clorinda Boccia Burattino, Centro Donna Artemisia, Maria De Marco, Comitato “29 Agosto” (Acerra- NA), Maria Grazia Pagano, Ass. “voce donna” (Castrocaro- Forlì), Comunità per donne maltrattate “Karabà”- Coop.Dedalus, Annamaria Carloni, Commissione Pp Oo Provincia di Napoli, Caffè delle donne” Udi Trieste, Fuoricampo lesbian group (Bologna). Luisa Menniti, Valeria Valente, comitato Internazionale 8 Marzo, Maschile Plurale e Uomini in Cammino, Barbara Maffione, Patrizia Gubellini, Rete Lilliput-Nodo Napoli, Clitorixstrix (BO), Ars e Labor Campania, Luisa Iodice, Luisa Laurelli, Liberamente, Dream Team, Donne In Nero Bologna, Tavola delle donne sulla violenza di Bologna, Club delle donne di Siracusa, Comitato Piero Gobetti, Cellula Concioni, Uscita Libera, associazione Exit, Associazione Rosso democratico, Arcigay Antinoo, Giuristi democratici, Associazione culturale del Plebiscito, UARR, Associazione Orlando Bologna, Legambiente Napoli- Centro antico, Giovanna Consonni, Marcella Raiola, da Bologna : 'Altracittà, Armonie e “Quelle che non ci stanno”', Claudia Preto

Il Comune di Pesaro approva la delibera contro lo sfruttamento dell’immagine femminile nelle campagne pubblicitarie

Mentre a Fano il Comune  ha approvato la mozione della lista di ispirazione cattolica “Bene comune” che chiede l’ingresso nel Consultorio pubblico di personale di associazioni private, secondo la mozione introdotta dal presidente di una associazione di ispirazione cattolica vicina al Movimento per la vita, come possiamo leggere qui e qui su Femminismi.it , possiamo registrare a Pesaro un risultato positivo per l’immagine della donna che non trova oppositori perché, evidentemente, procede nella stessa direzione desiderata dalle associazioni cattoliche. Procede, quindi, anche nelle Marche lo smantellamento delle strutture laiche per la famiglia e per la tutela gratuita della salute della donna in favore delle associazioni cattoliche e della demonizzazione e criminalizzazione dell’aborto, nel quasi silenzio generale, e si incassa quello che io bollo senza remore come un “contentino”. Un contentino importante, senza dubbio, ma pur sempre un modo per dirottare l’attenzione da decreti e ddl che andranno a minare i diritti delle donne negli anni a venire.

Pubblicità lesiva per le donne, in Comune si approva la delibera

E' stato votato a maggioranza il documento che prevede una serie di azioni volte a sensibilizzare la comunità locale sul tema dell'impatto del marketing.

I lavoratori del Cantiere navale all'assemblea del Consiglio Comunale

I lavoratori del Cantiere navale all'assemblea del Consiglio Comunale

Pesaro, 28 settembre 2010 - Approvata ieri pomeriggio a maggioranza dal Consiglio comunale una delibera che prevede una serie di azioni volte a sensibilizzare la comunità locale sul tema dell’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini.

La delibera prende le mosse dalla risoluzione del Parlamento europeo del 3 settembre 2008, con la quale, a stragrande maggioranza, si è deciso di invitare gli stati membri ad elaborare e lanciare iniziative per arginare il fenomeno dell’utilizzo d’immagini e messaggi lesivi della dignità delle donne e degli uomini nella pubblicità.

L’Unione Donne Italiane (Udi) ha portato avanti un’iniziativa importante su tutto il territorio nazionale con raccolte di firme – anche a Pesaro ne sono state roccolte circa mille, ieri consegnate al sindaco – interpellando Comuni e Province affinché si facessero parte attiva, vigilando sulla presenza di messaggi sul proprio territorio che possano essere in contrasto o comportare discriminazioni, dirette o indirette, delle donne.

E’ noto ed evidente a tutti come la pubblicità non sia solo uno specchio sociale – spiega l’assessore alla Cultura Gloriana Gambini - ma sia esso stesso un mezzo potentissimo di produzione di cultura che alimenta stereotipi e luoghi comuni difficili poi da sconfiggere con azioni educative. I bambini e gli adolescenti, infatti, sono coloro che più facilmente assorbono questi messaggi distorti in cui l’immagine femminile viene utilizzata per promuovere di tutto, anche con messaggi allusivi e a sfondo sessuale”.

Nel documento, il Consiglio comunale invita inoltre a proseguire e a potenziare nelle scuole elementari e medie, politiche e programmi per trasmettere ai bambini e alle bambine il rispetto della dignità umana, la parità di genere, il riconoscimento e la valorizzazione delle differenze. “Vogliamo proporci di agire con una serie di azioni – continua l’assessore Gambini -, stiamo organizzando un incontro con le agenzie di grafica e comunicazione della città per verificare con loro le possibili azioni comuni, per valutare insieme il rispetto del codice di autodisciplina pubblicitaria e inoltre attivare in accordo con il Forum della associazioni femminili di Pesaro, una serie di percorsi didattici e informativi con giovani e adolescenti presso gli istituti scolastici”.

Il Resto Del Carlino - Pesaro - Pubblicità lesiva per le donne, in Comune si approva la delibera

Nasce a Matera lo sportello antiviolenza su donne e minori| Notiziario Italiano.it/ Basilicata

 

Politiche a sostegno della tutela delle donne

Politiche a sostegno della tutela delle donne

MATERA - Si legge in un comunicato stampa della Provincia di Matera che domani, mercoledì 29 settembre alle ore 9.30, presso la Sala giunta dell’Ente di via Ridola, la Provincia di Matera siglerà l’intesa con l’avvocato Concetta Rollo. Obiettivo: consulenza legale gratuita per le persone in condizioni disagiate vittime di violenza.
“In questi ultimi anni – ha evidenziato la consigliera provinciale di Parità, Tonia Giacoia – ho potuto constatare come il malessere, scaturito da violenze taciute, sia un fenomeno piuttosto ampio e, purtroppo, in pericoloso aumento. Le donne maltrattate non sono poche nel nostro territorio e, osteggiate in famiglia a denunciare le violenze, poche volte trovano la forza di chiedere aiuto. Un aiuto che costa caro, in termini affettivi ed economici. Capita infatti che chi trova il coraggio per denunciare non avendo le risorse per chiedere consigli legali rinunci. Con l’istituzione dello sportello informativo daremo a queste donne gli strumenti per uscire dal tunnel.”
Lo sportello sarà attivo in Provincia, presso l’ufficio della consigliera di Parità, nei giorni di martedì e giovedì dalle ore 14.00 alle ore 16.00.
“Il territorio provinciale esprime numerose e diverse richieste – ha sottolineato il presidente dell’Ente, Franco Stella – soprattutto nell’ambito del welfare. Per sviluppare politiche sociali incisive e rispondenti ai bisogni reali dei cittadini stiamo cercando di legare le attività da mettere in campo alle esigenze espresse. Tra le numerose istanze figurano in primo piano proprio quelle delle donne vittime di abusi, sul luogo di lavoro o in famiglia. Una piaga che intendiamo debellare dalla nostra provincia attraverso una “terapia d’urgenza” in cui la legalità e la disponibilità all’ascolto faranno da guida.”
(foto dalla rete)

28/09/10 19:04

Stefania Palumbo

Politiche a sostegno della tutela delle donne  NotiziarioItaliano.IT - Giornale On Line di Informazione Nazionale

martedì 28 settembre 2010

Buon compleanno, Ru-486!|Giornalettismo.com

 

Dieci anni dopo l’ approvazione da parte della FDA del mifepristone per gli aborti terapeutici, è un buon momento per fare bilanci su quello che la sua disponibilità ha cambiato.

E’ stata una strada lunga e lenta per il mifepristone, noto anche come RU-486. I primi risultati di successo con la pillola sono arrivati nel 1982; il primo utilizzo approvato in Francia risale al 1988, dopo una battaglia in cui è intervenuto anche il governo francese. “Non potevo pillola ru486 big Buon compleanno, Ru 486!permettere che il dibattito sull’aborto privasse le donne di un prodotto che rappresenta il progresso della medicina. Dal momento in cui è stata concessa l’approvazione governativa per il farmaco, la RU-486 è diventata proprietà morale delle donne, non solo  proprietà di una casa farmaceutica affermò il ministro della  Salute all’epoca.

MENO ABORTI CHIRURGICI - La copertina del Time è del 1993. La FDA ha approvato il mifepristone (conosciuto sul mercato col nome più accattivante di Mifeprex) nel 2000. Nel 2007, il 21 per cento degli aborti condotti negli Stati Uniti prima delle nove settimane erano chirurgici e il numero era in crescita. Il farmaco ha anche fatto sì che una maggiore percentuale di aborti avvengono prima, così come riporta un articolo di Jodi Jacobson:

L’aborto farmacologico è appropriato solo per le gravidanze indesiderate e insostenibili fino alle nove settimane. La disponibilità di farmaci abortivi ha fatto sì che una quota crescente di aborti avvengano prima, e una quota crescente di aborti precoci sono effettuati prima delle sei settimane e prima delle nove settimane.

LA TELEMEDICINA - Ma la speranza fondamentale che l’accesso al farmaco cresca per le donne povere o geograficamente svantaggiate, non è ancora stata realizzata, secondo lo studio dell’Istituto Guttmacher:

“Invece, quasi un decennio più tardi, troviamo che le donne nelle zone che già avevano accesso all’aborto hanno ora la possibilità di scegliere tra un farmaco o un aborto chirurgico. Ma per la maggior parte delle donne che non erano facilmente in grado di accedere al mifepristone, resta comunque difficile da ottenere.

La situazione potrebbe cambiare se più fornitori di servizi sanitari adottassero il programma di telemedicina che Planned Parenthood della Heartland sta pilotando in Iowa:

Le donne che cercano la pillola possono recarsi in una delle 16 cliniche, fare una ecografia, essere esaminate da un infermiere, quindi parlare con un medico da una connessione Internet sicura. Il medico ha le cartelle cliniche della donna e, se non vengono rilevate complicanze, può da remoto aprire un contenitore per fornire la pillola.

ESPERIENZA INDIVIDUALE - Circa 2.000 donne hanno già beneficiato del programma. Un altro vantaggio, è che si decentrano le operazioni, rendendo molto più difficile per gli attivisti anti- aborto, cercare di intimidire il paziente o il medico. Ma l’aborto medico non è per tutti, come l’amministratore delegato della Reproductive Health Technologies Project ha spiegato a USA Today: “L’aborto è un’esperienza davvero individuale“.

Le donne che privilegiano l’aborto attraverso il farmaco preferiscono “essere in grado di praticare un aborto nel comfort della propria casa e dintorni”. Ma “se sei una mamma con due bambini piccoli a casa e un fidanzato che non è così utile” si potrebbe preferire un aborto chirurgico.

Insomma, tanti risultati positivi, ma anche tanta strada ancora da percorrere per questo farmaco che ha rivoluzionato la vita delle donne e che incontra ancora tante, troppe resistenze.

di Teresa Scherillo (makia)   pubblicato il 28 settembre 2010 alle 19:37

Buon compleanno, Ru-486! giornalettismo.com

lunedì 27 settembre 2010

Alleviamo i futuri figli dell’ignoranza e della disinformazione

Non paghi di avere spacciato per femminista una dichiarata fascista che è arrivata alla notorietà dopo un passato da soubrette ed alla politica in un modo che speriamo non sia quello delle chiacchiere di palazzo, che sostiene tranquillamente nelle interviste che il suo motto sia “Dio, Patria, famiglia” ed è così legata alla questione femminile da avere sostenuto in un programma televisivo che le donne italiane abbiano avuto il diritto al voto nel 1960…

…non paghi di spacciare per femminista qualsiasi donna picchi un bambino, molesti un uomo o osi divorziare, oggi persino Lindsey Lohan è diventata femminista o figlia del femminismo.

figlidelfemminismoed

Quando si gestisce una pagina di Facebook con 215mila iscritti, si ha il DOVERE ASSOLUTO di farlo con senso di responsabilità. Sa benissimo, l’admin che ha postato questo scatto, di stare diffondendo disinformazione, di stare diffamando ed insultando il femminismo.

Persino chi si dichiara comunista, come vediamo nei commenti, dimostra di avere ormai le idee confuse dal feroce, brutale ed ingiusto revisionismo maschilista e di dimenticare che questi non sono i figli del femminismo ma i figli del consumismo liberista e delle mafie.

Se, poi, vogliamo parlare della storia dell’introduzione delle droghe nel mondo occidentale e constatare ad opera di chi è avvenuto, noteremo che le donne non c’entrano neppure per sbaglio ma, anzi, sono per l’ennesima volta le vittime di un sistema non voluto da loro.

Ci si dimentica dei fatti e si insultano le tantissime mamme coraggio che vivono gomito a gomito con figli eroinomani che le picchiano, che fanno prostituire le loro sorelle e le loro fidanzate, che derubano le famiglie ed arrivano ad ucciderle (l’82% degli figli killer sono maschi, il 54,1% delle vittime sono madri) .

Ma cosa c’entra Lidsey Lohan col femminismo? Le sgallettate sono da sempre state l’antitesi stessa del femminismo!

Ho una sola parola per chi passa messaggi così distorti, capziosi, menzogneri e colpevoli: VERGOGNA!

Donne, datevi una svegliata. Ci stiamo rimettendo salute, vita e libertà!

 Ricordiamolo, perché il revisionismo maschilista sta facendo l’impossibile per distorcere anche questa verità:  femminismo e maschilismo non sono le due facce della stessa medaglia. Il primo è un movimento (divenuto, ormai, quasi solo un atteggiamento mentale), che propugna i pari diritti, le pari opportunità di scelta, la pari dignità tra donna e uomo; il secondo è un atteggiamento mentale, di recente divenuto vero e proprio movimento, anche se i rami che lo compongono hanno deciso di definirsi "associazioni maschili" per meglio mimetizzarsi e non raccogliere su se stessi la pubblica riprovazione. Per questo stimo quasi di più Salvatore Marino di Maschio 100x 100 che, almeno, ha il coraggio delle proprie idee e non tenta vili operazioni mimetiche. Eppure, se leggete i contenuti dei vari siti maschilisti o “maschili” antifemministi, constaterete la loro sostanziale identicità.

MarinoLui lo dice chiaramente, anziché usare la parola “paritarismo” nascondendone la distorsione del significato come fanno movimenti più subdoli che si fingono moderati, come Uomini3000: pari opportunità sì ma al contrario, ovvero volte alla tutela del maschio.

 

maschilismononesisteedQui, invece, ammiriamo uno splendido esempio di menzogna e tentativo di mimetismo e di negazionismo. L’unica cosa che l’amministratore di questa pagina ha dimostrato è di mentire.

 

Salvatore MarinoE ringraziamo di nuovo Salvatore Marino per la sua onestà

 

Il femminismo non è una parolaccia, non è qualcosa di cui vergognarsi, non nasconde sentimenti ignobili come la volontà di assoggettare l’altro, anzi, chi ha bene aperti gli occhi avrà capito che, mai come in questo momento, dopo decenni, del femminismo c’è una grande necessità. Soprattutto della sua guida per accompagnare alla fisiologica crescita della società verso una fase di più matura consapevolezza dell’uguale importanza del genere maschile e femminile, senza gli scossoni e i bruschi tentativi di ritorno al passato messi in atto da minoranze di privilegiati che non si arrendono all’idea di perdere un piccolo pezzo del proprio potere e di fare spazio a tutti.

è bello leggere il fermento vivere in tante giovani donne che come me e come Lunetta Savino si sono scontrate con la differenza tra l’essere state allevate alla parità nelle proprie famiglie ed essersi affacciate alla società scoprendo che la parità era illusoria.

Ma ancora più illusoria è l’idea di un ritorno al patriarcato attraverso una serie di leggi volte a forzare le donne a sottomettersi agli uomini che hanno avuto l’ingenuità di sposare, per cui, cari maschilisti, smettete di illudervi: non andrà mai come voi sperate.

Donne, siate "Libere". E femministe- La Stampa.it

 

Le protagoniste dello spettacolo "Libere" Isabella Ragonese e Lunetta Savino

A Torino e a Milano lo spettacolo delle Comencini: in scena due attrici di diverse generazioni

SIMONETTA ROBIONY

ROMAragonese_savino01g
Va in scena venerdì al teatro Carignano di Torino e domenica al Franco Parenti di Milano Libere, il testo scritto da Cristina Comencini e messo in scena dalla sorella Francesca a Roma, a luglio, con un lungo dibattito finale davanti a un pubblico molto interessato. Libere, il confronto tra una donna matura e una molto giovane, è uno dei primi atti di «Dinuovo», un'associazione di donne che vorrebbe riportare all'attenzione pubblica la questione femminile. All'attenzione privata, quella delle singole donne, il problema è sempre stato presente, anche in questi anni di apparente silenzio.
Ancora una volta, a interpretare questo dialogo scritto alla maniera degli «essai» francesi, sono Lunetta Savino, al momento in partenza per recitare a Parigi i versi di Alda Merini, ma anche sul set di Bar sport, il film da Stefano Benni, e Isabella Ragonese, ex madrina della Mostra di Venezia, oggi a Torino sul set di Il giorno in più accanto a Fabio Volo.
Nessuna delle due, per ragioni diverse, ha partecipato attivamente al movimento femminista degli Anni Settanta: una perché presa dal lavoro in teatro, l'altra perché non era ancora nata. Entrambe, però, hanno sentito l'esigenza di riparlare, come si può, della vita delle donne nel nostro Paese, dove molte cose sono state ottenute ma molte sono tuttora da chiedere.
ISABELLA RAGONESE
"Io, educata a una parità che non esiste"
Sono stata cresciuta da una madre che, pur non avendo fatto militanza, aveva assorbito e creduto nei valori del femminismo di quegli anni. Non c'è mai stata, a casa mia, una differenza nell'educazione tra maschi e femmine. Sapevo di essere libera e, quindi, di poter fare ciò che volevo. Ma, come molte della mia generazione, era una sensazione individualistica, autonoma, personale. Mi sono accorta che non è così. Recitando questo testo, sento un'identificazione totale con il mio personaggio quando accusa la donna matura di avere educato le figlie alla libertà mentre queste, arrivate nel mondo, si sono però sentite dire tutt'altro. A partire dal fatto che mettere oggi insieme carriera e famiglia è diventato un incastro insostenibile. Ti chiedono di scegliere ma è una scelta che non ti appartiene. La situazione italiana è assurda. A scuola noi ragazze andiamo meglio dei maschi, ci laureiamo in numero maggiore, vinciamo i concorsi. E poi? I prezzi delle case sono altissimi, gli asili nido pubblici scarseggiano, il tempo pieno per i figli c'è in pochi casi, l'assistenza ai genitori anziani ricade sulle nostre spalle, perfino i consultori dove andare per conoscere meglio la nostra sessualità stanno chiudendo e se vai in ospedale per interrompere una gravidanza non voluta corri il rischio di trovarti davanti a un ginecologo obiettore di coscienza, dopo aver fatto una fila come alle poste. Indietro non vogliamo tornare, ma in questo modo non andiamo neppure avanti. Lo so.
Dovrebbe essere la politica a occuparsi di queste cose, altrimenti che ci sta a fare? Ma se la politica pare sorda, ricominciamo da noi stesse. Dobbiamo capire, per esempio, perché ci siamo sottoposte tutte, passivamente, senza reagire, al diktat della bellezza imposta: trucco, peso, chirurgia, massaggi, spogliarelli con biancheria intima costosissima. Perché abbiamo accettato di fare una vita assurda correndo tutto il giorno senza avere per noi neanche mezz'ora: bambini, lavoro, casa, pranzo, e poi di nuovo bambini, compiti, palestre, cena, tivù e a letto a dormire. No. In questo modo non siamo felici. E non sono felici neanche i maschi che ci stanno accanto, anche loro diversi da quelli di un tempo perché cresciuti da madri che credevano nella parità.
LUNETTA SAVINO
"Il potere? Bene ma non basta Serve creatività"
Ci sono dei punti in questo testo che durante le prove mi hanno addirittura emozionato. Specialmente quando il mio personaggio racconta la sua esperienza nei collettivi femministi, il piacere di poter condividere con altre donne le sue emozioni, la sensazione di non essere sola e poter uscire dal guscio della paura. In quegli anni io, anche se ero molto giovane, facevo altro. Un po' di vita politica nelle organizzazioni di sinistra che presto però mi annoiarono e molta preparazione per poter arrivare al mestiere di attrice.
Adesso, invece, sento il bisogno di riflettere più a fondo su cosa significhi essere una donna. E mi sono messa a studiare. Questa estate ho letto alcuni libri per riflettere: Una stanza tutta per me di Virginia Woolf, Taci, anzi parla. Diario di una femminista di Carla Lonzi, Oltre l'uguaglianza. Le radici femminili dell'autorità Luisa Muraro. Voglio ripartire dalle radici del loro pensiero.
Quand'ero più giovane, certe letture le ho trascurate: oggi sento il bisogno di prendere in mano quei libri e confrontare la mia esperienza personale con le parole che quelle autrici hanno scritto: cerco di approfondire per comprendermi meglio. Mi incuriosisce capire perché alcune intuizioni sono state lasciate cadere. Mi stimola tentare di rifare il loro percorso ideologico e filosofico. Mi piacerebbe arrivare a credere nell'utopia che il pensiero della differenza possa cambiare il modo di vedere il mondo delle donne e degli uomini. Anche quello della politica. Il mio convincimento, infatti, è che se non capovolgiamo i nostri ragionamenti, anche se le donne in Italia dovessero arrivare a ottenere importanti cariche pubbliche, la situazione non sarebbe diversa da quella che è. Lo abbiamo visto con Golda Meir in Israele, Indira Ghandi in India, Margaret Thatcher in Gran Bretagna, la stessa Hillary Clinton negli Stati Uniti o Angela Merkel in Germania, che pur avendo avuto o avendo tuttora un immenso potere, in fondo si sono limitate a copiare il modello maschile. Questo non ci serve. Io credo di più che occorra accendere nelle nostre teste lampadine imprevedibili per arrivare a una rivoluzione fatta in un modo nuovo.

Donne, siate "Libere". E femministe- LASTAMPA.it