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mercoledì 12 gennaio 2011

Il trionfo dell’intimidazione

 

Una lettera scritta dalla blogger Walai a proposito del fenomeno delle false pagine contro la violenza sulle donne e della campagna di persecuzione di uomini e donne che si occupano di antipedofilia e della tematica femminile era riuscita a trovare posto su Giornalettismo.com. Il fenomeno era spiegato in breve e non vi era alcun nome elencato a corredo delle accuse generiche elencate da Walai. Sottolineando il fatto che la blogger non ha assolutamente rivelato nulla di nuovo e sconvolgente per chi bazzica un po’ il social network Facebook e che esistono post su vari blog decisamente più espliciti riguardo al fenomeno (quindi, intendo, perché prendersela tanto, visto che Walai è stata piuttosto “morbida” a riguardo?), non ci lascia sconvolte tanto la solita, ovvissima reazione dell’amministratore della pagina- specchietto per allodole, quanto il fatto che il sito ospitante si sia fatto intimidire dalle solite minacce di querele per diffamazione. Incredibile a dirsi, nonostante ormai centinaia di utenti lamentino la presenza di queste pagine misogine, utilizzate per minare le campagne contro la violenza di genere, nonostante non vi fosse il minimo appiglio giuridico, Giornalettismo.com ha rimosso lo scritto.

Ancora una volta il nulla trionfa. L’aria fritta dei capitani delle campagne della misoginia riesce a mistificare la realtà.

Diamo un’occhiata:

notawalai1

L’arte di diffamare? Cosa ne sa l’amministratore di questa pagina di cosa sia l’arte di diffamare? Lo vedremo più avanti. Su una sola cosa siamo d’accordo: nessuna trollata. Femminismo estremo? E cos’è? Una cosa che vedono solo i movimenti neomaschilisti, quelli che sono nati con la fissa del male bashing, della perdita di potere e che hanno deciso di scendere letteralmente in guerra contro i diritti delle donne. Cos’è il male-bashing, secondo questi individui? Secondo loro, il genere maschile sarebbe sottoposto a diffamazione costante, per cui parlare di violenza sulle donne significherebbe diffamare la totalità del genere maschile in generale, motivo per cui sono contrari alle campagne contro la violenza sulle donne. Beh, noi donne crediamo di sapere meglio di queste persone cosa significhi essere un genere calpestato e non solo moralmente. A noi sembra, quindi, che chi faccia di tutto per creare uno scontro tra i generi siano proprio questi fanatici del maschilismo. Il femminismo estremo non esiste. Esistono le opinioni delle persone, che sono sfaccettate e personali e non andrebbero giudicate o demonizzate, come l’amministratore di questa pagina fa nella speranza di fomentare la caccia alle streghe. Quanto è coraggiosa questa “battaglia” lo vedremo comunque più avanti.

Diamo un’occhiata a qualche commento alla nota, che intanto è stata rimossa. L’amministratore lamenta che sia stata fatta rimuovere da “qualcuno”, vittimizzandosi e colpevolizzando come sempre. Non è la prima volta che note mai segnalate da nessuno sono poi scomparse, seguite da lagnanze su come sia possibile che siano state cancellate e da allusioni su “poteri forti” in grado di operare censura. Noi crediamo che la nota sia stata rimossa dagli admins stessi per nascondere il vergognoso scambio di commenti e che lamentarne la sparizione sia la solita sceneggiata per far credere a chi legge che le femministe siano potenti, oscure, ammanicate con chissà che poteri e pericolose. Magari sbagliamo, chissà…

Bè, se fossimo state noi a chiederne la rimozione non si capirebbe perché ne ripubblicheremmo il contenuto in questo post.

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E adesso qualche commento alla nota di cui sopra:

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Nascondiamo l’identità di colui che è definito dall’amministratore della pagina in questione “Direttore Responsabile” di Giornalettismo.com. Non ci ha autorizzati e  A NOI  non piace violare la privacy della gente.

Rileggiamo qui il solito, classicissimo stile intimidatorio basato sulla minaccia di querela, che non sembra sortire alcun effetto sull’interlocutore che, facciamo notare, continua a fare domande che continuano a non ricevere risposte precise.

L’amministratore sostiene che la lettera abbia indicato che tra i gestori della pagina vi siano soggetti con precedenti penali ma noi sappiamo leggere e nella lettera di Walai non c’è affatto scritto “gli amministratori della pagina Pinco Pallino hanno precedenti penali”, si parla di una “rete diffamatoria” e di padri separati con precedenti penali. A noi risulta con certezza che tra i simpatizzanti attivisti della “rete diffamatoria” ci fosse anche un soggetto attualmente in carcere per pedofilia, con sentenza definitiva, largamente conosciuto a chi frequenta il social network. Può l’amministratore dimostrare legalmente che Walai si riferisse a lui in persona e non all’insieme dei “militanti” che vengono ad importunare le pagine gestite da donne? Crediamo proprio di no.

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Eh sì, il comportamento è incoerente. Per la precisione è, come al solito, allusivo di chissà che cosa. L’amministratore, cioè, spera di far credere che dietro ci sia molto più di quanto sia discernibile all’intelligenza di chi davvero possiede un’intelligenza, per questo parla di “fatti” quando fatti non ce ne sono, per questo sostiene erroneamente che editore e direttore responsabile si macchino di diffamazione se pubblicano una lettera diffamatoria.

Si arriva al ridicolo quando, non potendo motivare la diffamazione come “ad personam”  si carica addosso la diffamazione “ad paginam” dichiarando di sentirsi tutt’uno con la pagina. Trattandosi di un amministratore tuttofare, lo vediamo improvvisarsi anche magistrato ed emettere una sentenza di terzo grado “ad occhio”. Cavolo! Pensare che di solito ci vogliono anni ed anni per terminare un iter processuale!

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Ciò che proprio sembra non entrare in testa a chi scrive dietro questa pagina è che non si ha sempre a che fare con degli sprovveduti, degli ingenuotti impressionabili e quindi chi dirige un quotidiano on line saprà bene quali sono le sue eventuali responsabilità, no? Difatti viene citata la sentenza della Cassazione che smentisce quanto strombazzato minacciosamente.

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Evidentemente, il carico di intimidazioni non deve essere sembrato sufficiente neppure al signore che interviene ADDIRITTURA PRETENDENDO le scuse per dei commenti postati sul sito e rivolgendosi a lui con un tono di una arroganza spaventosa. Forse costui non sa che non può minacciare risarcimenti a prescindere. Prima dovrebbe vincere la causa per l’eventuale diffamazione, poi recarsi in sede civile e dimostrare che c’è stato un danno. La quantificazione finale del danno non è certo una somma che il danneggiato possa sparare lì a piacere per “dare una lezione” a chi lo avrebbe presumibilmente diffamato. L’ultima parola spetta, ovviamente, al magistrato civile.

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Continuano le sottili minacce, continua il tono arrogante e persino paternalista verso l’interlocutore che per razionalità, competenza e lucidità ci sembra, a dire il vero, assai più maturo di chi minaccia risarcimenti danni fantasmagorici. E non per “slinguazzare” il rappresentante di Giornalettismo.com intervenuto in difesa del sito. Ci sembra persino banale sottolineare la differenza di competenza tra i commentatori.

Il tutto si conclude, però, con una affermazione che delude profondamente tutti noi che ci occupiamo delle campagne contro la violenza sulle donne, mentre puerilmente e ridicolmente l’amministratore festeggia con le solite ridicole canzonette che alludono alla vittoria ed altri links deliranti.

Caro Giornalettismo.com, la questione è che non si tratta affatto di una guerra privata. Quando si usa una pagina di quasi 250 mila iscritti (ed altre oltre 300 pagine sono state aperte dagli stessi soggetti) per negare che esista la violenza di genere, per diffamare i centri antiviolenza, per sostenere che chi si occupa di violenza sulle donne abbia secondi fini, per diffondere notizie che fomentino all’odio contro le donne, oltre che per diffamare singole persone usando i loro nomi e cognomi, non è una guerra privata.

Qui non siamo tra bambini che giocano alla guerra, o meglio, non siamo noi attivisti a giocare alla guerra, non siamo noi a pubblicare canzonette per festeggiare ridicole vittorie di Pirro né a lanciare “chiamate alle armi”. Se volete informarvi su chi fomenta questa che per noi è una persecuzione vera e propria, vi consigliamo la lettura dei siti e dei forum dei movimenti neomaschilisti su internet. Lì troverete deliranti inviti LETTERALI alla caccia alle streghe e su questo stesso blog sono state riportate alcune schermate interessanti come dichiarazioni di contrarietà alla violenza sulle donne, eccetto le femministe (certo, le femministe non sono donne e su di esse la violenza non solo si può esercitare ma è persino auspicabile. Dev’essere per questo che l’amministratore di questa pagina conserva con tanta gelosia la presenza del suo commentatore più attivo, tale Eros Intuaidumeda, personaggio che si è reso noto al grande pubblico da solo). Sappiamo di avere a che fare con una redazione composta di persone di grande valore intellettivo, per cui non dobbiamo spiegarvi nulla, potrete leggere tutto con i vostri occhi ed arrivare alle vostre conclusioni. Cosa abbiamo da imbeccare a chi di occupa di debunking anticomplottisti?

Chi mette i pali tra le ruote alle persone che disperatamente ogni giorno tentano di sensibilizzare contro la violenza sulle donne è un problema privato? Chi cerca di boicottare campagne antiviolenza facendole passare indebitamente e subdolamente per “lesive dei diritti dei maschi” è un problema che a Giornalettismo.com non interessa? Chi sta facendo l’impossibile per infangare la campagna contro la violenza sulle donne portata avanti da Amnesty International e da molteplici soggetti politici ed istituzionali è un problema che non riguarda Giornalettismo. com?

Ci dispiace molto leggere ciò perché la nostra stima per il vostro organo d’informazione è stata sempre altissima, come potrete verificare sfogliando questo blog. Molte delle informazioni che ridistribuiamo in giro per destare le coscienze sulla questione femminile mondiale le traiamo dal vostro sito quotidianamente. Quando questa gente sostiene che chi si occupa di campagne contro la violenza sulle donne stia nascostamente cercando di diffamare l’intero genere maschile, dovreste sentirvi chiamati in causa anche voi. Dovreste anche voi sdegnarvi alle vigliacche e ridicole accuse di “misandria” e “nazifemminismo” sostenute da soggetti deliranti che riescono ad accedere ad un numero troppo vasto di lettori per restare indifferenti e considerarle “guerre private”.

I toni sono distruttivi, si parla di “banda”, neanche fossimo delle malfattrici, le femministe sono diffamate costantemente, immagini contro la violenza sono volutamente riportate in maniera distorta e capziosa, insomma, tutta la fatica che centinaia e centinaia di persone fa quotidianamente per gestire centri antiviolenza, consultori, associazioni o anche la fatica di chi si impegna privatamente contro la violenza sulle donne è infangata dall’azione minatoria di queste pagine e per Giornalettismo.com è un problema privato?

Bene, alle solite la violenza sulle donne è un problema privato. Nulla di nuovo sotto il sole italiano.

In quanto al “coraggio” che certi individui sostengono di avere nel portare avanti le loro battaglie contro la vita stessa delle femministe (perché se si battessero solo contro un’ideologia non si capirebbe la necessità di diffamare le persone usando i loro nomi e cognomi, non si capirebbe la necessità di ricorrere persino a minacce contro l’integrità fisica delle stesse!), bè, ci sembra che già questa sola schermata possa dirla lunga.

ammissione

Una splendida confessione di reato di chi sta chiaramente utilizzando un’identità fasulla femminile ( una delle varie decine) per ottenere, come spiega, un vantaggio personale.

Certo, conservare schermate, materiale vario e minacciare procedimenti legali può essere sempre utile per impressionare i lettori e far credere loro di essere nel giusto, ma è molto più utile quando nel giusto lo si è per davvero.

 

 

martedì 11 gennaio 2011

Le bufale anti-donna. 5- La passera predatoria e gli alimenti. I miti dell’avaro padre indegno. 2

è davvero un  peccato che non escano agli onori della cronaca più spesso le notizie sulla, pare, vasta pletora di ex mariti che si dichiarano improvvisamente nullatenenti dopo una separazione. Sarebbe interessante fare un po’ i conti in tasca a questa categoria di maschietti, dopo gli anni utilizzati dai maschilisti per usare il mito degli alimenti per creare confusione, diffondere disinformazione ed odio verso le donne.

C’è ancora bisogno di ricordare che ancora oggi il peso delle faccende domestiche e dell’allevamento dei figli grava sulle donne, le quali sono quelle che si laureano di più ma che hanno il maggior tasso di disoccupazione, la maggiore percentuale di precariato, le minori possibilità di carriera e buste paga inferiori ai colleghi maschi?

C’è ancora bisogno di ricordare che nella stragrande maggioranza dei casi una donna è costretta a rinunciare alla propria carriera per potere allevare la prole e gestire la casa comune e che persino l’ultima delle badanti ha diritto a vitto, alloggio, stipendio e trattamento di fine rapporto?

Perché un anello al dito viene visto come un anello al naso?

Ma i maschilisti furboni che diffondono notizie artefatte e odio antifemminista vi dicono mai chi è che paga per tutti gli ex mariti fintamente nullatenenti?

A pagare siamo noi fessacchiotti che rispettiamo le regole e le persone che ci hanno vissuto accanto. Che strano…

Treviso. Non paga la ex ma ha lo yacht
e lo tiene a Jesolo per 1.800 euro al mese

Processo a un imprenditore che non versa l'assegno a moglie
e due figlie. Barca intestata al nipote, ma lui ne sa poco o nulla

(archivio)

TREVISO (11 gennaio) - Possiede uno yacht, per il quale - secondo gli inquirenti - pagherebbe fino a 1.800 euro al mese di ormeggio nel porto di Jesolo, ma risultava nullatenente, senza il becco di un quattrino tanto da non poter versare l’assegno di mantenimento alla moglie e alle due figlie, una delle quali minorenne. È questa, in estrema sintesi, l’accusa della quale deve rispondere l’imprenditore Vincenzo Zanata, 56 anni, di Villorba, che - in base agli accertamenti - gestirebbe una società, in realtà intestata alla madre e ad altri parenti, per la distribuzione di volantini pubblicitari (ma non solo) nel Nordest.
Sempre a quella società riconducibile a Zanata - recita l’accusa - sarebbe intestata una lussuosa abitazione di Jesolo, mentre lo yacht, abitualmente usato dall’imprenditore, risulta di proprietà di un nipote che, sentito dagli inquirenti, avrebbe dichiarato di saperne poco o nulla.
Era andata bene per le prime due-tre denunce dell’ex moglie a Zanata, ma la quarta gli è stata "fatale". Nei primi tre casi la Procura ritenne insussistenti gli elementi di prova e archiviò le querele. Ma l’ex compagna Anna D.P., 45 anni, di Carbonera, non si arrese e decise di chiedere aiuto alla Finanza e a un investigatore privato. A quel punto il "banco è saltato": sono stati infatti gli accertamenti eseguiti dalle Fiamme Gialle, uniti a quelli del detective, a far scattare il nuovo procedimento penale nel quale la Procura ha contestato a Zanata le accuse di mancato pagamento degli alimenti all’ex moglie e alle figlie, ma anche di aver adottato mezzi fraudolenti per farsi passare nullatenente senza esserlo.
Ad assistere "l’imprenditore-nullatenente" è l’avvocato Andrea Zambon che conta di smontare la ricostruzione dell’accusa: «Per ora è stata sentita solo una campana ma nelle prossime udienze - ha concluso il legale - produrremo una serie di testimoni dai quali emergerà con nitidezza che Zanata, dalla separazione avvenuta nel 2008 ad oggi, non ha mai avuto alcuna disponibilità economica».

© RIPRODUZIONE RISERVATA 

  http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=134033

sabato 25 dicembre 2010

Auguri a tutti e tempo di bilanci

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Il Natale e la fine dell’anno inevitabilmente ci portano a stilare un bilancio del tempo speso negli scorsi 365 giorni, o giù di lì, ci ritroviamo anche noi, quindi, a guardarci indietro e soppesare la strada percorsa, i risultati ottenuti.

Fino a pochi mesi fa eravamo un gruppo di giovani donne che si occupavano delle proprie esistenze. Eravamo già sensibili alla questione femminile, alle tematiche antiviolenza. Qualcuna di più, qualcuna di meno, eravamo tutte coinvolte a vario titolo in attività di volontariato e attivismo civico.

Complice i social forum, le nostre vite hanno avuto una piccola ma significativa svolta. Ci siamo incontrate, accomunate dallo stesso tipo di sensibilità per i diritti delle donne, per le problematiche di lotta al sessismo, al maschilismo, alla visione patriarcale che impone un solo modo di vedere le cose, un sesso dominante e tutte le declinazioni dei principali sessi sottoposte a discriminazione feroce. Siamo diventate amiche, ci siamo scontrate, ci siamo ritrovate, ci siamo affiatate o abbiamo semplicemente imparato a convivere per uno scopo comune. Abbiamo trascinato sulla nostra strada i nostri amici, compagni, mariti, fratelli, ci siamo confrontate con gli uomini contrari al maschilismo, quelli che alcune di noi chiamano “disertori” in quanto disertano una visione imposta e fascistoide di vita che miete vittime anche tra gli uomini eterosessuali stessi.

Ci siamo sensibilizzate, armate di pazienza, arguzia, competenza, memoria, preparazione per rispondere a tono al gravissimo e preoccupante fenomeno dell’affermazione dei movimenti neomaschilisti. Abbiamo subito molestie, persecuzioni, i nostri nomi sono stati infangati, i nostri profili facebook cancellati, clonati, le nostre pagine chiuse a furia di segnalazioni, clonate da soggetti disturbati e grondanti odio misogino.

Abbiamo tenuto il conto di ogni vittima, abbiamo registrato i modi in cui ogni donna è stata uccisa. Abbiamo tenuto il conto, per quanto possibile, di ogni donna molestata, violentata, percossa. Abbiamo tentato di restituire loro la dignità di una identità, la memoria, il nome, la faccia, una storia, onde evitare che rimanessero solo cifre in una statistica sterile e sottovalutata.

Abbiamo gridato tutta la nostra indignazione, siamo scese in piazza, abbiamo sorretto striscioni e fiaccole e scritto fiumi di parole.

Siamo ancora qui, nonostante i nostri impegni privati, le nostre vite, le nostre famiglie ed i nostri lavori. Siamo ancora qui, tentando di mantenerci degnamente in piedi al di là dei ruoli imposti, cercando di essere compagne, mogli, madri, lavoratrici, studiose ed anche tutto il resto, tutto ciò che fa di noi degli esseri umani completi, non smembrati, non etichettati, non consegnati all’aridità di un ruolo preconfezionato.

Siamo ancora qui, abbastanza soddisfatte di avere trovato il modo per porre le basi di un cambiamento sociale che possa portare a distruggere l’idea di possesso di una donna, di un corpo, di una serva, di un eterno surrogato della mamma, non libera di ricominciare la propria vita senza rischiarla per mano di un compagno irrisolto, immaturo, possessivo, debole, incapace di lasciare andare.

Personalmente, dalla vita ho imparato quella che credo sia la più grande lezione di tutte: non c’è nulla di difficile come il sapere lasciare andare. Quale conquista maggiore che il sapere rinunciare sportivamente, accettare una privazione che non è necessariamente una sconfitta e non ci qualifica negativamente come esseri umani in sé e per sé? Cari uomini ( e anche qualche donna) se volete davvero sentirvi grandi e superiori, imparate a lasciare la porta aperta, a non costruire gabbie intorno ad usignoli la cui vicinanza vale di più in ragione della libertà di scelta. Imparate a lasciare andare, a non vedere il vostro mondo finire con l’uscita dalla vostra vita di una donna. Imparate che essere lasciati non è un abbandono e non è uno “sgarro” da punire. è solo una scelta che può derivare da considerazioni soggettivissime e che possono anche non necessariamente sminuire, togliere pregio ad una personalità.

Se questo è il bilancio di qualche mese di attivismo, cosa potrebbe mai essere arrivare a cambiare un modo di pensare? Arrivare a diffondere l’idea che davvero il bene più prezioso per tutti è la libertà e che è talmente prezioso da portare ad un guadagno non solo quando la si prende ma addirittura quando la si dà. La libertà ci lascia godere della sua nobiltà quando la elargiamo generosamente. Siamo tanto più vincenti quanto meno forziamo chi ci vive intorno a continuare a viverci intorno. Siamo tanto più vincenti quanto più siamo liberamente scelti e scelti ancora. Siamo tanto più vincenti quando impariamo a perdonare, ad essere magnanimi, a concepire il valore altrui come complementare al nostro e mai un furto o un attentato al nostro pregio.

Questi sono i nostri propositi per l’anno nuovo: cambiare la società. Non pretendiamo di riuscirci in un colpo solo ma immaginate che mondo meraviglioso sarebbe senza più gabbie, guinzagli, senza privazioni, senza sottomessi e dominanti, senza la schiavitù di dover dimostrare di valere più degli altri sottomettendo una donna? Immaginate niente più porte metaforiche da serrare con chiavistelli e lucchetti, niente più senso di sconfitta, perché quando un amore non funziona non è una sconfitta ma un guadagno averlo capito per tempo.

Insomma, siamo ambiziose e testarde e chiediamo l’aiuto di tutti per condurre l’intera società ad una crescita, ad una maturazione che potrebbe avere come primo risultato la sconfitta della sottomissione della donna e di qualunque altro individuo considerato socialmente inferiore.

Che ne dite, ci darete una mano? Ci daremo una mano?

Auguri di buon Natale e felice 2011 a tutti voi!

giovedì 25 novembre 2010

CONOSCO I PASSI

Antonietta Multari scarpaQuella dell’illustrazione che abbiamo scelto, non è una foto creata con Photoshop, non è un disegno, un fumetto, né l’immagine di un film. é ciò che è restato in strada di Antonietta Multari, uccisa in strada, sotto gli occhi di tutti, nel pieno centro di Sanremo, da Luca Delfino, un pericoloso sociopatico che aveva già ucciso Luciana Biggi ed era già additato come un mostro a spasso.

Ancora ed ancora l’orrore si ripete a cadenza sistematica. C’è sempre una donna uccisa da un ex, da un marito geloso, da un padre padrone, molto spesso denunciato, a volte addirittura condannato e lasciato ai domiciliari. C’è sempre una donna uccisa e che avrebbe potuto continuare a vivere se solo la si fosse adeguatamente protetta.

Ancora ed ancora questo non avviene. Ancora ed ancora il pericolo è sottovalutato ed i mezzi di autodifesa delle donne vengono soffocati dai tagli dello Stato, che colpiscono sempre le fasce più deboli, e dall’indifferenza di una stampa machista.

Ancora ed ancora, dalla notte dei tempi, le donne pagano un interminabile tributo di sangue, un assurdo sacrificio inutile all’ego di certi maschi.

Oggi e sempre ciò che maggiormente addolora le donne e gli uomini consapevoli, è il complice sistema omertoso che nasconde la violenza sulle donne. Oggi più che mai, il 25 Novembre, nella Giornata Internazionale Contro la Violenza Sulle Donne, vogliamo urlare per squarciare il silenzio.

Non sono “fatti privati”, non è vero che “tra moglie e marito non mettere il dito”. Il dito si deve mettere eccome, invece, in tutte quelle situazioni di violenza maschile, prepotenza, esercizio della coercizione, abuso. La donna non è stata fatta per servire l’uomo, non è stata fatta per fungere da sfogatoio, non è stata fatta per essere legata con catene ad una struttura patriarcale.

La donna è fatta per camminare al fianco maschile, unire la propria forza, le proprie capacità alle maschili per il pieno e pacifico sviluppo della società. Vogliamo capirlo o no?

CONOSCO I PASSI

di Nadia Somma
Dedicato alle donne vittime di violenza e ad E. operatrice di un centro antiviolenza che mi insegnò molto sul dolore e la paura e sulla capacità di ascoltare ed accogliere.
Aiuto le donne a scappare, lo faccio da vent’anni. Aiuto le donne a scappare dall’inferno della violenza. I sacchi dell’immondizia adoperati come valigie dove, in fretta, in fretta, stipano alla rinfusa i pochi indumenti che riescono ad afferrare dai cassetti quando in piena notte con la volante sotto casa sono portate via dalla polizia, insieme ai loro bambini, in un riparo occasionale: alberghi, bed and breakfast.

Sacchi di immondizia dove, spesso, ci sono anche vestitini, piccole maglie, pannolini, i documenti, le chiavi,  un peluche, un automobilina, qualche foto, una bambola. Le fughe organizzate di nascosto, i fogli con le denunce, i referti del pronto soccorso, i lividi, così neri e gonfi che non avrei immaginato di vedere, le mani fasciate, le bende sugli occhi, i tagli sulla fronte, i lividi sul collo, i capelli strappati, le ustioni. Le aule del tribunale, le caserme e gli uffici  disadorni dei carabinieri e  della polizia.
Le parole prive di emozione con cui raccontano gli insulti, i pugni, le botte, i calci, le mani addosso, le mani tra le gambe, le denigrazioni continue, le umiliazioni: “puttana, troia, mignotta, scrofa, vacca, pazza, pezza di merda, striscia, t’ammazzo, t’uccido, ti brucio, ti strozzo, ti amo, ti amo ancora, perdonami, perdonami ancora e ancora e ancora, ancora una volta”.
Sedute nelle sale d’attesa del pronto soccorso, in attesa della radiografia, dei referti, del ricovero o sui lettini ginecologici: immobili e con gli occhi sgranati e fissi al soffitto, a cercare si sentire se c’è ancora il tracciato del battito cardiaco del feto, quando i colpi con furia cieca sono arrivati sulla schiena, sulla pancia; su quegli stessi lettini per una visita che accerti uno stupro.
Con le valigie e i bambini in braccio che aspettano un treno in stazione, o con le valigie in mano mentre scendono da un treno. All’aeroporto per mettere distanza tra loro e la violenza. Sedute sulla poltrona davanti a me: silenziose, in lacrime, adirate, offese, spaventate, determinate, realiste, illuse, in bilico tra la libertà e la cronaca di una morte annunciata. In bilico tra la decisione di tornare sui loro passi o andare via, in bilico tra la paura e la speranza che qualcosa cambierà. Incerte mentre si guardano intorno nella casa rifugio che le ospiterà, e anche improvvisamente allegre, ottimiste, piene di speranze e di progetti. Ricordo le loro risate i loro pianti e i loro silenzi. Italiane, inglesi, americane, rumene, russe, marocchine, tunisine, algerine, croate, bulgare, indiane, cingalesi, malgascie, cubane.
Di ogni parte del mondo. Sposate, fidanzate, prostituite, barattate per aver perso al gioco, pedinate, rinchiuse in casa, buttate fuori casa. Perché in vent’anni ne ho incontrate tante. Ne incontrerò ancora, non sono stanca. Sono stata una di loro, una donna in fuga, conosco i passi, i silenzi e le urla improvvisa dell’anima, l’angoscia e la speranza, la paura e il coraggio. Conosco il deserto che sembra infinito, e quella sensazione di essere di vetro. Trasparente come se ti potessero leggere dentro i segni della violenza anche quando non sono visibili sul corpo, fragile come se potessi andare in pezzi da un momento all’altro, con  pensieri che come schegge di vetro esploso, potrebbero schizzare  portandoti via, portandoti altrove la mente per sempre, purchè sia lontano, lontano da quel deserto. Frangibili come fossero di vetro eppure, eppure irriducibili. Eppure forti.
Assetate d’amore, di rispetto, di riguardo, di  riconoscimento, ricongiungimento. E’ tuo marito, è tuo padre, è il migliore amico, è il tuo amante, è il tuo ex, è il tuo compagno di scuola, è tuo fratello, è  il tuo datore di lavoro, è il tuo capo, è il tuo collega, è uno sconosciuto, è il tuo uomo. Ora basta!  Non sono stanca, conosco i loro passi.
Non vivo più in quel deserto e conosco i passi che portano via.

CONOSCO I PASSI da www.zeroviolenzadonne.it

DONNE: D.I.RE., FINANZIARIA STRANGOLA I CENTRI ANTIVIOLENZA

loc_25nov2010

Riceviamo ed inoltriamo. Che senso ha l’appoggio a chiacchiere di un Ministero per le Pari Opportunità parecchio zoppo e poco paritariamente opportuno che appoggi le iniziative per celebrare l’appello internazionale alla cessazione della violenza sulle donne, se vengono tagliati i fondi per i centri che salvano le donne? Che senso ha dirsi attivi e contrari alla violenza sulle donne se poi ad essere attaccate per prime sono proprio le strutture di accoglienza che aiutano tante donne a mettersi al riparo, a scampare alla loro morte? Che razza di prevenzione sarebbe? Non ci sono i soldi in cassa e quindi si decide di sacrificare la vita delle donne con tante parole di scuse? Noi non ci stiamo. Marciamo per essere la metà della forza economica del Paese, siamo la colonna portante della famiglia, l’unico ammortizzatore sociale che davvero funzioni. Aiutare questo ammortizzatore sociale a sopravvivere dovrebbe essere ovvio e scontato, e invece pare non sia così.

DONNE: D.I.RE., FINANZIARIA STRANGOLA I CENTRI ANTIVIOLENZA
* *(ANSA) - ROMA, 23 NOV -*  I Centri antiviolenza chiudono l'uno
dopo l'altro ''strangolati dai tagli della Finanziaria e
dall'ostilita' degli Enti locali, intanto 19 donne vengono
uccise dai partners o ex partners solo in 26 giorni, tra ottobre
e novembre di quest'anno''. E' quanto denuncia
D.I.RE. (Donne in
rete contro la violenza), l'associazione che raccoglie 58 centri
antiviolenza in Italia, alle soglie della Giornata
Internazionale contro la Violenza alle Donne, che ricorre
giovedi' 25 novembre.
*In una conferenza alla Casa Internazionale delle Donne di Roma,
le rappresentanti dei centri di Palermo, Cosenza, Viterbo,
Pescara, Udine, Messina, Napoli e Roma hanno fornito la propria
testimonianza per lanciare un allarme sull'inadeguatezza
numerica delle strutture di accoglienza rispetto al bisogno
generato dal fenomeno della violenza nel Paese e sull'esistenza
di leggi regionali che non vengono finanziate.* Secondo
D.I.RE.,
infatti, nel 2009 13.587 donne, il 67% delle quali italiane, si
sono rivolte ai centri antiviolenza dell'associazione: il 14,2%
in piu' rispetto al 2008. Nelle strutture che prevedono la
possibilita' di alloggio, sono state ospitate 576 donne e 514
minori, a fronte di una capacita' alloggiativa di 393 posti
letto.
''La realta' del nostro Paese - ha spiegato Concetta Carrano, di
Differenza Donna - e' in contrasto con le indicazioni dell'Onu e
dell'Unione Europea, i cui standard, fissati nel 1999, prevedono
l'esistenza di almeno un centro antiviolenza familiare ogni
10.000 persone e un centro di emergenza ogni 50.000 abitanti''.
Durante la conferenza e' stato sottolineato, inoltre, che i
centri antiviolenza costituiscono un investimento non solo
sociale ma anche economico del Paese, perche' ''una donna
accolta in un centro costa sette volte meno rispetto al caso in
cui viene assistita dai servizi sociali''. ''Esempi virtuosi -
hanno detto le iscritte a Donne in rete - sono i centri di
Differenza Donna nel Lazio, fiore all'occhiello
dell'amministrazione Zingaretti''.
''Sono anni che il ministero ci assicura l'esistenza di un fondo
di 20 milioni di euro - ha concluso Carrano - ma ancora non sono
chiari ne' i tempi ne' i modi di distribuzione''. *(ANSA) ore 13.37
*

giovedì 4 novembre 2010

La criminalizzazione della scelta della donna vale anche se hai 13 anni

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Non è ancor abbastanza lontano il ricordo del caso della bambina brasiliana di 9 anni rimasta incinta di due gemelli perché stuprata del patrigno, convivente della mamma, ed il cui aborto causò l’indignazione del Vaticano al punto da portare alla scomunica dei medici che praticarono l’intervento. Ci sono ancora antiabortisti fanatici che ricordano con sdegno l’episodio, come se, ancora una volta, una bambina stuprata dovesse essere punita per essersi fatta stuprare con una gravidanza ed un parto gemellare e due bambini dovessero essere puniti di uno stupro subito dalla loro casuale madre-bambina, venendo portati alla vita, senza averlo certamente richiesto, in una condizione già abbastanza traumatica da condizionarne l’intero futuro. Insomma, la vita per forza, quando si tratta appena di quella scintilla contenuta in un feto. Improvvisamente, dopo la nascita, la vita viene progressivamente perdendo di valore, soprattutto se si ha avuto la sventura di nascere donne. Non parliamo poi di quanta importanza si abbia per la chiesa se si è vivissimi ma gay, lesbiche, atei o comunisti. Ci si può tranquillamente sacrificare per portare a termine una gravidanza, quindi. Siete cardiopatiche? Un parto significherebbe morte certa? Benissimo! Avrete almeno le prime pagine dei quotidiani vaticanisti e filo vaticanisti tutte per voi ed un provvisorio altarino da martire. Le telecamere dei programmi strappalacrime della tv pomeridiana, tutte per voi. Mai martiri abbastanza per essere sante, però. L’importante è che vi sacrifichiate per un feto, la cui importanza cessa di colpo, al primo doloroso vagito alla prosaica aria terrestre, povero lui. Dovesse incautamente finire nelle mani di alcune strutture per bambini gestite dalla chiesa, si renderebbe molto probabilmente conto di quanto poco valga davvero la sua vita, a volte, in certi ambienti.

Questo articolo ci ha fatto sgranare gli occhi per le imbeccate di furiosa propaganda antiabortista che contiene. Nulla da obiettare sulla scelta di quella che è poco più che una bambina. Immaginiamo che il figlio ricadrà sulle spalle della nonna, correa d’essere figlia di Eva. Un bimbo è una gioia, sì, ma è anche un impegno per la vita e, di questi tempi, un investimento economico non alla portata di tutti. Davvero molto coraggioso. Non sappiamo quanto ammirevole. Avere un figlio, a quanto pare, per la chiesa non è un atto di responsabilità, una scelta da ponderare e portare avanti nella sicurezza che si potrà assicurargli un futuro sereno e stabile. Per la chiesa, avere un figlio è un atto di devozione cieca ad un dogma. Immaginiamo che la ragazzina in questione non sarà vista con l’ammirazione completa che avrebbe ricevuto se fosse anche stata in grado di concepire per opera e virtù dello spirito santo. Un peccato. Sarebbe stata ancora più lodevole e l’articolo immensamente più melenso.

Chiariamo che non critichiamo la scelta della ragazzina, anzi. Se hanno valutato tutti i pro ed i contro e sono sicuri di potere garantire uno sviluppo equilibrato a questo bambino, ben venga. Ma è odioso lasciar passare il messaggio che un’altra ragazzina che nelle stesse condizioni decida di abortire verrà, invece, considerata niente di meno che un’assassina. è già più che odioso ed irrispettoso parlare di qualsiasi donna che scelga l’aborto come di una criminale assassina, figurarsi se ad essere così colpevolizzata è una poco più che bambina.

I neonati non sono bambolotti. Le madri non sono incubatrici da potere usare il prima possibile. La scelta individuale è sacrosanta. Esiste una cosa nella bibbia che si chiama “libero arbitrio”. Dov’è finito, nel tempo? Dov’è finito il libero arbitrio per le donne? Lo hanno perso offrendo la famosa mela ad Adamo? Strano, poiché proprio quello pareva fosse il primo esercizio di libero arbitrio consegnato nelle mani dell’umanità biblica.

Insomma, lei sì che è coraggiosa ed è una santa. Pare, anzi, quasi avere riacquistato la famosa verginità e purezza obbligatoria, in virtù della scelta di essere madre. Invece, ragazzina tredicenne che verrai portata ad abortire da genitori complici e committenti di omicidio, vergognati e sprofonda. Non solo sei una poco di buono che ha gettato via la sua verginità (il valore più prezioso per una donna insieme all’utero ed alla dote) ma sei anche una peccatrice mortale e siamo sicuri che, per di più, hai anche usato il preservativo e ti si è rotto. Ben ti sta. La prossima volta impari e fai senza, così il papa è un po’ più contento.

Mamma a 13 anni: per la Chiesa

è un esempio contro l'aborto

Ischia, elogio dei due ragazzi. Il sindaco:staremo
loro vicino. È festa grande su tutta l'isola

NAPOLI - Entusiasmo, tanto entusiasmo, nonostante non sia un evento così abituale quello di diventare genitori a tredici e diciassette anni. E questo è già un buon inizio: ma adesso subentra un altro sentimento, la voglia cioè di tornare lontano dai riflettori. Ma per la baby mamma di Ischia di appena 13 anni, il fidanzato di 17 ed i genitori dei giovani fidanzatini non è certo un’impresa facile. La notizia della nascita della piccola Noemi ha destato scalpore e alla porta dei baby genitori hanno già bussato decine di programmi delle tv nazionali. E così il primario del reparto di ginecologia di Ischia, Attilio Conte, dinanzi al cronista si trincera dietro un laconico «no comment» mentre Pasquale e Loreta, genitori della neo mamma, hanno cominciato a restare lontani da un telefono che fino a ieri mattina ha squillato più del centralino dei vigili del fuoco dopo i consueti allagamenti che spesso imperversano sull’isola verde. Rotocalchi televisivi e talk show si sono letteralmente scatenati per strappare un’intervista, qualche immagine o anche una semplice foto: ma fino a questo momento dall’altra parte della barricata hanno risposto picche. Don Carlo Candido, parroco della Chiesa di San Giuseppe della Croce, patrono dell’isola, elogia ed invia incondizionato sostegno sia alla madre che ai genitori dei due: «La loro è stata una scelta esemplare, che voglio rimarcare in maniera ulteriore perché figlia di una profonda fede cristiana. La vita è sacra, e credo che la vicenda di Ischia pur con tutte le incongruenze del caso possa servire da esempio a chi troppo spesso ricorre alla pratica dell’aborto. Ecco, mi auguro che la decisione della nostra giovanissima concittadina ed i sacrifici che sosterrà per crescere la piccola Noemi possano servire non soltanto a lei per maturare e crescere precorrendo i tempi, ma essere spunto di riflessione per tante persone che anche in circostanze meno problematiche dimenticano il valore dell’esistenza». Una posizione sposata dal vescovo Strofaldi e dalla Curia napoletana. Sulla vicenda torna a parlare anche il sindaco di Forio Franco Regine: «L’analisi dell’accaduto evidenzia che siamo in presenza di due famiglie oneste e laboriose - spiega - dunque il disagio e tutti gli annessi e connessi non c’entrano assolutamente nulla. Il comune sarà vicino ai due ragazzi e presto spero di poter andare a trovare Noemi, appena i riflettori su questa storia si spegneranno». L’impressione, però, è che il primo cittadino dovrà attendere ancora un bel po’.

Gaetano Ferrandino
04 novembre 2010

Mamma a 13 anni: per la Chiesa è un esempio contro l'aborto - Corriere del Mezzogiorno

martedì 2 novembre 2010

Usare la morte di una ragazzina per i propri scopi personali e per togliere alle donne ogni difesa

immese_avvoltoiA questa gente non importa nulla di Sarah Scazzi, questo appare ovvio. Purtroppo questa ragazzina dal triste destino è però un ottimo “cavallo di Troia”, un argomento che attira l’attenzione e al bordo del quale far salire, attraverso ragionamenti così assurdi che nessuno sarà in grado di capirli ma che molti daranno per buoni, altre idee che si cerca di propinare per il conseguimento di altri scopi. Non faremo finta di non notare che smantellare consultori e centri antiviolenza per affidarli a strutture di privati è un boccone ghiotto per chi ne volesse approfittare. Non faremo finta di non sapere che il dichiarato antifemminismo di dette associazioni private potrebbe eventualmente soddisfare anche i  più o meno reconditi desideri di vendetta di alcuni individui.

I centri antiviolenza sono l’ultimo rifugio per donne in pericolo di vita. Chiuderli sarà una dichiarazione di netto menefreghismo di fronte alla morte delle donne per mano maschile. Se poi questo tentativo di fare danno alle strutture antiviolenza è sostenuto da chi non fa mistero di negare il concetto di “femminicidio” e di “violenza sulle donne” e da chi fa di tutto per impedire la conduzione di campagne di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, non c’è null’altro da capire: stanno facendo di tutto per toglierci ogni possibilità di autodifesa.

  1. Contestano la legge sullo stalking.
  2. Invocano la chiusura dei centri antiviolenza.
  3. Istigano nettamente all’odio contro le donne che difendono i diritti femminili.
  4. Contestano le statistiche sulla violenza, sostenendo addirittura che il nostro sia un Paese tra i più sicuri.
  5. Contestano il concetto di femminicidio e di omicidio di genere e negano che sia un fenomeno.
  6. Accusano chi sensibilizza contro la violenza sulle donne di avere, in realtà, lo scopo di diffamare l’intero genere maschile. Questa accusa serve a screditare gli attivisti antiviolenza.
  7. Contestano le campagne antiviolenza anche nei modi.
  8. Cercano con ogni mezzo di mettere a tacere gli attivisti della difesa della donna su Internet.
  9. Sostengono che le donne debbano imparare ad accettare, sopportare, piegarsi e non denunciare.
  10. Sostengono che le denunce per violenze siano quasi tutti falsi.
  11. Affermano che la vittima sia sempre responsabile o corresponsabile dell’atto omicida che essa stessa ha subito.

C’è qualcuno al quale non sia ancora chiaro che l’interesse di certe persone è di schiavizzare le donne più di quanto non siano già sottomesse e subalterne?

E questo è, se possibile, ancora più odioso perché commesso prendendo palesemente in giro gli utenti della rete e dei social network attraverso notizie rimaneggiate, ragionamenti artefatti e spam su pagine alle quali la gente si iscrive in totale buona fede, ed è ancora più odioso perché si attua usando la morte di una ragazzina, nonostante non ci sia ancora alcuna certezza neppure su assassini e moventi. Una ragazzina che, se fosse cresciuta in un mondo come quello che stanno cercando di costruire certe persone, avrebbe potuto finire nelle mani di un compagno violento e senza più alcun modo né diritto per sfuggirgli.

Date un’occhiata all’imponente opera di spam alla quale è sottoposta la sola Facebook. E non è che un assaggio:

 http://img811.imageshack.us/img811/175/collagetagliato.jpg

Il cacciatore di femministe. Ancora persecuzione alle donne su Facebook!

C’è una comunità in rete il cui scopo vitale sembra essere la persecuzione delle femministe o di qualsiasi donna si batta per i diritti delle proprie simili. Il fenomeno è a noi ben noto per averlo troppo frequentemente incontrato, anche se solo in virtuale. Qualcuno sembra svegliarsi la mattina con l’idea di importunare donne nei loro blogs, nei loro profili facebook, nelle loro pagine e nei loro gruppi sui social networks. Qualcuno con monomaniacale pervicacia continua imperterrito ad ottenere la censura delle idee altrui ed a diffondere disinformazione ed odio contro l’intero genere femminile. Qualcuno appare votatosi a perseguitare donne solo perché non la pensano come lui o perché rappresentano la sua sconfitta umana. Qualcuno appare perso in una guerra folle che ha costretto numerose ragazze e donne a coalizzarsi per semplice autodifesa del diritto al pensiero, alla parola, alla dignità, al rispetto.

Questo qualcuno sembra averne fatta un’altra delle sue:  l’amministratrice di una pagina realmente dalla parte delle donne, ovvero Donne Ultraviolette, si è trovata estromessa dalla gestione della stessa. La pagina è stata invasa da un profilo falso, ad imitazione dell’autentico profilo amministrativo, che posta i soliti contenuti misogini. L’ennesima spazio per le donne finito con l’essere appestato dai soliti, ripetitivi, prevedibili attivisti della misoginia, imbarcati nella jihad dei più sfigati tra i maschilisti.

Per maggiore precisione:

-La pagina “rubata” è questa : http://www.facebook.com/pages/Donne-ultraviolette/135455783154971#!/pages/Donne-ultraviolette/135455783154971

-Il profilo falso che l’ha invasa è questo: http://www.facebook.com/profile.php?id=100001766353347