Seconda parte di un ciclo di articoli che illustra in Italia il percorso abolizionista francese ad un possibile pubblico al quale un’informazione monopolizzata e tesa ad isolare la comunità italiana nasconde la realtà internazionale sul fenomeno della prostituzione.
Negazioniste della tratta e attori porno smemorati
MR, Prostituzione 4 Responses »
nov 10 2013
di Maria Rossi
Dopo la miliardaria Élisabeth Badinter, l'antifemminista Marcela Iacub e i 343 (in realtà soltanto 17) maiali, contro il movimento abolizionista francese vengono reclutati Laura Augustín e Thierry Schaffauser.
La prima ritiene che la proposta di legge francese sia moralista e altamente repressiva. Sulla sua opinione in materia non nutrivo alcun dubbio. L'antropologa Laura Augustín, infatti, non è una ricercatrice qualsiasi, ma un'appassionata sostenitrice di posizioni estremiste in relazione alla prostituzione. A lei è persino inviso il termine tratta che, a suo parere, dovrebbe essere bandito dal dizionario, in quanto produrrebbe un'incresciosa vittimizzazione delle donne che la subiscono. L'espressione dovrebbe essere sostituita dalla più neutra sex workers migranti, persone, a suo parere, fortunate perché inserite in frizzanti ed inebrianti ambienti cosmopoliti.
Quella che noi, colpevolmente, ci ostiniamo a definire "vittima di tratta", infatti:
Lavora nei club, nei bordelli, nei bar e negli appartamenti multiculturali dove si parlano molte lingue. [...] Per quelle che vendono servizi sessuali, gli ambienti nei quali vivono sono luoghi di lavoro, dove molte ore sono consacrate all'incontro con altre persone che esercitano la stessa attività, alla conversazione, alle bevute con le colleghe, così come con i clienti e con gli altri impiegati dei locali come i cuochi, i camerieri, i commessi, i portieri, alcuni dei quali dimorano lì, mentre altri vi si trovano per lavoro. Trascorrere la maggior parte del tempo in tali ambienti è un'esperienza che crea soggetti cosmopoliti, almeno nel caso in cui le persone siano capaci di adattarvisi. Per definizione, ciò genera una relazione particolare con l'ambiente. Questi cosmopoliti ritengono che il mondo appartenga a loro, che non sia che un luogo da abitare.
Il brano è così commentato dalla giornalista Kajsa Ekis Ekman, femminista anarchica abolizionista svedese:
L'immagine della vittima della tratta a fini di prostituzione è dunque quella di una persona che banchetta con i benestanti, frequenta i locali notturni in diverse metropoli e forse dà, occasionalmente, una toccatina ai clienti dietro il bancone del bar. E' felice e dà un'impressione di agiatezza. E' interessante notare che non figura da nessuna parte nella descrizione di questo ambiente "lussuoso" in che cosa consista in realtà questo "lavoro.
Questa non è l'unica opinione "bizzarra" sostenuta dall'antropologa. Riferendosi a donne trasferite nei Paesi occidentali da gangs criminali, sequestrate in appartamenti e costrette a prostituirsi, ella scrive:
Queste circostanze in cui le donne vivono in locali dove si pratica sesso ed escono raramente, prima di essere condotte altrove, senza che sia da loro richiesto, attirano l'attenzione dei media, e si dà per acquisito che ciò comporti una completa negazione della libertà. Ma in numerosi casi, le lavoratrici migranti preferiscono questa soluzione per diverse ragioni. Non lasciando il posto, non sperperano denaro e, se non hanno un permesso di soggiorno, si sentono più sicure in un ambiente controllato. Se qualcun altro individua i luoghi di incontro e prende gli appuntamenti in loro vece, ciò significa che non devono accollarsi questo compito.
Pur di non impiegare l'odioso vocabolo sequestro di persona, Laura Augustín ricorre a tortuose circonlocuzioni. Le vittime di tratta vivono in locali dove si pratica sesso; escono raramente (e meno male che non ha scritto che in tal modo evitano di contrarre l'influenza!), vengono trasferite senza richiederlo. Non solo! La segregazione viene presentata come una condizione vantaggiosa: consente di risparmiare denaro e tutela dalle interferenze della polizia, mentre le gangs criminali responsabili della tratta vengono dipinte come dame della carità di antica memoria, o come efficienti segretarie, se si preferisce, che si accollano la gravosa incombenza di proteggere le donne (meglio loro delle aborrite forze dell'ordine?) e di fissare gli appuntamenti delle lavoratrici migranti con i clienti.
L'informatissimo blog di uno di questi, un inglese trasferitosi nei Paesi Bassi, riporta, stigmatizzandole, una panoplia di altre scioccanti opinioni dell'antropologa Augustín, con relativa indicazione dei link agli articoli nei quali sono contenute. Per lei, ad esempio, la schiavitù per debiti, (sappiamo che la maggior parte delle vittime di tratta li ha contratti), per quanto deplorevole, è sostanzialmente accettabile e il fatto di saldarli è parte di un normale progetto di vita.
The point isn’t that debt is all good or all bad but that it exists everywhere, and its bondage is often seen as lamentable, yes, but as acceptable – something people are meant to struggle to pay off as part of normal life. www.lauraagustin.com
Nel sistema prostituente nulla dovrebbe essere vietato, neppure il reclutamento delle bambine e dei bambini. A chi le chiede se non sia lecito formulare dubbi sull'effettiva volontà di prostituirsi di una ragazzina o di un ragazzino di 10 anni, lei risponde di no. Non bisogna mettere in discussione la capacità di decidere di una persona di quell'età.

