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domenica 19 settembre 2010

Uomini dalla Beta all’Omega

Purtroppo, anche se non piace leggerlo, i maschilisti fanno violenza alle donne anche quando ne parlano male e ne ostacolano il cammino verso la parità.

discriminazionedtipendi2 Siccome anch’io rientro tra le sconvolte nel verificare che tra tanti siti maschilisti  conservatori di destra (oops, pardon, un uccellino falsario va in giro cinguettando che non esistono siti o movimenti “maschilisti” o “misogini”, dimenticavo! Esistono siti e movimenti “diversamente paritaristi e antisessisti” o “diversamente amanti delle donne” o meglio, esistono siti di maschi che non hanno le palle di chiamarsi apertamente ed onestamente “maschilisti” e “misogini” quali sono) ce ne sia uno sedicente di pseudo-sinistra (ovvero, UominiBeta.org  ), non posso fare a meno di non riportare questo commento, rinvenuto sotto quest’altro post di Lameduck :

LukeCage ha detto...

"UNA SFIDA TEMERARIA
Saluto con aperto compiacimento l’iniziativa di Fabrizio Marchi, che si presenta ora nel web come un fatto nuovo e straordinariamente significativo nel panorama del movimento maschile italiano, sin qui
parziale sul piano filosofico e monco su quello sociologico. L’assenza pressoché totale di una proposta di interpretazione e di azione nel conflitto tra i sessi proveniente da quella che ancora si chiama
Sinistra, è la grande falla, il buco nero del MoMas*. Ne vedremo le ragioni a suo tempo.
La sola ipotesi che un’analisi non femminista e, peggio ancora, antifemminista possa muovere da posizioni di Sinistra è percepita come assurda, autocontraddittoria e irrazionale. Un’enormità. Un delirio.
Poiché la Sinistra sta (o stava ?!) dalla parte dei deboli, deve stare ad ogni costo e sempre dalla parte delle femmine: questo è il dogma. Femmina=vittima e maschio=oppressore
è l’equazione che incastra mezza società e ne paralizza pensieri, parole e azioni. Anche quella massa maschile che da tempo sente che i limiti dell’equità, della parità e dell’equilibrio sono stati abbondantemente superati, non osa pensare che sia giunta l’ora di riconsiderare l’intera questione. Una sofferenza sorda, un doloroso imbarazzo hanno sin qui chiuso la bocca a milioni di uomini.
Ora la proposta di Marchi, esplicitamente rivolta agli uomini della base sociale, ai naviganti di Terza Classe, apre la breccia e buca il diaframma. Iniziativa al limite del temerario, lacerante e provocatoria,
che può e deve fare a pezzi un tabù ed offrire agli uomini la prima delle libertà, quella psicologica. Il poter pensare che anche tu, maschio, hai il diritto di avere dei diritti. Primo dei quali quello di essere l’autore del tuo racconto.
Nuova pietra dello scandalo nella quale uno dopo l’altro, milioni di silenti devono inciampare.
A questa iniziativa il mio appoggio aperto e il mio contributo.
State pur certi che ne vedremo delle belle.
Rino Della Vecchia"
*Movimento/i Maschile/i “

Fonte: http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2010/03/uomini-beta-e-uomini-con-il-raggio.html

A parte la nuova moda ipocrita di negare la definizione di “maschilista” ed autodefinirsi “movimento maschile” o “movimento mascolinista” (allora, a questo punto, noi femministe dovremmo definirci “movimento femminile” o “movimento femminilista” solo perché i neomaschilisti hanno fatto di tutto per infangare il termine “femminismo”, metterlo allo stesso lurido piano del termine “maschilismo” privandolo della sua nobile storia di reale paritarismo ed antisessismo e dei suoi nobili scopi realmente paritaristi ed antisessisti, e renderlo additabile come una qualità criminale? Ma noi non siamo mica vigliacche ed ipocrite!) ma è davvero esilarante la parte che ho sottolineato. In pratica, la sinistra che dovrebbe difendere i deboli sarebbe perfettamente coerente quando si manifesta in questa inedita versione maschilista perché la dicotomia “donna=vittima” e “uomo=carnefice” non esisterebbe più in quanto noi donne avremmo da tempo superato i limiti  della parità (dove? come? quando? Io dov’ero, visto che non me ne sono accorta? Superare la parità significa decidere di non darla o di lasciare un uomo?) e che altrimenti gli uomini se la raccontano da sola (visto che la parità non è affatto raggiunta, figuriamoci superata!).

Ah, ecco, adesso mi spiego a che servono le statistiche manomesse che negano la realtà del fatto che ci sono maschi violenti che  non permettono alle donne di lasciarli, pena la condanna a morte: servono a raccontarsela da soli!

E cosa ci sarebbe di temerario ed originale nel riunirsi tra maschi rancorosi e sputare  veleno sul sesso femminile? è forse una novità? Oddio, ma vuoi vedere che questi sono i primi uomini della storia del mondo a parlare male delle donne? In che dimensione parallela ho vissuto, finora?

Vado, fiduciosa, sul loro sito un po’ prevenuta, lo ammetto, perché il fatto che siano di sinistra mi ben dispone istintivamente. Penso “saranno stronzetti ma non stronzoni come quegli altri fasci!” e, invece, ci resto malissimo perché, a differenza dei siti femministi, in cui si parla male solo di  soggetti maschilisti e violenti, qui, invece, ritrovo vomitati i peggiori luoghi comuni da trattoria di terz’ordine su TUTTE le donne. Ci ritrovo persino materializzata la mia profezia! Un giorno, infatti, scrissi che era tanto insopportabile questo piagnisteo da maschietti feriti che non mi sarei stupita che durante le tragedie collettive il grido: “Prima le donne e i bambini!” un giorno sarebbe stato sostituito da “Prima gli uomini maschi!”.

E infatti…fortuna che non scrivono molto. Questo post è del 28 Novembre 2009.

Una lagna su come nella tragedia del Titanic morirono molti più uomini che donne, tragedia che poi, addirittura, assurge rocambolescamente a metafora di vita raccontando la baggianata che gli uomini da sempre morirebbero per le donne.

1) Un tempo si gridava di portare in salvo donne e bambini per primi sia perché fisicamente svantaggiati e poi perché le madri erano quelle che i bambini li accudivano ma sappiamo bene che se una tragedia simile scoppiasse oggi gli “uomini maschi” si costruirebbero zattere di corpi di donne e userebbero i bambini come pagaie per mettersi in salvo. Non c’è dubbio. Alle fortunate non resterebbe altro che sperare di essere salvate da qualche residuato di vero uomo di una volta, ovvero non uno dei piagnucolosi mammoni del 2010, allevati da madri veterofemministe iperprotettive e ricche (perché di certo l’errore del femminismo è stato di non avere più vigilato e di avere vissuto di rendita).

2)Gli uomini morirebbero per le donne? Nessuna di noi mai al mondo vi ha chiesto alcuna delle vostre stupide guerre nelle quali le prime ad essere stuprate, torturate e squartate siamo sempre noi. Inutile tirare in ballo Elena di Troia e Messalina: pare siano leggende.

3) Via, poi, uno stupido elenco di professioni pericolose che non verrebbero intraprese dalle donne per, chissà (cosa volete sottintendere?), vigliaccheria? Falegnami donne (ho sempre sognato d’imparare a lavorare il legno. Ci sono donne che si dedicano al bricolage in casa. Non decoupage ma proprio bricolage, visto che gli uomini che sanno usare il trapano sembrano essere estinti e quei pochi in vita guadagnano più dei calciatori. Ah, mio zio è un falegname ed ha ben 20 dita totali, tra mani e piedi. Magari basta essere un po’ precisi ed attenti. Mio zio lo è.), operaie della Thyessen donne non ce ne sono semplicemente perché non assumono donne. Non chiediamo noi di starcene a casa. Vi è mai venuto in mente che i lavori disponibili per le donne sono sempre e solo gli stessi? A dire il vero, di recente un’operaia ci ha rimesso 4 dita. Sarà che la cultura cinese è leggermente diversa da quella europea. Ogni tanto anche qualche operaia si fa male. In compenso ci sono gli incidenti domestici. In compenso una casalinga sfacchina, si gioca la salute e rischia la pelle immensamente di più dei maritini impiegati che passano la giornata in pausa-caffè a guardare nelle scollature delle colleghe ( e poi muoiono di diabete ed infarto, chissà perché). E poi, last but not least, le donne hanno fatto di tutto, a dire il vero, anche le minatrici e anche le pescatrici o le aviatrici in guerra ma sono state rimosse o ignorate esattamente come tutte le altre donne scienziate, filosofe, letterate, pittrici, compositrici, eccetera, che non hanno mai visto la luce dei libri di storia. Si ricordano solo le mondine grazie a qualche canzoncina e a qualche film passato alla notorietà per il florido corpo di qualche attrice in pantaloncini.

Le ara, leggendarie pescatrici giapponesi in cerca di abaloni L’incanto delle donne del mare"LE AMA Di HEKURA"

Queste sono le ara, le leggendarie pescatrici giapponesi in cerca di abaloni. Ancora una ara in immersione.

Le uniche pescatrici riconosciute dalla cultura occidentale maschilista

 e questa sopra è l’unico tipo di pescatrice donna che goda di una qualche considerazione nel mondo occidentale

Ci sono ancora un sacco di motivi per cui gli uomini muoiono e le donne no, tranne le stragi del sabato sera o gli incidenti in moto, in cui le donne non guidano mai ma muoiono sempre e se guidano le donne, in genere, arrivano sane e salve a destinazione anche quando hanno alzato il gomito. Le donne non muoiono quasi mai per mafia o camorra. In genere le vittime sono quelle che passavano di lì o erano imparentate con teste di caxxo della mafia. Le donne non muoiono mai per lanci spontanei dalle finestre degli alberghi in preda ad ebbrezza alcolica, ecco. Mi sembrano tutti esempi validissimi.

In compenso, gli uomini non muoiono mai per stupro di gruppo o da parte di un singolo individuo femminile. Gli uomini non muoiono mai di parto. Gli uomini non muoiono mai in guerre scatenate, condotte, amministrate e combattute da donne. Gli uomini non sono mai morti per bombe atomiche ideate, costruite e sganciate da donne. Gli uomini non muoiono quasi mai uccisi da rapinatrici donne. Gli uomini muoiono  molto di per mano femminile.

Anche nelle fabbriche, i padroni che truffano il fisco e non attuano le norme di sicurezza sono quasi sempre altri ometti, proprio come le vittime.

4) Infine, come poteva non mancare la lagna basata sul luogo comune cosmico che le donne la darebbero solo ai ricchi&potenti? Allora ci risiamo: avete capito la differenza tra una femminista ed una velina? Le veline escono coi calciatori e coi papi Silvio e le femministe escono con gli intellettuali sfigati e coi ragazzi della porta accanto. Evidentemente, non rientrate in nessuna di queste categorie se siete così avvelenati con le donne tutte perché non ve la danno.

Tutto il resto del sito verte sul semplice concetto “vi odiamo perché non ce la date. Datecela di più” ( Sono andato a puttane, Dalla, Reciprocità e spontaneità, salvo poi etichettare come “puttane” tutte quelle che la danno e non eleggerle mai a papabili fidanzate se ve la mollano la prima sera, senza avervi fatti soffrire ed illudervi di esservela sudata e guadagnata, perché forse non ve ne rendete conto ma i veri incoerenti siete voi).

Ecco una tipica femminista dalla gnocca d'oro, secondo la concezione maschilista

                          Questa sarebbe una femminista secondo la visione dei misogini

Insomma, sperano che qualche pollastra ansiosa di compiacere il maschio e di non finire sola, zitella e abbandonata, diventi complice e spontanea e la dia senza aspettarsi, poi, di essere presentata a casa di mammà. Insomma, dammela e via, da buoni amici, altrimenti mi tocca andare a puttane e mi sento a disagio perché lei è fredda, finge, non c’è sfizio, eccetera. In definitiva, la colpa del fatto che esiste lo sfruttamento della prostituzione è sempre e solo della donna, colpevole di non darla abbastanza. La desse di più, non esisterebbero femminismo e maschilismo, non esisterebbero siti imbecilli come questo e la pace nel mondo regnerebbe sovrana. Basterebbe così poco. Loro si immolano per noi sul Titanic o in guerra e noi facciamo resistenza persino a barattare una cena con un pompino! Dopo tutto lo sforzo e la noia terrificante di sottoporsi ai rituali del corteggiamento, scegliere la pizzeria, farti una telefonata,…!Siamo proprio delle ingrate ( se li chiami tu anche una sola volta loro ti etichettano subito come una disperata morta di caxxo, rompimaroni e pure futura stalker ma se non li chiami si lamentano che devono essere sempre loro a farsi vivi)!

In ultima analisi mi sembra di intuire che io sono rimasta di sinistra, continuo a difendere i più deboli, gli operai, i precari, gli immigrati, le donne, i bambini, gli animali e continuo ad uscire con gli sfigati squattrinati nelle loro utilitarie scassate, continuo a pagare la mia parte di conto al ristorante e continuo a darla a chi mi pare solo perché mi pare o mi piace quello che pensa e continuo a prendermi addosso le colpe di irraggiungibili strafighe, sicuramente destrorse o qualunquiste menefreghiste, che ignorano poveri maschietti irrisolti che aprono, poi, siti contro quelle come me.

Invece questi di sinistra a me non sembrano, proprio.

Infine una manfrina sulla politica del sito che, a parte le apparenze, sarebbe tutta politically correct, per la pace, la fratellanza, l’uguaglianza e bla bla.

E che c’entra, voi mi vendete sovrappeso ma anch’io nella mia policy ho scritto che la mia filosofia è basata sul peso-forma!

P.S. Per rimettermi in sesto, ho dovuto rileggermi questo appello di Maschile Plurale, scritto da uomini che non si limitano a scrivere proclami di paritarismo ed indirizzato proprio a quelli come Paolo Barnard…

Il falsario sbugiardato: lo smontaggio delle statistiche maschiliste fasulle

Purtroppo, non ho i poteri di Sauron, non riesco ad essere dappertutto in rete, non riesco a leggere tutto e non ho neppure una rete di fidi nazgul sguinzagliati in giro a setacciare internet onde avvertire il padrone del minimo passaggio di un capoverso con contenuto vagamente favorevole alle donne (per consentire a lui o a qualche Uruk Hai di calare dall’alto come un falco disseminando i suoi dati artefatti che capovolgono la realtà basandosi su “ragionamenti” che definire sofistici è insultare il sofismo e che definire ragionamenti è insultare il ragionamento).

Eppure quanti polli e quante polle ci cascano! Ma non c’è da meravigliarsi, in fondo è o non è il Paese in cui le masse scendevano in piazza per urlare “A noi!”? è o non è il Paese in cui un multimiliardario plurinquisito e in odore di mafia ha vinto le elezioni ben tre volte?

La colpa sarà mai tutta del PD? Eh no, ma guai ad essere sinceri o si diventa impopolari.

Agli italiani piacciono tanto gli imbonitori. Sta nascendo un altro astro della televendita da web, un’altra Wanna Marchi, anzi un Wanno (che lui è uomo maschio, eh, mica uomo femmina come quelli che si schierano con le femministe!).

Embé, nel mio peregrinare insonne mi sono imbattuta in questo articolo e mi chiedo come mai avessi fatto a perdermelo.

La mia stima per Antonio Crea (in arte: Tafanus) è aumentata un altro (bel) po’.

Credo che questo pezzo diventerà un must e che lo riproporrò parecchio.

Non solo beta

Da Lameduck, L’orizzonte degli eventi

 

uomini-che-ricamano Il femminicidio, l’ultimo caso oggi a Spinea, non esiste, è un’illusione ottica, secondo il neonegazionismo gné gné. E’ un invenzione del demoplutofemminismo cattivo che – com’è che dice il guru degli ometti beta?

“ha spaccato il fronte di classe” e ha messo la moglie dell’operaio contro suo marito“.

Visto che gli abbiamo mandato a puttane la rivoluzione? Sono gli ultimi fuochi fatui che emanano dal cadavere di Lotta Continua, bisogna essere indulgenti.

Se non ricordo male sono ufficialmente bandita dal loro sitarello “for men only” da quando mi sono permessa di turbare il loro sgrullatoio con qualche irruzione non gradita. Loro però mi citano e si eccitano con i miei scritti facendosi venire i goccioloni e non è giusto, voglio i diritti d’autore.

Si preoccupano perfino che possa far danni su qualche paziente, che non ho perché per la verità lavoro in tutt’altro settore e non sono psicologa clinica ma sperimentale, quindi i cervelli li posso anche strizzare, volendo, ma solo da morti. “Presunta” psicologa, anzi. Negare la professionalità e la cultura di una donna ha un potente effetto sull’ometto: glielo allunga sempre di almeno cinque centimetri, come il naso a Pinocchio, per questo non vi rinuncia mai. Peccato che l’effetto non sia permanente ma solo momentaneo.

Ringraziandoli sentitamente per l’attenzione e tornando alle cose serie, vi riporto la risposta che Tafanus ha dedicato ad un commentatore che qui e sul suo sito aveva creduto di poter controbattere al post sul femminicidio con gli argomenti della statistica alle vongole e mal gliene incolse.

Scriveva tale Riccardo:

Femminicidio ?

Rapporto Eures-Ansa 2008:

Omicidi TOTALI in Italia: 601
Omicidi in famiglia: 171

“Dal 2000 (226 omicidi in famiglia, l’anno record del decennio) ad oggi i numeri sono tuttavia in calo.”

Ripeto: DAL 2000… AD OGGI I NUMERI SONO TUTTAVIA IN CALO. (Ma come… non stava aumentando il… femminicidio ?)

Rapporto EURES 2003 sugli omicidi in Italia:

“Profilo della vittima. Complessivamente, le vittime di omicidio sono soprattutto uomini: 444
vittime (pari al 70%) contro 190 donne (30%).”

E i dati sono ancora calati rispetto al 2003. Poi:

“Nel 91,3% dei casi il killer è un uomo; nell’8,3% una donna.”

Il 91% dei killer-uomini uccidono però per la maggior parte ALTRI UOMINI (oltre il 70% di tutte le vittime di omicidi), mentre l’8,3% di donne uccidono perlopiù UOMINI e BAMBINI/E.

Delitti in famiglia:
“A uccidere per motivi passionali sono soprattutto gli uomini (30,7%), mentre le donne killer sono
spesso compromesse da disturbi psichici (23,6%).”

Notare come le donne-killer vengano “scagionate” (“spesso compromesse da disturbi psichici”).

E ancora:
“Negli omicidi in ambito lavorativo la vittima è in tutti i casi registrati (12 nel 2002) di sesso
maschile.”

Sugli omicidi in famiglia:
“L’omicidio in famiglia – Nei 223 omicidi in famiglia del 2002 prevalgono le vittime donne (63,2%
dei casi a fronte del 36,8% dei maschi),”

Notare il linguaggio: “donne e MASCHI”… Comunque il divario non è un granchè, di sicuro è ben lontano dalla disinformazione presentata da Lameduck (notate come non ha postato alcuna fonte statistica, ma solo uno sfogo isterico): 63% contro 36%. Il 63% delle vittime donne in famiglia sono quindi 140. Ripeto: 140. In un paese di 60 milioni di persone. Una goccia nell’oceano.

Ancora dal rapporto EURES:
“Le donne uccidono principalmente i
figli (52,9%) i coniugi (23,5%) e i genitori (8,8%).”

Ancora:
“Nei delitti in famiglia si costituiscono o lasciano arrestare principalmente
le donne (70,6% contro il 42,3% degli uomini), mentre gli uomini tendono maggiormente a
suicidarsi (30,7% contro il 2,9% delle donne). Sono tuttavia soprattutto le donne a premeditare
l’omicidio (38,2 contro il 23,5% degli uomini).”

Quindi le donne premeditano l’omicidio più degli uomini, però “spesso sono affette da problemi psichici” (e quale assassino non è affetto da “problemi psichici” ?).

Tutto questo, in un paese di 60 MILIONI DI ABITANTI.

Detto in poche parole: non esiste alcun “femminicidio”, e tutti quelli che hanno plaudito a questo post di Lameduck ci fanno la figura dei boccaloni.

“Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”
Anonimo

Quando si dice la sfiga. Tafanus che, disgraziatamente per Riccardo, è piuttosto ferrato in statistica, gli risponde così:

“@ Riccardo: ogni tanto fa piacere avere dei “maitres-à-penser” fra i nostri commentatori… Dunque, dato che sei stato generoso di particolari, lo sarò anch’io:

-a) La “Eures”, che citi come fosse la bibbia, nessuno sa cosa sia esattamente. Se ti prendi la briga di andare sul loro sito, alla pagina “chi siamo“, scopri che c’è scritto che la Eures è la Eures: non il nome del titolare e/o dei soci, o di un comitato scientifico, o di un board… NIENTE. Niente di niente. Dietro, per quanto ne so io, ci potrebbe essere anche la figlia della mia portinaia, che di professione fa la manicure. Invece (ma devo andare a cercarmi la fonte altrove) c’è tale Fabio Piacenti. Uno spesso sponsorizzato dal criminologo Bruno (quello di Bruno Vespa). Uno che scrive libri che solo la Franco Angeli pubblica. Il che, per gli addetti ai lavori, è quanto dire.

-b) TUTTE le società di ricerca che rispettano determinati standards metodologici sono associate alle ESOMAR, che raccoglie 5.000 accreditati istituti in tutto il mondo. Alla Esomar, la Eures è assolutamente sconosciuta. Vedi motore di ricerca della Esomar . Esattamente come la fantastica Euromedia della paleontologa Ghisleri, che fa sempre e solo sondaggi sulla fiducia a Berlusconi. Committente Euromedia, Acquirente Euromedia. Fiducia al premier 62%, quando tutti gli altri la danno intorno al 40% in discesa. Campione di 1000 telefonate (ma non ci dice quanti siano i “rifiuti”), neanche stratificato per livello di istruzione. Pertanto una casalinga di Voghera di 40 anni è assolutamente assimilabile ad una primaria ospedaliera di oncologia di Udine.

-c) Ma visto che ti sei fatto una cultura sull’opera di Piacenti, ti accontento aggiungendo un suo scritto, che hai accuratamente trascurato, da buon “rabdomante selettivo”:

“…in dieci anni, dal 1997 al 2007, le violenze sessuali sulle donne denunciate sono triplicate, da 1582 a 4500 casi all’anno, e anche in Lazio sono triplicate, passando da 159 a 438 casi all’anno.

Che piagnone, però, queste donne… Poi però il buon Piacenti non ci spiega quali siano i numeri e gli andamenti delle violenze sessuali subite da uomini, da parte di donne. Sarà per la prossima ricerca.

-d) poi ci informi di una cosa che conosciamo tutti, e cioè del fatto che dal 2000 gli omicidi sono in calo, ed aggiungi, radioso: ma allora dov’è il femminicidio? Non saprei, amico, visto che all’interno di un generico “omicidi in calo” non ci dici quale sia il calo di quelli maschili, e quale sia il calo di quelli femminili. Neanche Eures o Euromedia avrebbero saputo fare peggio.

-e) poi ti lasci scappare: “…Delitti in famiglia: a uccidere per motivi passionali sono soprattutto gli uomini (30,7%) (…ma va???…) mentre le donne killer sono spesso compromesse da disturbi psichici (23,6%).” Notare come le donne-killer vengano “scagionate” (“spesso compromesse da disturbi psichici”).

Amico, chi è che le scagiona inventandosi i disturbi psichici: Io? Tu? Lameduck? Oppure la mitica Eures, diventata improvvisamente truffaldina ed inaffidabile?

-f) Amico, mi meraviglia la tua meraviglia che siano in grande maggioranza sia gli ammazzattori che gli ammazzati maschi. Mai sentito parlare di criminalità organizzata, guerra fra bande, rapinatori? E allora? la maggior parte degli ammazzati sono uomini? e allora? chi li ammazza, donne, o altri uomini? In questo passaggio la scemenza delle osservazioni tocca vette altissime.

Amico, sei tanto fuori che non hai capito che qui la matrice del discorso è la violenza “di genere”, non la guerra fra bande di spacciatori, o fra bande per il controllo del movimento terra a Gioia Tauro. E’ tanto difficile, arrivarci? Ci fai le statistiche degli uomini stuprati da donne, e del numero relativo di uomini ammazzati per aver opposto resistenza? Ci citeresti le fonti della Eures? Oppure compri qualsiasi merda a scatola chiusa, senza preoccuparti del percorso scientifico della merda stessa, purchè questa merda abbia il tipo di puzzo che preferisci?

Vedo, ancora, che la Eures fa anche ricerche, quasi sempre per una committenza fascio-laziale. Ma il problema è che persino per la tollerante legge italiana, una ricerca non esiste se non ha i requisiri minimi per essere pubblicata (pubblicazione OBBLIGATORIA) sul sito governativo.

Ebbene, in questo sito la Eures brilla per la sua assoluta assenza. Niente. Zero. Un Istituto Fantasma.

Chiudo con una tua citazione: “Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”.

Aggiungo che ancora più disonesto è colui che non falsifica i dati (troppo scopribile!), ma “seleziona” quelli da dare e quelli da non dare, sceglie fonti di infimo livello, non cita le fonti che la sua fonte non cita, In aggiunta, è assolutamente incapace di condurre un’analisi non cretina, sia pure prendendo per buoni i dati non buoni d’origine.

Mi raccomando, aspettiamo con ansia le statistiche sulle stupratrici. Ci Mancano.”

Fonte: http://lameduck.wordpress.com/2010/07/06/nonsolobeta/

 

Magistrale!

sabato 18 settembre 2010

La bislacca teoria sul nazifemminismo, ovvero come mescolare vari ingredienti storico politici per farne un minestrone: ricetta.| Valentina Tomasini

 

Ultimamente un dibattito mi appassiona e mi irrita i polpastrelli a più non posso. Il dibattito su coloro che hanno trasformato le donne in nazifemministe. Una pagina fake chiamata "NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE" diffonde da qualche tempo post e articoli di dubbia provenienza, affermando la radice nazista del femminismo. Questa pagina è solamente la punta dell'iceberg d'un movimento che si è sparso in rete a macchia d'olio, numerose infatti sono le pagine e i siti clonati.

Le femministe sarebbero quindi comuniste (?), e utilizzerebbero metodi violenti e per strappare i figli ai padri amorevoli. A quanto pare una donna che denuncia maltrattamenti è una nazifemminista, così come colei che chiede il divorzio, strumento del potere femminile per distruggere la sacralità della famiglia. Ah! Il femminismo è pure causa di episodi come quello della donna di Trento, che si è vista portare va la figlia dopo il parto. Da non dimenticare inoltre che pare che il 90% delle denunce per abusi sessuali siano false, che l'Italia sua il Paese più sicuro del mondo per le donne, e che la maggior parte delle donne faccia violenza sui mariti, se sono femministe poi non ne parliamo, sarebbe un massacro. Secondo l'idea riportata da questi uomini afflitti, che peraltro pongono il femminismo alla stregua di maschilismo e razzismo, i centri antiviolenza sarebbero dei focolai di femmine incarognite e misandriche. Femmine che avrebbero come scopo ultimo lo sterminio simbolico del genere maschile e la supremazia delle donne nel mondo.  

Un progetto ambizioso! (Immagine della Medusa mitologica che appare silenziosamente nella mia testa, non chiedetemi il perché).

Eh!, oh!, beh!, aspettate un attimo, mi pare che il divorzio sia un diritto di entrambi i sessi, cioè, mah!, vabbè. Forse erano meglio le sane vecchie tradizioni di una volta; dove il divorzio non esisteva e c'erano strumenti sicuramente migliori per sbarazzarsi di una moglie petulante e racchia, a suon di ripudio e delitti d'onore, o semplicemente si scendeva al bar dell'angolo a comprare le sigarette e non si tornava più. In ogni caso lei aveva poco da fare, o era morta o era disonorata, ragazza madre con figli a carico e un lavoro in nero sottopagato. Effettivamente era molto più semplice, accidenti a noi che vogliamo complicare le cose.

Tornando a questo famoso termine de nazifemminismo: fu coniato da uno sconosciuto (non ha manco una pagina wikipedia) professore di economia (che c'azzecca un economista in una teoria che si potrebbe definire d'interpretazione di un fenomeno storico/sociale?) dell'università di California a Davis, Tom Hazlett, e volgarizzato da un singolare conduttore di talk-show radio, Rush Limbaugh. Quest'ultimo, conservatore fino al midollo, comincia la sua brillante carriera di politologo e analista in un programma che non prevedeva ospiti e si basava unicamente sull'opinione dello stesso. Un illuminato del dibattito alla pari del nostro presidente del consiglio (le minuscole sono d'obbligo), qualcuno a cui piace confrontarsi insomma.

Il senso di questa parola rivoluzionaria sarebbe, secondo un sito gestito da questi padri maltrattati;

"feminazi: una femminista militante o radicale, percepita come intollerante verso le idee altrui."

"Il nazismo proclamava i tedeschi vittime degli ebrei in modo da poterli odiare e colpire.  Allo stesso modo il nazi-femminismo proclama le donne vittime degli uomini, inventando termini quali “femminicidio” per definire quel 20% degli omicidi nei quali la vittima è un essere umano di sesso femminile, e falsificando le statistiche arrivando a sostenere falsità assurde quali “la violenza maschile è la prima causa di morte per le donne”. Secondo l’ideologia nazi-femminista la famiglia deve essere distrutta: aborto, divorzio, false accuse, bambini chiusi in centri femministi, bambini alienati, bambini esposti a materiale sessuale in modo da costruire calunnie pedofile…

Molte femministe sostengono che il termine nazi-femminismo sarebbe solo un tentativo di marginalizzare il proprio pensiero e la propria attività politica.  Tuttavia, le stesse parole di molte ideologhe femministe, inneggiando alla superiorità femminile ed allo sterminio maschile, ricordano l’ideologia nazista."

o ancora:

"La struttura familiare al centro della società è un punto di contatto che fa decisamente pensare ad una connessione tra il neofemminismo e il nazifascismo, giacché attaccando e partendo da esso si può ampiamente influenzare efficacemente una società, sia che essa sia occidentale o orientale.

L’idea della famiglia come la sintetizzazione di un sistema produttivo e riproduttivo controllato era presente nelle idee del nazifascismo, che presentava l’idea di massimizzare la produzione di un nucleo familiare, ponendo come punto cardine il padre che produce la ricchezza finanziare e la fedeltà allo stato sia in pace che in guerra, rappresentandosi come un fuhrer casalingo (fuhrer significa condottiero, quindi assumendo il ruolo di guida familiare), indi ponendo la prole come il futuro produttivo e fedele del paese e la madre come meccanismo di riproduzione della ricchezza proletaria."

Sebbene "non esistano reali elementi storico politici che possano collegare la follia nazista a quella, degli ultimi 50 anni, del nazifemminismo"  questa bislacca teoria è data per vera e il termine è ampiamente diffuso nel web.

Primo: partiamo dal fatto che il nazismo sia stato un'ideologia che sposava elementi cattolici e pagani appoggiando una visione propriamente patriarcale e razziale dei ruoli familiari. La donna "regina" del focolare, riproduttrice di ariani e esclusa dalle decisioni politiche, e l'uomo attore privilegiato del mondo politico, cittadino nell'originario senso del termine, dotato di diritti e doveri.

Secondo: ricolleghiamo l'ideologia al contesto storico, quello di un'epoca di nazionalismi feroci e di guerra. I due elementi hanno influenzato tutti gli stati coinvolti nel conflitto, trasformando effettivamente la famiglia in luogo di produzione massiva di forza lavoro, piccoli soldati da spedire al macello europeo. La donna in tutto questo si ritrova ancora confinata al ruolo di protettrice dei valori familiari patriarcali, immagine di abnegazione e sottomissione al pater familias e alla patria, in una struttura sociale rigidamente controllata che riproduceva su scala nazionale i ruoli familiari. Il Furher o il Duce erano in effetti i padri della nazione.

D'altronde questa situazione è spiegata abbastanza bene anche negli articoli che diffondono l'ideologia sul nazifemminismo. Ciò che non si capisce in effetti è il collegamento tra questi due fatti ideologicamente distanti. Il primo fu una dottrina politica nazionalista, centrata sulla purezza della razza e sull'odio antisemita, con una riconoscibilissima impronta maschilista. Maschilismo che piazza appunto la femmina come animale da riproduzione, animale preferibilmente pudico all'esterno delle mura di casa e sottomesso ai desideri del marito. Associata all'eugenetica, questa pratica assomiglia un po’ all'allevamento di giumente da riproduzione.

Cosa ci faccia il femminismo qui dentro continuo a non capirlo, il termine è infamante e pericoloso, oltre che decontestualizzato. Non capisco inizialmente come si possano associare la visione della famiglia su modello nazista alla concezione femminista della stessa, se di concezione si può parlare. Quale assurdo malfunzionamento cerebrale può immaginare che il femminismo consideri la famiglia su modello cristiano (madre+padre+figli) una fabbrica di prole ? Eppure a me risultava che i diritti di aborto e contraccezione fossero battaglie eminentemente femministe, atte a scongiurare, appunto, l'idea della donna come utensile da cucina, all'occorrenza forno. Queste battaglie furono fatte perché ogni donna avesse il diritto, e non l'obbligo, di disporre di se stessa e della sua sessualità. Oltre a fare figli con chi vuole.

La questione della figura del padre come produttore della ricchezza familiare è ancora più semplice. Sebbene gli abili manipolatori la rigirino come un'ideologia femminista, il padre che produce ricchezza (NB: che mantiene moglie e figli) fa sempre parte di quel sistema patriarcale. Il pater familias che dispone delle economie della famiglia è una minaccia per le donne, non solo femministe. Egli provvede a nutrire il suo focolare e controlla ogni spesa, ciò che entra e che esce. Per secoli questo modello ha mantenuto le donne sotto scacco, perché questo padre può diventare aguzzino; può rifiutare di dare soldi per una ragione o per l'altra, può ricattarti, molestarti, violentarti. Le donne che vivevano (e vivono ancora in molte zone del mondo e probabilmente anche in Italia) sottomesse al pater non disponevano di se stesse, delle loro doti, dei loro figli. L'ideologia voleva che la donna fosse una bambina, da proteggere e punire, da addestrare al ruolo di schiava domestica. E bambina rimaneva, l'educazione per signorine ce la metteva tutta per preparare giovani vergini ignare, che sapevano cucire e cucinare, suonare uno strumento, cantare e danzare con armonia. Vergini della vita appunto, per nulla preparate al padrone a cui il padre padrone le affidava all'altare. Che per la maggior parte finivano stuprate durante la notte di nozze, in ogni caso non sapevano nulla di ciò che accadeva loro.

Oggi questa figura paterna non è del tutto estinta, casomai è rimasta sepolta nell'immaginario comune.

I padri separati si lamentano in realtà dell'idea del padre economicamente più forte, costretto cioè in caso di divorzio a provvedere al mantenimento economico di moglie e figli. Il dibattito, se affrontato in modo serio, potrebbe essere fruttuoso e rivelare le battaglie che uomini e donne devono ancora assolvere allo scopo di migliorare le leggi sul divorzio e sull'affido.

Affrontato a modo loro questo problema diventa opposizione, calunnia, accusa. Se l'ex marito è ancora colui che mantiene l'ex moglie vuol dire ancora una volta che i salari di uomini e donne, a parità di mansione, rimangono sostanzialmente differenti. Se le donne sono pagate meno è colpa delle femministe ? O siamo ancora nei vecchi schemi patriarcali letti qui sopra ? Forse c'è un tentativo incosciente di mantenere il sesso femminile in posizione di debolezza economica ?

Perché per essere sincera spero di non trovarmi mai in una situazione di ricatto economico da parte di un ipotetico ex marito, vista la tendenza  odierna, che si manifesta tramite questi siti, di criminalizzare l'ex moglie. Utopicamente sarebbe bene che si garantissero a entrambi i coniugi tutte le possibilità di vivere con dignità dopo un divorzio. Le grida di queste associazioni di padri, che inneggiano a un ritorno al "maschio", non sono grida di sofferenza. Sono urla violente contro ogni principio di parità che il  maledetto ventesimo secolo ha lasciata in eredità, sono la riappropriazione dell'uomo sulla donna, sono la revisione storica della vita di milioni di donne che si sono ribellate alla loro posizione sottomessa per strappare (sì strappare) con i denti uno straccio di diritto. E ogni volta, (il voto, il divorzio, l'aborto, la violenza sessuale), queste donne sono state chiamate lesbiche, castratrici, streghe, frustrate.

Il discorso di questi uomini è aberrante ed è bene scriverci sopra, dire la nostra, vecchie e nuove femministe, vecchie e giovani donne. Non cediamo ai ricatti psicologici, alle rivendicazioni inventate, i compromessi si fanno con i giusti e non con i boia. E di uomini giusti ce ne sono, ma non su questa pagina.

PS: per quanto riguarda questo articolo, (e qui mi rivolgo ai lor signori)

http://www.comunicazionedigenere.com/2010/09/18/violenza-donne-dati-veri/

Io sono dell'opinione che i dati statistici vadano usati con le pinze e non vomitati continuamente sui siti, perché poco credibili e facilmente manipolabili. Però non si è mai pensato che accostare i dati dell'Italia a quelli, per esempio, degli USA, sia un tantino una stronzata ? Voglio dire qual è la demografia degli Stati Uniti e quale quella italiana ? Senza contare che le violenza domestiche in Italia continuano a non essere denunciate, i panni sporchi si lavano in casa no ?

Per farvi un'idea del fenomeno ecco qui le fonti:

http://www.nazifemminismo.info/nazi_archives/origine-del-termine/

http://www.nazifemminismo.info/nazi_archives/la-struttura-familiare-al-centro-della-societa-e-un-punto-di-contatto-che-fa-decisamente-pensare-ad-una-connessione-tra-il-neofemminismo-e-il-nazifascismo/

e le pagine incriminate (presumibilmente gestite da uno stesso gruppo di persone e che si collegano a vari siti):

http://www.facebook.com/noviolenzadonne?ref=search

http://www.facebook.com/lapasqua?ref=search    (eh sì pure la pagina sulla pasqua)

http://www.facebook.com/bentornato.pater.familias?ref=sgm

http://www.facebook.com/centriantiviolenza

http://www.facebook.com/movimentoperilpadre

http://www.facebook.com/misandria.stop?ref=sgm

Simpatica vignetta sulle nazifemministe.

pubblicata da Valentina Tomasini il giorno sabato 18 settembre 2010 alle ore 23.19

Fonte: http://www.facebook.com/notes/valentina-tomasini/la-bislacca-teoria-sul-nazifemminismo-ovvero-come-mescolare-vari-ingredienti-sto/435744779059

Il falsario che odia le donne: ennesimo feroce clone diffamatorio dei soliti truffatori facebookiani

Non contenti di aver clonato la prima vera pagina “NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE” originale nel tentativo di sostituirsi ad essa, non contenti di avere usurpato il titolo della pagina e di condurre da mesi una campagna di inganno degli utenti usando la loro pagina-clone e tutti gli altri suoi derivati per fare campagna di istigazione all’odio contro le donne, adesso hanno aperto un’altra pagina apertamente diffamatoria nei confronti di quella da loro già ampiamente danneggiata (clonata, diffamata, attaccata quotidianamente con orde di profili falsi, i contatti iscritti vengono contattati e convinti a disiscriversi, si lancia una campagna di segnalazione quotidiana ed è stato persino manomesso l’ordine con cui Facebook presenta i risultati di ricerca, infatti adesso la loro pagina compare per prima nonostante sia stata aperta mesi dopo. Inoltre appare essere manomesso anche il link per la segnalazione della loro pagina, cosa che consentirebbe di segnalarli all’infinito senza che la segnalazione sia mai registrata dal sito. Sembrerebbe un abuso di posizione predominante in quanto sappiamo che chi agisce adopera i potenti mezzi di alcune società di servizi internet, mezzi di cui non tutti possono, ovviamente, disporre).

Purtroppo questi individui sono completamente privi di argomentazioni e devono attaccarsi alla balla più spregiudicata e priva di senso del pudore, alla balla più colossale e stratosferica nella speranza che qualche gonzo ignorantissimo (che non mancano mai) ci caschi.

Secondo questo ennesimo clone diffamatorio, la pagina, fondata ed amministrata da Davide Insinna, UN UOMO, sarebbe “ Fondamentalmente una pagina emanazione del femminismo MISANDRICO, criminalizzatrice dell'uomo a prescindere, fomentatrice delle cosiddetta POLITICA PER UN SOLO GENERE di ispirazione FILO-NAZISTA. Ovviamente da lasciare e segnalare!”.

Quindi Davide Insinna, un omone eterosessuale alto due metri, sarebbe un nazifemminista misandrico, nonché filo-nazista.

La pagina è amministrata anche da Maddalena, di certo una donna sensibile ai problemi dei diritti delle donne ma non certo misandrica, essendo felicemente fidanzata con un uomo.

Invece, sta diventando ormai arcinoto che chi sparge in giro simili balle sono truffatori, imbroglioni della peggior specie, fanatici animati dal credo misogino e maschilista, individui violenti e veramente perfidi (chissà, magari qualcuno di loro anche noto alle forze dell’ordine. Noi non possiamo parlare a riguardo perché è necessario avere l’assoluta certezza di chi si nasconda vilmente dietro queste operazioni diffamatorie) che odiano le donne in maniera feroce e spietata e non hanno problemi a compatire e santificare chi le donne le uccide. Chissà se coloro che operano dietro queste azioni meno che trollesche fanno tutto ciò per puro fanatismo maschilista e guerrafondaio o non ne ricavano pure qualche dindino…

Il resto delle “argomentazioni” sono i soliti penosi tentativi di arrampicarsi sugli specchi e manipolare la realtà. Serafino Massoni è un professore di filosofia, preside di istituti scolastici, stimatissimo e simpatico che prende in giro i maschilisti di Uomini3000 e Maschi Selvatici (ovvero i movimenti per i quali simpatizzano i clonatori di pagine per la difesa delle donne). Non a caso è stato da questi movimenti pesantemente insultato ed attaccato. Che su Youtube abbia parlato di tutto un po’ non importa e non è un’argomentazione per dimostrare che la pagina da loro diffamata abbia qualcosa di sbagliato e né prendersela  con chi vorrebbe che gli stupratori colti sul fatto venissero assicurati alla giustizia in attesa del processo è un’argomentazione sufficiente (ricordiamo che il carcere preventivo è comminato in presenza di rischio di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato ed è previsto già per molti reati gravi. A parlare in detrazione del carcere preventivo sono, in genere, Pierluigi Battista o Il Giornale, insomma, gli ipergarantisti berlusconiani. Nessuno vuol mettere innocenti in carcere ma solo chi è stato colto sul fatto, ovviamente. Inoltre, scarcerare un violentatore significa mettere a rischio la vita di chi ha avuto il coraggio di denunciarlo).

Prendersela con Davide Insinna, dopo aver danneggiato ampiamente ed ostacolato la sua attività di volontariato e la sua associazione no-profit, nonostante Davide sia una persona di correttezza e pulizia morale senza pari e non abbia mai reagito se non con superiore indifferenza e signorile civiltà e maturità alle continue provocazioni di questa banda di banditi del maschilismo, è da miserabili vigliacchi.

Non ci stupiamo più, li abbiamo già visti dare il peggio.

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NOTA CONGIUNTA DEGLI ORDINI PROFESSIONALI SULLA PROPOSTA DI LEGGE TARZIA| Zeroviolenzadonne

 NOTA CONGIUNTA DEGLI ORDINI PROFESSIONALI SULLA PROPOSTA DI LEGGE TARZIA

Spett. Regione Lazio                              
c.a.   Presidente e Commissario alla Sanità      
On. Renata Polverini                             
c.a.   Assessore alle Politiche Sociali e Famiglia
On. Aldo Forte    

                                
Oggetto: Proposta di legge n. 21 del 26.05.2010 recante “Riforma e riqualificazione dei
consultori familiari”


Onorevole Presidente, Onorevole Assessore,
quali rappresentanti delle categorie professionali che, da oltre trent’anni, si dedicano nei
consultori familiari alla prevenzione ed educazione alla salute e alla presa in carico della donna,
della coppia, della famiglia e dei figli, desideriamo esprimere alcune considerazioni con riferimento
alla proposta di legge indicata in oggetto.
Condividiamo pienamente la necessità di una riqualificazione delle strutture consultoriali,
ed in special modo di un incremento del numero delle stesse, al fine di rispettare il fabbisogno di
un consultorio ogni ventimila abitanti previsto dalla Legge 34/1996. Una presenza capillare dei
consultori sul territorio regionale, incentivando il sostegno alla famiglia ed alla coppia, la
promozione e la tutela della procreazione responsabile, la prevenzione dell’interruzione volontaria
di gravidanza e le altre finalità previste dal Progetto‐Obiettivo Materno‐Infantile, non potrà che
giovare al miglioramento delle condizioni di benessere fisico, psicologico e sociale della
popolazione, che costituisce uno degli obiettivi prioritari della Regione.
Ciò nonostante, taluni aspetti della proposta di legge ci lasciano perplessi, primo fra tutti la
previsione di abrogare la Legge Regionale 15/1976. Detta normativa regionale ha come oggetto
principale l’istituzione e la regolamentazione del servizio di assistenza alla famiglia e di educazione
alla maternità e alla paternità responsabili, nell’ambito del quale si inserisce la disciplina
dell’attività e del funzionamento dei consultori familiari.
Rispetto all’abrogazione in toto della Legge in parola, sembrerebbe forse più opportuna
una revisione parziale, con la previsione di nuove disposizioni nel corpo della Legge 15/1976, il cui
modello di intervento è valutato di eccellenza dalle agenzie internazionali. Un siffatto modello, che
è espressione dei criteri di universalità, equità e solidarietà propri del Sistema Sanitario Regionale,
non può essere fatto oggetto di un totale stravolgimento, anche per assicurare il rispetto dei
principi fondamentali fissati dalla normativa statale in materia di tutela della salute, nonché dei
livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su
tutto il territorio nazionale.
Con i richiamati criteri, che la normativa regionale deve osservare per non incorrere in
violazione dell’art. 117 della Costituzione, sembra assolutamente incompatibile la proposta di
consentire che i consultori familiari siano gestiti anche da strutture private a scopo di lucro.
Riteniamo che, muovendosi in un ambito così delicato, si debba prestare un’attenzione particolare
al rispetto dei principi fondamentali del sistema sanitario, tra cui quelli di universalità e di
responsabilità pubblica della tutela della salute: non si può pensare di demandare la gestione di
quello che potremmo definire un patrimonio pubblico di inestimabile valore per la salute della
popolazione, se non in via marginale e residuale, ad “istituzioni sociali”, la cui vocazione pubblica
è difficilmente verificabile, né tantomeno ad enti a carattere lucrativo.
D’altra parte la “privatizzazione” dei consultori familiari deve essere valutata anche in
relazione al rischio di violazione del criterio di economicità che, a maggior ragione nell’attuale
momento storico, deve ispirare l’azione politica ed amministrativa: la proposta di legge in parola
rischia di comportare un indiscriminato ed ingiustificabile aumento dei costi di gestione, dovuto,
ad esempio, alla duplicazione di alcuni percorsi, come nel caso della previsione di istituire di un
“doppio procedimento” per l’applicazione della Legge 194/1978.
Infine, suscita non poche perplessità la proposta di inserire nelle équipe dei consultori
figure professionali di incerta definizione e con competenze di dubbia attestazione, quali, fra le
altre, il consulente familiare ed il mediatore familiare, quest’ultimo, peraltro, disciplinato tramite
una legge regionale recentemente dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale.
Alla luce delle considerazioni su espresse, chiediamo di operare una profonda riflessione
sulla opportunità di portare avanti l’approvazione della proposta di legge in oggetto, che rischia di
compromettere nella nostra Regione l’attuale modello di sanità universalistica e solidale, coerente
con la Costituzione e con la normativa di principio statale.


Distinti saluti


Ordine degli Psicologi del Lazio
Presidente dott.ssa Marialori Zaccaria


Ordine provinciale di Roma dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri
Presidente dott. Mario Falconi


Ordine degli Assistenti sociali del Lazio
Presidente dott.ssa Giovanna Sammarco

NOTA CONGIUNTA DEGLI ORDINI PROFESSIONALI SULLA PROPOSTA DI LEGGE TARZIA

http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9813:noya-congiunta-degli-ordini-professionali-sulla-proposta-di-legge-tarzia&catid=210&Itemid=0

LA LEGGE TARZIA CANCELLA I CONSULTORI, LA SALUTE E LE DONNE|Zeroviolenzadonne

 

LA LEGGE TARZIA CANCELLA I CONSULTORI, LA SALUTE E LE DONNE

di Lisa Canitano
Vita di donna ONLUS
Consultori%20sito Questa settimana va in discussione, alla Regione e a tappe forzate, la proposta di legge dell'onorevole Tarzia sui Consultori familiari. Con questa proposta si vuole cancellare l'istituzione dei consultori, come strutture sanitarie laiche e accoglienti, nei confronti di qualunque pensiero e qualunque scelta. Secondo questa proposta, infatti, i servizi consultoriali verranno affidati alle associazioni di famiglie che hanno come scopo la difesa della vita fin dal suo concepimento e il servizio pubblico, è testuale, andrà in subordine rispetto a queste associazioni private.
Entreranno nei consultori l'esperto in bioetica, l'esperto in antropologia della famiglia, l'esperto in metodi naturali di contraccezione, tutti senza un titolo riconosciuto. Le donne avranno "il dovere di collaborare" (testuale) e dovranno mettere per iscritto quando rifiutano di dare in adozione il bambino invece di abortire.
Il personale tradizionale dei consultori (in attesa della sua estinzione) rimarrà ben dietro le linee e potrà intervenire solo dopo che le associazioni avranno finito il loro lavoro di convincimento. Le associazioni faranno tutto ciò gratis et amore dei? Certo che no, verranno ricompensate con apposite detrazioni fiscali e finanziamenti.
Poco importa se i soldi per le donne sono così pochi che verranno aiutate sole le madri che hanno meno di 500 euro al mese (soglia di povertà).
Per la Tarzia l'importante è intercettare immediatamente le donne, che vengono a cercare un'assistenza rispettosa nei consultori, per infliggergli una predica alla quale non si potranno sottrarre.
Alla Casa Internazionale delle Donne si è formato un coordinamento che raccoglie associazioni femministe, sindacati e cittadine e cittadini  per difendere questa conquista di civiltà delle donne del Lazio.

Archivio

LA LEGGE TARZIA CANCELLA I CONSULTORI, LA SALUTE E LE DONNE

http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9740:contro-la-legge-tarzia&catid=34:editoriali&Itemid=54

Leggi anche la NOTA CONGIUNTA DEGLI ORDINI PROFESSIONALI SULLA PROPOSTA DI LEGGE TARZIA

Le false accuse di pedofilia? Una bufala!

Girolamo Andrea Coffari, del Movimento per l’Infanzia ci ricorda che le ricerche hanno stabilito che: “nessuna tecnica induttiva, cioè, può costringere a far raccontare ad un bambino un episodio traumatizzante come una violenza sessuale subita se questa non si è mai verificata.”

Quindi le false accuse di pedofilia non esistono. I bambini non sono in grado di raccontare esperienze sessuali estranee alla normale sfera di esperienze infantili. Non sono in grado di dare particolari anatomici o spiegare situazioni sessuali “da adulto” se non le hanno effettivamente vissute.

 Abusi sui minori, l’esperto: “Basta sentenze adulto-centriche”

» by Lucignolo| dalpaesedeibalocchi, marzo 10th, 2009 at 17:38

Agenzia Dire

ROMA – Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (numero 8809) ha accolto il ricorso di un padre separato di Catania, condannato in due precedenti gradi di giudizio a tre anni di reclusione per violenza sessuale nei confronti della figlia di sette anni, in base alla seguente motivazione: “I bambini sono altamente malleabili e se interrogati con domande inducenti tendono a conformarsi alle aspettative del loro interlocutore”. Principi, questi, che erano stati già espressi con una sentenza relativa al caso di Rignano Flaminio. Parte dai fatti l’avvocato Girolamo Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’infanzia, per commentare tale sentenza. “La Corte di Cassazione- spiega- non ha un orientamento univoco e stabile sulla valutazione della testimonianza dei bambini perché i reati a sfondo sessuale, consumatisi a danno dei bambini, rappresentano un fenomeno tutto sommato ancora nuovo per la nostra cultura giuridica”.

Da una parte, spiega, “vi sono sentenze illuminate che chiaramente esprimono la capacità di comprendere a fondo e autenticamente i criteri di giudizio che è necessario applicare quando si tratta di valutare la testimonianza di un bambino, accanto a queste sentenze ve ne sono altre, però, che non possono che definirsi adulto-centriche, finalizzate cioè a garantire l’adulto, aprioristicamente, dall’eventualità che questo possa essere accusato da un bambino vittima della sua violenza e perversione”.

La sentenza della Cassazione sul padre di catania, così come quella sui presunti abusi su alcuni bambini della materna di Rignano Flaminio, “possono a tutti gli effetti essere annoverate fra le sentenze adulto-centriche, ideologicamente cioè schierate dalla parte degli adulti, tali sentenze però soffrono di una debolezza strutturale, fondano cioè la loro interpretazione negazionista della testimonianza dei bambini su un sentimento di incredulità che rinuncia ad applicare con serenità criteri logici e scientifici”, sottolinea Coffari.

Indipendentemente dal caso concreto che riguarda i fatti di Catania, “che non intendo valutare non avendone gli strumenti per farlo- prosegue Girolamo Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’infanzia- posso dire però che affermare genericamente che ‘i bambini sono malleabili se interrogati con domande inducenti in quanto questi tendono a conformarsi alle aspettative del loro interlocutore’, dimostra chiaramente come i giudici non conoscano il concetto di induzione che, secondo tutte le ricerche scientifiche svolte sulla memoria dei bambini, rappresenta una precisa tecnica manipolatoria che, avvalendosi di strategie intrusive e confusive della memoria dei bambini, ha dimostrato che solo il 25% di questi possono, se sottoposti pesantemente ad un processo induttivo, narrare episodi autobiografici in effetti mai verificatisi. Le stesse ricerche- dice l’avvocato- ci dicono anche che nessun bambino, pur se pesantemente indotto, riferisce di episodi autobiografici che riguardano episodi altamente traumatizzanti relativi alla loro sfera intima se questi non si sono in effetti verificati”.

Nessuna tecnica induttiva, cioè, “può costringere a far raccontare ad un bambino un episodio traumatizzante come una violenza sessuale subita se questa non si è mai verificata e questo dato scientifico non è stato mai messo in discussione. Vi è da aggiungere ancora- chiude il presidente del Movimento per l’infanzia- che il concetto di domanda inducente è utilizzato in maniera impropria dalla Cassazione che confonde, pericolosamente, la domanda suggestiva con la tecnica manipolatoria cosiddetta induttiva, non dimostrando di conoscerne la profonda differenza. E’ necessario che anche la comunità giuridica capisca l’arretratezza culturale che ha accumulato nei confronti della tutela dei bambini, l’interesse di tutti è quello di acquisire le migliori competenze per giudicare con serenità e sicurezza e non rischiare di condannare per la seconda volta bambini vittime della violenza, la prima volta, e di un adulto-centrismo autoreferenziale la seconda volta”.

Abusi sui minori, l’esperto: “Basta sentenze adulto-centriche”

venerdì 17 settembre 2010

Dove sono finite le madri?

269658371 Devono essere tutte finite nelle favole a fare le matrigne e le streghe cattive, evidentemente, se la tv si sta popolando di testimonials disperati della paternità ferita senza uno straccio di contraddittorio decente con le controparti femminili.

Le poche donne che si azzardano a ricordare il principio dettato dal semplice e sano buonsenso che il condiviso-bis non possa essere applicato alla cieca e con la forza anche nei casi di presenza di abusi, sono immediatamente tacciate di “veterofemminismo” (che su Facebook e nei forum maschilisti diventa “nazifemminismo”, per paura di essere troppo morbidi), un’argomentazione ormai jolly e buona per tutte le stagioni.

Prendi una donna che osa ricordare che le donne sono le più colpite dalla violenza domestica e che la PAS ha fatto disastri negli USA e condannato molti bambini a vivere con i loro aguzzini, quelli la chiamano “veterofemminista” e subito il pubblico ludibrio cade su di lei, è additata come una malvivente e poco manca che non si palesino istantaneamente due gendarmi sulla porta pronti a caricarla e portarla via nelle segrete di una prigione dove verrà giustamente torturata.

Potenza dei media. Un gruppo di “illuminati” si riunisce in lobby, decide di fare fuori chiunque li ostacoli ed ecco che parte la campagna. “Comunista” diventa sinonimo di terrorista criminale che vuole strappare i soldini a tutti i poveri lavoratori indefessi e distribuirli agli sfaccendati e “femminista” diventa sinonimo di vecchia pazza dei boschi che mangia i bambini e i giovani uomini belli e sani, tipo la vecchina di Hansel e Gretel.

Mucchi di pecore travestiti da umani si getteranno nella delazione. Donne convinte di aumentare il loro appeal e di non morire sole ed inacidite se sapranno farsi amici gli uomini entrando nel loro mondo e difendendo le loro istanze, si ergeranno orgogliose scrivendo o dicendo baggianate incoerenti del tipo: “Io sono per i diritti delle donne ma non sono femminista. Che significa, poi? C’è la femmina e c’è la donna. Io sono una donna” e sei pure ignorante, verrebbe da replicare loro. Se sei a favore dei diritti delle donne sei femminista, c’è poco da fare, quindi, amica mia, sei marcia anche tu.

O si è per i diritti delle donne o si è contro. Una via intermedia non c’è.

Ti sembra giusto che le donne facciano i magistrati e gli avvocati? Sei femminista. Ti sembra giusto che le donne stiano solo a casa a sferruzzare? Non sei femminista.

Ti sembra giusto che le donne la diano per fare carriera? Non sei femminista. Ti sembra giusto che le donne abbiano le stesse opportunità di essere valutate per il loro valore intellettivo e non per il loro corpo? Sei femminista.

Tutto qui. Giuro che non abbiamo uniformi, parole d’ordine, stanze segrete e non ci votiamo all’odio per il maschio, visto che, tra l’altro, viviamo come tutte, cioè sposandoci, facendo figli e siamo anche mediamente più realizzate perché sappiamo cosa vogliamo e sappiamo farci rispettare e capire dai compagni.

Comunque, per magia, ecco che si ritrova trasformata in femminista anche Mara Carfagna. Farà piacere saperlo anche a lei, visto che è sempre stata ferocemente attaccata dalle femministe.

Adesso è colpevole agli occhi di associazioni legate a doppio filo ad associazioni maschiliste. Già perché oggi, dovete sapere, per essere padri si deve anche essere maschilisti, quindi convinti della superiorità dell’uomo sulla donna e sulla necessità che la donna si sottometta. Padri normali, equilibrati, collaborativi, dalla mentalità moderna, sembrano non trovare molto spazio ed asilo in certi movimenti. Questo è molto strano.

Dicevamo, la Carfagna è colpevole di ricordare che esiste la violenza domestica e che è anche molto diffusa, motivo per cui forzare una donna a restare a disposizione di un marito violento non è proprio il massimo ed entrerebbe non poco in contraddizione con la legge sullo stalking.

Cosa sono migliaia di donne all’anno che vengono massacrate di botte e 130 donne uccise in media (arrotondata per difetto) rispetto al dolore dei padri che si suicidano? Nulla. Le donne esistono per essere picchiate. è banale persino parlarne, figurarsi fare qualcosa per loro!

Adesso difendere la salute delle donne significa essere femministe e di parte per gli sponsor del condiviso-bis e della PAS, per i quali i rischi non esistono, la violenza non esiste ed i padri dovrebbero prima avere i figli in affido e poi, magari, se resta qualche anno d’infanzia ancora da vivere, c’è tutto il tempo di accertare la presenza di abusi (il processo penale in Italia impegna mediamente 9 anni, quindi tutto il tempo di essere violentati, molestati, percossi, in attesa di una sentenza definitiva).

Nel frattempo, dovete sapere, ogni accusa fatta da una ex moglie all’ex marito è fatta passare per una falsità mentre non si fa alcuna menzione della poco lodevole abitudine maschile di accusare le ex mogli onde metterle in cattiva luce agli occhi dei magistrati. No. Solo le donne farebbero false denunce. Gli uomini sono tutti cristallini, noti per la loro onestà ed innocuità. Soprattutto con le loro ex compagne.

Stranamente, io mi imbatto in situazioni opposte anche quando non mi dedico alle mie letture orientate all’auto-indottrinamento femminista. Che strano. Io leggo queste donne, a volte se ne parla per quanto riguarda sentenze, a volte sono commenti rassegnati lasciati qui e là anonimamente in qualche forum. Leggo anche i loro nuovi compagni testimoniare di leggi usate come randelli contro ex che non si sono piegate e denunciare l’uso dei figli per continuare lo stalking.

Delle madri un po’ dappertutto adesso c’è la nuova moda di parlare solo male. Se una donna ha ucciso un neonato in Nuova Zelanda la notizia è riportata in Italia con la massima attenzione dei media. Se nello stesso giorno una povera pezzente è stata uccisa a botte dal compagno in Italia, se è fortunata avrà un trafiletto tre giorni dopo ( a meno che il compagno non sia un immigrato regolare o irregolare. Ormai sembra esserci tutto un tariffario di punti per le notizie: donna uccisa da italiano: 10 punti; donna uccisa da extracomunitario regolare: 100 punti; donna uccisa da extracomunitario irregolare: 500 punti. L’aggravante del credo islamico dell’aggressore aggiunge altri 500 punti e li toglie se per caso anche la vittima aveva la sfortuna di condividere lo stesso credo, quindi di avere sottoscritto una religione che, per i media, quasi autorizza alla violenza sulle donne, quindi uomo musulmano che ammazza donna musulmana vale di nuovo 10 punti, a meno che non serva come scusa per giustificare l’invio di truppe americane, allora varrà 1 milione di punti).

Non si strombazza in tv, non ci si riunisce in potenti lobbies, non si assumono calciatori come testimonials, né presentatori arcinoti per essere sempre stati dei latin lovers allergici ai rapporti stabili ma improvvisamente colpiti dalla voglia di prendersi responsabilità verso qualche giovane vita, non si ricevono sponsorizzazioni vaticane, anche e soprattutto perché la donna resta colei che, o sciagurata, ha causato la cacciata dal Paradiso. Perché mai dovremmo meritare di essere ascoltate almeno quanto gli uomini?